domenica 17 maggio 2015

Domeniche della vita



Sfiducia


Tristezza di queste mie mani
troppo pesanti
per non aprire piaghe,
troppo leggere
per lasciare un'impronta -
tristezza di questa mia bocca
che dice le stesse
parole tue
- altre cose intendendo -
e questo è il modo
della più disperata
lontananza.

da Antonia Pozzi,
Guardami: sono nuda,
Barbès Editore, 2011







5 commenti:

  1. Ho visto anche la sua storia. Molto triste. Non le è stato permesso di vivere libera..
    Anche lei come Vivian non ha mai pubblicato in vita, però Vivian, sebbene sola, ha trovato la forza di vivere (se forza è), forse anche per la curiosità di vedere cosa avrebbe fotografato domani.
    Antonia scrive: «la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell'anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell'arte, così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare». Che dire di queste due donne? Forse hanno affrontato la solitudine in modi diversi. Basta speculare sul nulla: io spero solo che la fotografia (poesia) serva anche per esprimere la gioia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai detto tutto, J_D. Lo spero anch'io. Era talmente profondo l'amore che Antonia Pozzi nutriva per la natura e per la vita da avere scelto una morte che fosse fusione totale con essa, diventare terra, aria, buio e acqua, tempesta, solitudine, davvero, infinita.

      Elimina
    2. Hai letto questa? http://bibliomatilda.blogspot.it/2012/05/novembre-maggio.html Bellissima!

      Elimina
  2. Visto, le ultime due righe sono molto adatte a te, per il tuo "hobby". Bellissima immagine, i tavolini, simbolo degli incontri e di "confronti" :-)

    RispondiElimina
  3. "Col mio pianto
    vitreo, pari a lente che non pecca,
    io specchierò e raddoppierò le stelle."

    Che meraviglia, eh!?

    RispondiElimina