sabato 17 giugno 2017

A coloro che amo

Sólo le pido a Dios
que el dolor no me sea indiferente,
que la reseca muerte no me encuentre
vacío y solo sin haber hecho lo suficiente.

Sólo le pido a Dios
que lo injusto no me sea indiferente,
que no me abofeteen la otra mejilla
después que una garra me arañó esta suerte.

Sólo le pido a Dios
que la guerra no me sea indiferente,
es un monstruo grande y pisa fuerte
toda la pobre inocencia de la gente.

Sólo le pido a Dios
que el engaño no me sea indiferente
si un traidor puede más que unos cuantos,
que esos cuantos no lo olviden fácilmente.

Sólo le pido a Dios
que el futuro no me sea indiferente,
desahuciado está el que tiene que marchar
a vivir una cultura diferente.

Sólo le pido a Dios,
que la guerra no me sea indiferente
es un monstruo grande y pisa fuerte
toda la pobre inocencia de la gente.



Leon Gieco

da qui 



Claude Monet
 

mercoledì 14 giugno 2017

Me gustaria hablar español


Per questo motivo ho ripreso tre delle canzoni da me più amate nel tempo.
La prima, di amore e rivoluzione, scritta da Violeta Parra, nel video postato su YouTube da
"La Pichanga Música Chilena"

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me dio dos luceros, que cuando los abro,
Perfecto distingo lo negro del blanco
Y en el alto cielo su fondo estrellado
Y en las multitudes el hombre que yo amo
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el oido que en todo su ancho
Graba noche y dia, grillos y canarios,
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos,
Y la voz tan tierna de mi bien amado
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido y el abecedario;
Con el las palabras que pienso y declaro:
Madre, amigo, hermano, y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados;
Con ellos anduve ciudades y charcos,
Playas y desiertos, montanas y llanos,
Y la casa tuya, tu calle y tu patio
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me dio el corazon que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano,
Cuando miro al bueno tan lejos del malo,
Cuando miro al fondo de tus ojos claros
Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Asi yo distingo dicha de quebranto,
Los dos materiales que forman mi canto,
Y el canto de ustedes que es mi mismo canto,
Y el canto de todos que es mi propio canto
Gracias a la vida que me ha dado tanto



la seconda, di amore e rivoluzione scritta e cantata da Carlos Puebla nel 1965



Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el Sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.
[Chorus:]
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia,
Comandante Che Guevara.
Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la Historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.
[Chorus]
Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.
[Chorus]
Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.
[Chorus]
Seguiremos adelante,
como junto a ti seguimos,
y con Fidel te decimos:
«¡Hasta siempre, Comandante!» 
 
 
si ringrazia k1ck4h4 per il video 
 
 
la terza, di amore e rivoluzione e di malinconia, scritta da Julio Numhauser 
e cantata in modo struggente da Mercedes Sosa 
 
“Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo

Cambia el clima con los años
cambia el pastor su rebaño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño
Cambia el mas fino brillante
de mano en mano su brillo
cambia el nido el pajarillo
cambia el sentir un amante
Cambia el rumbo el caminante
aunque esto le cause daño
y así como todo cambia
que yo cambie no extraño
Cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia
Cambia el sol en su carrera
cuando la noche subsiste
cambia la planta y se viste
de verde en la primavera
Cambia el pelaje la fiera
cambia el cabello el anciano
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño
Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi pueblo y de mi gente
Lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así como cambio yo
en esta tierra lejana
Cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia
cambia todo cambia”.





 si ringrazia  
 
Puerto Libre 
 
per il video

A proposito di fame

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell’aitante volto,
voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.


Pablo Neruda

sabato 10 giugno 2017

Fine compleanno con rondini e cielo


più un intruso, cos'è?


forse una malinconia lieve





Buon compleanno



si ringrazia il canale ufficiale 
Leonard Cohen VEVO



Come over to the window, my little darling
I'd like to try to read your palm
I used to think I was some kind of Gypsy boy
Before I let you take me home
Now so long, Marianne
It's time that we began to laugh
And cry and cry and laugh about it all again
Well, you know that I love to live with you
But you make me forget so very much
I forget to pray for the angels
And then the angels forget to pray for us
Now so long, Marianne
It's time that we began to laugh
And cry and cry and laugh about it all again
We met when we were almost young
Deep in the green lilac park
You held on to me like I was a crucifix
As we went kneeling through the dark
Oh, so long, Marianne
It's time that we began to laugh
And cry and cry and laugh about it all again

Your letters, they all say that you're beside me now
Then why do I feel alone?
I'm standing on a ledge and your fine spider web
Is fastening my ankle to a stone
Now so long, Marianne
It's time that we began to laugh
And cry and cry and laugh about it all again
For now I need your hidden love
I'm cold as a new razorblade
You left when I told you I was curious
I never said that I was brave
Oh, so long, Marianne
It's time that we began to laugh
And cry and cry and laugh about it all again
Oh, you are really such a pretty one
I see you've gone and changed your name again
And just when I climbed this whole mountainside
To wash my eyelids in the rain
Oh, so long, Marianne
It's time that we began to laugh
And cry and cry and laugh about it all again

sabato 3 giugno 2017

Giugno 2017


immagine da internet

Quando arriverò finalmente alla vecchiaia
-ammesso che ci arrivi-
e mi guarderò allo specchio
e conterò le mie rughe
quale delicata orografia
sulla mia distesa pelle.
Quando potrò elencare infine i segni
lasciati dalle lacrime
e le preoccupazioni,
e il corpo risponderà con lentezza
ai desideri,
quando vedrò avvolta la mia vita
nelle vene azzurre,
nelle profonde occhiaie,
e mi scioglierò i capelli bianchi
per andare a letto presto
-come corrisponde-
quando verranno i nipoti
a sedersi sulle mie ginocchia
arrugginite dal passaggio di tanti inverni,
so che il mio vecchio cuore ribelle
sarà ancora lì, a ticchettare,
e tanto i dubbi quanto i vasti orizzonti
continueranno a salutare
il mio mattino.



Gioconda Belli - Managua, Nicaragua.

(Trad. di M.Fernàndez)

mercoledì 31 maggio 2017

Addio a un maggio senza rose

ma con una nuova esperienza della quale a parlarne sento un po' di timore,



Namasté

(mi inchino a te)

è così che mi ha salutato la mia giovane amica nell'incontrarmi dopo la nostra comune sessione di Yoga svoltasi tra il pomeriggio di sabato 27 maggio e il pomeriggio del giorno successivo, domenica 28 maggio. 
Prima volta per me. Avevo esperienza di meditazione fatta con un padre gesuita, una decina, almeno, di anni fa. Ma con padre Piras, questo era il suo nome, praticavamo le tecniche di rilassamento e di meditazione da seduti sulle sedie di una chiesa della città.

Questa volta, guidati dai membri di una associazione di Yoga di Oristano





foto tratta dalla pagina Facebook dell'associazione,
tutte le altre sono di bibliomatilda

abbiamo provato molte delle posizioni tradizionali. Almeno credo che si possano definire tradizionali, poiché ho capito che a seconda dell'approccio, a seconda delle religioni che le hanno fatte proprie col tempo, esse sono diventate più o meno consone ad alcuni orientamenti piuttosto che ad altri.

Ma questo non vuole essere un post di informazione di qualcosa della quale so davvero troppo poco (ma che mi sono ripromessa di approfondire), bensì di ringraziamento, di omaggio all'esperienza stessa e a tutti coloro che con me hanno partecipato all'evento. Ai maestri, Valentina e Giovanni, di rara attenzione a quanti si affidavano a loro e di profonda serietà nello svolgimento del loro compito.



Namasté

il saluto rituale, ci hanno insegnato, può essere usato sia nell'incontrarsi che nel congedarsi da qualcuno, viene di solito usato con le mani giunte all'altezza del cuore, ma può essere usato anche congiungendo le mani verso il mento o verso la fronte. E' una parola che deriva dal sanscrito; una bella definizione della parola si trova qui.

Intensa è stata l'attività proposta e meraviglioso, stimolante, creativo e salutare praticare le asana all'aria aperta, con il calore dell'aria pomeridiana, la sensazione dell'elemento liquido rappresentato dal lago appena sotto la nostra postazione. Il lago era quello artificiale del Flumendosa,









 ricavato dalla costruzione della diga degli anni cinquanta del secolo scorso. Misteriose e suggestive le asana praticate nell'aria fredda del mattino, dove tutto sembra essere più rarefatto e scintillante. Musica e saluto al sole ma prima ancora un esercizio di meditazione basato su movimenti accordati al respiro, dove i piedi eseguivano una sorta di danza con le punte degli alluci che toccavano alternativamente il suolo e le mani giunte all'altezza del cuore o sollevate verso il cielo.  Bello, rilassante e anche divertente. 
 





Namasté

martedì 23 maggio 2017

Poesie d'amore e di rose






 immagine da internet


Torna amore
vela delicata e libera
che occupi
il pensiero della mia terra
sto morendo sulla grandiosita' di un fiume
che e' rosso di desiderio
e vorrebbe
travolgere il tuo amore

(Alda Merini)






Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente pero'
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso

(Alda Merini)



Erano avvolte in fogli di giornale
le rose della mia infanzia.
Giacevano, all'arrivo, sopra un tavolo
di legno azzurro.
Spandevano tutto attorno un profumo ormai perduto,
erano vive come poche altre cose io abbia mai conosciuto,
leggère e fragranti tanto piene d'amore da traboccarne,
tanto ricche di passione da rappresentare lo spirito più puro.
Era il mio inizio che si alimentava della bellezza del mondo.

(bibliomatida)

giovedì 18 maggio 2017

Caminos de Monte 2017

Seconda mia partecipazione all'evento organizzato dalla  Proloco di TonaraCaminos de Monte.

Lo scorso anno il percorso era diverso da quello affrontato domenica 14 maggio, ne avevo parlato qui.

Quest'anno forse meno panoramico e più snodantesi all'interno dei favolosi boschi di castagno per i quali Tonara è, giustamente, famosa. 

Ecco qui la cartina del tragitto con le diverse altitudini. L'ultimo tratto è stato piuttosto impegnativo, non tanto per lo stato del suolo, quanto per la ripida salita da affrontare prima di arrivare in località San Giacomo, dove abbiamo pranzato con pietanze molto buone, ovviamente prodotti tipici del luogo.


Durante il percorso abbiamo potuto ammirare lussureggianti campi di asfodeli, dei quali questo che segue non è che un esemplare.


Il lago del Taloro


il sottobosco


e uno dei castagni più antichi della zona



i ciclamini



il cielo


infruttescenza del taràssaco? Soffione?


la ferula attorno al lago, sulla via del ritorno a Sassari


lunedì 15 maggio 2017

Bosco di castagno






e rosa


sui monti di Tonara, Sardegna.


Rose ai pilastri


Rose ai pilastri, rose lungo i muri
e dentro i vasi, da per tutto rose
che sbocciano fiammanti e sanguinose
come ferite sopra i seni impuri.

Rose thee dai bei labri immaturi
dalle fini ceramiche untuose,
rose di siepe, rose rugiadose
avvinghiate ai cancelli e ai vecchi muri.

Eruzione di rose nei giardini,
di rive sanguinose ed odorose, 
vive e rampanti per la mia ringhiera.

Rose e rose ne i miei vasi murrini
rose odorose, rose sanguinose
rosee bocche della primavera.


Andrea Zanzotto





venerdì 12 maggio 2017

Le rose di un momento


 
In un momento 
 
Sono sfiorite le rose
 
I petali caduti

Perchè io non potevo dimenticare le rose

Le cercavamo insieme

Abbiamo trovato delle rose

Erano le sue rose erano le mie rose

Questo viaggio chiamavamo amore

Con il nostro sangue e con le nostre lacrime facevamo le rose

Che brillavano un momento con il sole del mattino

Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi

 Le rose che non erano le nostre rose

Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.
 
Dino Campana 
 
 

giovedì 11 maggio 2017

È maggio

È maggio
il sole si nasconde -
desiderio di rose.


Buffo, no?

Al lavoro, oggi, fa il suo ingresso in biblioteca una giovanissima studentessa con il suo insegnante d'italiano. La ragazza dagli occhi grandi, belli, scuri ed espressivi, non vuole stare in classe, c'è assemblea e sicuramente  chiasso e confusione. Esistono ancora coloro che non lo amano, coloro che preferiscono il silenzio e, incredibile ma vero, la lettura. Per iniziare le due parole di rito sulla biblioteca, mi dice che nel triennio vorrebbe iscriversi al corso di scultura. Bene! Le mostro la sezione della disciplina catalogata ed estraggo dai non molti testi due di loro, quello su Giacometti e quello su Brancusi, di Brancusi, le dico, abbiamo anche alcuni dei suoi scritti e aforismi. La parola - aforismi - le fa venire in mente gli Haiku giapponesi, sì, alcuni siti e forse alcune critiche, per facilitarne la comprensione (a mio parere invece confondono), assimilano gli Haiku agli aforismi, così come noi li conosciamo. Preciso che gli Haiku sono dei veri componimenti poetici, con una loro metrica e regole precise di componimento, mentre un aforisma può essere semplicemente l'affermazione di un pensiero, di una massima, la conclusione di un ragionamento, senza proprie regole metriche. Le fornisco il libro di Brancusi e qualche haiku tratto da internet. Legge e prende appunti, neppure per un attimo vedo un cellulare tra le sue mani. Incredibile! Gli occhi sono davvero belli e intelligenti quando mi racconta qualcosa dei suoi studi precedenti e della scuola media frequentata, dei brevi componimenti poetici di Ungaretti assimilabili agli Haiku; questo si ricorda dall'esame di terza media dello scorso anno. Trovo questi e glieli fornisco

Il sole rapisce la città
Non si vede più
Neanche le tombe resistono molto


  Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perchè bramo Dio?
 

 Balaustrata di brezza


per appoggiare stasera


la mia malinconia


Lontano lontano


come un cieco


m'hanno portato per mano


 
Su un oceano


di scampanellii


repentina

galleggia un'altra mattina


 
Si sta come


d'autunno


sugli alberi


le foglie
 

E poi e poi, mentre loro (alla prima se n'è aggiunta un'altra) continuano ancora per poco, prima di volare via per raggiungere la palestra, a curiosare e leggere tra i libri e i fumetti messi a loro disposizione, mi accorgo che dal titolo del post precedente anch'io potrei ricavare un haiku, o quel che è!





Vincent Van Gogh

sabato 6 maggio 2017

... un cuore eccessivamente spontaneo


Do asilo dentro di me - come a un nemico che temo di offendere - un cuore eccessivamente spontaneo che prende tutto ciò che sogno per reale, che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta; canzoni tristi, come le strade strette quando piove.
F. Pessoa
(Trad. di M.F.)




mercoledì 26 aprile 2017

Alzheimer e Resistenza


"
❤️
Una terribile malattia che inizia a far dimenticare le piccole cose e ti trascina per anni in un incubo, al punto che non saprai più chi sei, dove vai, non riconoscerai i tuoi cari. Ho visto gente diventare il fantasma di se stesso e nei loro occhi non riconosci la persona che ami, ma solo lo spettro della malattia. Piccoli lampi di coscienza incarcerati in un letargo di emozioni che non trovano spazio negli angoli di un sorriso o nel desiderio di un abbraccio.
Oggi più che mai voglio la cura per il morbo di Alzheimer e le funzioni di ogni tipo, voglio più sostegno per le famiglie e più diritto all'attenzione!
C' è un motivo personale per chiedere a tutti di mettere questo messaggio nel suo status almeno un'ora. So chi lo farà!
Il mio desiderio è che nel 2017 ci siano più diritti per questi pazienti e le loro famiglie che vivono un inferno.
Sarebbe bello vedere il messaggio sul diario di tutti i miei amici. Non condividete, ma copiate e incollate, grazie
Per la ricerca.
Per la vita.
Federazione Alzheimer Italia
Organizzazione no-profit
foto di Federazione Alzheimer Italia.
Federazione Alzheimer Italia"


Ho appena letto questo messaggio, o post, o come lo volete chiamare voi, su Facebook. L'ho trovato giusto. Per quanto mi riguarda tenderei a sottolineare la frase:

"Il mio desiderio è che nel 2017 ci siano più diritti per questi pazienti e le loro famiglie che vivono un inferno".


anche se so, per certo, che il 2017 non sarà l'anno di più diritti; non lo sarà per i malati di Alzheimer, non lo sarà per i lavoratori, non lo sarà per i migranti, non lo sarà per il cittadino comune (quello senza patrimonio, quello con un reddito medio/basso), tanto meno lo sarà per il cittadino senza occupazione, ancor meno per il cittadino con lavoro precario. Non sarà il 2017 l'anno dei diritti, è probabile, invece, che il 2017 non sarà l'anno peggiore su questo fronte. I diritti non interessano più nessuno, paradossalmente non interessano neppure coloro che li hanno lentamente perduti e che ancora si trovano a metà strada senza saperlo, senza neppure immaginarlo. 

Volevo scriverci sopra un libro. Un libro che si occupasse, che parlasse, prevalentemente di poveri, comprendendo in questa categoria una vasta casistica (un tempo era molto più semplice definire l'appartenenza delle persone ad una sfera sociale con caratteri comuni, già parlare di proletariato e sottoproletariato chiariva differenze e affinità). Nel mio libro avrei parlato di proletariato. Di quella classe sociale fatta di povertà economica e di dignitosa esistenza. Avrei sottolineato come quella povertà non intaccasse il proprio ruolo nell'ordine sociale, il proprio senso del dovere; si restituiva, con l'orgoglio di portare avanti il proprio compito, quanto la società e il suo Stato riconosceva al lavoratore. Anche la Sanità, in proporzione al suo avanzamento, era migliore di quella odierna e il Diritto all'Istruzione garantito ai figli di genitori, spesso, con il Diploma di Quinta Elementare.

Insomma, questo volevo dire, stiamo andando nella direzione opposta a quella del riconoscimento dei diritti. I malati di Alzheimer, i genitori di bambini con gravi handicap, più poveri sono e più sono lasciati soli, anche perché spesso incapaci di ricorrere a quelle  insufficienti misure ancora eventualmente garantite. E gli anziani?anche quelli meno malati? Entrare in una di quelle strutture dove sono "ospitati" gli anziani che non hanno la possibilità di vivere in famiglia o la forza di vivere, autonomamente, nella propria casa, è, per ogni sensibilità medio alta, già un inferno!  È la nostra intera società che sta diventando un inferno. Cosa ci vorrà ancora perché la gente inizi ad averne vera consapevolezza e ad agire per frenare, non solo resistere, ma tentare di cambiare, cambiare e cambiare il corso di questa storia inumana?



mie le foto

lunedì 24 aprile 2017

Tiscali (sito archeologico del Supramonte, Sardegna)


 La Terra, il nostro pianeta. Cantarne le lodi è per i poeti, tutti gli altri, molti degli altri, rimangono senza parole di fronte alla bellezza dei suoi paesaggi, alla varietà infinita delle sue manifestazioni, alla sensazione di benessere che si prova ad essere immersi in essa.
La Sardegna non è povera di bellezze, anzi! Le mie foto provano a darne testimonianza, ma più che della sua bellezza della mia felicità nel riscoprirle ogni volta.
Qui siamo sul Supramonte, in cammino verso Tiscali.

 

Le imponenti pareti rocciose che ci hanno  accompagnato alla nostra destra, durante l'ascesa, mostrano la punta più alta del gruppo montuoso che è quella del monte Corrasi. 




La valle di Lanaittu separa i due versanti di Oliena e Dorgali


I più antichi ginepri si riconoscono dalle forme da loro assunte. I più giovani, con struttura più regolare venivano utilizzati dall'uomo per costruire utensili vari o, ad esempio, i tetti delle Pinnette. L'ultima fotografia presenta un esempio di una di queste capanne fotografata in occasione dell'escursione da Santa Maria Navarrese a Baunei.


vivi


il sito archeologico di Tiscali


le sue volte calcaree




e i lecci cresciuti nella roccia



l'erosione dell'acqua nei secoli


e la restante parte del soffitto del sito archeologico, fatto di foglie


Alta professionalità della cooperativa di Dorgali (qui) che gestisce il sito archeologico di Tiscali, unita a simpatia ed ospitalità squisita. Stefano e Marco ci hanno accompagnato nell'escursione fornendoci informazioni preziose su archeologia, storia, geografia e botanica dell'intero Supramonte.