domenica 31 gennaio 2016

Plaza de la Revolución



"Fidel, condottiero grande e abile, ha diretto la Rivoluzione a Cuba, nel momento e nel modo in cui l'ha fatto, facendosi interprete dei profondi sommovimenti politici che stavano preparando il popolo al grande balzo verso le vie della rivoluzione. Esistevano inoltre certe condizioni, che non erano neanche esse specifiche di Cuba, ma di cui difficilmente altri popoli potranno approfittare, giacché l'imperialismo, al contrario di certi gruppi progressisti, sa trarre insegnamento dai propri errori.
Una condizione che potremmo definire un'eccezione è nel fatto che l'imperialismo nordamericano si trovò disorientato e non riuscì mai a valutare esattamente la reale portata della Rivoluzione cubana. C'è qualcosa in ciò che serve a spiegare molte delle apparenti contraddizioni del cosiddetto quarto potere nordamericano.
I monopoli, com'è loro abitudine in questi casi, cominciavano a pensare a un successore di Batista, proprio perché sapevano che a questo dittatore il popolo non ubbidiva e gli stava cercando anche lui un successore, ma per via rivoluzionaria.
Quale astuzia più intelligente e più abile di quella di gettare a mare il dittatorucolo ormai inservibile e mettere al suo posto dei nuovi «ragazzi» in grado, quando ne venisse il momento, di fare gli interessi dell'imperialismo?  Per un po' di tempo l'imperialismo puntò su questa carta del suo mazzo continentale e finì per perdere miserevolmente. Prima della vittoria, sospettavano di noi, ma non ci temevano: puntavano piuttosto su due carte, con tutta l'esperienza che hanno in questo gioco in cui di solito non si perde. Parecchie volte, emissari del Dipartimento di Stato, travestiti da giornalisti, vennero a tastare il polso alla Rivoluzione montanara, ma non ne riuscirono a rilevare il sintomo di pericolo imminente. Quando poi l'imperialismo volle reagire, quando si rese conto che il gruppo di giovincelli inesperti che percorreva in trionfo le strada dell'Avana aveva chiara coscienza del proprio dovere politico ed era ferreamente deciso a compiere fino in fondo tale dovere, ormai era troppo tardi. Fu così che nel gennaio del 1959 spuntò d'improvviso l'alba della prima Rivoluzione sociale di tutta la zona dei Caraibi e la più profonda delle rivoluzioni americane."

Ernesto Che Guevara
Cuba, ¿excepción histórica o vanguardia en la lucha contra el colonialismo?
pubblicato in «Verde Olivo», 9 aprile 1961.

tratto da:

Ernesto Che Guevara
Cuba: eccezione storica o avanguardia nella lotta al colonialismo?
Baldini e Castoldi, 1996





Memorial a José Marti


bibliomatilda's pics

Cuba

9 commenti:

  1. Continuo la mia passeggiata nel colore e ribadisco che oggi contano di più i tuoi scatti...

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    1. Ciao Santa, buona domenica, grazie, passeggia pure con me accanto e se ti venisse voglia di andare a Cuba, dimmelo, sarebbe un viaggio magnifico! :-)

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  2. Così come non bisognava ridurre Guevara a una specie di santino laico stile Robin Hood, il rischio con Fidel è che si finisca per idealizzarlo o per demonizzarlo, scelte entrambe sbagliate.
    Analizzando Fidel è giocoforza analizzare il concetto e la definizione di "dittatore". Per come siamo abituati a pensare lo stato democratico (anche se lui ha sempre sostenuto di rispettare le peculiarità cubane di un'idea e di una forma di "democrazia") potremmo anche ammettere che sì, è stato un bel dittatore, con culto della personalità e tutto il resto.
    Sosteneva Umberto Carpi che ci possono essere dittatori "positivi" nei loro risultati o quantomeno benintenzionati nelle loro azioni. Mi pare che il suo paragone fosse tra i due Napoleoni ma comunque difficilmente mi sentirei di dargli torto pensando per esempio a Robespierre. Solo che i dittatori corrotti e amanti del potere in quanto tale sono molti di più! :D
    Ciò non toglie che Fidel avesse un ego grande quanto l'Avana!
    Comunque per tornare all'argomento "Cuba eccezione storica?", eh, ho proprio paura di sì.

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    1. Quello che mi sembra importante nello scritto di Che Guevara, che riporto nel post, è che aveva idee precise e giuste di quello che ancora non era avvenuto in tutta la sua violenza in tutta l'America Latina, penso al Cile, alla sua Argentina, al Nicaragua. I "nuovi ragazzi" portati dagli Stati Uniti, i governi fantoccio dei quali, non solo in America Latina, si sono serviti. E penso anche a come la politica di quello che lui chiamava "imperialismo" non sia per nulla cambiata e, seppure è davanti agli occhi di tutti coloro che guardano, la resistenza è davvero troppo debole. Su Fidel ... non posso che ammirarlo. Ha salvato il suo popolo dal degrado sociale e morale molto diffuso nei paesi del "ricco" occidente.

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    2. Una salvezza che sembra sempre più minacciata.

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  3. La Storia lo assolverà, lo spero convintamente.

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    1. Lo credo anch'io ... senza imparare nulla, però :-(

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  4. più nel dettaglio, l'argomento principe dei tipi come quelli di casapound (eccetera, fin dal 1920) è la reazione al comunismo come barbarie che minaccia la nostra società, che a me fa invece pensare (essendo parte in causa) che queste persone non amino vedere i figli degli operai che studiano, operai e contadini fare una vita decente, l'assistenza sanitaria per tutti (vedi Obama, povera anima negli Usa anticomunisti). Per loro Che Guevara è solo un terrorista. Ma basterebbe rileggere Orwell, La fattoria degli animali - solo che in questi discorsi di razionale non c'è proprio niente, è come parlare col muro. Anzi, parlare col muro è meglio: quantomeno, il muro non risponde cazzate. (scusa la parolaccia, sto ripensando alle mie esperienze personali, non trovo altre parole per descrivere le risposte che ho avuto)

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    1. ... ma poi, ci pensi? Ora si sta parlando più che in altri momenti storici di Cuba, alleluia!! Sino a poco tempo fa, nei momenti peggiori dell'embargo, era quasi vietato o comunque lo rendevano tale, i mass media, dico, quelli a più larga diffusione. Forse tutto è iniziato a cambiare dalla visita di Papa Wojtyla e l'interessamento della chiesa per i dissidenti, ricordi? Con la riapertura dei rapporti diplomatici con gli USA, poi, ogni Stato si è sentito libero di progettare interventi di tutti i tipi in quel magnifico paese. A iniziare dal turismo e dalla fame dei tour operator. C'è almeno da sperare che si aspetti al momento nel quale i due Castro non ci saranno più. E auguriamo a loro una lunghissima esistenza.

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