giovedì 30 marzo 2017

Monti Russu e quando ero giovane


Questo doveva essere uno dei colori, insieme alle sue sfumature, dell'acqua del mare. L'ho ritrovato domenica scorsa in una delle tante calette sparse per la costa che conduce a Santa Teresa di Gallura, tra Vignola e Rena Maiore, luogo eletto di bellezza, libertà e giovinezza.









Sino a qui le foto che illustrano i luoghi del versante di Rena Maiore, la pineta qui sotto copre il sentiero che guida alla cima.


Alcuni dei fiori selvatici incontrati durante il cammino


La pineta vista dall'interno





Antica costruzione militare sulla cima del monte, di quando si aspettavano i barbari, arrivati  più tardi da altri versanti, introvabili e, all'apparenza, misteriosi.


Il versante più conosciuto e più amato, quello vissuto quando ancora esistevano le spiagge deserte, quando ancora, da noi, era possibile il "campeggio libero", quando ancora il rapporto con la natura era più facilmente attuabile. Ora, l'estate porta anche qui troppi bagnanti, troppi per chi, come me, è legato a quell'altra dimensione dove la solitudine era utrimento.









Quelle bianche sono le coste della Corsica


Tutte le fotografie sono mie
(click on them)










lunedì 27 marzo 2017

Black President

Bellissima esperienza di musica, di energia e di coinvolgimento emotivo, quasi inaspettato, sabato sera, dalle 21 in poi, per circa due ore, al Teatro Verdi di Sassari per il concerto della Classica Orchestra Afrobeat.

Ho avuto nei miei pensieri per l'intera durata dell'evento, Daniele Serra, l'ho ascoltata insieme a lui, anche se in vita non lo abbiamo fatto mai, ho pensato gli sarebbe piaciuto molto, sarebbe stato felice e partecipe dei suoni misti tra tradizioni popolari della musica occidentale e i suoni vividi, profondi, evocativi dei suoni della natura della musica tradizionale africana.

Già il palco, quando ancora era pullulante solamente degli strumenti musicali scelti, senza ancora la presenza dei musicisti, era uno spettacolo. Nell'angolo di sinistra, in primo piano, il clavicembalo; davanti ad esso i leggii,  dove, al loro ingresso prenderanno posto i relativi musicisti, di flauto, ottavino, oboe, corno inglese, clarinetto, clarinetto basso, sax, fagotto e ocarina, a riempire il mezzo cerchio ci saranno gli strumenti a corda, il violino, la viola, il violoncello, il contrabbasso, il basso e la chitarra. Tra i musicisti, molti di loro parteciperanno al canto, formando insieme al Coro da Camera del Conservatorio di Musica L. Canepa, un formidabile accompagnamento, ma meglio, una integrazione ricca e articolata di un unico splendido evento musicale. Sulla curva destra del semicerchio erano collocate le percussioni, kamalen'goni, calabasse, balafon, quelli che io chiamerei bonghi di diversa fattura e grandezza. Le luci erano curatissime, non accecanti, illuminavano quattro punti del palco, distendendosi in raggi, sottili all'origine, ampliandosi in larghezza verso il basso, lambivano i tendaggi che delimitavano il palco diffondendo una luce d'alba o di tramonto, di foresta, all'intera scena, una scena il più naturale possibile, dunque.




L'inizio è stato per alcuni disturbante, bellissimo per altri. Si spengono le luci, nessun annuncio, buio e silenzio, forse un minuto? Non saprei, so solamente che è durato più di quanto alcuni spettatori al mio fianco in platea avrebbero desiderato. Il silenzio. Provato mai quello che si ascolta nelle fiabe notturne, quando il suono dell'ultima parola ha smesso di vibrare nell'aria? o quello della solitudine di un bosco? o quello delle persone sorde? forse, anche? Buio e silenzio, nell'attesa di qualcosa che presto avverrà nell'aria attorno a noi. Poi, piano, i musicisti entrano e prendono posto nella quasi totale oscurità che si rischiara lentamente e ... il concerto ha inizio, con il pezzo intitolato Lo spirito della foresta. È allora che li senti i suoni della natura dimenticata, abbandonata, snobbata forse, alla ricerca del nulla che si produce se si perdono quelle nostre radici primordiali di attaccamento alla terra. Così, l'ho visto. Così, l'ho sentito.

Il concerto è stato parte del programma I grandi interpreti della Musica, 2017, ideato e realizzato dalla Cooperativa Teatro e/o Musica - Sassari e il Teatro Verdi.

Il titolo dell'opera rappresentata sabato sera a Sassari si intitola Polyphonie, troverete un'interessante presentazione qui

Le fotografie di Marcello Cubeddu che qui pubblico sono state diffuse su Facebook nella pagina seguente:

https://www.facebook.com/classicafrobeat/?pnref=story

Questo è l'articolo, riportato anch'esso sulla pagina Facebook segnalata, su La Nuova Sardegna:




Interessantissimo lo studio e la rivisitazione che l'orchestra ha compiuto, nel 2013, dell'opera musicale Regard sur le passé ( da qui ) scritta dall'Orchestra Jazz Africana Bembeya Jazz National nel 1969.

(da qui)

Importantissimi i riferimenti del maestro Marco Zanotti alla musica di Fela Kuti, il Presidente nero, rivoluzionario in politica, musicista e attivista per i diritti umani, iniziatore del genere musicale Afrobeat.

da qui






"Njamy Sitson, cantante, polistrumentista, compositore, musicoterapeuta, performer e attore. I suoi interessi vanno dalla filosofia alla musica barocca, ha insegnato musica africana (polifonia vocale e percussioni) presso le Università di Augsburg e di Zurigo. Attualmente insegna presso il Freies Musikzentrum di Monaco di Baviera" (dal libretto del programma).

Splendida voce e splendido richiamo alla spiritualità che può passare attraverso il canto e il suo ascolto.









lunedì 20 marzo 2017

Equinozio di primavera

Ne ho parlato ieri pomeriggio, era già buio in città, alla mia nipote di dieci anni, l'equinozio e la sua cifra egualitaria, tanto buio e tanta luce, così agiscono le stagioni e i movimenti dei pianeti.

Ho scoperto solo stamane che l'equinozio di quest'anno non sarebbe occorso il 21, bensì oggi, 20 marzo. Giornata cupa e pesante di vento freddo (per noi), eppure, oltre i vetri della mia finestra, ora, alle 18.43, la luce d'ambra non ha ancora ceduto il posto al buio. Equinozio di primavera, benvenuto!

Stamane mi è capitato di leggere  questo piccolo racconto di Eduardo Galeano, intitolato

Sherazade

Per vendicarsi di una, che l'aveva tradito, il re le sgozzava tutte.

Al tramonto si sposava, e all'alba diventava vedovo.
Una dopo l'altra, le vergini perdevano la verginità e la testa.

Sherazade fu l'unica a sopravvivere alla prima notte, e poi continuò a cambiare racconto, uno per ogni nuovo giorno di vita.

Quelle storie, da lei ascoltate, lette o immaginate, la salvavano dalla decapitazione. Le narrava a voce bassa, nella penombra della camera da letto, alla luce solo della luna. Mentre le narrava provava piacere, e lo dava, ma faceva molta attenzione. A volte, nel bel mezzo del racconto, sentiva che il re le stava studiando la nuca.

Se il re si annoiava era perduta.
Dalla paura di morire nacque la maestria del narrare.


Donne,
Eduardo Galeano,
Sperling & Kupfer, 2017


Piccolo mio portfolio, intitolato

Ragazze (primavera)

















giovedì 16 marzo 2017

La Biblioteca che promuove (sequel) ;-)

Secondo evento organizzato dalla Biblioteca del Liceo Artistico Filippo Figari di Sassari in questo anno scolastico 2016/2017. Dopo il primo incontro dello scorso 24 ottobre con l’attore e scrittore Milton Fernandez incentrato sulla condizione femminile nelle diverse culture, lo scorso 10 marzo si è approfondito il tema delle migrazioni umane. Argomento d’attualità e urgenza globale con le gravi e quotidiane ricadute negli stati della U.E. Italia compresa.
La rassegna “La biblioteca che promuove” animata dalla professoressa Tiziana Fois ha coinvolto le classi quinte ad approfondire le cause che generano i flussi migratori, le strategie messe in campo dai nostri governi, spesso risolte con accordi bilaterali con Stati autoritari come la Turchia, o in guerra  come la Libia.







domenica 12 marzo 2017

Io e Tiziana Barillà alla Koinè



bellissima dedica a me al Che e alla vita.

Presentazione del libro di Tiziana Barillà

Don Quijote de la Realidad: Ernesto Che Guevara e il guevarismo

bookabook edizioni


«Nel frattempo bisogna prepararsi, bisogna essere una vera rivoluzionaria, il che alla tua età vuol dire imparare molto, il più possibile, ed essere sempre pronta ad appoggiare le cause giuste. (...) Devi lottare per essere fra i migliori a scuola. Migliore in ogni senso, e lo sai cosa vuol dire: studio e atteggiamento rivoluzionario e cioè buona condotta, serietà, amore alla rivoluzione», scriveva il Che alla figlia Hilda... 

giovedì 9 marzo 2017

El Che

Queste sono solo due delle locandine che le ragazze e i ragazzi della IV D, indirizzo Grafica, del Liceo Artistico Filippo Figari, hanno realizzato per il progetto ideato e organizzato dalla Biblioteca del Liceo stesso, cioè da me.

tutte le locandine le troverete qui









siete tutti invitati a partecipare all'incontro pomeridiano (uno degli eventi del progetto), alla Libreria Internazionale Koinè, a Sassari