domenica 24 gennaio 2016

El Che a Trinidad de Cuba

El Che, a Cuba, è amato e, forse, i cubani che ne espongono con tanta passione e frequenza le immagini, sperano nell'amore del mondo per il Che. Li ha aiutati nella Rivoluzione, li ha aiutati ad essere un paese libero dai legami, tanto comuni a tutti gli altri paesi del mondo, a criteri e parametri imposti da enti quali Fondo Monetario Internazionale o Banca Mondiale. Ernesto Che Guevara ha posto le basi per la politica economica di Cuba del dopo rivoluzione e ha elaborato tanti dei principi sui quali la morale post-rivoluzionaria si è formata nel popolo cubano. Oggi ne vendono l'immagine su ogni supporto possibile eppure non appare un sacrilegio, non appare neppure un'operazione esclusivamente commerciale. Appare più come un tributo d'amore a lui e a se stessi che anche da quelle vendite, a modo loro, continuano a poter vivere con la stessa orgogliosa dignità di sempre.

Queste immagini sono state scattate a Trinidad, a sud ovest della provincia di Sancti Spíritus. Come dice la mia guida, della collana del Lonely Planet, «Trinidad è speciale: un insediamento coloniale perfettamente conservato in cui gli orologi si sono fermati al 1850 e - fatta eccezione per qualche gruppetto di turisti - non sono ancora ripartiti. Costruita grazie alle enormi fortune accumulate con la coltivazione della canna da zucchero nella vicina Valle de los Ingenios all'inizio del XIX secolo, continua tuttora ad esibire la ricchezza del suo periodo di massimo splendore, corrispondente agli anni precedenti la guerra d'indipendenza, nei sontuosi palazzi coloniali adorni di affreschi di scuola italiana, porcellane Wedgwood e lampadari francesi.»

Trinidad è stata dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità nel 1988, e, seppure è vero quanto dichiarato sulla guida a proposito della ricchezza dei suoi palazzi, è anche vero che la ricchezza che si trova a Cuba non ha mai niente a che vedere con il concetto di ricchezza al quale siamo abituati noi.
Viene, secondo me, la ricchezza di questa terra da un qualcosa di interiore, una sorta di profonda anima che lo sguardo onnipresente di Che Guevara comunica silenziosamente ai visitatori, a volte senza che neppure essi riescano a diventarne del tutto consapevoli.













La fondazione di Trinidad, sulla costa meridionale di Cuba, risale al 1514 quando il conquistador Diego Velázquez de Cuéllar le diede il nome di Villa de la Santísima Trinidad. Nel XVII secolo fu covo di pirati e contrabbandieri che gestivano redditizi commerci di schiavi con le terre vicine, Giamaica, allora sotto il dominio inglese, Haiti. La coltivazione della canna da zucchero divenne invece l'attività economica principale con l'arrivo dei francesi, in fuga da Haiti in seguito alle  rivolte degli schiavi, durante il secolo XIX.























Plaza Mayor con la Iglesia Parroquial de la Santísima Trinidad



La Torre Iznaga, a pochissimi chilometri da Trinidad, domina la valle de los Ingenios, valle di antiche piantagioni di canna da zucchero. Ora viene scalata per ammirare la bellezza della natura circostante,  funzione della sua costruzione: strumento di controllo del lavoro degli schiavi nelle piantagioni.

La valle dalla cima:







9 commenti:

  1. "Oggi ne vendono l'immagine su ogni supporto possibile eppure non appare un sacrilegio, non appare neppure un'operazione esclusivamente commerciale. Appare più come un tributo d'amore a lui e a se stessi che anche da quelle vendite, a modo loro, continuano a poter vivere con la stessa orgogliosa dignità di sempre."

    Mi fa molto piacere che tu abbia aggiunto queste righe, perché a me sinceramente queste cose danno l'impressione di un'iconografia turistica alla Padre Pio. Soprattutto in un momento in cui, ammettiamolo, tante cose costruite a suo tempo rischiano di crollare.
    Ma tu sei stata là e se mi dici che non è così non ho motivo di non crederti, e visto che mi offri una piccola medicina contro il mio solito cinismo, muchas gracias :)

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    1. I cubani, per ora, a me sono apparsi così, sfruttano dei turisti quello che possono… ma in qualche modo non vendono, regalano la possibilità di conoscere un mondo diverso. Considera anche che non tutti i miei compagni di viaggio erano appassionati o studiosi o semplicemente conoscevano Che Guevara, a parte quello delle magliette. Molti turisti vanno a Cuba non per la sua storia ma semplicemente perché Cuba è un paese dei Caraibi e lì si trova l'estate tutto l'anno e il divertimento delle spiagge. Sì, il mondo delle spiagge e degli hotel all inclusive e dei villaggi, quello è un mondo un poco più contaminato dalle mode e dagli usi occidentali. Eppure anche lì ho trovato persone belle, dolci e interessate alle persone a prescindere dal denaro del quale esse dispongono.

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  2. E' un post molto bello. Mi hai fatto venire voglia di andare a Cuba, prima o poi. In questa o in un'altra vita ... Grazie. Il Che rimane una persona meravigliosa.

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    1. Che bello, sono contenta che la pensi come me sul Che! Su Cuba, poi, anch'io ci voglio tornare, e rimanere molto più a lungo, è un sogno, forte, che ho. Auguro a te e a me di realizzarlo, prima in questa e poi anche nell'altra vita ;-)

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  3. finalmente torno a leggerti.. in punta di piedi

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  4. Finalmente respiro dalle tue immagini l'aria e la luce di un paese che mi ha sempre attratto... e non per l'immagine turistica che in questi ultimi anni viene venduta dai media
    No no.. la mia attrazione è per qualcosa di antico, (oserei dire di arcaico), la sensazione che a Cuba più che in altre parti del Centro-America la persona abbia ancora una rilevanza. che sia possibile incontrare persone vere e belle...non ancora divorate dal tarlo del cinismo generalizzato

    Perchè ho la sensazione che a Cuba permanga al di là di tutte le operazioni di marketing, uno spirito di innocenza che non viene toccato dalla pure evidente fame di soldi e di occidentalizzazione di alcune città-vetrina.

    Per questo se un giorno riuscirò ad andarci, mi piacerà inoltrarmi più nei villaggi e nell'interno che nelle località più note.
    A proposito, com'è la situazione a livello logistico? Si riesce a spostarsi liberamente o ci sono molti filtri da parte dell'attuale Governo e delle forze di polizia? O c'è una sostanziale tolleranza?
    Che sensazioni hai avuto su questo versante?

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    1. Controlli a Cuba, a parte all'aeroporto dove ho trovato una persona al controllo un poco pignola e poco propensa alla comprensione o, semplicemente rigida nel suo ruolo, non ce ne sono. Considera, il mio era, purtroppo, un viaggio organizzato, ma anche non lo fosse stato, una volta superati i controlli all'aeroporto, puoi muoverti assolutamente con la massima libertà, ovunque! Ci hanno raccontato su Cuba un mare di bugie. È un paese accogliente e bellissimo, con l'innocenza della quale tu parli e la bellezza incomparabile di essere unica! L'attuale politica, purtroppo, mi sembra stia cedendo e l'ambasciata americana sul Malecón fa impressione, più per il significato che per la vista :-(

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  5. Oggi mi godo qui da te la luce, gli azzurri, la calma, un respiro quasi dimenticato. Potrei parlare anche di altro partendo dal ciottolato e risalendo la Torre Iznaga fino al Che. Ma oggi è domenica e sono più eloquenti i tuoi scatti ;)

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    1. È quello, Santa, un respiro diverso, un tempo umano, di riposo dopo la lotta, per una volta vittoriosa, che ho vissuto.

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