domenica 17 gennaio 2016

Dio è antifascista

È stato uno degli incontri più suggestivi della mia vita. Ma non fu solo l’incontro con una grande persona, fu anche l’incontro con una grande intuizione. Quelle parole di don Gallo infatti, che si incisero dentro di me per la loro carica umoristica, qualche giorno dopo mi si rivelarono nella loro portata teologica. Presi a pensare cioè che credere in Dio ha effettivamente a che fare con l’antifascismo, perché sostanzialmente credere in Dio significa porre il primato del bene e della giustizia, ovvero della forza ordinata della relazione, contro la pretesa che il primato in questo mondo spetti invece alla forza bruta di chi è semplicemente più forte e che per questo si impone. Insomma, bene contro potenza.

Buddha, Platone, Gesù e Kant esprimono ognuno a modo suo ìl rifiuto di riconoscere la forza del potere quale senso ultimo del mondo e della vita, il rifiuto del fascismo quale grammatica fondamentale dell’essere. A tal fine il primo ipotizzò l’ottuplice sentiero, il secondo il regno delle idee, il terzo il regno dei cieli, il quarto l’imperativo categorico e il regno dei fini, proiezioni ideali della loro libertà per custodire il primato del bene e della giustizia in questo mondo dove è continuamente minacciato, e talora oscurato, dalla logica della forza del potere, ovvero dal fascismo, anche quando non si chiami fascismo ma in altri modi. Non a caso Nietzsche, il filosofo preferito di Mussolini e di Hitler, accomunava Platone, Gesù e Kant sotto il medesimo epiteto di «idioti» e affermava che il Buddha si trovava ancora «sotto l’illusorio incantesimo della morale» .
Se si crede autenticamente nel Dio di cui parla il cristianesimo, è proprio per rifiutare il fascismo quale senso ultimo del cosmo e della storia dei viventi. Don Gallo aveva ragione: l’essenziale non è che Dio sia trinitario, ma che sia antifascista. Lo statuto trinitario però, esaltando la logica della relazione, porta scritto già in se stesso l’antifascismo. E quanto mi dispiace non aver avuto il tempo di dirglielo, perché l’ho capito dopo.

 (Vito Mancuso, "Dio e il suo destino").



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Cuba

4 commenti:

  1. Peccato che gli scritti nietzchiani vengano sempre segnalati in una visione negativa, quando invece la rottura dalla morale e l'andare "oltre l'uomo" avrebbero potuto portare ad una trasformazione. Ovviamente ognuno poi da una sua interpretazione. Un po' come i testimoni di Geova quando vengono alla porta a proporti d'insegnarti a leggere le scritture. Come dico sempre io: a me serve più la grammatica :)

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    1. Non so sai, Santa!? La considerazione su Nietzsche è forse gratuita e, infatti, non le ho dato troppo peso, riguarda l' interpretazione, come tu giustamente dici, però non si può negare che al centro del pensiero e degli "insegnamenti" di Buddha, Platone, Gesù e Kant ci sia la volontà di salvaguardare il "primato del bene" e il rifiuto del potere nella regolazione dei rapporti umani e, in definitiva, delle sorti dell'umanità. Neppure io sono cattolica praticante e ho necessità della grammatica che riempio di significati provenienti anche da diverse fonti. Un Dio antifascista sarebbe la salvezza!

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  2. Intrigante, suggestiva e magari profondamente vera questa "politicizzazione" di Dio. Grazie a te, a don Gallo e a Vito Mancuso.

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    1. È bella vero? Grazie mille a te, Maria

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