domenica 19 luglio 2015

In un'estate mediterranea torrida


51. Nigeria. Niger. Togo. Ghana. Guinea. 

Burkina Faso. Mali. 

Senegal.


Ho questo amico, lui lavora per una di quelle cooperative che si occupano in Italia dell'accoglienza dei migranti o profughi, esseri umani che si spostano dai quei paesi dell'Africa e del Medio Oriente in guerra o affamati dalle politiche di rapina praticate dai paesi degli imperi colonialisti del passato e dalle attuali politiche liberiste delle multinazionali dei nostri giorni. Fuggono anche dalle assurdità delle guerre fratricide (ma le guerre non sono sempre fratricide?), da quelle mostruose del nuovo spettro terrorista che è l'ISIS. Fuggono, loro ne conoscono i motivi. In pochi se ne occupano veramente.

Nella fuga accadono mostruosità spaventose come quelle della bambina siriana privata delle sue iniezioni salvavita dalla necessità di alleggerire barconi che non dovrebbero essere usati per trasportare essere umani. Nella fuga accadono mostruosità che noi non conosceremo mai. Non conosceremo mai l'animo di quelli che quelle mostruosità affrontano. Un numero, il nome dei paesi dai quali provengono quelle persone, dà la dimensione della nostra consapevolezza della tragedia che muove tutta questa macchina. La religione, in questi casi può aiutare, una religione fatta di spiritualità e accoglienza dell'altro, una religione umana, fatta per gli uomini e le donne e i bambini e i malati, per tutti coloro che cercano non tanto il paradiso su questa o sull'altra terra, quanto una dimensione umana nella quale vivere.




Si fosse permesso a persone come Thomas Sankara di portare avanti la propria politica a favore delle popolazioni del Burkina Faso, forse l'Africa sarebbe oggi un paese migliore e gli Sati dell'Europa non si troverebbero ad affrontare una situazione che non sono capaci di gestire. Chissà che dal Sud del mondo provenga ancora una volta la possibilità di cambiare, per tutti noi.

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