martedì 12 gennaio 2016

Cuba, Haiti e la fame

Ho fatto il mio fantastico viaggio a Cuba, io, insignificante europea, al centro della storia  buona dei Caraibi. Ho fatto il mio fantastico viaggio nella terra di Fidel e in quella di rivoluzione del Che, l'ho fatto sapendo che ci andavo da turista, molto protetta, visto il tipo di viaggio e, forse, molto invadente, proprio perchè turista, inopportuna, indiscreta. Ho trovato una terra e un popolo meravigliosi, rigogliosi, entrambi, ricchi di una ricchezza sconosciuta alla maggioranza dei cittadini europei ricchi che la visitano da turisti. Ho trovato la loro fede nella dignità come popolo, la loro fede nei valori della rivoluzione che li ha salvati, la loro capacità di vivere con quello che riescono ad avere nonostante l'embargo in vigore dal 1962 e che persiste nonostante le dichiarazioni e la riapertura dell'ambasciata americana a l'Havana (!).

Cuba esiste ancora ed esiste anche come testimonianza della forza di quella rivoluzione e delle idee che l'avevano sostenuta, esiste nell'abitudine di quel popolo all'essenziale ed esiste nonostante l'incubo dei villaggi turistici all inclusive operanti sulle spiagge di Varadero. Esiste ancora nonostante le minacce che si addensano all'orizzonte, si parla, ad esempio di risarcimenti per le nazionalizzazioni delle raffinerie, delle banche e di diverse proprietà terriere (qui), ovvio senza mai tenere conto dei danni subiti ad opera degli stessi creditori da Cuba, prima, durante e dopo la rivoluzione.

A dimostrazione di cosa sarebbe potuta diventare o di come i poteri economici e finanziari agiscono in quelle isole dei tropici, ho letto e ripropongo questo articolo di Carmilla on line:

"Aggiornamento introduttivo (12/01/2015). Gli effetti del devastante terremoto del 12 gennaio 2010 ad Haiti furono e sono tuttora amplificati da una lunga lista di fattori storici, politici, economici e sociali. Sei anni dopo il sisma, che fece circa 250mila morti, il paese più povero delle Americhe vive una profonda crisi politica e non è avventato ricorrere alla definizione di “Stato fallito” per parlare del suo sistema di governo e istituzionale. Il quadro è fosco: le elezioni parlamentari, che erano state rimandate per ben tre anni, si sono svolte (primo turno) il 9 agosto in un clima da guerra civile; pacifico, invece, lo svolgimento del secondo turno delle parlamentari e il primo delle presidenziali, il 25 ottobre, anche se da settimane i partiti sconfitti protestano nelle strade denunciando brogli per cui il Consiglio Elettorale ha dovuto posticipare il ballottaggio per l’elezione del presidente dal 27 dicembre al 17 gennaio; l’epidemia di colera, scoppiata a fine 2010, ha fatto 9.000 vittime fino ad ora e nel 2014 era praticamente sotto controllo, mentre nel 2015 c’è stata una nuova impennata dei contagi; il parlamento è rimasto praticamente inoperante e l’esecutivo ha governato via decreto nell’ultimo anno; continua la crisi diplomatica e umanitaria con la Repubblica Dominicana, che sta espellendo in massa haitiani dal suo territorio in base a risoluzioni giudiziarie dal tenore palesemente razzista; le proteste e le manifestazioni post-elettorali denunciano anche cooptazioni massicce del voto e la strategia governativa in favore del suo “candidato ufficiale” (Jovenel Moïse, delfino del presidente Michel Martelly, del partito PHTK, Parti Haïtien Tet Kale); il rinvio del voto al 17 gennaio è anche conseguenza di questa situazione e si sfideranno il governativo Jovenel Moïse e il rappresentante d’una opposizione moderata, Jude Celéstine; anche il nuovo parlamento s’insedierà dunque in ritardo, in attesa dei risultati elettorali]."

da qui

e queste sono alcune delle mie foto scattate in uno di quei villaggi da incubo, a Varadero, dove sono riuscita a passeggiare sulla riva del mare felice e sgomenta allo stesso tempo



















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