lunedì 20 febbraio 2017

Patatrack


Una città, un universo, tante giovinezze, due bambine, la mia vita e quella di tutti gli altri.
Quello che ricordo è un esperimento di scuola di musica, nemmeno, ricordo la mia partecipazione timorosa e felice ( si capisce dal sorriso ) a quello che più tardi capii si era trattato di un esperimento, all'avanguardia per quei tempi, in una piccola città come la nostra. Era la prima volta che prendevo tra le mani uno strumento musicale, un clarinetto, per l'esattezza, tentavo di imparare a leggere la musica e mi cimentavo con le note musicali. A parere del maestro non ero granché dotata e la mia timidezza non aiutava. La sede della scuola di musica era un capannone abbandonato alla periferia della città. Il mio primo approccio con l'arte fu l'ascolto e l'ammirazione per quelli molto più bravi di me, fu l'intrecciarsi di rapporti familiari e di amicizia più o meno profondi, più o meno sentiti. Fili, legami, che con numerose diramazioni hanno portato ognuno di noi ad approdi differenti, ognuno unico, ognuno con gli altri e ognuno solo. Alcuni di noi erano davvero belli e belle, di corpo, di anima, di tempo, di fortuna. Lucia che non c'è nella foto, mi aveva insegnato ad andare sui trampoli, ora non lo saprei rifare, chiaro, ma mi ricordo che quando lei mi incoraggiò a farlo mi si aprì, per poco tempo una possibile diversa immagine di me stessa. Ammiravo la sua abilità e il suo coraggio, la sua generosità brusca. Mario mi aveva accolto tra gli altri, possibile musicista anch'io. Daniele mi intimoriva perché ero innamorata della sua bellezza e di quello che mi appariva anche attraverso lui il mistero della vita. Le bambine, due splendide donne, oggi, con tenacia e forza. Alcuni completamente persi di vista. Salute e vita, come era solito salutare Daniele, ovunque essi siano. E per Daniele l'immensa gratitudine mia, oltre che per la bellezza e il mistero della gioventù, per la sapienza, la dolcezza, l'abilità, la cura, l'attenzione, la partecipazione con la quale realizzava, in tempi recenti, quel contatto che ha nutrito sicuramente me.

6 commenti:

  1. Che bel ricordo che hai...grazie :-) Naima

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  2. Non ci sono in questa bella foto. Allora non me ne importava, ma oggi mi dispiace. Figuriamoci: ero un ragazzino che frequentava il conservatorio e avevo in testa Brahms e Mozart, e improvvisamente mi dovevo misurare con l'insegnamento e soprattutto con ragazzi che volevano subito suonare jazz e rock, musiche per me sconosciute allora, anzi musiche che per me, allora, erano il diavolo!
    Ci ho messo anni a capire quanto l'esperienza del Patatrack fosse importante e dirompente e quanto quei pochi anni di frequentazione di persone entusiaste e allegramente poco inclini allo studio della musica, come avrei voluto io (allora), siano stati importanti e formativi per me.
    Grazie, con nostalgia, per quel ricordo.

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    1. Che bello, Angelo, mi state rispondendo, state condividendo con me un ricordo comune ma che ognuno ha vissuto a suo modo. Triste che i sentimenti e la storia che ci unisce (in qualche modo) la si riscopra solamente davanti a un addio. Però, vuol dire che in qualche modo apparteniamo a questo mondo insieme a chi ci ha lasciato :-). Grazie a te :-)

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