venerdì 26 febbraio 2016

Fuoco

L'avete sentito? Non dico chi è, indovinate. Non merita lo sforzo, un bambinone cresciuto male o bene, a seconda dei punti di vista, a mio parere il su babbo non lo ammira neppure adesso, sapete come sono i genitori, alcuni più di altri; quando il proprio figlio ha successo si sentono un poco sminuiti, seppure ne approfittano per sfruttare la situazione (poniamo che quello di cui parlo sia un personaggio pubblico che più pubblico non si può). Così il puppone continua a fare di tutto per sentirsi amato oltre che da quel padre egocentrico da tutti coloro che ne rappresentano la figura: il potere, comunque, o i poteri, mica coloro che non contano nulla. E' lì per interpretare il ruolo del giovane uomo di successo, forse quello che, pensava nell'infanzia, dovesse essere il su babbo

"Il fuoco è tornato a bruciare sul nostro palco!" 

ha detto al congresso del suo partito!

L'ha detto pochi giorni fa, l'ha detto come sempre senza nessuna vergogna, ha detto - Ciao - a coloro che non la pensano come lui, ha detto un mare di p............... , da sempre, eppure, a mio parere, cresce in intensità col tempo. Se le battute di un'anziano, (su babbo pure lui) lasciavano di stucco per la volgarità e il machismo per niente nascosto che ci stava dietro, le battute di questo puppone producono lo stesso effetto per l'enormità delle metafore applicate ad una situazione dove tutte le peggiori politiche della precedente destra di governo si stanno applicando senza nessuna opposizione.
Pare di assistere ad un 1984 rovesciato perché se nel romanzo di Orwell si tendeva a limitare l'uso delle parole, concentrandosi solamente su quelle con immediato riscontro pratico, dotate di un referente tangibile, nel tentativo di bloccare la capacità speculativa della mente umana, nel linguaggio del puppone, tutte le parole appartenenti alla tradizione letteraria, le metafore, le parole d'ordine sacre a tradizioni politiche storiche, sono usate in continuazione togliendo loro spessore e significato, strumentalizzandole a immediati e sempre meschini fini di propaganda. 

Il fuoco sul palco del PD pupponiano

giovedì 18 febbraio 2016

Cuba

… di cosa altro volete che parli!? Cuba (se volete: il viaggio a) è stata la cosa più bella che mi sia capitata da diversi anni a questa parte, a me, non abituata a viaggiare, neppure destinata, se volete, ché la classe sociale di appartenenza non era esattamente di quelle che potevano utilizzare il viaggio né come vacanza, né tanto meno come conoscenza. Gli appartenenti alla mia classe sociale hanno utilizzato il lavoro come emancipazione e come esperienza di vita. Mio padre, non diversamente da me, viveva la responsabilità dell'attività che gli forniva il necessario per vivere come parte della propria vita. Con orgoglio per la consapevolezza di essere abile e con ansia per la sempre possibile mancanza di riconoscimenti e apprezzamenti.
Il mio viaggio a Cuba non era né previsto, né tantomeno programmato, per questo è stato come un'esperienza mistica, per questo fatico ad allontanarmene. I viaggiatori veri, sorrideranno, o forse rideranno proprio della mia ingenuità e della mia inadeguatezza al mondo veloce ed efficiente che è obbligo vivere oggi.
Invece io ancora segno, anche qui, alcuni momenti, questo, ad esempio:
certo che si aspettavano che gli si desse qualcosa, ci sarebbe mancato altro!, inscenavano una tale coreografia, con i mezzi a disposizione, gratis? ma nemmeno per idea… e per giustizia, era uno spettacolo, conseguente il loro onorario. Quando mi sono avvicinata persino il gatto si è alzato offrendosi alla carezza


Questa l'avevo già mostrata?
La prima mattina, aprendo le tende della stanza d'albergo a La Havana, ho assistito all'alba, sì, insomma, al sorgere del sole, dal limite dell'orizzonte lontano, più raramente che del tramonto, di qualsiasi tramonto, sono stata spettatrice dell'alba a L'Havana; così il giorno dopo, se il primo mattino era avvenuto per caso, il secondo giorno doveva iniziare con il sorgere del sole atteso e in seguito ad un risveglio programmato. Ok. Mi sveglio ai primi bagliori, mi vesto, scendo e dò per scontato che l'alba vista il mattino precedente dovesse essere stata sul mare, così mi avvicino alla spiaggia accanto all'albergo e attendo, il cielo diventa sempre più chiaro ma del sole, con il suo disco rotondo e infuocato neppure l'ombra. Che male ci son rimasta!! Ho impiegato alcuni minuti per capire che il sole venire fuori dal mare in quel punto di Cuba lo avevo solamente sognato. Avevo visto sì l'alba, sulla terraferma però, mica sul mare. Ok, ho imparato qualcosa, un poco in ritardo, così ho fotografato i raggi del sole sorgente riflettersi sulle nuvole sopra l'edificio che mi ospitava




bibliomatilda's pics
e ancora non ho finito…


sabato 13 febbraio 2016

Cienfuegos, il 31 dicembre 2015, h. 18 (locale)

A  Cuba erano le 18, in Italia mezzanotte, e con la mezzanotte, che dura un minuto o forse, ad essere più precisi, un secondo, prima che il nuovo giorno abbia inizio, io, il 31 dicembre, alla mezzanotte italiana, ero ancora nel 2015 mentre a casa mia, in Via G., a S., era già l'anno nuovo. A Cienfuegos, alle 6 p.m ho partecipato ad un brindisi quasi tutto italiano, ma non tutto, a base di Mojito, buonissimo, che non tutti i Mojito che ho assaggiato lo erano, questo di Cienfuegos era superbo. Ci abbiamo scambiato gli auguri di buon anno da buoni compagni di viaggio. Dopo, che si sa come vanno queste cose… alla fine, con gli occhi un poco lucidi per l'emozione, la stanchezza, l'alcool, l'anno che se ne va ma che a noi regala ancora qualche ora, la caducità e la stranezza delle cose umane, il non sapere bene che dire, il mare che è lì, dietro due isolati ma che da dove siamo noi, a bere e ad asciugarci gli occhi, non si vede, alla fine approfitto della confusione e faccio un salto dietro quei due isolati, lungo una strada sterrata, larga, fiancheggiata da un unico blocco di palazzine per isolato, non tanto alte, squadrate, alla francese, credo, sì, nel senso che a  me Cienfuegos, anche se non ci sono mai stata, ha ricordato New Orleans, da quello che si vede nei film, nei documentari, nei servizi giornalistici televisivi dei post - uragani. Nella via che fiancheggiava il mare, separata però da questo da un altro edificio con una parete cieca  a delimitare la strada, ho pensato, annusando l'aria salmastra, ad un mattatoio, il motivo non so ben spiegarlo, per il tipo di aperture negli edifici, per la loro altezza per la sporcizia che scorreva o che giaceva nei canali tra le mura e lo sterrato, per l'odore forte che a volte si sentiva riempire l'aria salata del mare vicino. Ho continuato e ho trovato il molo, finalmente, con coppie di innamorati (!). Eccoli qui:



 e ombre veloci sulla costa dei Caraibi, che bello, che pace


c'è persino la bici


e diventa sempre più buio, che faccio, me ne vado?


no, ritorno un attimo per l'ultima foto, alla bici


alle coppie e ai bambini che giocano, alle lampade che si accendono.
All'anno che se ne va


each photo is mine

mercoledì 10 febbraio 2016

"Avevo fatto una pace separata"

"Con gli abiti borghesi mi sentii in maschera. Da troppo tempo ero in uniforme e avevo perso la sensazione della presa dei vestiti. Mi sentivo cadere i calzoni. Avevo comprato a Milano un biglietto per Stresa. Avevo comprato anche un cappello nuovo. Il cappello di Sim non mi andava bene ma il vestito era bello. Odorava di tabacco e nello scompartimento mentre guardavo dal finestrino il cappello nuovo era molto nuovo e il vestito molto vecchio. Quanto a me ero triste come la campagna lombarda bagnata che si vedeva fuori attraverso il finestrino. Nello scompartimento c'era qualche aviatore che si preoccupava molto di me. Evitavano di guardarmi e mostravano molto disprezzo per uno in borghese alla mia età. Non mi sentii insultato. In passato li avrei insultati e incominciato una lite. Scesero a Gallarate e fui lieto di restar solo. Avevo il giornale ma non lo leggevo perché non volevo leggere cose sulla guerra. Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata. Mi sentivo maledettamente solo e fui lieto quando il treno arrivò a Stresa. [...] Presi una buona stanza. Era molto grande e chiara e guardava sul lago. Le nuvole erano scese sul lago ma doveva essere bello col sole. Aspettavo mia moglie, dissi. C'era un grande letto doppio, un letto matrimoniale con una coperta di satin. L'albergo era molto lussuoso. Attraversai i lunghi corridoi, le larghe scale, i saloni fino al bar. Conoscevo il barman ma sedetti su uno sgabello e mangiai mandorle e patatine fritte. Il Martini era fresco e pulito.
- Cosa fa qui in borghese? - chiese il barman dopo avermi mescolato un secondo Martini.
- Sono in licenza. Licenza di convalescenza. -
- Qui non c'è nessuno, non so perché tengano l'albergo aperto. -
- Sei stato a pescare? -
- Ho preso qualche bel pesce. Andando in giro in questa stagione si prende qualche bel pesce. -
- Hai ricevuto il tabacco che ti ho mandato? -
- Sì. E lei ha ricevuto la mia cartolina? -
Mi misi a ridere. Non ero riuscito a procurarmi il tabacco. Voleva tabacco da pipa americano, ma i miei parenti avevano smesso di spedirne oppure l'avevano fermato. Comunque non arrivò mai.
- Me ne procurerò un po' da qualche parte - dissi.
- Dimmi , hai visto due ragazze inglesi in città? Sono arrivate l'altro ieri. -
- Non sono in albergo. -
- Sono infermiere. -
- Ho visto due infermiere. Aspetti un momento, le saprò dire dove sono. -
- Una è mia moglie - dissi. - Sono venuto qui per incontrarla. -
- L'altra è la mia. -
- Non scherzo. -
- Scusi il mio scherzo stupido - disse. - Non avevo capito. - Se ne andò e rimase via un bel pezzo. Mangiai olive, mandorle salate e chips e mi guardai vestito in borghese nello specchio dietro il bar.  Il barman ritornò. - Sono nell'alberghetto vicino alla stazione - disse.
- Non ci sono sandwiches? -
- Ne faccio preparare qualcuno. Capisce, non c'è niente qui, non c'è nessuno. -
- Non c'è proprio nessuno? -
- Sì, ci sono due o tre persone. -
Arrivarono i sandwiches, ne mangiai tre e bevvi un altro paio di Martini. Non avevo mai assaggiato niente di così fresco e pulito. Mi fecero sentire una persona civile. Mi era toccato troppo vino rosso, pane, formaggio, caffè cattivo e grappa. Bevvi su uno sgabello alto davanti al bel mogano, gli ottoni e gli specchi e non pensai a niente. Il barman mi fece qualche domanda.

- Non parlarmi di guerra - dissi. La guerra era molto lontana. Forse non c'era nessuna guerra. Non c'era guerra qui. Allora capii che per me era finita. Ma non avevo la sensazione che fosse proprio finita. Avevo la sensazione di un ragazzo  che pensa a ciò che sta succedendo in un certo momento nella scuola che ha marinata." (pag. 500-501)

da: Addio alle armi
Ernest Hemingway
I Meridiani
Mondadori, 1992
a cura di Fernanda Pivano

Questo è quello che la letteratura è, una realtà più reale della Storia. Una realtà vista dal di dentro, dal punto nel quale le cose avvengono nell'animo dell'uomo, dal punto nel quale l'uomo sceglie, spinto dalla paura, forse, anche di se stesso, o forse, meglio, dal disgusto di quanto sino ad un certo momento lo spinge ad agire. Il personaggio del romanzo di Hemingway diserta dall'esercito italiano in piena disfatta, durante la ritirata dopo Caporetto. Cos'altro può fare? Percepisce che una via d'uscita non c'è, e lo capisce proprio durante la marcia della ritirata che ne rappresenta la mancanza. Arriva a sparare ad un uomo in fuga; muore uno dei suoi chauffeurs, Ajmo, colpito, molto probabilmente da fuoco italiano, sono quelli i momenti nei quali inizia a non sentirsi più in accordo con se stesso. Si sente lontano da sé così come dagli  uomini che stanno lì, al fronte, ancora insieme a lui, a combattere per la stessa Nazione e l'idea che di essa è stata loro insegnata. Tutto si ribalta, alla fine, dimostrando come,  le basi sulle quali è stata costruita l'intera guerra fossero totalmente false, e vane le distinzioni precedentemente attuate tra amico e nemico. Come ogniqualvolta che si perde, battaglia o guerra che sia,  la necessità diventa trovare i capri espiatori, addossare a qualcuno o qualcosa di concreto la colpa della sconfitta, per allontanare da sé qualsiasi sospetto di responsabilità o di mancata comprensione. Tutto questo il tenente Henry non riesce più né a capirlo né tantomeno ad accettarlo, così va via, fugge senza sapere di essere in fuga, seguendo l'unico desiderio e l'unico lato positivo della sua vita al fronte, il suo amore inglese, Catherine.

Ed ecco come il tenente Henry, americano dell'esercito italiano, pensa a lei, con le parole di Hemingway:
"Potevamo sentirci soli mentre eravamo insieme, soli contro gli altri. Mi è capitato così soltanto una volta. Sono stato solo mentre ero con molte ragazze e questo è il modo in cui si può essere più soli. Ma noi non eravamo  mai soli e non avevamo mai paura quando eravamo insieme. So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata. Ma con Catherine non c'era quasi differenza  nella notte tranne che era anche meglio. Se la gente porta tanto coraggio in questo mondo, il mondo deve ucciderla per spezzarla, così naturalmente la uccide. Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi." (pag. 505)






domenica 7 febbraio 2016

Ernest Hemingway a Cuba

1939:
" In febbraio va a Cuba per un mese e il 1 marzo comincia For whom the Bell Tolls. È alloggiato all'albergo Ambos Mundos (esiste ancora, io purtroppo non l'ho visto). Alla metà di marzo ritorna a Key West; gli propongono la riduzione cinematografica di The Short Happy Life of Francis Macomber, Il 10 aprile ritorna a l'Avana e lo raggiunge Martha Gellhorn che lo convince ad affittare la tenuta in rovina Finca Vigia nel villaggio di San Francisco de Paula a una ventina di chilometri dall'Avana; ma Hemingway continua ad usare come indirizzo l'albergo Ambos Mundos. Va nell'Idaho, a Sun Valley, con Martha: Sun Valley è un villaggio vicino all'antica città mineraria Ketchum dove Hemingway si stabilirà quando lascerà Cuba. Si ferma a cacciare foggiani e anitre. Nel dicembre annuncia alla madre la sua separazione da Pauline e comincia a dare come suo indirizzo la Finca Vigia."

1940:
"Continua a scrivere For Whom the Bells Tolls; Martha lo raggiunge. Martha diventa insofferente alla irritabilità di Hemingway, completamente assorto nel libro che sta scrivendo. In luglio porta il manoscritto a New York; la prima edizione è di 100.000 copie e il Book of the Month Club lo sceglie per ottobre. Va a Sun Valley a correggere le bozze. Per la terza volta parla di suicidio. Va a trovarlo Gary Cooper con la moglie Rocky. In ottobre ha un'offerta per la riduzione cinematografica di For Whom the Bells Tolls: suo agente diventa Donald Friede. Va a trovarlo Dorothy Parker col marito. Il 4 novembre gli annunciano che, dopo 13 anni di matrimonio, il divorzio da Pauline è compiuto; sposa Martha con matrimonio civile dopo quattro anni di convivenza. Martha viene mandata in Cina come inviata della rivista «Collier's» e Hemingway l'accompagna come viaggio di nozze; come regalo di nozze le compera la Finca Vigia per 12.500 dollari col primo denaro guadagnato con For Whom the Bells Tolls. Il 21 dicembre ha luogo il funerale di Scott Fitzgerald ma Hemingway non è presente. "

1941:
"…riceve la notizia della morte di Sherwood Anderson e di Virginia Woolf. Alla fine di maggio arriva a San Francisco.  … Comincia ad avere grossi problemi con le tasse; cerca di ridurle restando sei mesi a Cuba, cioè risultando come «non residente». In settembre ritorna a Sun Valley. Ritornano a trovarlo Gary e Rocky Cooper e Robert Taylor con Barbara Stanwyck. For Whom the Bells Tolls vende mezzo milione di copie. Il 7 dicembre, mentre conduce Martha  in vacanza  a San Antonio, gli giunge la notizia del disastro di Pearl Harbour."

1942:
"Le tasse gli divorano la maggior parte dei guadagni. In marzo lo invitano a raccogliere un'antologia di scritti di guerra. Va in vacanza a Città del Messico ospite del giovane miliardario americano Nathan Davis che lo convince ad intraprendere un'organizzazione di controspionaggio all'Avana per opporre l'infiltrazione di Cuba da parte della Quinta Colonna Nazista, pericolosa soprattutto perché alcuni sottomarini tedeschi  navigano nel Mar dei Caraibi.  Hemingway ottiene l'approvazione di Ellis Briggs e di Bob Joyce dell'Ambasciata Americana che lo mettono in contatto con il nuovo ambasciatore Spruille Braden: in maggio presenta il suo piano, Braden lo discute col Primo Ministro cubano e Hemingway viene autorizzato a realizzarlo. Il nome in codice della sua organizzazione è Crime Shop, ma Hemingway presto la chiama Crook Factory. Pochi giorni dopo aver ottenuto l'approvazione dell'ambasciatore, va a proporgli di attrezzare la Pilar come nave civetta camuffata da centro di ricerche scientifiche per il Museo Americano di Storia Naturale. Arruola un equipaggio di otto uomini e sceglie come nome di codice Friendless, dal nome di uno dei suoi gatti. Tra gli uomini arruolati figura Gregorio Fuentes, suo compagno di navigazione e cuoco della Pilar. Martha è profondamente contraria all'operazione e accetta un incarico della rivista «Collier's» come inviata nel Mar dei Caraibi. Hemingway vive la sua grande avventura che gli ispirerà Islands in the Stream. Smette di radersi perché ha la pelle rovinata dal sole e gli cresce una gran barba. Nell'agosto finisce l'introduzione all'antologia Men at War, che esce in ottobre con prefazione di Sinclair Lewis. Martha ritorna alla Finca ma è insofferente all'esuberanza di Hemingway. Sedici agenti del FBI vengono all'Avana ad indagare sui metodi della Crook Factory e la fanno sospendere. Martha insiste perché vada in Europa. Beve troppo e si diverte a farsi chiamare Papa e ad assumere un ruolo paterno con tutti.  Il 10 luglio a New York proiettano la prima di For Whom the Bells Tolls.



Il 25 ottobre Martha parte per Londra come corrispondente di guerra per la rivista «Collier's». A Natale riceve la visita di Patrick e Gregory; John/Bumby/ Jack è oltremare al comando di un plotone di polizia militare negra. La vendita di For Whom the Bells Tolls raggiunge  solo in America le 785.000 copie. In tutto l'anno non ha scritto niente."

1944:
"Decide di seguire Martha in Europa. Va a New York. Il 17 maggio va a Londra. Poco dopo incontra Mary Welsh, inviata di «Time» e «Life»: gliela presenta Irvin Shaw nel ristorante White Tower a Soho; Hemingway comincia subito a corteggiarla, ardentemente ricambiato. Comincia a perdere i capelli. Fa amicizia col fotografo Robert Capa. … Il 2 giugno … va con altri corrispondenti di guerra a aspettare di salire a bordo di un aereo per l'invasione del D-Day (parteciperà per sette mesi, dal giugno al dicembre, alla guerra in Europa). … Continua il flirt sempre più serio con Mary Welsh; è sempre più risentito con Martha. Passa il mese di ottobre a Parigi. Marlene Dietrich va a vivere al Ritz mentre fa le sue tournées per le truppe e fa da intermediaria con Mary Welsh quando Hemingway troppo ubriaco la esaspera. Il 4 ottobre subisce un'inchiesta a Nancy per aver violato la Convenzione di Ginevra a Rambouillet dove aveva tolto dall'uniforme le mostrine da corrispondente e aveva assunto il comando dei partigiani francesi che lo chiamavano Capitano o Colonnello; viene assolto. … Incontra Martha che il 3 novembre gli aveva chiesto il divorzio. 

1945:
"Il 6 marzo parte per gli Stati Uniti e si ferma una settimana a New York prima di ritornare a Cuba; Mary lo raggiunge il 2 maggio. … Il 21 dicembre si conclude il divorzio con Martha."

1946:
"Il 14 marzo sposa Mary. 

1947:
"… Con una nuova macchina, una Buick, va a Windemere sul lago Walloon dell'infanzia a trovare la sorella Sunny. Mary resta alla Finca Vigia per far costruire una torre di tre piani dove Hemingway possa scrivere senza essere disturbato e lo raggiunge poi a Sun Valley."

1948:
"Nel suo quarantanovesimo compleanno, in luglio, fa una crociera con Mary, i due figli di Pauline e Manolito, il figlio del proprietario di un piccolo caffè a Cojimar, che gli ispirerà il personaggio del ragazzino di The Old Man and the Sea. "

1949:
"…Il 30 aprile parte da Genova per ritornare all'Avana via mare. In giugno interrompe il romanzo per una crociera di pesca. Passa il suo cinquantesimo compleanno sulla Pilar. "

1950: 
" … Dopo qualche giorno trascorso a New York il 7 aprile ritorna alla Finca Vigia dove trova tre lettere di Adriana Ivancich; i rapporti con Mary cominciano a deteriorarsi. Dedica Across the River and into the Trees: «To Mary with Love»: il libro esce in settembre con pessima accoglienza dei critici ma entra nelle liste dei best sellers. Il 28 ottobre arriva in visita Adriana Ivancich con la madre Dora e vengono ospitate nella Casita, la foresteria della Finca Vigia. Il 9 dicembre Mary dà per loro una grande festa. Nelle prime tre settimane di dicembre finisce la parte della trilogia che si riferisce al mare, il cui protagonista autobiografico è Thomas Hudson. Il Premio Nobel assegnato a William Faulkner lo lascia sereno. Comincia a scrivere la storia del vecchio pescatore cubano e del gigantesco pescespada, che diventerà The Old Man and tra Sea e che Carlos Gutierrez gli aveva raccontato nel 1935.

1953:
"Passa il cinquantaquattresimo compleanno nel suo prediletto Museo El Prado. Gli giunge notizia che la guerra di Corea è finita e che Fulgencio Batista lo ha insignito dell'onorificenza dell'Ordine di Carlos Manuel De Cespedes. Continua il giro di Spagna …"

1954: 
L'anno degli incidenti aerei in Africa, uno dopo l'altro che iniziano a distruggere in maniera determinante e, da questo punto in poi, costante il suo fisico. 
"… Hemingway è distrutto: perde liquido cerebrale dalla ferita, ha un collasso dell'intestino, un rene ferito, il fegato compromesso, la spina dorsale incrinata (tutto causato dalla cintura di sicurezza che lo ha stritolato), ha perso la vista e l'udito sul lato sinistro, ha una vertebra fratturata, il braccio e la spalla destra lussati, la gamba sinistra lussata, ustioni di primo grado sulla faccia, le braccia e la testa; la sua vita fisica è compromessa per sempre. […] Il disastro africano lo ha ridotto come un superstite; a Madrid deve chiamare un medico che però può fare poco per lui. Va a Genova per imbarcarsi per l'Avana. Arrivato alla Finca dopo 13 mesi di assenza si abbandona nelle mani del suo medico, José Luis Herrera, che lo sottopone ad una terapia intensiva: ha soltanto 55 anni ma ne dimostra molti di più. … Il 28 ottobre gli telefonano che gli è stato assegnato il Premio Nobel … Regala la medaglia d'oro del Premio alla Vergine di Cobre, la Santa Nazionale cubana, a Santiago di Cuba

[…]

1959:
"Nel gennaio Fulgencio Batista fugge e Fidel Castro si impadronisce dell'Havana: Hemingway se ne rallegra."


Ernest Hemingway muore a Ketchum (Idaho) nel 1961 a 62 anni. 
Dopo il viaggio a Cuba ho ripreso a leggere i suoi romanzi iniziando con Addio alle armi, bellissimo. Ne parlerò, spero, sul blog.

Per ora pubblico le foto scattate nella sua importante dimora a Cuba, nel villaggio di San Francisco de Paula, della quale ha molto parlato Fernanda Pivano, nella cronologia della vita di Hemingway, sulla raccolta degli scritti i Meridiani.












Il quadro al centro della parete, sopra la credenza, non so se sia l'originale o la copia dell'opera di Joan Miró, intitolata La fattoria, del 1921/22. Ernest Hemingway "la acquistò poiché ritrovava in essa le proprie impressioni del paesaggio e della mentalità catalani" (da: Joan Miró, 1893-1983, di Janis Mink, Taschen, 1994









bibliomatilda's pics


Cuba
a la 
Finca Vigia



                                                                immagine tratta da internet,
foto chiaramente scattata alla Finca Vigia, vi si riconosce, oltre ad Hemingway stesso, l'ultima moglie, Mary Welsh.


giovedì 4 febbraio 2016

Plaza de Armas a La Habana

Il mercatino dei libri, molti usati, altri nuovi, tutti con grande Storia


























bibliomatilda's pics 

 La Habana

martedì 2 febbraio 2016

Sui libri e la lettura

"nei piccoli centri e nelle periferie urbane è fondamentale che ci sia una buona biblioteca scolastica o comunale che sostenga il lavoro in classe. Il problema di fondo tuttavia, a mio parere, si trova nell’impostazione culturale dell’insegnamento aldilà di progetti e programmi.
Anche in questo caso una statistica di questo prezioso rapporto aiuta a spiegarmi: tra i ragazzi di 11 e 14 anni che hanno letto almeno un libro il 71,1% ha i genitori che leggono a loro volta. Questo dato, tradotto nel concreto dell’attività didattica, significa che stimolare alle lettura un alunno che viene da una famiglia in cui si legge vuol dire banalmente azzeccare il libro giusto, quando non vi abbia provveduto già il suo ambiente di origine; stimolare un figlio di non lettori significa lavorare sul piano di motivazioni più profonde e introdurre l’idea che la lettura in quanto tale sia un aspetto importante della vita. Si tratta allora di lavorare sul ben vivere, per dirla con Edgar Morin."

da qui