domenica 9 luglio 2017

Do camiño 4 (ovvero della Bellezza seppure oscurata dalle nuvole e dal tempo, dei selfie, degli hórreos, delle Chiese, dei villaggi e dell'arrivo a Melide)


Dopo il brindisi con Obelix, nella Cerveceria omonima, un giretto per le strade di Palas de Rei non poteva certo mancare. Piuttosto numerosi anche qui gli edifici abbandonati, tutti con una loro immancabile bellezza e circondati dal mistero del passato, di quello che è stato e delle ragioni della loro nascita e del loro decadimento. A volte ci si accorge che le rovine attraggono anche più del nuovo di zecca forse perché sono, a volte, capaci di raccontare quanto il nuovo non sa, non ha ancora vissuto. Rimane, comunque, il mistero.


Ed eccolo, un hórreo, bellissime creazioni umane. Ho letto, al rientro, l'uso al quale erano destinati. Non avevo sbagliato di molto nell'ipotizzarlo. Venivano prevalentemente  utilizzati per la conservazione dei cereali. Issati su piedistalli di pietra per tenere lontani i piccoli roditori e altri animali che avrebbero potuto far loro cibo del prezioso contenuto. Si è riusciti a preservarne un numero davvero grande.



Selfie, yo, che appassionata di selfie certo non sono, naso, occhi, contorno delle labbra, tutto racconta il tempo passato, ma la giornata, forse, lo richiede, lo reclama. Realtà, consapevolezza del tempo breve, felicità, forza, determinazione e desiderio, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere la vita ... vita. A volte è bello testimoniarlo, a se stessi, innanzitutto.


Fiori, che risplendono, nonstante le formiche che li abitano








Hórreos, Chiesa e camposanto con croci. Tutte queste chiese campestri sono davvero belle, molte risalgono all'epoca medievale, ben conservate e segnate, giustamente, dal tempo anche loro.





I cimiteri che sorgono attorno, sembrano invece utilizzati anche in tempi molto recenti, tombe di famiglia immerse nel verde.





Ricordo di quando eravamo in numero inferiore e riuscivamo a vivere con molto meno di ora.


Madonna in legno all'interno dell'altra chiesa incontrata lungo la via.


Affresco sulla parete di fronte alla madonna lignea


L'albero che forse non avevo visto mai è questo che incontro non lontano da Melide. I fiori che produce sono davvero belli, ricordano una delle infinite forme delle orchidee. Dopo una piccola ricerca scopro che si tratta dell'albero della Catalpa bignonioides, volgarmente chiamato Cigar tree, dalla forma dei suoi frutti.





Continuando il cammino tra i sentieri del bosco, trovo una delle tante creature musicali che allietano il passaggio dei pellegrini. Sentire la musica del violino sotto gli alti fusti ricoperti di rampicanti è una bella sosta di vibrante aria. Encantada. Estoy, Escucho, Respiro y Voy.


Arrivo ad un ponte in pietra su di un corso d'acqua


Selfie








Melide


2 commenti:

  1. Le macchine dell'ultima foto mi hanno svegliata dall'incanto. Mi è sembrato di camminare con te, anche se virtualmente, tratti in cui mi sono sentita alleggerita e finalmente sospesa, fuori, forse è anche dovuto a questa cappa, al caldo di oggi reso ancora più insopportabile dagli incendi e dalla cenere.
    Metaforicamente io all'inferno e tu in paradiso con tanto di cornamuse e violini lungo il cammino. Splendida l'immagine dei fiori sul muschio... E il tuo viso, stanco, ma così sereno. Quanta bellezza. Tanti tanti baci :*****

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    1. Grazie Santa, ma grazie davvero, infinite! È vero, sì, Melide è la prima "grande" città che si incontra. Auto! Come nelle nostre, semafori e clacson. Però, lì, al centro della rotatoria, il segnale! Seguendolo si arrivava vicinissimo a questo punto ad una stradina in lieve discesa e poi la campagna. Fatta! Il cammino riprende. Non può durare! Alcuni riescono a farlo durare un mese, partendo dalla Francia, altri più a lungo. Mi è costato! In fatica ma i pensieri e il respiro non mi li potrà togliere nessuno… quello che è stato. Un abbraccio grande!

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