mercoledì 10 febbraio 2016

"Avevo fatto una pace separata"

"Con gli abiti borghesi mi sentii in maschera. Da troppo tempo ero in uniforme e avevo perso la sensazione della presa dei vestiti. Mi sentivo cadere i calzoni. Avevo comprato a Milano un biglietto per Stresa. Avevo comprato anche un cappello nuovo. Il cappello di Sim non mi andava bene ma il vestito era bello. Odorava di tabacco e nello scompartimento mentre guardavo dal finestrino il cappello nuovo era molto nuovo e il vestito molto vecchio. Quanto a me ero triste come la campagna lombarda bagnata che si vedeva fuori attraverso il finestrino. Nello scompartimento c'era qualche aviatore che si preoccupava molto di me. Evitavano di guardarmi e mostravano molto disprezzo per uno in borghese alla mia età. Non mi sentii insultato. In passato li avrei insultati e incominciato una lite. Scesero a Gallarate e fui lieto di restar solo. Avevo il giornale ma non lo leggevo perché non volevo leggere cose sulla guerra. Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata. Mi sentivo maledettamente solo e fui lieto quando il treno arrivò a Stresa. [...] Presi una buona stanza. Era molto grande e chiara e guardava sul lago. Le nuvole erano scese sul lago ma doveva essere bello col sole. Aspettavo mia moglie, dissi. C'era un grande letto doppio, un letto matrimoniale con una coperta di satin. L'albergo era molto lussuoso. Attraversai i lunghi corridoi, le larghe scale, i saloni fino al bar. Conoscevo il barman ma sedetti su uno sgabello e mangiai mandorle e patatine fritte. Il Martini era fresco e pulito.
- Cosa fa qui in borghese? - chiese il barman dopo avermi mescolato un secondo Martini.
- Sono in licenza. Licenza di convalescenza. -
- Qui non c'è nessuno, non so perché tengano l'albergo aperto. -
- Sei stato a pescare? -
- Ho preso qualche bel pesce. Andando in giro in questa stagione si prende qualche bel pesce. -
- Hai ricevuto il tabacco che ti ho mandato? -
- Sì. E lei ha ricevuto la mia cartolina? -
Mi misi a ridere. Non ero riuscito a procurarmi il tabacco. Voleva tabacco da pipa americano, ma i miei parenti avevano smesso di spedirne oppure l'avevano fermato. Comunque non arrivò mai.
- Me ne procurerò un po' da qualche parte - dissi.
- Dimmi , hai visto due ragazze inglesi in città? Sono arrivate l'altro ieri. -
- Non sono in albergo. -
- Sono infermiere. -
- Ho visto due infermiere. Aspetti un momento, le saprò dire dove sono. -
- Una è mia moglie - dissi. - Sono venuto qui per incontrarla. -
- L'altra è la mia. -
- Non scherzo. -
- Scusi il mio scherzo stupido - disse. - Non avevo capito. - Se ne andò e rimase via un bel pezzo. Mangiai olive, mandorle salate e chips e mi guardai vestito in borghese nello specchio dietro il bar.  Il barman ritornò. - Sono nell'alberghetto vicino alla stazione - disse.
- Non ci sono sandwiches? -
- Ne faccio preparare qualcuno. Capisce, non c'è niente qui, non c'è nessuno. -
- Non c'è proprio nessuno? -
- Sì, ci sono due o tre persone. -
Arrivarono i sandwiches, ne mangiai tre e bevvi un altro paio di Martini. Non avevo mai assaggiato niente di così fresco e pulito. Mi fecero sentire una persona civile. Mi era toccato troppo vino rosso, pane, formaggio, caffè cattivo e grappa. Bevvi su uno sgabello alto davanti al bel mogano, gli ottoni e gli specchi e non pensai a niente. Il barman mi fece qualche domanda.

- Non parlarmi di guerra - dissi. La guerra era molto lontana. Forse non c'era nessuna guerra. Non c'era guerra qui. Allora capii che per me era finita. Ma non avevo la sensazione che fosse proprio finita. Avevo la sensazione di un ragazzo  che pensa a ciò che sta succedendo in un certo momento nella scuola che ha marinata." (pag. 500-501)

da: Addio alle armi
Ernest Hemingway
I Meridiani
Mondadori, 1992
a cura di Fernanda Pivano

Questo è quello che la letteratura è, una realtà più reale della Storia. Una realtà vista dal di dentro, dal punto nel quale le cose avvengono nell'animo dell'uomo, dal punto nel quale l'uomo sceglie, spinto dalla paura, forse, anche di se stesso, o forse, meglio, dal disgusto di quanto sino ad un certo momento lo spinge ad agire. Il personaggio del romanzo di Hemingway diserta dall'esercito italiano in piena disfatta, durante la ritirata dopo Caporetto. Cos'altro può fare? Percepisce che una via d'uscita non c'è, e lo capisce proprio durante la marcia della ritirata che ne rappresenta la mancanza. Arriva a sparare ad un uomo in fuga; muore uno dei suoi chauffeurs, Ajmo, colpito, molto probabilmente da fuoco italiano, sono quelli i momenti nei quali inizia a non sentirsi più in accordo con se stesso. Si sente lontano da sé così come dagli  uomini che stanno lì, al fronte, ancora insieme a lui, a combattere per la stessa Nazione e l'idea che di essa è stata loro insegnata. Tutto si ribalta, alla fine, dimostrando come,  le basi sulle quali è stata costruita l'intera guerra fossero totalmente false, e vane le distinzioni precedentemente attuate tra amico e nemico. Come ogniqualvolta che si perde, battaglia o guerra che sia,  la necessità diventa trovare i capri espiatori, addossare a qualcuno o qualcosa di concreto la colpa della sconfitta, per allontanare da sé qualsiasi sospetto di responsabilità o di mancata comprensione. Tutto questo il tenente Henry non riesce più né a capirlo né tantomeno ad accettarlo, così va via, fugge senza sapere di essere in fuga, seguendo l'unico desiderio e l'unico lato positivo della sua vita al fronte, il suo amore inglese, Catherine.

Ed ecco come il tenente Henry, americano dell'esercito italiano, pensa a lei, con le parole di Hemingway:
"Potevamo sentirci soli mentre eravamo insieme, soli contro gli altri. Mi è capitato così soltanto una volta. Sono stato solo mentre ero con molte ragazze e questo è il modo in cui si può essere più soli. Ma noi non eravamo  mai soli e non avevamo mai paura quando eravamo insieme. So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata. Ma con Catherine non c'era quasi differenza  nella notte tranne che era anche meglio. Se la gente porta tanto coraggio in questo mondo, il mondo deve ucciderla per spezzarla, così naturalmente la uccide. Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi." (pag. 505)






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