sabato 30 luglio 2016

Amare

Capitolo 93 (prima)
Ma l’amore, quella parola… Moralista Horacio, timoroso delle passioni senza una ragione … sconcertato e diffidente nella città dove l’amore viene chiamato con i nomi di tutte le strade, di tutte le case, di tutti i piani, di tutte le stanze, di tutti i letti, di tutti i sogni, di tutti gli oblii e i ricordi. Amore mio, non ti amo né per te né per me, nemmeno per tutti e due insieme, non ti amo perché il sangue mi sprona ad amarti, ti amo perché non sei mia, perché stai dall’altra parte, là, dove mi inviti a saltare e io non posso, perché nel più profondo del possesso non sei in me, non ti raggiungo, non passo dal tuo corpo, dal tuo riso, ci sono ore in cui mi tormenta che mi ami (quanto ti piace usare il verbo amare, con quanta vistosità lo lasci scivolare sui piatti e le lenzuola e le corriere), mi tormenta il tuo amore che non mi funge da ponte perché un ponte non si sostiene mai da un lato solo, mai Wright o Le Corbusier avrebbero potuto concepire un ponte sostenuto da un solo lato, e non mi guardare con quei occhi da passerotto, per te l’operazione dell’amore e così semplice, guarirai prima di me, per quanto tu mi ami come non ti amo io. Certo che guarirai, perché vivi nella salute, dopo di me ci sarà un altro qualsiasi, quello si cambia come si cambiano le mutande. Così triste sentire il cinico Horacio che vuole un amore passaporto, un amore passamontagna, un amore chiave, un amore arma, un amore che dia i suoi mille occhi ad Argo, l’ubiquità, il silenzio dal quale la musica è possibile, la radice dalla quale si potrebbe cominciare a intessere una lingua. Ed è tonto perché tutto questo dorme un po’ in te, non si dovrebbe fare altro che immergerti in un bicchiere d’acqua come un fiore giapponese, che poco a poco comincerebbero a germogliare i petali colorati, fiorirebbe la bellezza. Datrice di infinito, io non ti so prendere, scusami. Mi stai porgendo una mela e io ho lascito i denti sul tavolino da notte. Stop, va bene così. Posso anche essere rozzo, guarda un po’. Ma guarda bene, perché nulla è gratuito. (…)
Julio Cortàzar
(Trad. di M. Fernandez)

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