mercoledì 8 novembre 2017

Canto Milano


È morta.
La città più cara al mio cuore
tra nuvole polvere e sbarre
si è accasciata come un fantoccio
che abbia perduto la testa.
Sono venuti gli Alemanni
e le briglie d'oro della poesia,
sono venuti i trionfi di Cesare,
la storia si è così confusa 
che non sappiamo più 
chi sono i veri pirati del male.
Eppure in questo batticuore oltraggioso
Milano non ha la sua ragione
che era il perdono alla vita
e il canto della primavera.





È bello al mattino quando apri le finestre respirando l'aria fresca del Naviglio e l'odore dell'acqua che lava i giardini. Si sente fresco, una frescura ventenne. Ettore e io ci mettevamo al balcone a respirare a pieni polmoni, mano nella mano, ridenti e felici come due ragazzi. A mio marito la nostra casa piaceva, la trovava sistematica e pura.



I falsi-bugiardi del Naviglio

I falsi-bugiardi del Naviglio
che somigliano ad acque infette
e sono banderuole ferite
dalla confusione e dal freddo;
i falsi-bugiardi che seminano zizzania ovunque,
in quella palandrana di desiderio
che sono le loro sconfitte;
queste donne amalgamate con i loro panni
mi hanno fatto perdere la virtù della vita
e il giaggiolo del canto.
Il fiore di gaggìa che entrava dalla finestra
si è spento come la morte di un uomo
che mi ha preso tra le sue braccia,
trovandomi bella e ardita come le mie parole.
Ho perso un braccio nella fatica di vivere,
l'unico braccio che aveva carezzato la luna,
levato in mezzo a questo assurdo fragore
per cercare l'aiuto di lui
su di me premuto contro la fede,
premuto contro l'amore,
soli come firmamento taciuto.
Ha cercato negozi in queste aree infami
dove il vento riporta calunnie
insieme alle mie catene;
gente che arde per pochi soldi,
donnette primordiali
che trovano nell'occhio di una vetrina
gli sguardi sepolti dell'ignoranza,
gente che ricama quadri di atroci sconfitte
dove la sconfitta ragiona nell'alba,
e persone che tagliano le sottane
con forbici di dolore.
E tutti in questo pavimento di morte
vorrebbero vedere atterrata la maggiore nemica
che vedono sul volto mio
e sul volto di tutti,
che è la morte che gira sul fianco
di giorno e di notte
in attesa che la preda viva di sola aria,
torni nel vento come la cicala ferita
a tessere mandole d'amore.
















Le foto (click on them) sono mie, le poesie di Alda Merini, tratte dal libro

Alda Merini,
Canto Milano,
Manni, 2007

4 commenti:

  1. Complimenti per le foto sono bellissime, alcune poi, come quella della donna al cellulare sono straordinarie. E poi leggere versi della Merini, avendo avuto personalmente l'onore di conoscerla ed incontrarla più volte, mi riempie il cuore di un'emozione unica. Grazie!

    PS: Vengo dal Blog di Riccardi.

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    1. Grazie mille a te. Anch'io mi sono molto emozionata a vivere Milano attraverso le parole di Alda Merini. Mi ha reso molto dell'amore che lei sentiva per questa città e, insieme della sua disperata felicità. Senza questa "compagnia", Milano non sarebbe stata l'esperienza che è stata.

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