mercoledì 13 aprile 2016

Autoritratti

Che se ne sia coscienti oppure no, la prima immagine del mondo quando al mattino ci si risveglia, siamo noi stessi … o meglio, il nostro corpo. Più passa il tempo e più il corpo ci chiama. Quando si è giovani e sani è più facile ignorarlo, non dico accettarlo, che è diverso, dico proprio ignorarlo. Non lo si deve curare, prestare più di tanta attenzione; se, addirittura, si è cresciuti qualche generazione fa e l'aspetto esteriore non era tutto e le maschere non così tanto evidenti e imposte come oggi, a volte lo si dimenticava, se ne dimenticavano difetti e imperfezioni, lo si mostrava non tanto per sedurre o mostrarsi all'altezza delle aspettative, quanto per raggiungere una meravigliosa sensazione di libertà.

Il corpo e il volto, il nome di battesimo, la nostra casa, i genitori, i (nostri) libri letti, le poesie imparate a memoria, qualche oggetto che resiste agli anni, che ormai, quasi, non significa più nulla se non il fatto che si trova ancora lì, in quel cassetto, con lo stesso odore di allora, la stessa consistenza, il calore che proviene da un punto sconosciuto e indicibile, incomprensibile, eppure lo si può toccare, esiste come ancora i nostri occhi che lo guardano e le nostre dita che lo stringono, sono tutte cose che definiscono la nostra identità, il nostro essere. Eppure tutto questo non toglie l'immagine e la consapevolezza della inevitabile fine … di tutto, anzi, forse essere coscienti di tutto questo, amplifica la sensazione di futuro vuoto, di non narrabile nulla. Andiamo alla ricerca di vecchie foto, di antiche espressioni del nostro sguardo, della dolcezza che abbiamo provato e della tenerezza che siamo stati in grado di donare, tutto ritorna a noi, i testimoni di allora, a volte, si estinguono come il respiro di chi muore. Rimaniamo gli unici a testimoniare a noi stessi la nostra vita.

Forse è anche per questo che non esiste artista che non abbia provato a rendere se stesso attraverso un autoritratto.


Nan Goldin
Autoportrait aux yeux tournés en dedans, 1989


Alice Neel
Autoportrait, 1980



Tamara de Lempicka
Autoportrait, 1939


Esther Ferrer
Autoportraits dans le temps 81/89



Francis Bacon
Étude pour un autoportrait, 1980



Paul Klee
Auto-absorption, autoportrait d'un expressionniste, 1919


Marcel Duchamp
Autoportrait signature, 1964


Tutte le foto pubblicate sono state tratte da internet e riguardano la mostra intitolata Moi!, tenutasi al Musée du Luxembourg di Parigi dal 31 marzo al 25 luglio del 2004. Ne sono venuta a conoscenza tramite il catalogo della mostra stessa, pubblicato da Skira.

4 commenti:

  1. Impressionante.
    Non c'è una sola parola di ciò che hai scritto in cui non mi riconosco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che bello! Grazie J D, mi permetto un abbraccio :-)

      Elimina
  2. Più che chiamare, il corpo s'impone e le grida arrivano dall'esterno. Pare sia tutto un fatto fisico, carnale, un'esposizione. A differenza del ritratto dove l'artista trasfigura per fissare emozioni, nella realtà guai ad allontanarsi dal canone fissato.
    Leggendoti mi rimetto in pace col mondo e lascio andare lo sfogo, che appartiene a un'altra storia. :**

    RispondiElimina
  3. E' vero quello che dici, Santa... eppure ad una certa immagine di sé ci si affeziona, in fondo la si ama proprio, anche se magari in ritardo, quando essa inizia a sbiadire, che venisse dall'esterno o no, si soffre un poco. Ti abbraccio :-)*

    RispondiElimina