mercoledì 15 aprile 2015

...non le interessava ciò che non era bello.

«Antigone un personaggio tragico? Non proprio. Anzi, è felice perché sa quello che deve fare. Lo ha deciso. Anche a costo di morire».

da qui 

Judith Malina era una donna, un'attrice, prevalentemente di teatro,


nata per esso e in esso, visto che la madre era anch'essa un'attrice che rinunciò alla propria vocazione dopo il matrimonio.

Fu fondatrice, nel 1947, insieme al suo compagno Julian Beck,


della compagnia teatrale sperimentale chiamata Living Theatre, a New York. 

Lui aveva un volto del quale mi sarei innamorata anch'io, ed inoltre era pittore e poeta.

Non sono un'esperta di Teatro ma mi piace scrivere e quindi riflettere su tutto quello che accade in questo nostro mondo, se si tratta di "cose" belle e rivoluzionarie mi piace molto di più, e più belle e rivoluzionarie sono le "cose" più esse mi attraggono e mi intimoriscono allo stesso modo.
La vita di Judith Malina e quella del suo compagno Julian Beck mi appare come una vita decisamente "bella". Ovvio, parlo di quello, niente, che conosco di loro, di quello che ho letto in questi giorni che seguono alla morte di lei, dell'attrice che amava interpretare e riconoscersi nella figura, nella donna, di nome Antigone. Come potrebbero non affascinare due simili figure? 

Judith Malina immaginava una  rivoluzione che fosse "bella, anarchica e non violenta" e diceva di non essere interessata a ciò che non era bello! 
Il suo Living Theatre fu un teatro rivoluzionario, soprattutto per l'epoca, un teatro che si inseriva tra le avanguardie artistiche del dopoguerra che avevano come idea generatrice quella dell'equazione Arte=Vita "cioè l'idea di cercare l'arte nella vita quotidiana delle persone comuni" (da Wikipedia).

L'idea è affascinante persino più dei due corpi che la perseguono.

Quel teatro che ha fatto paura almeno una volta ad ognuno di noi, della mia generazione o di quella di pochi anni più anziana, è stata lei ad iniziarlo, insieme al suo Julian Beck, dove lo spettatore era coinvolto, dove ognuno era chiamato a fare la sua parte. Che paura! Vi ricordate? Ma che coinvolgimento, che responsabilità! I cinici stupidi rideranno, ricordando quei tempi come la loro quasi-infanzia, tanto diversa dall'età matura, a loro parere. Quanto erano più belli e più forti e più… decenti quei tempi, più maturi, addirittura, dove ad ognuno veniva chiesto di essere quello che in quel momento si sentiva, forte o debole, impaurito o attore anch'esso, fingitore della finzione o della verità. Temi nobili, rappresentazioni nobili. Si mettevano in gioco, mettevano in gioco se stessi e la loro vita, il loro corpo, la loro "bellezza" o "bruttezza", il loro modo di essere. Questa era l'arte, per quello che ne posso capire.

Il tempo che passa ci porta alla morte, così come alla morte è arrivata questa donna non bella, secondo i canoni classici ma grande e rivoluzionaria.

L'articolo a lei dedicato su alfabeta è molto ben fatto, è da lì che ho preso il titolo del post e la bella foto dei due amici amanti attori coniugi che sono stati in questa vita, l'ho presa da qui.




Meravigliosa questa poesia che spero gli autori, i redattori, chiunque loro siano di YouTube, mi lascino sul blog, altrimenti sarà una presenza simile a quella di chi non c'è più, simile al mondo che ci aspetta, tutti, nell'aldilà :-)

2 commenti:

  1. Gran bel ricordo, un personaggio importate del Novecento ... in questi giorni, con lei sono tre i personaggio importanti che ci hanno lasciati un po' più soli: Günter Grass, Eduardo Galeano ...

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    1. E' vero, All, purtroppo sono proprio tre, e importanti! Ti dorò conoscevo abbastanza bene Günter Grass, conoscevo abbastanza bene Eduardo Galeano, ho iniziato da Judith Malina che conoscevo meno bene di tutti e tre. Forse perché era donna, forse perché era anziana , forse perché era, davvero, rivoluzionaria, ingenua e forte, come tutti i rivoluzionari veri! ;-)

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