giovedì 1 dicembre 2016

Ceneri





Non era creatura che s'imprigiona, persona cosa da avere nelle proprie mani. Era argento vivo…

J. Guimaraes Rosa
Grande Sertao
Feltrinelli, 1996
p. 213
traduzione di Edoardo Bizzarri


Come uno schiavo malato, o una bestia,
vagavo per un mondo che mi era assegnato in sorte,
con la lentezza che hanno i mostri
del fango - o della polvere - o della selva -
strisciando sulla pancia - o su pinne
vane per la terraferma - o ali fatte di membrane...
C'erano intorno argini, o massicciate,
o forse stazioni abbandonate in fondo a città
di morti - con le strade e i sottopassaggi
della notte alta, quando si sentono soltanto
treni spaventosamente lontani,
e sciacquii di scoli, nel gelo definitivo,
nell'ombra che non ha domani.
Così, mentre mi erigevo come un verme,
molle, ripugnante nella sua ingenuità,
qualcosa passò nella mia anima - come
se in un giorno sereno si rabbuiasse il sole;
sopra il dolore della bestia affannata,
si collocò un altro dolore, più meschino e buio,
e il mondo dei sogni si incrinò.
"Nessuno ti richiede più poesia!"
E: "E' passato il tuo tempo di poeta..."
"Gli anni cinquanta sono finiti nel mondo!"
"Tu con le Ceneri di Gramsci ingiallisci,
e tutto ciò che fu vita ti duole
Come una ferita che si riapre e dà la morte!"

P. P. Pasolini
Appendice:
La mancanza di richiesta di poesia,
da
Poesia in forma di rosa
Garzanti, 2010

2 commenti:

  1. La giusta commemorazione. Intensa, ma non poteva essere altrimenti...
    :**

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