mercoledì 31 maggio 2017

Addio a un maggio senza rose

ma con una nuova esperienza della quale a parlarne sento un po' di timore,



Namasté

(mi inchino a te)

è così che mi ha salutato la mia giovane amica nell'incontrarmi dopo la nostra comune sessione di Yoga svoltasi tra il pomeriggio di sabato 27 maggio e il pomeriggio del giorno successivo, domenica 28 maggio. 
Prima volta per me. Avevo esperienza di meditazione fatta con un padre gesuita, una decina, almeno, di anni fa. Ma con padre Piras, questo era il suo nome, praticavamo le tecniche di rilassamento e di meditazione da seduti sulle sedie di una chiesa della città.

Questa volta, guidati dai membri di una associazione di Yoga di Oristano





foto tratta dalla pagina Facebook dell'associazione,
tutte le altre sono di bibliomatilda

abbiamo provato molte delle posizioni tradizionali. Almeno credo che si possano definire tradizionali, poiché ho capito che a seconda dell'approccio, a seconda delle religioni che le hanno fatte proprie col tempo, esse sono diventate più o meno consone ad alcuni orientamenti piuttosto che ad altri.

Ma questo non vuole essere un post di informazione di qualcosa della quale so davvero troppo poco (ma che mi sono ripromessa di approfondire), bensì di ringraziamento, di omaggio all'esperienza stessa e a tutti coloro che con me hanno partecipato all'evento. Ai maestri, Valentina e Giovanni, di rara attenzione a quanti si affidavano a loro e di profonda serietà nello svolgimento del loro compito.



Namasté

il saluto rituale, ci hanno insegnato, può essere usato sia nell'incontrarsi che nel congedarsi da qualcuno, viene di solito usato con le mani giunte all'altezza del cuore, ma può essere usato anche congiungendo le mani verso il mento o verso la fronte. E' una parola che deriva dal sanscrito; una bella definizione della parola si trova qui.

Intensa è stata l'attività proposta e meraviglioso, stimolante, creativo e salutare praticare le asana all'aria aperta, con il calore dell'aria pomeridiana, la sensazione dell'elemento liquido rappresentato dal lago appena sotto la nostra postazione. Il lago era quello artificiale del Flumendosa,









 ricavato dalla costruzione della diga degli anni cinquanta del secolo scorso. Misteriose e suggestive le asana praticate nell'aria fredda del mattino, dove tutto sembra essere più rarefatto e scintillante. Musica e saluto al sole ma prima ancora un esercizio di meditazione basato su movimenti accordati al respiro, dove i piedi eseguivano una sorta di danza con le punte degli alluci che toccavano alternativamente il suolo e le mani giunte all'altezza del cuore o sollevate verso il cielo.  Bello, rilassante e anche divertente. 
 





Namasté

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