domenica 27 novembre 2016

Uragano






Dicono i suoi nemici che fu un re senza corona e che confondeva l’unità con l’unanimità.
E in questo i suoi nemici hanno ragione
Dicono i suoi nemici che se Napoleone avesse avuto a sua disposizione un giornale come il “Granma”, nessuno dei suoi concittadini avrebbe mai saputo della disfatta di Waterloo.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
Dicono i suoi nemici che esercitò il potere parlando molto ed ascoltando poco, perché era più abituato all’eco che alle voci.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
Ma i suoi nemici non dicono che non fu per mettersi in posa davanti alla storia che affrontò col petto le pallottole quando arrivò l’invasione, che sfidò gli uragani alla pari, da uragano a uragano, che sopravvisse a 637 attentati, che la sua contagiosa energia fu decisiva per tramutare una colonia in patria, e che non fu per sortilegio del diavolo o per miracolo di Dio che quella nuova patria riuscì a sopravvivere a ben 10 presidenti statunitensi, ciascuno di loro col tovagliolo già intorno al collo, pronti a divorarla con forchetta e coltello.
E i suoi nemici non dicono che Cuba è uno strano paese, che non partecipa alla gara mondiale dei paesi zerbini.
E non dicono che questa rivoluzione, cresciuta nella punizione, è ciò che è riuscita ad essere e non quello che avrebbe voluto essere. Né dicono che in gran parte il muro che divide i sogni dalla realtà è man mano diventato più alto e più massiccio grazie al blocco imperiale che affogò lo sviluppo di una democrazia alla cubana, che costrinse alla militarizzazione della società e fornì alla burocrazia – che per ogni soluzione ha un problema – gli allibi necessari per giustificarsi e perpetuarsi.
E non dicono che quella prodezza fu sì il frutto del sacrificio del suo popolo, ma fu anche opera della caparbia volontà e l’antico senso dell’onore di questo cavaliere sempre pronto a battersi per i perdenti, come faceva quel suo ineffabile collega nei campi di Castilla.
Eduardo Galeano
(Trad. di M. Fernandez)

sabato 26 novembre 2016

Si incontreranno?

L'ANNUNCIO - "Caro popolo di Cuba: é con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, é deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz". Così, trattenendo a stento la commozione mentre legge un breve testo alla tv statale cubana, Raul Castro ha annunciato la morte del fratello. "Nel compiere l'espressa volontá del compaño Fidel i suoi resti saranno cremati sabato 26", continua il presidente cubano. "La commissione che organizzerà i funerali darà al nostro popolo un'informazione dettagliata sull'organizzazione dell'omaggio postumo che verrà tributato al fondatore della 'Revolucion Cubana'. Hasta la victoria siempre", conclude il messaggio Raul Castro.

da qui




o siamo destinati a scomparire per sempre? per quel tempo che gli ingenui e i politici chiamano futuro? Per uomini così, come Ernesto Che Guevara e Fidel Castro, mossi da idee e ideali, tanto creativi da inventare una rivoluzione vera, concreta, reale, forte da resistere gli anni necessari per farla  sembrare impossibile, morire appare sempre un'offesa, una ferita profonda sul corpo della storia e nell'anima di coloro che li hanno ammirati, amati, difesi, studiati, che ne hanno diffuso il pensiero e hanno cercato di seguirne gli ideali. Hanno davvero cambiato il corso della storia per quella "loro" meravigliosa isola. Io sono sicura, in meglio.

Adiòs, compañero

martedì 15 novembre 2016

La luna e l'attesa



Già, perché l'ho aspettata questa annunciata luna piena, più grande e più luminosa di tutte quelle viste negli ultimi anni, così si è detto, la luna tanto vicina alla terra solo nel prossimo, futuro, lontano, impensabile, 2034 (ognuno poi a seconda dei criteri, forse, la dice diversa dall'altro. Da un controllo veloce su wikipedia, pare ce ne sarà una il 2018 e un'altra ancora il 2023). 
Io ne ricordo una di luna, in una sera d'estate, sorgere, immensa, quasi rossa, contro un cielo ancora inondato dalla luce del sole, sulle colline che sovrastano quello che qui in città chiamano il "ponte nuovo" e che sale verso la zona di San Francesco, la zona alta, con vista sul golfo che spazia da Stintino a Castelsardo. Quella enorme luna estiva era inaspettata, nella città deserta eravamo io e lei.
Questa l'ho aspettata, dicevo, immersa nell'umidità di una sera di novembre, con poche speranze di vederla, per l'abbondanza di nuvole, e invece, piano, è apparsa, prima solo luce e veli capricciosi morbidi di seta, in un cielo sempre più nero




 Eccola


che bellezza 


                                                                                                                    che luce


riuscirò a convincerla a mostrarmi il volto? o rimarrò per sempre abbagliata e lontana dal suo dire?








amabile, amorevole, amata, amante, amica


 nella versione appena più scura, al centro del mio sguardo


appena di più, forse perché il tempo trascorre e io sono commossa, quasi mi viene da piangere per la chiarezza con cui riesco a vederla e portarla con me, in immagine, per il futuro, appunto, per quell'incerto 2034


e allora mi diverto a farla muovere un po', su


prendo familiarità con l'immagine dell'obiettivo, intanto lei è sempre là, dove vuole o deve


in basso a sinistra


addirittura la faccio quasi sparire, lasciando un prezioso campo nero


poi destra


più in basso a destra


adieu












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venerdì 11 novembre 2016

A

Leonard Cohen 
Nella sua forma più pura, la poesia è come il polline delle api. Ecco la mia idea della poesia. Il miele della poesia è dappertutto. È negli scritti del National Geographic, quando un concetto è assolutamente chiaro e bello; è nei film; è dappertutto, perché ciò che noi chiamiamo "poesia" ha un significato davvero universale. Poesia è quando qualcosa suona in maniera particolare. Forse non sempre possiamo definirla poesia, ma quel che sperimentiamo in determinati momenti è poesia. È qualcosa che ha a che fare con la verità e il ritmo e la fede e la musica. Da ragazzino ero completamente affascinato da questa materia. Me ne innamorai nel momento stesso in cui ne feci la conoscenza. Quando m’imbattevo in qualcosa che era espressa in modo particolare, mi sentivo capace di abbracciare il cosmo intero.
recuperato da facebook dalla pagina di 10 righe dai LIBRI



lunedì 7 novembre 2016

I labirinti (dei pensieri di ognuno)

… e riappesi il ricevitore. Immediatamente dopo, riconobbi la voce che aveva risposto in tedesco. Era quella del capitano Richard Madden. Il fatto che Madden si trovasse nell'appartamento di Viktor Runeberg significava la fine dei nostri affanni e anche – ma questo pareva molto secondario, o almeno doveva parermi tale – delle nostre vite. Significava che Runeberg era stato arrestato, o assassinato. Prima che declinasse il sole di quel giorno, io avrei certo subito la stessa sorte. Madden era implacabile. O meglio: era costretto ad essere implacabile. Irlandese agli ordini dell'Inghilterra, uomo accusato di tiepidezza e forse di tradimento, come non avrebbe profittato e gioito di questo miracoloso favore: la cattura, forse la morte, di due agenti dell'Impero tedesco? Salii nella mia stanza; chiusi a chiave, assurdamente, la porta, mi stesi sullo stretto letto di ferro. Dietro la finestra aperta c'erano i tetti di sempre e il sole obnubilato delle sei. Mi parve incredibile che questo giorno senza premonizioni né simboli fosse quello della mia morte implacabile. Con tutto questo: che mio padre era morto; con tutto questo: che ero stato bambino nel simmetrico giardino di Hai Feng: io, ora, stavo per morire? Poi riflettei che ogni cosa, a ognuno, accade precisamente, precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell'aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me… Il ricordo quasi intollerabile del volto cavallino di Madden abolì queste divagazioni. […]
Sono un uomo codardo. Ora lo dico, ora che ho condotto a termine un piano di cui nessuno potrà dire che non fosse arrischiato. Io so che la sua esecuzione fu terribile. Non lo feci, no, per la Germania. Nulla m'importa di un paese barbaro, che m'ha obbligato alla condizione abietta di spia. E poi so d'un uomo d'Inghilterra – un uomo modesto – che per me non è meno di Goethe… Lo feci, perché sentivo che il capo teneva a vili quelli della mia razza – gli antenati innumeri che confluiscono in me. Volevo provargli che un giallo poteva salvare i suoi eserciti. Ora io dovevo sfuggire al capitano. Le sue mani e la sua voce potevano battere da un momento all'altro alla mia porta. Mi vestii senza rumore, mi dissi addio allo specchio, scesi, scrutai la strada deserta e tranquilla, e partii.

Jorge Luis Borges
Finzioni,
da: I Meridiani Mondadori, 1984
pp. 690-692



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mercoledì 2 novembre 2016

A



DEDICA

Nella serie dei fatti inesplicabili che formano l'universo o il tempo, la dedica di un libro non è, certamente, il meno misterioso. La definiamo un dono, un regalo. Salvo il caso della indifferente moneta che la carità cristiana lascia cadere nella m ano del povero, ogni vero regalo è reciproco. Colui che dà non si priva di ciò che dà. Dare e ricevere sono la stessa cosa. 
   Come tutti gli accadimenti dell'universo, la dedica di un libro è un gesto magico. La si potrebbe anche definire il modo più gradevole e sensibile di pronunciare un nome. Io pronuncio ora il suo nome: María Kodama. Quante mattine, quanti mari, quanti giardini dell'Oriente e dll'Occidente, quanto Virgilio.

J.L.B

Buenos Aires, 17 maggio 1981


da 
Jorge Luis Borges 
Tutte le opere
Volume secondo
I Meridiani, Mondadori, 1985



Questa, invece è la dedica per me di un ragazzo, mio amico, che mi regalò, un giorno, un libro di poesie di Eugenio Montale





martedì 1 novembre 2016

Il Mare



Il Mare

Prima che il sogno (o il terrore) intrecciasse
Mitologie e cosmogonie
E che il tempo prendesse forma in giorni,
Il mare, il sempre mare, era lì, eterno.
Chi è dunque il mare? Chi è quel violento
Essere antico che rode i pilastri
Della terra ed è uno e molti mari
Ed è abisso e splendore, caso e vento?
Lo si guarda ogni volta per la prima
Volta, con lo stupore che le cose
Elementari destano: maliose
Sere, la luna, il fuoco d'un falò.
Chi è il mare, io chi sono? Lo saprò
Il giorno che tien dietro all'agonia.

da
Jorge Luis Borges
Tutte le opere (Volume secondo)
Mondadori, I Meridiani, 1985