martedì 5 dicembre 2017

Sul Sapere

  Pubblico un brevissimo stralcio dell'articolo letto sul blog di Slec, il quale, a sua volta, riporta l'intervento di Federico Bertoni sulla condizione attuale dell'università italiana, pubblicato sulla rivista "Gli Asini".
Leggetelo perché è davvero lucido e illuminante di quello che l'intero sistema del Sapere è diventato nel mondo e in Italia. 

"Merito, eccellenza, scelte politiche
 
L’ambizione del libro era anche quella di uscire dal recinto dell’università. Per esempio, l’uso di strumenti quantitativi nelle valutazioni ha degli aspetti politicofilosofici che riguardano un po’ tutto il mondo in cui viviamo. È fondamentale nel governo dell’università contemporanea ma anche di tanti altri ambiti della società occidentale. Tra le altre cose, è un meccanismo che produce una depoliticizzazione dell’azione pubblica: la decisione politica viene nascosta, schermata da un apparato tecnico o tecnocratico che le conferisce una finta oggettività e un potere retorico che si basa su questa apparente razionalità, certificata da numeri, cifre, indicatori. Questo deresponsabilizza la scelta politica o, peggio, la dissimula. C’è sempre un’altra istanza, un decisore esterno più o meno occulto: facciamo la tal cosa perché ci viene chiesto da un organismo tecnico, sovraordinato o parallelo, e quindi non siamo più responsabili della nostra scelta (di fatto, politica).
La funzione principale della valutazione della ricerca e dell’università nel complesso è quella di legittimare, con una parvenza di razionalità, i tagli finanziari e l’ineguale distribuzione delle risorse. Non è un caso che il primo esercizio di valutazione nazionale sia stato avviato in Inghilterra a metà degli anni Ottanta con la Thatcher, in pieno regime neoliberale e di fortissimo definanziamento dei servizi pubblici, e non è un caso che sia diventato un obiettivo strategico in Italia tra il 2008 e il 2009, quando all’orizzonte si profilava la crisi economica e le risorse destinate all’università cominciavano ad assottigliarsi. Il primo provvedimento che ha cominciato a ridurre drasticamente i finanziamenti è la legge 133 del luglio 2008, e da lì in poi è diventato fondamentale non solo tagliare le risorse, ma escogitare e imporre un meccanismo di distribuzione ineguale che apparisse razionale, dunque legittimo."



 Wassily Kandinski

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