martedì 14 febbraio 2017

Perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio


Preghiera in gennaio

 
Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.



Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio.



Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.



Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte.



Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura.



Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.



Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.



Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.



Questa poesia canzone è stata scritta da Fabrizio De Andrè nel 1967. Alcune fonti dicono che De Andrè dichiarò di averla scritta al ritorno dal funerale di Luigi Tenco, morto suicida durante il Festival di Sanremo dello stesso anno. Poesia che ritorna alla mente spesso se si ha avuta esperienza del suicidio di persone conosciute e care. 

Pensi alla stanchezza, alla solitudine, ad un peso insopportabile, alla fatica nel tentare di sostenerlo,  a quanto non si sia in grado di capire chi si ha davanti agli occhi, alla paura anche di tendere la mano, così, gratuitamente perché si è contenti di poter guardare negli occhi, di condividere anche solo un momento : gli errori di noi tutti, ecco, forse chi compie il gesto estremo li ha capiti capendo anche di non potere più fare nulla. Non so bene perché scrivo questo post, forse per lo sgomento che si prova, forse per la mancanza di parole che sopraggiunge da un atto che deve essere immediato, seppur meditato per infiniti giorni, tremendo e incancellabile. Dopo non potrai meditare su di esso, non potrai dormirci sopra, non potrai viverlo in un incubo, non potrai raccontarlo. Eppure in tanti, uomini e donne belli e intelligenti, che ci si immagina felici, in grado di scrivere parole bellissime, di affascinare con i dipinti creati, tanti di loro hanno deciso e compiuto quel gesto estremo, unico che collega comunque la loro vita alla morte che non si sa bene di chi possa essere, forse davvero la propria ma a chi appartiene come fa ad appartenere se annulla tutto? Che tristezza enorme, che paura, che incapacità, la mia, di capire, se è rumore o luce.



 Ansel Adams

1 commento:

  1. Poni un quesito difficile che riguarda le scelte.
    Il diritto di cessare o il dover esserci.
    Forse siamo ciò che possiamo essere e la morte sta anche in questo, ma è talmente riduttivo esprimerla così.
    Una grande ballata (di questi giorni).

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