lunedì 26 ottobre 2015

Nessuna utopia, tutto scienza

La società non esiste, era il credo di Margaret Thatcher negli anni ’70 del secolo scorso. E alla fine, passo dopo passo, la società non esiste davvero (quasi) più. Non esiste più la polis, l’agorà è stata occupata dal mercato e dalla rete, i corpi intermedi e la vecchia società civile sono diventati un fastidio che deve essere rimosso. Il partito novecentesco è stato sostituito da un rapporto verticale e populista tra gli elettori e il leader, la politica è diventata spettacolo, la comunicazione è una compulsione di tweet che nascondono una finzione di ascolto e di partecipazione.
Il disegno è chiaro, la democrazia partecipativa è da rottamare e da sostituire pienamente con il modello-impresa, dove la democrazia non deve entrare, dove le decisioni sono assunte rapidamemente, dove anche il sindacato deve essere eliminato (o integrato nel sistema). Perché è corpo intermedio ancora autonomo, perché è parte della società civile, perché è a volte ancora espressione di una volontà di partecipazione dal basso e di controllo democratico di ciò che accade nell’impresa (e fuori). E così come Taylor, cento e più anni fa considerava inutile il sindacato se nelle imprese fosse stata introdotta la sua organizzazione scientifica del lavoro – era infatti irrazionale e antiscientifico opporsi a qualcosa di scientifico e di scientificamente organizzato – così oggi, nella nuova organizzazione scientifica della vita (non solo del lavoro) che è la rete, irrazionale è ancora il sindacato (già indebolito per i propri errori ma soprattutto per la trasformazione del lavoro e la sua ulteriore scomposizione e individualizzazione), così come la difesa dei diritti.
Due esempi rendono bene la profondità del cambiamento (culturale, antropologico) intervenuto negli ultimi trent’anni di neoliberismo. Il primo, è quello famoso di metà settembre, quando un’assemblea sindacale del personale di custodia del Colosseo di Roma ha impedito ai turisti di entrare, bloccandoli per alcune ore fuori dai cancelli. Nulla di irregolare, tutto secondo le procedure. Eppure, subito si era scatenata l’ira della politica e dei media. “Ora basta, la misura è colma". E ancora: "Non lasceremo la cultura in ostaggio dei sindacalisti contro l'Italia". "Uno sfregio per il nostro paese". Era stata durissima la prima reazione del ministro della Cultura Dario Franceschini, del premier Matteo Renzi e del sindaco di Roma Ignazio Marino. A poco serviva la smentita della Sovrintendenza: "Non si è trattato di chiusura ma solo di apertura ritardata. Siamo dispiaciuti per i disagi ma era impossibile vietare l'assemblea". Ormai la caccia al sindacato era partita, accusato di non rispettare la cultura e i turisti, di subordinare l’economia ai diritti sindacali.
Secondo esempio, speculare al primo e citato da Tomaso Montanari su la Repubblica del 9 ottobre: “Giovedì scorso i turisti sono rimasti chiusi fuori dalla Villa della Regina a Torino, importantissimo monumento barocco e sito dell’Unesco. Un cartello informava, infatti che la Villa e il Parco, progettati per Maurizio di Savoia nel 1615 sarebbero rimasti chiusi perché ospitavano i giovani manager del Programma di formazione Uniquest di Unicredit. I futuri capitani del capitale però ‘collaborano alla semina di un prato fiorito… in una ideale restituzione di risorse, non solo economiche, della banca verso il territorio’. Tradotto: Unicredit prende in esclusiva per un’intera giornata un monumento nazionale, chiudendolo al pubblico e senza sborsare un euro. Possibile?” Sì, possibile, ma non solo perché (ancora Montanari) “l’affitto a privati del patrimonio storico e artistico della nazione è totalmente deregolamentato: ogni direttore fa come gli pare”, quanto, e piuttosto perché ormai il modello-impresa è dominante, egemone.



 

3 commenti:

  1. È un processo iniziato parecchio tempo fa e i sindacati sono attori di questo processo. Visibili solo dove c'è visibilità... purtroppo e ahimè.

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  2. Tempi POST-moderni...
    Io sono sempre stato un precario... e i sindacati di me se ne son sempre fregati. E alla grande... i sindacati mi fanno abbastanza schifo.
    Ma non importa, io ho già detto qui che la faccenda del Colosseo è vergognosa, Franceschini sei vergognoso.
    Ormai dal Tacchino sento solo frasi fatte, tipo Istituto Luce, ma peggiori. "Basta piagnistei","Italia funziona, Italia riparte Col botto. Col fischio o senza?". Erano 100 volte meglio le frasi del Duce. Charlie Chaplin, ti prego resuscita. Hai fatto "il grande Dittatore"... torna e facci "il grande Parolaio"...

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  3. Quello che è certo, comunque, è che il processo di delegittimazione dei sindacati sta arrivando al suo compimento. Il loro ruolo nella società, secondo me, è ben spiegato dall'articolo proposto. Il precariato non lo ha inventato il sindacato, probabilmente non è stato in grado di gestirlo una volta imposto dalle politiche dei governi dagli anni 90 in poi. Il tacchino? L'ultima che ha detto (ne ha detto parecchie in questo suo ultimo viaggio) è stata: "Noi non pensiamo alle elezioni ma alle generazioni" :-(

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