domenica 31 maggio 2015

Vita

«Sono 86. 4 bambini. 22 donne. Le donne etiopi/eritree sono proprio belle»


In Sardegna dai barconi del mar mediterraneo, da quell'inferno che dev'essere diventata l'Africa, da dove l'umanità proviene.

Molti cattolici si chiedono come mai non possano essere aiutati nel loro paese, non sanno e non vogliono sapere.

Papa Francesco dice che il mancato aiuto ai migranti è un'offesa alla vita.



Sebastião Salgado

Himba Child




Migrant Cotton Picker
Eloy, Arizona, 1940
Dorothea Lange,
Howard Greenberg Collection

venerdì 29 maggio 2015

A proposito di meraviglia

Il cielo e il sole di questi giorni.
L'imbrunire di ieri e del giorno precedente a ieri.
Il silenzio delle piccole biblioteche, la loro luce
i colori dei libri sugli scaffali
la parole che risuonano,
gli splendidi sorrisi
la commozione che ho visto negli occhi,
con i miei,
quelle parole che sono riuscita a dire
quelle che non sono state dette.


Meraviglia per la memoria della ragazza che ha imparato:

L'uomo e il mare

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!



Lo sentite il movimento dell'onda?

La vedete l'infinita presenza
della "materia" di cui abbiamo parlato prima?
Lo vedete che il vuoto non esiste?
Mare e uomo, onda e anima
quante volte la nostra anima si è trovata nel tormento che il mare ci mostra sotto la tempesta?
La possibilità di vedere laddove sembra non ci sia nulla, sta in noi,
la possibilità di vedere la bellezza in quello che alla maggior parte delle persone sfugge sta nella nostra capacità di immaginazione, nella capacità di amare, ma per amare si deve conoscere e capire perché è impossibile amare quello che non si capisce, la conoscenza e la comprensione sono  attestazioni, sono prove d'amore.

La bellezza di queste parole da rifletterci sopra, da mettere in relazione con la poesia, con l'arte, con l'umanità, perché nell'universo niente è separato da niente, ogni elemento contribuisce alla resa di ogni altro, e allora permettetemi di leggervele. E anche se non vi è subito chiaro tutto, datevi tempo, pensateci, non dimenticatele, giocate con le parole, con i pensieri, le premesse e le conclusioni, modificatele, aggiungete una esperienza che prima non avevate ancora vissuta, accettate di imparare, accettate di non sapere e di sbagliare, qualcuno ve lo farà notare ridendo, ignoratelo, qualcuno vi aiuterà a trovare l'errore:

«L'idea è semplice. La relatività generale ci ha insegnato che lo spazio non è una scatola inerte, bensì qualcosa di dinamico: una specie di immenso mollusco mobile in cui siamo immersi, che si può comprimere e storcere. La meccanica quantistica, d'altra parte, c'insegna che ogni campo di tal sorta è "fatto di quanti".
La predizione centrale della teoria dei loop è quindi che lo spazio non sia continuo, non sia divisibile all'infinito, ma sia formato da grani, cioè da "atomi di spazio". Questi sono minuscolissimi: un miliardo di miliardi di volte più piccoli del più piccolo dei nuclei atomici. La teoria descrive in forma matematica questi "atomi di spazio" e le equazioni che determinano il loro evolversi. Si chiamano "loop", cioè anelli, perché ciascuno di essi non è isolato, ma è "inanellato" con altri simili, formando una rete di relazioni che tessono la trama dello spazio.
Dove sono questi quanti di spazio? Da nessuna parte. Non sono in uno spazio, perché sono essi stessi lo spazio. Lo spazio è creato dall'interagire di quanti individuali di gravità. Ancora una volta il mondo sembra essere relazione, prima che oggetti.
Ma è la seconda conseguenza della teoria ad essere la più estrema.Come sparisce l'idea dello spazio continuo che contiene le cose, così sparisce anche l'idea di un "tempo" elementare e primitivo che scorre indipendentemente dalle cose. Le equazioni che descrivono grani di spazio e materia non contengono più la variabile "tempo".
Questo non significa che tutto sia immobile e non esista cambiamento. Al contrario, significa che il cambiamento è ubiquo, ma i processi elementari non possono essere ordinati in una comune successione d'istanti. Alla piccolissima scala dei quanti di spazio, la danza della natura non si svolge al ritmo del bastone di un solo direttore d'orchestra, di un singolo tempo: ogni processo danza indipendentemente con i vicini, seguendo un ritmo proprio. Lo scorrere del tempo è interno al mondo, nasce nel mondo stesso, dalle relazioni tra eventi quantistici che sono il mondo e sono essi stessi la sorgente del tempo.
Il mondo descritto dalla teoria si allontana ulteriormente da quello che ci è familiare. Non c'è più lo spazio che contiene il mondo e non c'è più il tempo lungo il quale avvengono gli eventi. Ci sono solo processi elementari dove quanti di spazio e materia interagiscono tra loro in continuazione. L'illusione dello spazio e del tempo continui intorno a noi è la visione sfocata di questo fitto pullulare di processi elementari. Così come un quieto e trasparente lago alpino è in realtà formato da una danza veloce di miriadi di minuscole molecole d'acqua».

Basta, è ora di andare.

L'uomo e il mare è una poesia di Charles Baudelaire.

Il brano proposto è tratto da:
Carlo Rovelli,
Sette brevi lezioni di fisica,
Adelphi, 2014






quest'altra da qui

martedì 26 maggio 2015

Teorie sulla fotografia (tempo - spazio - umano - lentezza)

«Breve o lungo, è una bella differenza. Accelerare vuol dire innanzitutto arraffare qualcosa. Vi è insito un che di avido; quando a essere accumulato non è il denaro, ma il tempo, singolarmente si mantiene quel che di intimamente cattivo è proprio di quel tipo di agire. Al contrario, può avere un effetto gradevole se ci si lascia un po' di tempo e ugualmente se si prolunga un processo».


Significative mi sono apparse queste parole con le quali inizia il brano di Ernst Bloch, scelto dagli autori del libro Filosofia della fotografia, a cura di Maurizio Guerri e Francesco Parisi, per Raffaello Cortina Editore, per fare il punto sulla letteratura filosofica in riferimento alla tecnica fotografica, alla sua storia, alle sue realizzazioni e alle sue numerose potenzialità. 
Ernst Bloch parla della possibilità data all'uomo, attraverso la tecnologia fotografica di ampliare e restringere tempo, spazio e oggetti della realtà. Attraverso la lente di ingrandimento scopriamo particolari degli oggetti che ad occhio nudo non avremmo pensato mai:

«... con la lente d'ingrandimento, non appena la si applichi, invece che ai processi temporali, agli oggetti spaziali. L'ingrandimento dello spazio, a differenza di quello del tempo, non produce fantasmagorie elfiche, bensì - quasi dovesse compiere l'opera dell'acceleratore - rende il noto spesso estraneo, spesso grottesco, non di rado perturbante. Persino la pelle umana, i tratti di una donna amata sotto la lente allentata passano in un'altro ordine di forma e di valore, in ogni caso non ricordano più in nulla il corpo al quale l'amore aveva dato valore. (figura 1.9)»

Sono andata a cercare su internet la figura segnalata dagli autori con 1.9, eccola qui:



Jacques-André Boiffard,
1929

Ne ho trovato anche un'altra che potrebbe rendere bene il pensiero del perturbante e dell'estraneo che la fotografia può rivelare:


Jacques-André Boiffard,
1929

«Tanto più terrificante rimane però il mondo ingigantito sotto la lente rafforzata, quando mosche sembrano demoni e la pelle umana assomiglia a una porzione di territorio su un continente estraneo e non proprio rassicurante». 


Jacques-André Boiffard


Così, la tecnica dell'ingrandimento dell'oggetto ha l'effetto opposto al rallentamento del tempo. O come dice Ernst Bloch:

«...il rimpicciolimento dei processi temporali ha un effetto perturbante (poiché si accelera il movimento naturale), l'ingrandimento ha un effetto piacevole, il rimpicciolimento spaziale degli oggetti al contrario li rende gradevoli, l'ingrandimento perturbanti».

Ecco le ragioni proposte da Ernst Bloch, nel 1964*,  a queste due esperienze umane che i mezzi tecnologici, riferibili alla tecnica fotografica, hanno reso analizzabili:

«Non è affatto difficile accennare alle ragioni di questo effetto inverso. Rispetto all'elemento spaziale, l'elemento temporale è sempre più vicino alla nostra condizione più immediata e quasi sempre più affine. "Darsi tempo" significa pertanto, nella prospettiva del luogo che più ci appartiene, un che di confortevole, mentre la frenesia prodotta dal rimpicciolimento del tempo mostra un che di inquietante, di ostile. D'altro canto, l'elemento spaziale, in quanto modo di essere più lontano da noi, più disteso, in breve estensivo, è per lo più la forma dell'essere-fuori di noi, nonché di molti oggetti che non conoscono ancora mediazioni nei nostri confronti, oltrepassando in tutto e per tutto la misura umana. 
 ...
Non senza motivo, da questo punto di vista, le rappresentazioni del sublime improntate a una grande intensità lasciano spazio proprio a un diminuendo spaziale. Le eccezioni (tra cui non va annoverato il finale del Faust) non sono mai le migliori, tanto meno in assoluto. Per fare un esempio di per sé portentoso, che per altri versi si farebbe chiamare attico se non fosse talmente cristiano: Dante ha riassunto l'intero Paradiso nella figura, così poco gigantesca di una rosa. Beethoven pone il culmine del Fidelio non nel finale, con l'effetto di giubilo, ma prima, nella musica lenta della piccola scena in cui Leonora libera Florestano dalle catene. Il gigantesco non è in ogni caso la parte genuina della profondità; ecco perché ogni enunciazione sostanziale finisce per diventare tanto più lenta quanto più discreta. Finisce per diffondersi una bonaccia, per quanto ancora periferica, come il tipo di deflazione prodotta  dal rallentatore o dal telescopio. Certo, ciò avviene solo dal punto di vista ottico, nella finzione puramente sensibile, i pugili non si accarezzano affatto senza ralenti, senza acceleratore il brontosauro non è affatto una lucertola, ma l'effetto è istruttivo, nonché ricco di ricordi. Nel tempo reso frenetico e al contrario nello spazio sovraccarico possiamo scorgere il vuoto guglielmino, a differenza della cosa, l'unica che importa. Lo si può anche illustrare - essendo impliciti acceleratore e rallentatore - con la rispettiva differenza di significato tra il finale del primo atto della Walkiria di Wagner e quello dell'Otello di Verdi. Qui una passione sfrenata, là un amore, che aumentano rallentando, diventano musica da camera. Qui il traboccare oltre i limiti del mondo, là il raccoglimento e l'umanizzazione sempre maggiore della scena, con un rimpicciolimento dello spazio che ne accresce l'essenzialità. "Già vogliono le Pleiadi toccare il mare", canta Otello - persino le stelle si abbassano qui sul nostro terreno, cessa lo spettacolo dello spazio, il mondo diventa profondo. Non che si possa dire: il mondo è solo una nube notturna, pronta a dissolversi in rugiada, non appena arrivi il giusto sole. Tutto quanto esiste alla rovescia possiede nondimeno quel tipo di grandezza, in cui ha posto lo sviamento, l'erramento, puro oceano del mondo - senza rive. Mentre come fine dell'erramento, che può ben essere sconfinato, è pensata la casa, in rapporto alla totalità del mondo che perviene a se stessa».

Mi viene da pensare che la teoria della relatività di Einstein è espressa da un'equazione. 


* Il libro dal quale è tratto questo brano è:
Accelerare, rallentare il tempo e il loro rapporto con lo spazio,
in Geographica,
Marietti, Genova, 1992

sabato 23 maggio 2015

In attesa di tante cose

vi ripropongo il mio post su Tullio Saba, figlio di Bakunìn e sul bellissimo libro di Sergio Atzeni, perché secondo me merita di essere riletto, sia il post, sia il libro.


La foto, qualcosa di Sardegna:






La mia città, vista da un paese che si chiama Villanova Monteleone. Dista da Sassari 36 km. Le foto sono mie.

mercoledì 20 maggio 2015

Modelli e amore


Brigitte and Huguette, Ghazir Lebanon, 2013. © Rania Matar

Ecco, secondo me, questa, è una foto bellissima.
Dovrei riuscire a realizzarne una con mia madre prima che una delle due non ci sia più.
L'autrice è Rania Matar e il suo link è questo.

Forse ho violato i diritti d'autore.
Se così fosse chiedo scusa e sono pronta a rimediare togliendo questa foto magnifica dal mio blog.
Nel frattempo, ringrazio.

domenica 17 maggio 2015

Domeniche della vita



Sfiducia


Tristezza di queste mie mani
troppo pesanti
per non aprire piaghe,
troppo leggere
per lasciare un'impronta -
tristezza di questa mia bocca
che dice le stesse
parole tue
- altre cose intendendo -
e questo è il modo
della più disperata
lontananza.

da Antonia Pozzi,
Guardami: sono nuda,
Barbès Editore, 2011







martedì 12 maggio 2015

Il mare in 4 fotografie di Vivian Maier

 
“Well, I suppose nothing is meant to last forever. We have to make room for other people. It’s a wheel. You get on, you have to go to the end. And then somebody has the same opportunity to go to the end and so on.” 
 – Vivian Maier
 
Vivian Maier era dello stesso anno di mia madre, 1926. Nata, però, negli Stati Uniti, a New York, invece che in un paesino sperduto in mezzo agli ulivi e ai frutteti della Sardegna. Del 2009 la sua morte, avvenuta un anno dopo una caduta sulle strade coperte di ghiaccio di New York.
Vita solitaria, quella di Vivian, e mai completamente fuori dalle ristretezze economiche. La sua arte venne scoperta e celebrata dopo la sua morte, quasi per caso. Non ebbe neppure la possibilità di stampare interamente i suoi rullini che vennero comprati ad una vendita all'asta da quello che, in seguito alla ricchezza che si trovò tra le mani, rappresentata da quel materiale fotografico, divenne fotografo egli stesso, il suo nome è John Maloof.



giovedì 7 maggio 2015

Sapiens Sapiens


FONDAZIONE BARTOLI FELTER
spazio Temporary Storing
via 29 novembre 1847, 3/5 – Cagliari
inaugurazione venerdì 8 maggio 2015 - ore 18:30
fino a venerdì 22 maggio 2015
aperto dal lunedì al venerdì (ore 10:00-12:00 e 17:00-19:00)

martedì 5 maggio 2015

On Strike

per dirla all'inglese come piace a Renzi e prima di lui alla montiana-signora-ministro-Fornero.

Stamane la scuola italiana ha scioperato.

Nella nostra piccola città all'arrivo in piazza ho incontrato un bel gruppo di giapponesi che fotografavano il palazzo della provincia, bei colori. L'evento è qui?


Il nome di esso è Scendiamo in Piazza armati… di un Libro.

In difesa della Scuola Pubblica in difficoltà, soprattutto in quella sua accezione "Pubblica", dall'epoca di Berlinguer (Luigi) ma che ha avuto la sua accelerazione verso il basso da Moratti in poi


I libri nelle mani di insegnanti e alunni vorrebbero ricordare il fondamento della nostra Repubblica unitaria nel Lavoro e nell'Istruzione. La "Buona Scuola", di Renzi e Giannini, è una riforma che attacca frontalmente entrambi. Il lavoro, rendendo gli insegnanti sempre più precari e in balìa di presidi manager, figure forgiate dal nostro amato giovane premier su modello di se stesso; l'istruzione perché quella che poteva essere, nel passato considerata come una missione, da svolgere comunque mettendo in gioco non solo la propria "conoscenza" e "scienza" ma anche i propri sentimenti, la propria capacità di relazionarsi agli altri, il proprio senso civico e morale, ora potrà essere sostituita dalla abilità nel vendersi, nel proporsi, nella propria predisposizione all'aggressività e alla sottomissione ad ogni potere.


I libri studiati ci hanno insegnato che la propria dignità di persone libere la si crea e la si difende dando l'esempio di onestà, di rettitudine e di responsabilità.


Forse non eravamo tanti ma decisi e contenti di esserci.


Pausa delle fotografe


Si discute, ci si ripara dal sole dietro potenti occhiali da sole, oppure potremmo dire ci si ripara dal sole potente dietro fragili occhiali da sole. L'importante è sorridere e credere che riusciremo a fermare la deriva autoritaria in corso.


Un cerchio a difendere la cultura rappresentata dalla scuola e dai suoi strumenti principali, i libri, le parole, la comunicazione, il senso critico, la creatività, la vita.


Bambini, mamme e maestre
("avveru", vuol dire "davvero" in sassarese)




bibliomatilda's pics
(always c.o.t.)




Mi piace

Mi piace guardare le cose da vicino


e a volte scopro particolari che sfuggono ad uno sguardo distratto.


Il rosso del papavero è incredibile, risalta su tutto e tende ad inglobare gli insetti e il loro peso.


L'aglio selvatico, guardate come è bello


Siamo nella primissima fase della luce, primi giorni di maggio, insieme alla luce del sole si sperimenta ogni anno, il vento o la brezza sulla pelle nuda e si va alla ricerca dei mostri marini abbandonati dal mare sulla spiaggia


A volte gli intrecci sono difficilissimi da decifrare e paiono comunque anelare a quel mare che li ha respinti


bibliomatilda's pics
(always click on them)

sabato 2 maggio 2015

Che giornata è?

Sabato di ponte, tra il 1 maggio e domenica 3 maggio.

Che io sappia non è successo niente nel mondo!!!!!!
Va bene, si dice così per dire, ieri non ho guardato TV né letto giornali, virtuali o cartacei che fossero. Ieri pomeriggio, ché il sole splendeva, e il vento soffiava forte, sono andata alla ricerca di orchidee selvatiche ecco cosa ho trovato, poche, ma significative:





 con formiche




 fioritura della Ferula


bibliomatilda's pics
(click on them)



venerdì 1 maggio 2015

...nord sul sud





Come avrebbe potuto un'allieva di Giulio Girardi ignorare uno scrittore come Eduardo Galeano?
E infatti questo è uno dei miei libri preferiti... e poi lo ritrovavo, Galeano, con la sua scrittura, sulle pagine de il manifesto, ed ogni parola letta era un insegnamento, sia che trattasse del sogno, sia che analizzasse, da alto studioso della politica, la situazione del suo e dei nostri Paesi, del suo e del nostro Mondo.
Nasce nel 1940, a Montevideo, in Uruguay e il 13 del mese appena finito, se n'è andato.
Anche lui, come tutti gli scrittori sudamericani che ho amato, aveva tra le sue caratteristiche quella del coraggio, della fierezza dell'appartenenza, prima di tutto all'umanità, e poi al suo popolo, alla sua terra, a quei valori che se fossero mancati avrebbero fatto dell'America Latina, così come, io credo, del mondo intero,  un inferno totale e senza scampo. Lui era uno di quelli che aveva fede, nelle potenzialità, buone, dell'umanità, per questo non ha mai smesso di indicare quello che avrebbe potuto essere, criticando lucidamente e radicalmente l'esistente.

Una delle attività che lo ha legato alle  aspirazioni e alla storia delle idee generative del Novecento è stata la sua partecipazione attiva al Tribunale Russell II sull'America Latina, durante gli anni Settanta. Il suo impegno prosegue come componente della giuria del Tribunale permanente dei popoli (TPP). Il Tribunale permanente dei popoli fu voluto da Lelio Basso come prosecuzione del Tribunale Russell, e vide la luce a Bologna nel 1979. Per inciso, al Tribunale permanente dei popoli ha fatto ricorso nel 2014, il Controsservatorio Valsusa ponendo al Tribunale il seguente quesito: “Quando le grandi opere attuano delle trasformazioni profonde nell’ambiente è lecito o no, in un sistema democratico, scavalcare totalmente le popolazioni?”. 

Dicono, nel ricordo di Eduardo Galeano, su Alias de il manifesto, Salvatore Senese e Gianni Tognoni  (Presidenza e Segreteria Generale del Tribunale dei Popoli):

"Dalla sua fondazione il TPP ha avuto il privilegio di avere Eduardo tra i suoi membri più attivi, non solo come presenza nei lavori della Sessione, ma piuttosto come colui che sapeva sovrapporre agli aspetti tecnici e politici del Diritto internazionale la sfida di recuperare una memoria de fuego y de viento, simile a quella che lui ha cercato di restituire con le sue palabras andantes ai popoli dell'America Latina e del mondo."

Dai due discorsi di Eduardo Galeano pubblicati sul numero di Alias del 24 aprile, riporto quei passi più belli, più significativi, per me e che non hanno perduto niente della loro verità nonostante i numerosi anni trascorsi, anzi, parla di debito interno ed esterno dei paesi, di numeri inventati dalla finanza per affamare i popoli ed arricchire i pochi. Il 99% della popolazione mondiale che nutre l'1% non è un concetto sorto con gli occupy di New York :

" Essi possono più dei re e dei signori e più dello stesso Papa di Roma. Onorevoli filantropi, praticano la religione monetarista, che adora il consumo nel più alto dei suoi altari. Non si sporcano mai le mani, non uccidono nessuno: si limitano ad applaudire lo spettacolo. Le loro imposizioni si chiamano raccomandazioni. Le intimidazioni le chiamano lettere di intenti. 
...
Chiamano austerità la fame e cooperazione l'aiuto che la corda offre al collo. 
...
Contro il terrorismo del denaro hanno risuonato i tamburi dell'indignazione popolare, 
...
davanti a noi hanno testimoniato le vittime dei banchieri, arrivate da diversi paesi del Terzo Mondo. 
Le loro denunce non hanno suonato su campane di legno. Le vittime:
Quanto più pagano, più devono
Quanto più ricevono, meno possiedono
Quanto più vendono, meno incassano
Impiegano sempre più ore di lavoro per guadagnare sempre meno
impiegano sempre più prodotti propri
per ricevere sempre meno prodotti altrui.
Il vescovo Eamonn Casev ci ha raccontato che in Irlanda la crisi finanziaria attuale impoverisce i poveri, rovina il servizio sanitario, l'educazione pubblica e i servizi sociali, e Andrea Szego, dell'Accademia delle Scienze dell'Ungheria , ci ha detto che i paesi dell'est Europa non sfuggono alla trappola del debito.
...
Ma sono i paesi sottosviluppati , storicamente travolti dallo sviluppo dei paesi sviluppati, a essere stati condannati dalla schiavitù per debiti. Su di loro la polizia finanziaria internazionale vigila e comanda: fissa abitualmente il livello dei salari e della spesa pubblica, gli investimenti e i disinvestimenti, gli interessi, i dazi doganali, le imposte interne e tutto il resto, eccetto lora in cui sorge il sole e la frequenza delle piogge. 

...
Il governo democratico argentino, che ha ereditato dalla dittatura militare un debito moltiplicato per sei, discute la previsione di bilancio nazionale con il Fondo Monetario a Washington, prima di sottoporlo al sistema legislativo a Buenos Aires. Anche Alfredo Eric Calcagno ha denunciato che negli attuali contratti di debito l'Argentina rinuncia esplicitamente alla sua immunità di Stato sovrano, consacra l'usura e regala settecento milioni di dollari di imposte annuali."

Succede qualcosa di diverso oggi tra Europa e Banca Europea e Fondo Monetario internazionale (ancora e sempre Lui) e la Grecia di Tsipras? Con il precedente Governo greco la Troika poteva dettare legge e il Governo rubare affamando il popolo e all'Europa poco importava. Tsipras e il suo ministro delle finanze che tentano di sottrarsi ai diktat stanno avendo vita sempre più difficile. Non è cambiato nulla dal 1988, quando Galeano parlava in questi termini, anzi, l'Europa, forse in quegli anni non era tanto coinvolta in questa politica, forse la divisione tra gli Stati rendeva più farraginoso il sistema sperimentato dagli organismi internazionali di finanza e dagli Stati Uniti sull'America Latina e sui paesi del Terzo Mondo. 

"A Berlino, davanti al tribunale, Calcagno si è chiesto fino a quando la candida Erendira continuerà ad obbedire alla sua nonna senz'anima. «Ci insegnano che non possiamo essere padroni del nostro destino - ci ha spiegato David Abdulah, sindacalista di Trinidad e Tobago -. Così, i paesi ricchi possono esportare tranquillamente la loro crisi e finanziare la loro modernizzazione. Il debito estero sta finanziando la seconda rivoluzione industriale in Occidente». Tomba Nah Ttpoteh è stato ministro in Liberia, e presidente del gruppo africano dei governatori del Fondo Monetario e della Banca Mondiale. «È il nuovo colonialismo - ci ha detto. In che consiste la loro politica nel mio paese? Consiste nel ridurre i costi di produzione delle imprese multinazionali e aumentare i loro tassi di profitto». 

Non ha fatto un'operazione del genere anche Jean-Claude Juncker, quando da primo ministro del Lussemburgo ha aperto le porte del suo Stato a numerose multinazionali con un regime fiscale di favore? Può sicuramente essere che le condizioni di lavoro in Lussemburgo non fossero neppure paragonabili a quelle esistenti in Liberia, anzi è sicuro, però, in qualche modo vi è un'agevolazione di un soggetto economico opposto a quello rappresentato da coloro che danno vita ai profitti delle multinazionali, vale a dire lavoratori e consumatori, gli uomini e le donne, i popoli.

"Tutti pagano quello che pochi spendono. Per pochi, la festa. Per tutti gli altri, i piatti rotti. Si privatizzano i profitti, si socializzano le bancarotte. Il popolo finanzia la repressione che lo colpisce e lo sperpero che lo tradisce. I prestiti internazionali diventano debito estero dei paesi e in forma di capitale trafugato dai padroni dei paesi
...
Tra poco (questo discorso risale al 29 settembre 1988) Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compirà quarant'anni, e non sarebbe sbagliato ricordarlo a chi ricompensa i colpi di Stato erogando generosi flussi di dollari ai generali che abbattono i costi di produzione mediante il violento crollo dei salari operai.
...
Il debito estero del Brasile crebbe trenta volte negli anni della dittatura militare. La Banca Mondiale e il FMI elogiarono con il massimo entusiasmo «la politica modello» del vorace Marcos nelle Filippine. In Zaire, Mobutu ha ricevuto quanto ha chiesto, e rubato quanto ha ricevuto. Qualche giorno prima della sua fuga, mentre cadevano le bombe sul popolo del Nicaragua, tra le mani di Somoza continuava ad arrivare il denaro del Fondo Monetario Internazionale.  Poi, il paese svuotato dovette farsi carico di questi regali di addio e dei molti prestiti concessi a Somoza per fare guerra contro il suo paese e rubare ciò che rimaneva. Invece adesso il Nicaragua non riceve un centesimo. È diventato per la finanza mondiale un paese paria."

Uguale quello che ancora tentano di fare in Grecia, uguale quello che stanno, ancora tentando di fare con il ministro Varoufakis.

"Attraverso il prestito, la tecnocrazia impone un modello di sviluppo estraneo alle necessità reali di ogni paese, che promuove il consumo artificiale e stimola un modo di vita importato, spreca le risorse naturali, idolatra la moneta e disprezza la gente e la terra.

...

L'economista Aloysio Mercadante ha osservato che il Brasile è il quarto esportatore mondiale di alimenti, ma due su tre brasiliani mangiano meno del necessario. Lo sviluppo, sviluppo verso l'esterno, dissimula le sue feroci contraddizioni negli schemi astratti del feticismo dei numeretti. Davison Budhoo, che ha rinunciato al suo alto incarico nell FMI, ci ha fatto notare i rischi della sacralizzazione di certi indici economici come il prodotto nazionale lordo: il PNL (ora PIL) della Nigeria è, in proporzione alla popolazione, quattro volte maggiore di quello della Tanzania, ma la Tanzania ha meno analfabetismo e meno mortalità infantile della Nigeria, e ha più aspettativa di vita, più letti d'ospedale e più donne all'università.

...

Questo sistema, che sta giocando pericolosamente alla roulette russa della speculazione sfrenata, ruba con una mano molto più di ciò che presta con l'altra.

...

Sì, il FMI è uno strumento. È formato da 150 paesi, ma i dieci paesi più ricchi del mondo dispongono di più della metà dei voti. La grande finanza internazionale è un monopolio di potere, una dittatura del nord sul sud. Ma questo carattere strumentale, al servizio di un sistema maggiore, non implica innocenza. La tecnocrazia suole rivendicare il privilegio della irresponsabilità. Il tecnico, il tecnocrate fa lo gnorri (a parte una nostra ex ministra/tecnica che ha "pianto" per i sacrifici imposti ai lavoratori e ai pensionati e a quelli che le multinazionali o comunque le grandi imprese, come l'ENEL, avevano lasciato senza lavoro e senza pensione). Tuttavia, benché nelle lettere di intenti non figurino esplicitamente la concentrazione della ricchezza, né lo smantellamento della sovranità nazionale, tutto questo è implicito.

...

Quelli che programmano il sacrificio dei salari non sono innocenti della conseguente repressione contro il movimento operaio. La ricetta del FMI richiede un prezzo di sangue e fuoco e i tecnocrati fanno parte, in questo senso, della stessa squadra dei torturatori, dei boia e degli inquisitori. Credo non sia troppo ricordare questa responsabilità della tecnica e della scienza. Infine, e col dovuto rispetto, non posso non segnalare una casualità, forse significativa: questa riunione, la nostra riunione, è stata celebrata a pochi metri dal luogo in cui Joseph Mengele faceva i suoi esperimenti in nome della scienza, con bambini portati dai campi di concentramento."

Così finisce il suo discorso, Eduardo Galeano, durante la seduta conclusiva del Processo che il Tribunale dei Popoli celebrò a Berlino nel 1988. Imputato, in quella data, non era un Governo ma le istituzioni internazionali: Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che in quegli stessi giorni tenevano a Berlino il loro summit. E così come lui rilevava la continuità di un certo atteggiamento tipico nella storia dell'uomo di dimenticanza e di settorializzazione persino del dolore che l'umanità vive nel corso della sua Storia, trovando la necessità di indicare come colpevole l'azione di Mengele che agiva da "scienziato", così mi viene da riflettere su come la chiarezza della sua analisi sul FMI e sulla Banca Mondiale, i meccanismi nei quali questi due enti sono stati protagonisti, durino da così tanti anni ed ancora non solo non sono stati sconfitti ma stiano prendendo piede anche laddove erano negli anni ottanta meno forti e infiltrati. In quest'ottica e mai come ora, mi viene anche da pensare che l'Unione Europea, con tutti i suoi enti finanziari "comuni", sia stata creata non tanto per il bene dei suoi popoli ma per una maggiore capacità di controllo di essi.

Questa è una delle cartine che meglio rappresenta l'Africa attuale, che è così presente quando si parla di sfruttamento di risorse e di come i "paesi ricchi possono esportare tranquillamente la loro crisi e finanziare la loro modernizzazione" :