lunedì 27 luglio 2015

Ma dov'è il cielo azzurro?

C'è un gruppo di giovani artisti in città;

C'è un giovane gruppo di artisti che, da un anno, opera a Sassari…

a onor del vero gli artisti in questione non sono giovani nel senso letterale del termine, la più giovane tra loro ha quarantuno anni, bella e viva che ne dimostra dieci in meno, anzi dodici o tredici in meno, a volere essere precisi.

Sono giovani però, ognuno pensi quello che vuole,
se la gioventù è gioco, per alcuni non passa mai, se nell'arte, e non solo, la gioventù è voglia di provare se stessi al di là di riconoscimenti ufficiali e di opere vendute, ho la fortuna di conoscerne diversi, di quei giovani. Giovani artisti il cui intento principale è creare, dopo viene tutto il resto. A me sono apparsi così.

Il gruppo di giovani artisti in questione ha deciso più o meno un anno fa, di chiamarsi 

Sapiens Sapiens, ultimo anello nella catena dell'evoluzione, l'homo sapiens dotato di anima, l'homo sapiens che diventa speculativo, che si chiede ragione e origine della propria esistenza, che smette di sopraffare il proprio simile per sentirsi piantato nel mondo, che non ha più necessità di sopraffare il proprio simile per sopravvivere. Questo è il modo nel quale ho letto questa nuova esperienza artistica in città. L'arte ha da sempre accompagnato ciascuno di loro; da sempre significa da quando ognuno di loro era davvero "nel fiore degli anni". Da molti anni sono stata spettatrice di loro mostre personali,  o di loro partecipazioni individuali a diverse collettive "importanti", come ad esempio la Biennale Sardegna del 2011 . Gli esordi di alcuni di loro, risalenti a più di trent'anni fa, furono una bella provocazione e un bel tentativo di rottura in un panorama artistico cittadino immobile e ben inserito nei canali ufficiali della critica accademica. Ho avuto la possibilità di conoscerli pochi anni dopo e, seppur a volte di ardua comprensione per chi non si occupava di arte, i loro lavori, per me, parlavano degli artisti stessi, ovvio, secondo quella funzione dell'arte che è riflessione su di sé, ma soprattutto dell'umano e all'umano, delle nuvole, del cielo, dell'estate, della femminilità e dell'essere innamorati almeno della Terra e della possibilità di esistere.

In questo spirito ho partecipato, di nuovo da spettatrice, all'ultima mostra organizzata dal gruppo:




in questo spirito ho scattato le foto che vi mostro, consapevole…


La mostra si è svolta all'interno di un appartamento privato che però, dalla citazione scelta e appesa a una delle pareti, aspira ad essere spazio di vita e d'esperienza condiviso. È bella, mi riporta alla memoria Ian McEwan e le sue Cortesie per gli ospiti, letto molto tempo fa.


Fotosintesi è il titolo dell'opera di Pino Squintu, riproduzione di alcune fasi e movimenti nello sviluppo e nella vita delle piante. Nella mia foto appare il movimento all'interno dello spazio che accoglie Fotosintesi.


Firma d'artista è il titolo dell'opera di Enrico Pugioni, tre foto in bianco e nero che riproducono l'artista in diversi momenti della propria vita, più la firma in bella calligrafia. Chiara l'allusione a Piero Manzoni e a quella provocatoria opera del 1961, vi è in più, nelle opere del meno famoso artista, una nota di divertita malinconia, soprattutto in quella foto che lo ritrae bambino in lotta contro una capra.


Giulia Sini è invece l'autrice-ritrattista di una famiglia di esseri forse provenienti da Kepler 452b.


L'opera di Antonella Spanu, dal titolo Stop Making Sense è incantevole come risulta dall'affascinato osservatore




Josephine Sassu all'opera per la sua creazione, Le Nuvole. 
Al bambino che ha chiesto conto all'artista del cielo azzurro, imprescindibile per lui dalle nuvole, lei ha risposto che il cielo azzurro è tutto attorno a noi.


e il bimbo va alla ricerca dell'azzurro.


 Artisti e pubblico che socializzano in cucina


La fotosintesi continua ed ognuno si confonde con la sua luce


 Artisti alla finestra… faceva un caldo!


Donne che si salutano


Donne che guardano la confusione della notte d'estate.


domenica 19 luglio 2015

In un'estate mediterranea torrida


51. Nigeria. Niger. Togo. Ghana. Guinea. 

Burkina Faso. Mali. 

Senegal.


Ho questo amico, lui lavora per una di quelle cooperative che si occupano in Italia dell'accoglienza dei migranti o profughi, esseri umani che si spostano dai quei paesi dell'Africa e del Medio Oriente in guerra o affamati dalle politiche di rapina praticate dai paesi degli imperi colonialisti del passato e dalle attuali politiche liberiste delle multinazionali dei nostri giorni. Fuggono anche dalle assurdità delle guerre fratricide (ma le guerre non sono sempre fratricide?), da quelle mostruose del nuovo spettro terrorista che è l'ISIS. Fuggono, loro ne conoscono i motivi. In pochi se ne occupano veramente.

Nella fuga accadono mostruosità spaventose come quelle della bambina siriana privata delle sue iniezioni salvavita dalla necessità di alleggerire barconi che non dovrebbero essere usati per trasportare essere umani. Nella fuga accadono mostruosità che noi non conosceremo mai. Non conosceremo mai l'animo di quelli che quelle mostruosità affrontano. Un numero, il nome dei paesi dai quali provengono quelle persone, dà la dimensione della nostra consapevolezza della tragedia che muove tutta questa macchina. La religione, in questi casi può aiutare, una religione fatta di spiritualità e accoglienza dell'altro, una religione umana, fatta per gli uomini e le donne e i bambini e i malati, per tutti coloro che cercano non tanto il paradiso su questa o sull'altra terra, quanto una dimensione umana nella quale vivere.




Si fosse permesso a persone come Thomas Sankara di portare avanti la propria politica a favore delle popolazioni del Burkina Faso, forse l'Africa sarebbe oggi un paese migliore e gli Sati dell'Europa non si troverebbero ad affrontare una situazione che non sono capaci di gestire. Chissà che dal Sud del mondo provenga ancora una volta la possibilità di cambiare, per tutti noi.

sabato 18 luglio 2015

Cosa si può diventare


Hasta siempre

Alla fine Ale­xis Tsi­pras ha deciso. Il suo sarà un governo di mino­ranza. L’opposizione interna di Syriza appog­gerà le ini­zia­tive legi­sla­tive del governo quando con­corda, si dis­so­cerà quando lo vorrà. L’esecutivo non dovrebbe incon­trare pro­blemi nella sua azione, visto che potrà disporre di un’ampia mag­gio­ranza, inclu­dendo anche i par­titi dell’opposizione favo­re­vole all’austerità.
In que­sto modo Tsi­pras ha evi­tato di tra­sfor­mare il deciso passo indie­tro decre­tato nell’ultimo fine set­ti­mana in una disa­strosa rotta in grado di tra­vol­gere il suo governo. Se il pro­getto dell’estrema destra libe­ri­sta, domi­nante nell’eurozona, era quello di liqui­dare un governo sco­modo, almeno su que­sto punto deve reg­strare un fallimento.
da qui



 Latin America : Greece Deal is 'Inhumane and Colonialist' 

Says Uruguay's Mujica

da qui

martedì 14 luglio 2015

Europa irriformabile

certo che è così!
Chi se ne importa di quelli che rubano, l'importante è togliere di mezzo coloro che rivendicano diritti e che protestano contro i soprusi e le ingiustizie.
È risaputo, i nazisti e i fascisti l'obbedienza ce l'hanno nel DNA.

Simboli


Perché le idee hanno costruito la nostra coscienza, ma la nostra coscienza, dalle idee infinite, viene alimentata di continuo, così che il nostro pensiero si evolve, cambia, non si lascia imprigionare in griglie prefabbricate. Sono gli uomini che, a volte, spesso, troppo spesso, fanno di idee meravigliose, catene per sottomettere i più deboli.

Guardate che simbolo!!! forse poteva accadere solo in America Latina.



lunedì 13 luglio 2015

In questa Europa

In questa Europa dove tutto va al contrario, dove chi vince, davvero, a furor di popolo, viene cacciato via, messo da parte, "ridotto alla ragione", come i ribelli degli antichi ospedali psichiatrici (purtroppo anche dei  moderni reparti di psichiatria degli ospedali civili) con ogni mezzo, legale o illegale poco importa, in questa europa l'unica politica che resiste è quella rappresentata dagli esecutori, dai sedicenti politici. Il demansionamento dovremmo noi applicarlo nei loro confronti e non sarebbe un atto ingiusto, sarebbe un atto dovuto, richiesto dalla loro preparazione, dal loro sistema di valori, dalla loro ignoranza del legame profondo che esiste tra la comunità dei cittadini, del popolo, dell'elettorato e i loro rappresentanti. Non è solo un problema italiano, anzi! la vicenda greca ci ha rivelato in modo chiarissimo che, il "nostro" renzi non è nulla., il "nostro" renzi si è dato un gran daffare in questi mesi del suo governo, non per inventare (come ha tentato di far credere agli stupidi), non per creare nuove opportunità, non per modificare il sistema di corruzione esistente in Italia, non per rendere le nostre scuole migliori dal punto di vista del Pensiero, della Capacità Critica, del Discorso e del Dialogo, come la migliore tradizione filosofica (greca) ci ha insegnato, non per recuperare quelle imprese che continuano a delocalizzare lasciando i lavoratori senza una parte delle loro vite, non per creare posti di lavoro dando la giusta attenzione all'ambiente (agosto in genere porta le prime piogge e le prime alluvioni), non per fare del fenomeno immigrazione un'altra possibilità di crescita umana e civile per tutti, compresi quelli che con i migranti lavorano e campano (molti imbrogliando, molti sopravvivendo). No. Lui ha eseguito gli ordini di Brussels. Il suo Job Act potrebbe benissimo prestarlo ad Alexis Tsipras, è uguale a quello richiesto dalla UE alla Grecia. La sua riforma della scuola, ancora non ne hanno parlato… in Italia, troppo caldo l'argomento. Se dovesse servire è pronta. La pubblica amministrazione, a giorni in Italia, nel frattempo però può essere utilizzata per la Grecia, alla quale hanno messo più fretta, visto il tentativo di ribellione si fidano proprio poco.

Insomma è tutto pronto, sempre, a contare un poco più degli altri sono i ministri delle Finanze, ovvio, sono loro, poi che devono fare i conti e le magie per far apparire in forma di numero una politica che non c'è. Chiunque, a questo punto potrebbe far il Premier di un paese, purché non sia una macchietta, come ultimamente era diventato Berlusca, perché non sia indigesto e sinceramente antipatico al proprio elettorato come lo era Monti per gli italiani, purché sia zelante, contento di eseguire bene il proprio compito, incurante delle magre figure nel parlare lingue straniere, chiunque è candidabile a premier del popolo italiano. Coraggio, non c'entra, il coraggio, ci vuole una grande faccia tosta. Coraggio! lo dicevo a quelli che la possiedono, ognuno di voi può aspirare a diventare premier e fare le dovute performances in platee importanti quali i parlamenti, le commissioni, le riunioni a tre, a sette, a diciannove o a ventotto. Non perdetevi d'animo, la Conoscenza (dote più alta nella Repubblica di Platone) ha perduto la propria importanza, superata dai tempi.

Qui sotto ho riportato un link, ma non è certo il più significativo, intanto credo che ritornerò sull'argomento molte volte


  • Sarà istituito un fondo da 50 miliardi di euro che gestirà beni pubblici greci da privatizzare, che avrà sede ad Atene e non in Lussemburgo come previsto in precedenza. Il fondo sarà gestito dalle autorità della Grecia sotto la supervisione delle istituzioni europee. Le risorse serviranno a ricapitalizzare le banche greche, a rimborsare il debito e a investire nell’economia del paese.
da qui

Mauro Biani, invece non sbaglia, e non ha fretta:


domenica 12 luglio 2015

Non è finita

"... il pro­blema si chiama Syriza e il pos­si­bile con­ta­gio ad altri paesi euro­pei di quella sini­stra che si vor­rebbe far diven­tare una mera «paren­tesi» nella sto­ria di un’Europa a tra­zione e ideo­lo­gia teutonica."

da qui

e, per non dire che si prendono a riferimento solamente giornali di sinistra, ecco qui una analisi credibile ed efficace pubblicata su :



dove si esprime sostanzialmente, e con dati alla mano, lo stesso pensiero.


venerdì 10 luglio 2015

La Grecia e la Storia


 Intervento in aula (della riunione del Parlamento Europeo, del 8 luglio) del 93enne Mano­lis Gle­zos, par­ti­giano comu­ni­sta eletto con Syriza: 

Cari col­le­ghi, lasciamo per­dere la tra­co­tanza con­tro Ale­xis Tsi­pras, con­tro il governo greco, con­tro il popolo greco. Chiun­que ricorre agli insulti non ha argo­menti. Mi rivolgo a tutti coloro che sognano di cac­ciare la Gre­cia dall’Europa. Non sarà così! Per­ché dal punto di vista mor­fo­lo­gico, con­cet­tuale e sostan­ziale l’Europa è inte­ra­mente una crea­zione della Gre­cia. E noi non ve la rega­le­remo l’Europa! Non ve la rega­liamo!

Mano­lis Glezos
da qui







giovedì 9 luglio 2015

A lezione di Democrazia

 Quello che segue è il discorso di Alexis Tsipras tenuto ieri, 8 luglio, al Parlamento Europeo.



"Thank you very much Mr. President.

Honorable Members of Parliament, it is an honor for me to speak in this veritable temple of European democracy. Thank you very much for the invitation. I am honored to address the elected representatives of the peoples of Europe, at a critical time both for my country–for Greece–and for the Eurozone and the European Union as a whole, as well.

I find myself among you, just a few days following the strong verdict of the Greek people, following our decision to allow them to express their will, to directly decide, to adopt a stance and to actively take part in the negotiation regarding their future. Only a few days after their strong verdict instructing us to strengthen our efforts to achieve a socially just and financially sustainable solution to the Greek problem–without the mistakes of the past that condemned the Greek economy, and without the perpetual and hopeless austerity that has trapped the economy into a recessionary vicious cycle, and society in a long-lasting and deep depression. The Greek people made a brave choice, under unprecedented pressures, with the banks being closed, with the majority of the media attempting to terrorize people that a NO vote would lead to a rupture with Europe."

da qui

Raffaello Sanzio
Scuola di Atene 
 

martedì 7 luglio 2015

... but I'm not the only one


ringrazio  El Rincon de Mozyto per il video

e auguro a me stessa e a tutto il mondo,
una buona notte.



"Imagine"

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

Nike

 Non ho resistito, ho preso interamente da il manifesto di oggi, foto (come non ci avevo pensato prima?) e poesia magnifica contro la schiavitù, la sottomissione e la tirannide.
Grazie alla bellezza per avere, nei secoli, visitato le nostre vite.


 Nike di Samotracia
Dea della Vittoria


Ode a Samo

Coloro che si sen­tono addosso
la pesante bron­zea mano della paura
si ten­gano pure il giogo della schia­vitù;
vuole virtù e corag­gio
la libertà.
Fu lei a dare le ali ad Icaro
(ché il mito nasconde un seme di verità);
e se è vero che cadde,
l’alato, e che fu sof­fo­cato
dal mare,
cadde però dall’alto del cielo,
e morì libero.
Se mai dovessi diven­tare
preda senza onore di un tiranno, pensa bene
a quanto sarà atroce la tua tomba.

(tra­du­zione di Sveva Tedeschi)


(Zakynthos 1792- Londra 1869)

da  qui

lunedì 6 luglio 2015

L'uomo in rivolta

di Albert Camus
Che cos’è un uomo in rivolta? È innanzitutto un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia: è anche un uomo che dice sì. Osserviamo nel dettaglio il movimento di rivolta. Un funzionario che ha ricevuto ordini per tutta la vita giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Insorge e dice no. Che cosa significa questo no?
Significa, per esempio: «Le cose hanno durato abbastanza», «esistono limiti che non possono essere superati», «fin qui, sì, al di là, no», o ancora: «andate troppo in là». Insomma, questo no afferma l’esistenza di una frontiera. Sotto un’altra forma ancora la stessa idea si ritrova nella sensazione dell’uomo in rivolta che l’altro ‘esageri’, «che non ci siano ragioni per», alla fine «ch’egli oltrepassi il suo diritto», fondando, per concludere, la frontiera il diritto. Non esiste rivolta senza la sensazione di avere in se stessi in qualche modo e da qualche parte ragione. È per questo che il funzionario in rivolta dice ad un tempo sì e no. Perché afferma, assieme alla frontiera, tutto ciò che custodisce e preserva al di qua della frontiera. Afferma che in lui c’è qualcosa di cui vale la pena prendersi cura.
Insieme alla repulsione verso l’intruso, esiste in ogni rivolta un’adesione intera e istantanea dell’uomo a una certa parte dell’esperienza umana. Ma qual è questa parte?
Si potrebbe affermare che il no del funzionario in rivolta rappresenta soltanto gli atti che rifiuta di compiere. Ma si noterà che questo no significa tanto «esistono cose che io non posso fare» quanto «esistono cose che voi non potete fare». Si vede già che l’affermazione della rivolta si estende a qualche cosa che trascende l’individuo, che lo trae dalla sua supposta solitudine, e che fonda un valore. Ci si limiterà, al momento, a identificare questo valore con ciò che, nell’uomo, rimane irriducibile.
Precisiamo almeno che si tratta proprio di un valore. Per quanto confusamente, esiste una presa di coscienza consecutiva al moto di rivolta. Questa presa di coscienza consiste nella percezione improvvisa di un valore con cui l’uomo può identificarsi totalmente. Perché, fin qui, quest’identificazione non era realmente sentita. Tutti gli ordini e le esazioni anteriori al moto di rivolta, il funzionario li subiva. Spesso, anzi, aveva ricevuto senza reagire ordini più rivoltanti di quello che fa scattare il suo moto.
Ma portava pazienza, incerto ancora del proprio diritto. Con la perdita della pazienza, con l’impazienza, comincia un movimento che può estendersi a tutto ciò che in precedenza veniva accettato. Questo movimento è quasi sempre retroattivo. Il funzionario, nell’istante in cui non riconosce la riflessione umiliante del suo superiore, rifiuta insieme lo stato di funzionario per intero. Il moto di rivolta lo porta più in là di quanto egli non vada con un semplice rifiuto.
Prende le distanze dal proprio passato, trascende la propria storia. Precedentemente invischiato in un compromesso, si getta d’un tratto nel Tutto o Niente; ciò che dapprima era la parte irriducibile dell’uomo diventa l’uomo intero. Nel moto della propria rivolta, l’uomo prende coscienza di un valore in cui crede di potersi riassumere. Ma come si vede, prende coscienza, contemporaneamente, di un ‘tutto’ ancora piuttosto oscuro e di un ‘niente’ che significa esattamente la possibilità di sacrificio dell’uomo a questo tutto. L’uomo in rivolta vuole essere tutto- vale a dire questo valore di cui ad un tratto ha preso coscienza e che vuole venga riconosciuto e accettato nella sua persona – o niente, vale a dire essere decaduto ad opera della forza che lo domina. Al limite, accetterà di morire.
Mette sulla bilancia la morte e quanto chiamerà, per esempio, la sua libertà. Dunque, si tratta davvero di un valore, e uno studio dettagliato della nozione di rivolta dovrebbe ricavare, da questa semplice osservazione, l’idea che la rivolta, contrariamente all’opinione corrente, e benché nasca da ciò che l’uomo ha di più strettamente individuale, mette in questione il concetto stesso di individuo. Perché se l’individuo, in casi estremi, accetta di morire e nel moto della propria rivolta muore, dimostra con ciò ch’egli si sacrifica a favore di una verità che oltrepassa il suo destino individuale, che va più in là della sua personale esistenza. Se preferisce l’eventualità della morte alla negazione di questa parte dell’uomo che egli protegge, è perché valuta quest’ultima più generale di se stesso.
La parte che l’uomo in rivolta protegge, egli ha la sensazione di averla in comune con tutti gli uomini. È da ciò che essa trae all’improvviso la sua trascendenza. È per tutte le esistenze a un tempo che insorge il funzionario quando giudica che, da un dato ordine, viene negata qualche cosa in lui che non gli appartiene in modo esclusivo, ma che è un luogo comune in cui tutti gli uomini, anche colui che l’insulta e l’opprime, hanno già pronta una forma di solidarietà. Esiste una complicità che unisce la vittima al carnefice.
La rivolta non nasce solamente e necessariamente nell’oppresso, ma può nascere anche dallo spettacolo dell’oppressione. Esiste in questo caso un’identificazione con l’altro individuo. Non si tratta di un’identificazione psicologica, sotterfugio per mezzo del quale l’individuo sentirebbe nella sua immaginazione che è a lui che s’indirizza l’offesa (perché, al contrario, si arriva a non sopportare di veder infliggere ad altri delle offese che noi stessi abbiamo subito senza rivolta). Esiste solamente un’identificazione di destini e un prender partito. L’individuo, dunque, non è in se stesso quel valore che vuole difendere. Occorrono tutti gli uomini per costituirlo. È nella rivolta che l’uomo si supera nell’altro, e, da questo punto di vista, la solidarietà umana è metafisica. Nell’esperienza assurda, la tragedia è individuale. A partire dal movimento di rivolta, essa ha coscienza d’esser collettiva.

grazie a 

MINIMA&MORALIA

per aver ripreso e pubblicato questo fondamentale scritto di Albert Camus


bibliomatilda's pic

NO (per la Democrazia)

"... i progetti dell’antifascismo europeo sono congeniali allo spirito e agli scopi di un’associazione per l’Europa egualitaria: la Federazione dovrebbe portare non solo la pace nel continente, ma anche diritti umani, democrazia del lavoro, proprietà comune e benessere."

da qui

Sono incantata da questa vittoriosa affermazione di passione civile, lungimiranza, coerenza e coraggio. Auguro a tutti noi di riscoprire appieno il senso di tutte queste disposizioni d'animo.  Auguro a tutta l'Europa di riuscire ad intraprendere un nuovo cammino, ad iniziare da ogni singola nazione. Auguro ad ogni paese di riuscire a sfaldare quel muro di menzogne messo sù dai governi al potere. Ora ci diranno che il Parlamento Europeo non è in grado di decidere e contare come dovrebbe, ora ci diranno che le decisioni vanno prese sempre più in maniera verticistica, più di come non si sta già facendo. Diranno di tutto e di più per sottrarre ai popoli europei i risultati su questa grande lezione di democrazia, per toglierle significato e importanza. Dobbiamo essere vigili su tutto quello che accade da oggi in poi. In Grecia si sta parlando un linguaggio dimenticato dalla stragrande maggioranza del sistema dei media degli altri paesi europei. I media creano l'opinione pubblica. E' necessario riappropriarsi di quel linguaggio, del quale siamo stati derubati. Con quello combattere.

Apprendo proprio ora che il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni, (da qui) mi dispiace, credo sia stato determinante nella comprensione e nella gestione, anche dura, della questione debito/credito, diktat e possibilità differenti, però mi appare come un'ulteriore segno della volontà del governo greco e di Tsipras, e dello stesso Varoufakis, di raggiungere un accordo che sia rispettoso dei risultati del referendum e, allo stesso tempo, di una disponibilità piena alla trattativa. Insomma, i politici greci si stanno rivelando dei politici veri, capaci, intelligenti, fondati in un sistema forte di valori e idee.

Come ha detto Tsipras:

La Democrazia non può essere ricattata



domenica 5 luglio 2015

OXI



È decisivo far capire da che parte si sta

Il refe­ren­dum greco, quale che sarà il suo risul­tato finale, segna uno spar­tiac­que nella vicenda euro­pea. Per la prima volta la tesi sull’insostenibilità sia demo­cra­tica che eco­no­mica dell’attuale assetto dell’euro esce dall’ambito dell’analisi intel­let­tuale e si tra­duce in un atto poli­tico. Non la solita gene­rica invo­ca­zione di un’altra Europa, ma un gesto con il quale un lea­der e una forza poli­tica met­tono total­mente in gioco la pro­pria fun­zione per scar­di­nare un equi­li­brio di potere lesivo degli inte­ressi popo­lari che si vogliono rap­pre­sen­tare. Que­sto atto non lo hanno com­piuto i lea­der del socia­li­smo euro­peo al governo nei Paesi più importanti.
Né il capo dei social­de­mo­cra­tici tede­schi Gabriel, sal­da­mente aggrap­pato all’alleanza pre­sente e futura con la Mer­kel ed espli­cito fino all’ingenuità nel moti­vare la linea dura con l’assoluta indi­spo­ni­bi­lità tede­sca ad accet­tare un qual­siasi cam­bia­mento delle regole dell’eurozona. Né il pre­si­dente fran­cese Hol­lande, rapi­da­mente con­ver­ti­tosi al man­tra delle riforme strut­tu­rali con la nomina del governo Valls. E nep­pure il pre­mier ita­liano Renzi, che dopo il 41 per cento delle euro­pee dell’anno scorso ha tra­sfor­mato la lotta all’austerità in una inno­cua reto­rica a uso di tweet e comizi, sce­gliendo invece nella sostanza un’asse con la Mer­kel, a cui ha por­tato in dote il con­te­ni­mento sala­riale garan­tito dal jobs act in cam­bio di qual­che deci­male di fles­si­bi­lità sui conti.
In que­sta débâ­cle sto­rica delle sini­stra rifor­mi­sta euro­pea è toc­cato al corag­gio e forse anche alla dispe­ra­zione del governo greco di Syriza ingag­giare una bat­ta­glia in totale soli­tu­dine per squar­ciare il manto di ipo­cri­sie poli­ti­che e cor­posi inte­ressi mate­riali su cui l’euro si è retto finora. Tsi­pras si è tro­vato ad agire nelle con­di­zioni più dif­fi­cili, con un man­dato dell’elettorato greco che chie­deva con­tem­po­ra­nea­mente l’uscita dall’austerità e la per­ma­nenza nella moneta unica, iso­lato dagli altri lea­der socia­li­sti e sotto la spre­giu­di­cata minac­cia del default immi­nente bran­dita dai suoi inter­lo­cu­tori. La scelta è stata quella di non cedere al ricatto e di inve­stire tutto su un nuovo pro­nun­cia­mento popo­lare, il gesto di sfida più ever­sivo rispetto all’ortodossia post-democratica che regna a Bru­xel­les: quella per la quale una sola poli­tica eco­no­mica è ammessa e le regole euro­pee sono sovraor­di­nate rispetto sia al man­dato elet­to­rale dei governi che al con­te­nuto delle Costi­tu­zioni nazionali.
Se pre­varrà l’appello di Tsi­pras alla dignità e alla sovra­nità del popolo greco e vin­ce­ranno i no, la Ger­ma­nia e le forze cre­di­trici che gover­nano l’euro si tro­ve­ranno final­mente inchio­date di fronte alla scelta fon­da­men­tale non più rin­via­bile (quella a cui non si sarebbe mai arri­vati con i sem­pre più vacui appelli dell’europeismo respon­sa­bile e ben­pen­sante a favore della cre­scita o degli Stati Uniti d’Europa): o accet­tare il tabù impro­nun­cia­bile, ossia la tra­sfor­ma­zione dell’eurozona in una unione di tra­sfe­ri­mento in cui i Paesi più ric­chi aiu­tano i più deboli (come avviene in ogni vera unione poli­tica e fiscale e in ogni area valu­ta­ria che ambi­sca a soprav­vi­vere), oppure dimo­strare che l’euro non è irre­ver­si­bile, costrin­gendo uno dei Paesi mem­bri all’uscita.
Ma anche nell’ipotesi, pur­troppo tutt’altro che remota, che tra i greci pre­valga la paura dell’ignoto e vin­cano i sì, nulla sarà come prima. A quel punto sarà molto più dif­fi­cile occul­tare la dura realtà: que­sto euro non è affatto solo una moneta, ma anzi­tutto un sistema di governo, in virtù del quale gli ese­cu­tivi nazio­nali trag­gono la loro legit­ti­mità non dal man­dato elet­to­rale ma dalla piena appli­ca­zione degli impe­ra­tivi di Bru­xel­les. Un sistema di governo descritto dalla ful­mi­nante defi­ni­zione data qual­che anno fa dal pre­mio Nobel e ispi­ra­tore della Rea­ga­no­mics Robert Mun­dell: togliere agli Stati il con­trollo della moneta e del bilan­cio è stato il modo per por­tare Rea­gan in Europa senza pas­sare per il voto degli elettori.
Anche se il governo di Syriza fosse scon­fitto, quanti in Europa hanno a cuore il pri­mato della demo­cra­zia e un’idea di società fon­data sul lavoro e sull’uguaglianza dovreb­bero esser­gli grati per almeno due buone ragioni: per averci pro­vato fino in fondo met­tendo in gioco la pro­pria per­ma­nenza al potere e per aver disve­lato la vera natura del sistema di governo dell’euro e l’illusione di poterlo cam­biare con gli appelli e le pre­di­che edi­fi­canti, senza affron­tare e vin­cere una bat­ta­glia poli­tica fon­data anzi­tutto sulla riven­di­ca­zione dell’autonomia demo­cra­tica e nazio­nale.
Per que­sto dome­nica, comun­que vada, è deci­sivo far capire da che parte si sta e, in ogni caso, dopo il refe­ren­dum non si potrà rimuo­vere la lezione greca. Anche in Ita­lia, pro­vando per un momento a lasciare sullo sfondo la discus­sione sulle appar­te­nenze e sui con­te­ni­tori e par­tendo da quella svolta cul­tu­rale che occorre sia alla sini­stra rifor­mi­sta che a quella radi­cale per ripen­sare il rap­porto Europa, sovra­nità demo­cra­tica e inte­resse nazio­nale. Senza que­sto ripen­sa­mento non basterà certo la scom­po­si­zione e riag­gre­ga­zione di pezzi di per­so­nale poli­tico per rico­struire nel campo del cen­tro­si­ni­stra un pro­getto popo­lare, nazio­nale e di governo: un pro­getto che sap­pia accu­mu­lare sul piano interno l’energia poli­tica neces­sa­ria per gui­dare su un sen­tiero costi­tu­zio­nale l’indispensabile recu­pero di auto­no­mia deci­sio­nale del Paese e indi­care la strada di una rifon­da­zione del dise­gno euro­peo su basi di coo­pe­ra­zione, rispetto del prin­ci­pio demo­cra­tico e pari dignità tra i popoli.

Alfredo D'Attorre
depu­tato Par­tito democratico

da qui

sabato 4 luglio 2015

Imprevisti

Alexis Tsipras's historic speech at Syntagma yesterday, with live English translation. Here is the full transcript:

Citizens of Athens, Greek people, today, we are not protesting, today we are celebrating. Today democracy is celebrating, democracy is joy, democracy is salvation, democracy is a way out. And today we are celebrating the victory of democracy. No matter what Monday brings, we are already victorious. Greece has sent out a message of dignity, of pride. Nobody, nobody can ignore this passion, nobody can ignore this eagerness for life, for hope, this eagerness for optimism. Today we are celebrating our decisiveness to take our fates into our own hands and to give word to the Greek people, give the floor to Greek people. Today we are celebrating and singing to overcome fear, to overcome blackmail. Europe the Europe that we have known, the Europe whose founding principles have nothing to do with blackmailing and ultimatums. And today at this hour, the entirely of Europe, their eyes have turned to you, to Greek people, to the 3 million poor people, 1.5 million unemployed people.
Today, today the entire planet has eyes turned to Syntagma Square, and small and big squares of our country, they have their eyes turned to the place where democracy was born, it is in this place that we will give an opportunity to democracy to come back, to come back to Europe, because we want Europe to come back to its establishing principles, to the principles it has been casting aside for so many years in order to implement programs of austerity forcing peoples to make choices against their will. Citizens of Athens, Greek people, on Sunday all of us united will send out a message of democracy and dignity to Europe and the world over, we are sending again a message of hope to the peoples, because on Sunday we are not merely deciding on Spain and Europe, we will be deciding to live in Europe with dignity, to work and to make progress in Europe, to be equals among equals in Europe.
(Chants of OXIi! OXI!)
And believe me, nobody has the right to threaten that they will detach Greece from its natural geographic place, nobody has the right to threaten that they will divide Europe. Greece, our homeland, Greece was, has been and will go on being the cradle of the European civilization, it was from this land that according to mythology Zeus took Europe. And it is from this precise place that the technocrats of austerity want to rape Europe again. So we shall say no, we shall say no to them on Sunday. We will not let Europe be in the hands of all those that want to take it away from its democratic tradition, its democratic ?, its establishing principles, its principles of democracy, solidarity and mutual respect. Citizens of Athens, men and women of all ages, you have gathered here today flocking to Syntagma Square, flooding the streets of Athens and other big cities, defying the crescendo of scaremongering and the terrorism of the past few days. Citizens of Athens, the Greek people, the Greek people have many times throughout the course of its history proven that they know how to return ultimatums. On certain occasions ultimatums can be returned. The brightest of leaves and pages in the history of this place, and the most glorious of leaves in the history of our people were leaves and pages of virtue and of courage, so I'm calling upon you to write historic moments, uplifting moments of freedom again, I'm calling on you to say no to ultimatums, a big and proud no, to turn your backs to those people that terrorize you on a daily basis.
And on Monday, on Monday no matter what the outcome of the democratic process of th popular verdict be, the verdict of this process that somebody feared and wanted to prevent, no matter what the outcome is on Monday, we should say a definitive no to national division. No matter what we decide on Sunday, on Monday Greek men and women have nothing whatsoever to divide them, together we shall fight united to construct a Greece that will be far better than the Greece that was destroyed after five years of destruction.
(OXI!)
Family, I appeal to you to shut your ears to the sirens of scaremongering, to decide with your hearts and your minds, to calmly decide, to decide for a Greece which will be proud in a democratic Europe, for a people, a small people that has been fighting without swords and bullets, but a small people that has been fighting having in their hands the most powerful of weapons on the planet: justice. We are right, justice is on our side. we are right, nobody can hide this, nobody can hide that we are right. Citizens of Athens, Greek people, freedom takes courage and virtue. You, we, all of us, have both virtue and courage, and we are free, we are breathing air of freedom, no matter what happens, we are the winners, we shall be the winners, Greece has won, democracy has won, blackmails and threats have been defeated. Farewell, be strong. I'm proud. With pride and dignity, we will write history, our people will progress, will go ahead, Greece and the Europe of democracy and solidarity. Farewell.

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All we are saying is Give Greece a Chance


NO

OXI

presente anche il Premier  greco, Alexis Tsipras.
Manifestazioni a sostegno del popolo greco, contro le imposizioni dei poteri finanziari europei ed internazionali, si sono svolte in tantissime città dell'Europa intera. 
Mi sento di dire che vorrei immensamente il popolo greco vittorioso in questa lotta, mi sento di dire che una vittoria del NO sarà una vittoria simbolica per tutti coloro che stanno o inizieranno a lottare affinché in Europa si attui una politica vera al posto di quella sottomessa alla finanza. Una politica dell'Uomo, del Lavoro, dell'Istruzione, dell'Ambiente, della Cultura e dell'Arte, una politica dove l'ideale di eguaglianza non appaia come una superata stupidaggine. Una politica dove si riprenda a parlare di diritti Umani, Civili e Sociali, senza prescindere mai da essi. Una politica che non tenti di modificare le Costituzioni degli Stati per obbedire ai diktat dei poteri finanziari che giocano con il denaro necessario alla gente comune per vivere.
Le foto che pubblico le ho tratte da qui
sono davvero belle.
Se vinciamo NOI del NO
colgo l'occasione per visitare la Grecia, finalmente!

 





















 


venerdì 3 luglio 2015

Allineamenti (voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana)

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.
Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.
Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”
Mário de Andrade – Poeta, romanziere, saggista e musicologo 




Giove e Venere
martedi 30 giugno
bibliomatilda's pic

Due idee di Europa

Stamane l'articolo che parla di Grecia (qui) e del NO da opporre ai poteri finanziari, altrimenti detti troika o ex-troika, me lo ha suggerito il post di Diego Alligatore.

Le domande di Christian Raimo, autore dell'articolo, che faccio mie, sono queste:

"La decisione della corte suprema degli Stati Uniti di legalizzare i matrimoni omosessuali ci ha toccato come se fossimo parte di un’unica grande nazione planetaria. Perché invece l’umiliazione dei greci e il rischio di una crisi spaventosa non sembrano riguardarci? Perché non scendiamo in piazza? Perché non sentiamo che quel referendum è un’ultima tragica scelta anche nostra, tra due idee di Europa? Perché non ci battiamo per costruire un’Europa che non sia solo l’espressione di un trattato economico? Cosa vorremmo succedesse nel resto d’Europa se fossimo noi nella situazione del popolo greco? Perché non ci ritroviamo davanti alle ambasciate e ai consolati greci?"






giovedì 2 luglio 2015

La dimensione delle cose


Giorno del NO Επέτειος του Όχι

“La dignità delle persone prima di tutto”. Papa Francesco interviene nel negoziato tra la Grecia e l’Unione Europea, teso a evitare il “default” del Paese ellenico , per esprimere la sua solidarietà alla popolazione e ricordare l’ordine delle priorità. “Le notizie provenienti dalla Grecia – afferma in una dichiarazione il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi – preoccupano per la situazione economica e sociale del Paese. Il Santo Padre desidera far sentire la propria vicinanza a tutto il popolo ellenico, con speciale pensiero alle tante famiglie gravemente provate da una crisi umana e sociale, tanto complessa e sofferta”.

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Il 5 luglio non sarà il primo Giorno del NO per la Grecia. 
Credo che se dovesse prevalere il NO nel referendum di domenica, esso sarà ricordato con maggiore emozione del primo.

In entrambi i casi si tratta, e verrà ricordato, soprattutto da parte di quella parte di popolo libero dei diversi paesi dell'Europa, come il rifiuto di sottostare a diktat provenienti da poteri estranei ai popoli stessi. Nel 1940 era il fascismo mussoliniano e il nazismo tedesco. Oggi è lo strapotere degli organismi finanziari internazionali e il fascismo insito nella visione politica ad essi necessaria.




 

mercoledì 1 luglio 2015

Atene la rossa

"Negli ultimi cin­que anni i governi greci hanno dili­gen­te­mente appli­cato le ricette di auste­rity e di ridu­zione dei salari impo­ste dalla Troika. La spesa pub­blica è crol­lata del ven­ti­cin­que per­cento e le buste paga sono pre­ci­pi­tate di oltre il venti per­cento. Il risul­tato di que­ste misure è stato cata­stro­fico: la più pesante caduta della domanda, della pro­du­zione, dell’occupazione e dei red­diti mai regi­strata in epoca di pace, e un boom con­se­guente del rap­porto tra debito e red­dito. Il caso della Gre­cia sarà ricor­dato nei libri di sto­ria eco­no­mica come la prova empi­rica per eccel­lenza del fal­li­mento della dot­trina dell’austerity e della defla­zione salariale."

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