giovedì 7 luglio 2016

L'ultimo giorno dell'anno

L’ultimo giorno dell’anno
non è l’ultimo giorno del tempo.
Altri giorni verranno
altre cosce e altri ventri t'infonderanno il calore della vita.
Bacerai bocche, strapperai lettere,
farai viaggi e tanti festeggiamenti
di compleanni, laurea, promozioni, gloria, una morte dolce con sinfonie e cori,
tanto sarà colmo il tempo che non sentirai il clamore,
gli irreparabili ululati
del lupo, nella solitudine.

L’ultimo giorno del tempo
non è l’ultimo giorno di tutto.
Avanza sempre una frangia di vita
in cui si siedono due uomini.
Un uomo e il suo contrario,
una donna e il suo piede,
un corpo e la sua memoria,
un occhio e la sua luce,
una voce e la sua eco,
e chissà anche Dio…

Accetta con semplicità questo dono del caso.
Ti sei meritato un altro anno di vita.
Vorresti vivere per sempre e consumare dei secoli anche la feccia.
Tuo padre è andato, come lo ha fatto il nonno.
Anche in te molto si è estinto, il resto sbircia la morte,
ma sei vivo. Sei ancora vivo,
e col bicchiere in mano
attendi il far del giorno.

L'espediente del bere.
L'espediente della danza e dello strillo,
l'espediente della palla colorata,
l'espediente di Kant e della poesia,
tutti insieme… e nessuno serve.

É tutto pulito, in ordine.
Il corpo esausto si rinnova nella schiuma.
Tutti i sensi in preallarme funzionano.
La bocca mastica la vita.
La bocca s’ingozza di vita.
La vita scorre dalla bocca,
imbratta le mani, la strada.
La vita è grassa, oleosa, mortale, surrettizia.


Carlos Drummond de Andrade
Itabira, Brasile, 1902 – 1987

(trad. di M.Fernàndez.)


Edward Hopper

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