venerdì 5 agosto 2016

Da qui al referendum





per non lasciare che gente incompetente distrugga la nostra Costituzione, per non alimentare la corruzione delle amministrazioni locali, per sperare in un cambiamento, positivo, però, come il nostro 

NO

Ho tratto questa immagine e quanto segue (Ode al NO, possiamo chiamarla) da qui

NO
No è No e c’è un solo modo di dirlo.
No.
Senza stupori, ne indugi, né punti sospensivi.
No, si dice in un solo modo.
È corto, veloce, monocorde, sobrio, conciso.
No.
Si dice una sola volta, No.
Con la medesima intonazione, No.
Un No che ha bisogno di una lunga camminata o di una riflessione nel giardino, non è un No.
No, ha la brevità di un secondo.
E’ un No per l’altro, perché lo è già stato per noi stessi.
No è No, qui, e molto lontano da qui.
Dire No, è l’ultimo atto di dignità.
Il No è la fine di un libro, senza più capitoli né seconde parti.
Il No non si dice via lettera, non si dice con i silenzi, a bassa voce, o urlando, o con la testa china, o guardando da un’altra parte, o con dei simboli ribaltati; nemmeno con pena, e men che meno con soddisfazione.
No è no, perché No.
Quando il No è No, si guarda negli occhi e il No si stacca naturalmente dalle labbra.
La voce del No non è né tremula né vacillante, né aggressiva, non si lascia dietro dei dubbi.
Quel No non è una negazione del passato, è una correzione del futuro.
E solo chi sa dire No imparerà un giorno a dire Sì. 
Hugo Finkelstein - San Miguel de Tucumán, Argentina - 1949
(Trad. di M. Fernàndez)

4 commenti:

  1. Bel modo di dire NO. Apprezzo!

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    1. Ciao All, bello, sì :-) Buon proseguimento d'estate :-)

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  2. Mi piace soprattutto l'ultimo verso: "E solo chi sa dire No imparerà un giorno a dire Sì."

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    1. Un lampo di luce, vero? Non mi ci sono neppure soffermata tanto, era talmente bello!

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