domenica 5 luglio 2015

OXI



È decisivo far capire da che parte si sta

Il refe­ren­dum greco, quale che sarà il suo risul­tato finale, segna uno spar­tiac­que nella vicenda euro­pea. Per la prima volta la tesi sull’insostenibilità sia demo­cra­tica che eco­no­mica dell’attuale assetto dell’euro esce dall’ambito dell’analisi intel­let­tuale e si tra­duce in un atto poli­tico. Non la solita gene­rica invo­ca­zione di un’altra Europa, ma un gesto con il quale un lea­der e una forza poli­tica met­tono total­mente in gioco la pro­pria fun­zione per scar­di­nare un equi­li­brio di potere lesivo degli inte­ressi popo­lari che si vogliono rap­pre­sen­tare. Que­sto atto non lo hanno com­piuto i lea­der del socia­li­smo euro­peo al governo nei Paesi più importanti.
Né il capo dei social­de­mo­cra­tici tede­schi Gabriel, sal­da­mente aggrap­pato all’alleanza pre­sente e futura con la Mer­kel ed espli­cito fino all’ingenuità nel moti­vare la linea dura con l’assoluta indi­spo­ni­bi­lità tede­sca ad accet­tare un qual­siasi cam­bia­mento delle regole dell’eurozona. Né il pre­si­dente fran­cese Hol­lande, rapi­da­mente con­ver­ti­tosi al man­tra delle riforme strut­tu­rali con la nomina del governo Valls. E nep­pure il pre­mier ita­liano Renzi, che dopo il 41 per cento delle euro­pee dell’anno scorso ha tra­sfor­mato la lotta all’austerità in una inno­cua reto­rica a uso di tweet e comizi, sce­gliendo invece nella sostanza un’asse con la Mer­kel, a cui ha por­tato in dote il con­te­ni­mento sala­riale garan­tito dal jobs act in cam­bio di qual­che deci­male di fles­si­bi­lità sui conti.
In que­sta débâ­cle sto­rica delle sini­stra rifor­mi­sta euro­pea è toc­cato al corag­gio e forse anche alla dispe­ra­zione del governo greco di Syriza ingag­giare una bat­ta­glia in totale soli­tu­dine per squar­ciare il manto di ipo­cri­sie poli­ti­che e cor­posi inte­ressi mate­riali su cui l’euro si è retto finora. Tsi­pras si è tro­vato ad agire nelle con­di­zioni più dif­fi­cili, con un man­dato dell’elettorato greco che chie­deva con­tem­po­ra­nea­mente l’uscita dall’austerità e la per­ma­nenza nella moneta unica, iso­lato dagli altri lea­der socia­li­sti e sotto la spre­giu­di­cata minac­cia del default immi­nente bran­dita dai suoi inter­lo­cu­tori. La scelta è stata quella di non cedere al ricatto e di inve­stire tutto su un nuovo pro­nun­cia­mento popo­lare, il gesto di sfida più ever­sivo rispetto all’ortodossia post-democratica che regna a Bru­xel­les: quella per la quale una sola poli­tica eco­no­mica è ammessa e le regole euro­pee sono sovraor­di­nate rispetto sia al man­dato elet­to­rale dei governi che al con­te­nuto delle Costi­tu­zioni nazionali.
Se pre­varrà l’appello di Tsi­pras alla dignità e alla sovra­nità del popolo greco e vin­ce­ranno i no, la Ger­ma­nia e le forze cre­di­trici che gover­nano l’euro si tro­ve­ranno final­mente inchio­date di fronte alla scelta fon­da­men­tale non più rin­via­bile (quella a cui non si sarebbe mai arri­vati con i sem­pre più vacui appelli dell’europeismo respon­sa­bile e ben­pen­sante a favore della cre­scita o degli Stati Uniti d’Europa): o accet­tare il tabù impro­nun­cia­bile, ossia la tra­sfor­ma­zione dell’eurozona in una unione di tra­sfe­ri­mento in cui i Paesi più ric­chi aiu­tano i più deboli (come avviene in ogni vera unione poli­tica e fiscale e in ogni area valu­ta­ria che ambi­sca a soprav­vi­vere), oppure dimo­strare che l’euro non è irre­ver­si­bile, costrin­gendo uno dei Paesi mem­bri all’uscita.
Ma anche nell’ipotesi, pur­troppo tutt’altro che remota, che tra i greci pre­valga la paura dell’ignoto e vin­cano i sì, nulla sarà come prima. A quel punto sarà molto più dif­fi­cile occul­tare la dura realtà: que­sto euro non è affatto solo una moneta, ma anzi­tutto un sistema di governo, in virtù del quale gli ese­cu­tivi nazio­nali trag­gono la loro legit­ti­mità non dal man­dato elet­to­rale ma dalla piena appli­ca­zione degli impe­ra­tivi di Bru­xel­les. Un sistema di governo descritto dalla ful­mi­nante defi­ni­zione data qual­che anno fa dal pre­mio Nobel e ispi­ra­tore della Rea­ga­no­mics Robert Mun­dell: togliere agli Stati il con­trollo della moneta e del bilan­cio è stato il modo per por­tare Rea­gan in Europa senza pas­sare per il voto degli elettori.
Anche se il governo di Syriza fosse scon­fitto, quanti in Europa hanno a cuore il pri­mato della demo­cra­zia e un’idea di società fon­data sul lavoro e sull’uguaglianza dovreb­bero esser­gli grati per almeno due buone ragioni: per averci pro­vato fino in fondo met­tendo in gioco la pro­pria per­ma­nenza al potere e per aver disve­lato la vera natura del sistema di governo dell’euro e l’illusione di poterlo cam­biare con gli appelli e le pre­di­che edi­fi­canti, senza affron­tare e vin­cere una bat­ta­glia poli­tica fon­data anzi­tutto sulla riven­di­ca­zione dell’autonomia demo­cra­tica e nazio­nale.
Per que­sto dome­nica, comun­que vada, è deci­sivo far capire da che parte si sta e, in ogni caso, dopo il refe­ren­dum non si potrà rimuo­vere la lezione greca. Anche in Ita­lia, pro­vando per un momento a lasciare sullo sfondo la discus­sione sulle appar­te­nenze e sui con­te­ni­tori e par­tendo da quella svolta cul­tu­rale che occorre sia alla sini­stra rifor­mi­sta che a quella radi­cale per ripen­sare il rap­porto Europa, sovra­nità demo­cra­tica e inte­resse nazio­nale. Senza que­sto ripen­sa­mento non basterà certo la scom­po­si­zione e riag­gre­ga­zione di pezzi di per­so­nale poli­tico per rico­struire nel campo del cen­tro­si­ni­stra un pro­getto popo­lare, nazio­nale e di governo: un pro­getto che sap­pia accu­mu­lare sul piano interno l’energia poli­tica neces­sa­ria per gui­dare su un sen­tiero costi­tu­zio­nale l’indispensabile recu­pero di auto­no­mia deci­sio­nale del Paese e indi­care la strada di una rifon­da­zione del dise­gno euro­peo su basi di coo­pe­ra­zione, rispetto del prin­ci­pio demo­cra­tico e pari dignità tra i popoli.

Alfredo D'Attorre
depu­tato Par­tito democratico

da qui

4 commenti:

  1. arrivano buone notizie...
    :-)

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    1. Siiiiii, è vero! Buonissime notizie, Giuliano! Grazie di essere qui :-)

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  2. Bella questa tua rassegna su referendum greco. Io sono contenta del risultato, ma molto preoccupata per il futuro dell'Europa.

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    1. Buon giorno, Silvia :-) Anch'io sono preoccupata parecchio, per il futuro dell'Europa ma soprattutto per il futuro della Grecia che ha dimostrato questo grandissimo coraggio, questa enorme convinzione ideale. Non è stata pronta a disfarsi di un uomo, scelto poco tempo prima, sull'onda della paura. Ha rilanciato sulla sua scommessa di un mondo diverso. Perché, io credo, non si può non riconoscere in Tsipras l'onestà e quella pacatezza di cui tanto si è parlato in Italia e che non si è mai riusciti a realizzare. Pacatezza accanto a forti ideali di giustizia, di eguaglianza, di equità sociale, è davvero tanto in questi nostri anni. Faranno di tutto per impedirgli di realizzare il nostro sogno, ma proprio di tutto! :-(

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