venerdì 29 luglio 2016

Visita fuori programma a Molineddu

Ho già parlato di Molineddu qui, luogo di questa terra votato all'Arte senza però rinnegare o trascurare la Natura di cui è fatto, anzi. Posizionato su di una valle, tutto attorno ad esso si possono ammirare le alte pareti rocciose che paiono proteggerlo, la vegetazione è fitta e rigogliosa e la sua terra dà abbondanti frutti. 
L'arte in esso è immersa nella natura e con la natura dialoga, da essa trae ispirazione, ma questo è più usuale. Museo a cielo aperto, anche se un ampio locale è dedicato a quelle opere che non hanno necessità di attingere dal rapporto diretto con "l'aperto", il cielo, il vento , il sole o la pioggia, il loro significato. 
Qualche giorno fa, dunque, mi è capitato di visitarlo non per una inaugurazione o un evento particolare, ma semplicemente come di tanto in tanto si visita un museo, per riscoprire in esso opere dimenticate o nuove acquisizioni. In questa atmosfera pochissimo mondana ma quotidiana ho potuto dare attenzione ad alcuni visitatori abituali delle opere che gli artisti affidano consapevoli al tempo e ai suoi mutamenti. Questo è il primo essere incontrato, stava poggiato su di una corda all'interno del locale espositivo,  non è finto, è reale, volava tra le pareti, si posava sui quadri, si fondeva con loro.



Questa che segue è un'opera di Antonella Spanu,  ho già parlato dell'artista qui


Invece questa è un'opera di Monica Solinas (anche qui), una gabbia per piccoli uccelli appesa a una delle ramificazioni principali di un albero, grossi nodi a sostenere una struttura che appare leggerissima e ondeggia al minimo alito di vento. Ad essere ingabbiati però non sono pappagalli o canarini, bensì due immagini dello stesso volto femminile ritratto ad occhi chiusi, forse dormiente, forse in ascolto. Cambia il colore dello sfondo. Uno è bianco, l'altro nero, con il cambio dei colori sembra cambiare l'espressione, una appare di serenità, l'altra di tristezza.






Ed ecco la terra di cui parlo, queste sono le radici di un albero di fico con moltissimi frutti non ancora maturi. Ricopre quasi interamente una roccia che emerge dal suolo.


Ospiti del padrone di casa, Bruno Petretto, ne ho parlato anch'io, qui







Ne approfitto per ricordare che, oggi alle 19.30 si inaugura alla Galleria Bonaire Contemporanea la quinta mostra della  rassegna


2 commenti:

  1. Belle opere e bellissime immagini come sempre
    Bruno Petretto ama i paperi! Gli voglio bene.

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    1. Grazie J D, a vederli da vicino sono un prodigio, non so se proprio di bellezza, ma certamente sono un prodigio di forme :-)

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