venerdì 17 novembre 2017

Ed eccomi alla Bicocca


I grandi spazi costruiti nel secolo scorso per ospitare il lavoro di migliaia di persone intente a creare prodotti che in seguito alla prima rivoluzione industriale si diffondevano nel mondo (soprattutto nell'emisfero nord della terra) e trasformavano le nostre città, circondandole da periferie estese rubate ai campi, ai boschi, alle pianure; i grandi capannoni industriali rimasti vuoti nel secolo in corso detengono, ai miei occhi, un grande fascino. Seppure si collocano all'opposto dell'ambiente naturale, suscitano stupore e meraviglia simili a quelle provate al cospetto dell'altro, di quel paesaggio nel quale l'uomo non è intervenuto. In più, queste vestigia del nostro recente passato  suscitano la tenerezza legata al riconoscimento dello sforzo umano, alla fatica, alle speranze, alla più o meno conscia volontà di raggiungere, in grandezza, quell'infinito dal quale si proviene e dove si ritornerà. Il lavoro, quando si era orgogliosi di contribuire al progresso del proprio paese; quando lavorare nelle grandi fabbriche del Nord Italia significava l'emancipazione dalla povertà, significava maggiore possibilità di offrire ai propri figli istruzione e una vita migliore di quella propria. Innumerevoli sono i pensieri e le riflessioni che sopraggiungono accanto o all'interno di essi. Amo visitarli. Sono sempre una sorpresa, riesco a sentirne la vitalità e l'energia che in essi si è spesa. Sono vivi, sempre; quando vengono riadattati per l'arte contemporanea  sono bellissimi, evocativi e grandiosi di potenzialità che l'arte è in grado di realizzare.

 Pirelli HangarBicocca si stende su 15.000 metri quadrati ed è tra gli spazi espositivi a sviluppo orizzontale più grandi d'Europa. L'accesso allo spazio è completamente gratuito. Il direttore artistico è, dal 2013, Vincente Todoli. Un tempo sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive.



La scultura che accoglie il visitatore all'ingresso dello spazio esterno di Pirelli HangarBicocca è di Fausto Melotti.




Era quasi l'imbrunire, le mie foto rendono pochissimo la bellezza di questo ingresso e della scultura di Melotti.






Installazioni dell'opera Take Me (I'm yours) da un'idea di mostra concepita da Hans Ulrich Obrist e Christian Boltanski nel 1995. A cura di Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist, Chiara Parisi, Roberta Tenconi. Dal 1 novembre 2017 al 14 gennaio 2018. Questa prima grande installazione, che si incontra non appena superato lo spazio di ingresso, è allestita nello Shed, uno dei tre ambienti dai quali è costituito il capannone. Lo Shed misura 1400 metri quadrati. La sua costruzione risale agli anni Venti del secolo scorso, quando accoglieva l'area adibita alla fabbricazione di locomotive, treni e macchine agricole, ed è riconoscibile all'esterno dai mattoni a vista tipici dell'architettura industriale del quartiere.
Molti gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione della grande opera interattiva dello Shed. Sedersi di fronte al cavalletto e provare a dipingere l'immobile modello è un'esperienza che ognuno può provare.


Le piramidi di indumenti usati sono di Christian Boltanski, da esse si può prendere e aggiungere.


Franco Vaccari si serve, per la sua performance, del rapporto continuo con gli spettatori ai quali si offre la possibilità di far parte dell'opera lasciandosi fotografare da un iPad ed apparendo per pochi minuti, mentre il video scorre, sullo schermo.

Ci sono anch'io


Bellissima l'opera che chiede di ricostruire il proprio itinerario nel centro della città di Milano. I lucidi, in questo momento purtroppo esauriti, sovrapposti ad una mappa della città, permettono ad ognuno di disegnare punti di partenza e di arrivo, strade percorse, vicoli e pensieri della propria esperienza milanese. Peccato non averlo potuto fare.





Lasciandosi lo Shed alle spalle si entra nella vastita scura e assolutamente misteriosa dello spazio chiamato Le Navate.  
... un tempo adibito al montaggio e alla prova di macchine elettriche di grande potenza. Costruito tra il 1963 e il 1965 è il corpo di fabbrica più alto di tutto il complesso. Anche successivamente agli interventi conservativi e di restauro la struttura è rimasta intatta nelle dimensioni - 9500 metri quadrati complessivi per circa 30 metri di altezza massima - e conserva ancora oggi l'estetica industriale originaria, con le strutture del carroponte ben visibili.

Alte sullo spettatore, nella fitta oscurità, risplendono, elettriche e sinuose, le luci bianche e azzurre di Lucio Fontana, Struttura al Neon, realizzata per la IX Triennale di Milano del 1951.






Ambiente spaziale e luce nera
si incontra nella prima delle stanze disseminate lungo il percorso della grande navata laterale. 
"Ma non intendiamo abolire l'arte del passato o fermare la vita: vogliamo che il quadro esca dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro. Una espressione d'arte aerea di  un minuto è come se durasse un millennio, nell'eternità. A tal fine, con le risorse della tecnica moderna, faremo apparire nel cielo: forme artificiali, arcobaleni di meraviglia, scritte luminose". (Lucio Fontana)



Fonti di energia, soffitto al neon per Italia '61
e la stanza alla fine del percorso. 

E poi nell'ultimo enorme spazio c'è lui, Anselm Kiefer, con la sua

I Sette Palazzi Celesti

Installazione permanente, concepita e presentata per l'apertura di Pirelli HangarBicocca nel 2004.


Stelle con le loro costellazioni, con i loro nomi, espressi in numeri, frammenti di vetri rotti o tagliati in forme regolari, supporti di immagini, cemento che appare cartone, leggero e sospeso quasi per magia, porte che si aprono ad ogni piano che non si sa come raggiungere, di cui ci si chiede la funzione, delle quali si subisce il fascino. Una città un tempo meravigliosa e ora in rovina.




Foto di bibliomatilda,
viaggio di bibliomatilda
emozioni pure sue

Le scritte in corsivo sono tratte dai depliant di presentazione disponibili all'ingresso della struttura.

8 commenti:

  1. Non sai quanto mi manca... Un viaggio, una mostra. Forse non avere il tempo di pensare alleggerisce, forse il contrario. Trovo belle queste immagini, soprattutto il colore. Tu dici che a volte non rendono, io le trovo quasi intime.

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