domenica 29 maggio 2016

Vive la France





Ho appreso la notizia di queste due immagini che pare stiano circolando parecchio su internet da qui

Volevo semplicemente dire che, a parte l'eventuale inganno se trattasi di fotomontaggio e l'errore ortografico, la seconda immagine esprime un pensiero condivisibile in quanto assolutamente reale, riguardo alla fine dell'Italia, e in più preso direttamente dall'esperienza italiana sul linguaggio dei nostri politici di pochi mesi fa. Vi ricordate quando dicevano noi non faremo la fine della Grecia? Che poi la Francia non abbia nessuna intenzione di fare la fine dell'Italia non solo è più che credibile è anche, con un po' di generosità, auspicabile. Su un TG, ieri, hanno fatto passare, chissà come mai, un'intervista semplice e brevissima ad un operaio di una raffineria di petrolio in sciopero :
- Ho sognato di lavorare in questo stabilimento da quando a lavorarci era mio padre. Ne sono orgoglioso e felice. Sono padre di una bambina di cinque anni, ho un buonissimo stipendio. Sciopero  contro questa legge sul lavoro e sciopero anche per i lavoratori interinali che facendo il mio stesso lavoro, guadagnano la metà di quanto guadagno io. -

2 commenti:

  1. Ieri facevo questa banale considerazione. Il lavoro era un diritto, oggi pare sia una fortuna e coloro che hanno questa fortuna vivono degli estremi, alcuni "spremuti" e ricattati, altri fancazzisti (dizionario Hoepli: Chi non ha voglia di fare nulla) fino alla nausea.
    Chi vorrebbe fare la nostra fine? A parte noi intendo, che ne andiamo fieri.

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    1. E' vero sai? il lavoro, il modo di viverlo, porta con sé moltissimo della personalità di ognuno. Quanto ha detto l'operaio francese sui suoi sentimenti riguardo al lavoro, sulla sua consapevolezza dei diritti collettivi, qui da noi, sarà che ho un cattivo udito, io non l'ho sentito dire da nessuno, certo non negli ultimi anni.

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