martedì 4 agosto 2015

Voluptas

Tante cose da dire e tante da fare, come sempre, per fortuna?

Dipende…

che è e che non è, me ne vado in vacanza, per qualche giorno non sentirete più parlare di me, niente di nuovo da dire o da mostrare…

Avete  notato il titolo del post?

Mica a caso…

sto leggendo un libro pochissimo estivo:

La macchia umana scritto da Philip Roth.

Per chi lo conosce ho detto tutto, per chi non lo avesse letto mai, Philip Roth è uno dei pochi scrittori nordamericani contemporanei che leggo con continua meraviglia, per i temi che affronta, per quella sua scrittura complessa che ricorda i grandi scrittori europei dell'Ottocento. La freddezza, però, la feroce critica del nostro tempo che mi pare compia ogniqualvolta ci parla di uno qualsiasi dei suoi personaggi, è proprio sua, forte. Lascia un poco spiazzati, un poco a bocca aperta dallo stupore, la profondità filosofica del suo pensiero, le sue domande e soprattutto le risposte.

Forse perché, poco prima di questo, ho letto  Everyman, il tema della morte mi sembra predominare anche qui. C'è tutto però, non crediate, c'è tutto ma riferito alla fine naturale di ogni vita. Dimostrazione ne sia Voluptas.

Voluptas, nome usato dal protagonista per due personaggi femminili, distanti nel tempo, molto, uno all'inizio e l'altro verso la fine, uno con i pochi anni del protagonista, l'altro con un gran bel numero alto e il Viagra a riportare il ricordo del primo.

Una grande tristezza e una voglia di vivere disperata, nelle giornate ordinarie di vite quasi qualsiasi.

Ma non volevo parlare del libro, volevo salutare con queste due immagini:


Uno dei miei bellissimi biglietti romani, della collezione Il colore dei pensieri

e l'altra tratta da facebook:


Ciao, a tutti, a presto

I libri che ho citato:

Philip Roth,
La macchia umana,
Einaudi, 2003
traduzione di Vincenzo Mantovani


Philip Roth,
Everyman, 
Einaudi, 2008,
traduzione di Vincenzo Mantovani



2 commenti:

  1. Fiat Voluptas Tua.. Buone vacanze!

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  2. I miei saluti ti raggiungeranno in vacanza, allora!
    Il mio libro preferito in assoluto di Philip Roth è Pastorale americana, grandissimo capolavoro.

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