domenica 30 agosto 2015

Paz, amistad … & musica

Oggi, qui da noi, è una splendente giornata d'estate, fine o inizio lo si vede dalla luce, oltre che dal calendario, però risplende persino l'asfalto delle vie vuote di auto, è talmente struggente quel sole che si riflette sul palazzo di fronte che quasi manca l'aria, quasi, perché l'aria circola, in realtà, e mi ricorda di quanto non ami le spiagge affollate delle domeniche estive, perché mi annuncia un'altra domenica trascorsa a casa a riflettere e riordinare, cose e pensieri. 
Il viaggio appena compiuto e l'ultimo solstizio celebrato sulle spiagge di Tarifa in mia assenza ma del quale mi arriva comunque il messaggio:   



De la Isla de las palomas già avevo parlato:


Sullo Stretto c'era la possibilità di partecipare ad una o più spedizioni in barca, barconi, diverse erano le tipologie offerte, che promettevano di far avvistare ad ognuno dei turisti paganti nientedimeno che le orche! Io ho con il mare un rapporto tanto delicato che mi sarebbe sembrato di violare il suo mistero e la sua sacralità. E la pace delle orche. Per non parlare poi di cosa sono ormai evocativi i barconi che attraversano stretti e canali del Mediterraneo. Così, che felicità vederne una nel localino sulla strada dove siamo entrati per qualche tapas:


e  una birretta locale:


E siccome fatico a staccarmi dai luoghi, mi piace fotografarne diversi aspetti e i nomi, non si sa mai dovessi essere colta dalla malattia del sonno.


Spiaggia di Tarifa, Stretto di Gibilterra e Africa:


Punta estrema della Isla de las Palomas, Stretto e montagne dell'Africa


bibliomatilda's pics
click on them

martedì 25 agosto 2015

Ah… el encanto de la vida










foto di bibliomatilda



foto tratta da internet,
La Stampa
profughi al confine tra  Grecia e Macedonia

domenica 23 agosto 2015

Ecco qui


proprio qui sognavo di arrivare, in quel mare che aveva segnato la fine del viaggio di Ulisse; che è incontro tra due mari, che è porta aperta verso l'ignoto. Ho raggiunto la mia piccola meta, consapevole della mia fortuna di essere turista in un mondo di profughi. Mi son riempita gli occhi di tanta grandezza e di tanta luce e di tanto vento e di forme e di ombre e angoli e prospettive e allegria e gentilezze fatte da umani per umani e i bambini, gli adulti, le persone anziane, le donne più anziane di me ma belle, curate, attente vive e sveglie, quelle che camminavano sole nei mercati, scegliendo il cibo più buono da portare a casa quel giorno, quelle che camminavano a fianco del loro compagno, turiste anche loro o semplicemente cittadine del loro mondo.

Questa sono io, con sorriso d'ordinanza, vestita strana, diciamolo; la spiaggia alle mie spalle è la meraviglia di Tarifa, perché uno crede che il punto più a sud sia Gibilterra, macché, il punto più a sud è Tarifa e per la precisione la Isla de las Palomas. Tirava un vento più che fresco, il pesce che vedrete dopo segnava Ponente


Giornata cupa e meravigliosa. Incantata dai colori di spiaggia, cielo e vento.


Il faro sulla Isla de las Palomas,


Coraggiosi bagnanti, lì sono abituati, chiamano Tarifa, Ciudad del Viento. Dimenticavo … il mare è l'Oceano Atlantico


Simpatico baretto sulla spiaggia, i maggiori frequentatori sono i surfisti


Eccoli, non all'opera ma in preparazione


Il pesce che segna la direzione del vento e dietro le mura del castello. Qui hanno combattuto in tanti … gli arabi sono stati sconfitti durante la famosa reconquista. L'anno finale viene segnato dai documenti nel 1492.


Il colore del mare non faceva per nulla rimpiangere il nostro


venerdì 21 agosto 2015

Sole


Sono rientrata da un viaggio che sognavo di fare da anni.

Il sole che vedete nella foto è quello dell'alba di stamane di quel mio sogno, con la mia solita camera l'ho fotografato. Non è che fossi sveglia ma non dormivo neppure.

Avevo segnato queste riflessioni di Fernando Pessoa sul sogno:

Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale.
Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.

Bella estate.

martedì 4 agosto 2015

Voluptas

Tante cose da dire e tante da fare, come sempre, per fortuna?

Dipende…

che è e che non è, me ne vado in vacanza, per qualche giorno non sentirete più parlare di me, niente di nuovo da dire o da mostrare…

Avete  notato il titolo del post?

Mica a caso…

sto leggendo un libro pochissimo estivo:

La macchia umana scritto da Philip Roth.

Per chi lo conosce ho detto tutto, per chi non lo avesse letto mai, Philip Roth è uno dei pochi scrittori nordamericani contemporanei che leggo con continua meraviglia, per i temi che affronta, per quella sua scrittura complessa che ricorda i grandi scrittori europei dell'Ottocento. La freddezza, però, la feroce critica del nostro tempo che mi pare compia ogniqualvolta ci parla di uno qualsiasi dei suoi personaggi, è proprio sua, forte. Lascia un poco spiazzati, un poco a bocca aperta dallo stupore, la profondità filosofica del suo pensiero, le sue domande e soprattutto le risposte.

Forse perché, poco prima di questo, ho letto  Everyman, il tema della morte mi sembra predominare anche qui. C'è tutto però, non crediate, c'è tutto ma riferito alla fine naturale di ogni vita. Dimostrazione ne sia Voluptas.

Voluptas, nome usato dal protagonista per due personaggi femminili, distanti nel tempo, molto, uno all'inizio e l'altro verso la fine, uno con i pochi anni del protagonista, l'altro con un gran bel numero alto e il Viagra a riportare il ricordo del primo.

Una grande tristezza e una voglia di vivere disperata, nelle giornate ordinarie di vite quasi qualsiasi.

Ma non volevo parlare del libro, volevo salutare con queste due immagini:


Uno dei miei bellissimi biglietti romani, della collezione Il colore dei pensieri

e l'altra tratta da facebook:


Ciao, a tutti, a presto

I libri che ho citato:

Philip Roth,
La macchia umana,
Einaudi, 2003
traduzione di Vincenzo Mantovani


Philip Roth,
Everyman, 
Einaudi, 2008,
traduzione di Vincenzo Mantovani



sabato 1 agosto 2015

Speriamo di finire il post Entro oggi

… e così, almeno, ho aggiunto un senso, il mio, al titolo della mostra dei Sapiens Sapiens (qui), visitata l'altro ieri.

Ho, in pratica inserito la locuzione avverbiale di tempo, e conseguente complemento, all'interno di una frase di senso compiuto.
La speranza, espressa dalla frase in questione, che è il titolo del post, nasce dal mio desiderio di pubblicare le belle (nel senso che mi piacciono) foto scattate durante l'inaugurazione dell'ultima mostra, appunto, dei Sapiens Sapiens, intitolata Entro oggi (qui) e dalla consapevolezza del  poco tempo a disposizione.

Alghero e giovani donne con bimba, in una serata di fine luglio: (cliccate sulla foto, la vedrete meglio)



Arrivo in via Principe Umberto 39, uno degli artisti partecipanti alla mostra si diletta a filmare il movimento attorno all'ingresso della Galleria Bonaire. È ancora presto, la via è bella e colorata.


Può anche essere che le opere di Antonella Spanu siano congeniali al mio modo di vedere il mondo, quella "semplicità" difficile da comprendere appieno, quel "candore" che a volte spiazza, quelle bambine spensierate che corrono con scarpette rosse come il filo che le lega alla terra, a caccia di infinito, come le farfalline nere ricamate sulla tela ci ricordano. Ognuno di noi uno, in quel pianeta diventato gabbia. Lei gioca a rappresentarci, in quel suo modo delicato e ironico. Nel titolo osa ironizzare su uno dei versi celebri dell'Amleto shakespeariano, eppure lo sa bene, è così.


Il titolo dell'opera è:

Vi son più cose né in cielo né in terra
(ricamo su tela, dim. variabili)

2015







Enrico Pugioni ha voluto creare per questa terza mostra del gruppo, una sintesi perfetta, seppure amplificata nella sua sintassi artistica, della riflessione portata avanti nei suoi lavori precedenti. Su sfondo nero appaiono delle linee rette orizzontali di diverso colore su ognuno dei quadri. In ognuna di loro ad un certo punto accade qualcosa, una sbavatura, un tremore, un evento inaspettato che fa perdere perfezione al tratto lineare e sporca lo sfondo. Lui ha chiamato tutto questo: Hassle e cioè fastidio, inconveniente, seccatura.



The blue hassle
The green hassle 
The red hassle 
The yellow hassle 
(stampa digitale, cm 40x40 )
2015



Giulia Sini ha rivelato, questa volta, che i suoi alieni nascondono volti molto umani, con grandi occhi spaventati aperti sul mondo, immaginiamo il nostro


Il titolo dell'opera:

Corbezzoli!
(rendering 3D+ interventi vari)
cm. 39x36x9
2015


c053g1@Vi5t3 ha dipinto la vecchiezza e la corona di spine di ognuno, intitolandola:


My friend within 20 years if we weren't dead
(oil on canvass & combustion on wood)
cm. 41x56
2013


Per ora, comunque, il movimento continua e i sorrisi.


Giuseppe Flore ha creato il frame di un'ombrellone chiuso, un'ombrellone che ricorda un guscio o un guscio che ricorda un ombrellone da mare. Scheletro dell'estate?



Stessa spiaggia stesso mare
(metallo, cm. 120x100)
2015

Giorgio Urgeghe, anche lui è spesso alle prese con esseri indecifrabili e dall'aria non sempre rassicurante. Questa volta ne ha fatto i ritratti in rosso e li ha affidati a supporti che nella forma ricordano gli antichi papiri.



Bligloghli
(idropittura su tela)
2015

Mi dispiace non essere riuscita a rendere chiara e meglio definita la foto di quest'opera di Max Mazzoli.  Meritava molto di più di una mia foto sfocata…


… e non è tanto per dire
(olio su tela, cm. 70x100)
2015


Una delle caratteristiche di questo gruppo artistico è che le donne, in esso, sono ben rappresentate. Così questo è un altro lavoro al femminile, il nome dell'artista è Roberta Filippelli e il titolo forse, tra le altre cose, una conferma della rappresentanza:


Ci sono
(fotografia digitale, cm. 17x20)
2015


Anche di questa foto dell'opera di Gianni Ruggiu mi rammarico non avere avuto la capacità di renderla al meglio perché mi ha molto colpita. Il soggetto dell'opera, e la sua resa, sembrava davvero un dipinto che a me ha ricordato Paul Klee con un aggiunta di malinconia.



Valle senza titolo
(stampa digitale, cm 40x30)
2015


Gianni Nieddu è l'autore di queste figure inconsistenti e reali al tempo stesso, difficili da fotografare perché il supporto sul quale sono disegnate riflette la luce delle lampade, sì, insomma, difficile per me. Sono belle, però, eleganti e incuranti della pesantezza altrui. Sono ritratte in momenti assolutamente normali, passeggiate all'aperto in compagnia del proprio cane, intente a scrivere su scrittoi anch'essi fluttuanti quanto i personaggi stessi. Portano con sé l'enigma della vita stessa. Bello il titolo, esauriente ed evocativo:





Resistenze
(acrilico su acetato, dim. variabili)
2015

E sono arrivata alla quarta donna del gruppo, non in ordine di importanza, per carità!, anzi, numerate proprio per sottolineare la bellezza della loro presenza razionalmente scelta. Giulia Sale, l'artista che insieme a Gianni Ruggiu ed Enrico Pugioni conosco da più tempo. Presente, nella sua opera  complessiva, il vasto utilizzo della fotografia. Paesaggi urbani, a volte degradati, altre anonimi e silenziosi, disabitati, imponenti, alcune volte adibiti al gioco, altre al pianto e al ricordo. I suoi pannelli in PVC sono stati piazzati strategicamente, all'interno della galleria, sulla parte alta degli accessi alle varie stanze; per passare da una stanza all'altra ci si deve chinare leggermente ma solamente dopo aver osservato quel paesaggio tanto conosciuto da risultare quasi estraneo. Il PVC trasparente ci ricorda la mutevolezza dello sguardo sulla realtà. La mia foto non ha fatto a meno della gente, anzi, mi è sembrata più significativa, ancora, la presenza di un trio di donne. Il titolo: 


I luoghi alti
(stampa fotografica su PVC trasparente)
2015

E ultima, Josephine Sassu, della quale ho parlato anche nel post precedente e della quale esistono critiche e prove della sua capacità artistica realizzate da persone molto ma molto più accreditate di me. Il titolo della sua opera esposta:


Sono sopra le nuvole
(campana di vetro e plastilina)
2015


E per finire questo lunghissimo post, completato oggi ma iniziato tre giorni fa, (quindi non Entro oggi di Giovedì), due foto di artisti e pubblico, mosse, ma perché è impossibile altrimenti, le persone si muovono, parlano, creano, non si ascoltano e si ascoltano e ridono e piangono e dicono cose banali e cercano di non far del male e a volte lo fanno, a volte di proposito, altre senza rendersi conto. Ne approfitto anche per dire che il mio non vuole essere in nessun modo uno scritto con velleità di critica artistica, figuriamoci… è semplicemente un modo per parlare della mia esperienza nella partecipazione ad un evento. Tutto quello detto a proposito di opere e artisti fa parte della mia conoscenza e della mia capacità di capire quello al quale prendo parte in una qualche veste umana.


Scambio di foto








E ultimissima, come ho iniziato con un' immagine di ragazze che guardano verso il mare, finisco con me, non visibilmente presente, che cerco di riprendere la notte, ormai arrivata, sullo stesso mare.