mercoledì 29 aprile 2015

Ascolto

Ho ascoltato
coperta di stracci
vicina quasi a soffocare
ho ascoltato muta e chiusa di cuore,
stanca di parole sempre uguali.

Ho ascoltato sapendo già 
i suoni che sarebbero arrancati dopo,
a memoria, 
l’incantesimo o la colpa
dell’odore di muffa
degli armadi più vecchi.

Le conoscevo tutte quelle parole,
la loro sequenza, 
persino il tono ed i loro silenzi,
come potevano le lacrime
bagnare il cuore di semi disseccati?

Ascoltavo seguendo i miei passi 
in un sentiero di vento fresco
sapevo di verdi campi di grano 
di biancospini fioriti
e di quei giovani che sfioravano 
il mio sguardo.

Continuavo ad ascoltare e ho pianto.
Neppure una lacrima però
ha percorso il mio volto,
l’ho vista trasformata in aria
contorcersi
nello spasmo di quelle parole.



bibliomatilda's pic
(click on it)

domenica 19 aprile 2015

I was an African in a forgotten past

in spring,
mixed with the sky.
In a sailing boat
and in grey ...






e mentre io ero di fronte a questa meraviglia del creato, unica davanti al mondo, in molti nel mare morivano.





bibliomatilda's pics

Quei molti fuggivano e continuano, i vivi, a fuggire dalla guerra.
Qui da noi, quando non si sa più cosa dire si inventano, o semplicemente si ripetono, le solite stupidissime parole di "cordoglio" e si buttano lì i rimedi certi perché nulla cambi. 
Ho letto e propongo alla lettura questi due scritti, il primo da alfabeta :

"Se le persone che cercano di scappare trovassero la possibilità di aiuto, di “corridoi umanitari” e quindi di accesso regolare ai paesi non in guerra, i trafficanti non potrebbero lucrare sul loro disperato bisogno di cercare salvezza." di Salvatore Palidda;

il secondo dalle notizie ANSA che riprendono le affermazioni del nostro giovanepremiermatteorenzi:

"Renzi, guerra ai mercanti di morte - Dichiarare guerra ai mercanti di morte per bloccare una strage continua che non può più essere definita "naufragio", ma si chiama "crisi umanitaria". E di fronte alla quale l'Europa non può più voltare le spalle: lo ha fatto 20 anni fa con Srebrenica, farlo ancora, dandola vinta agli schiavisti, significherebbe "avere una responsabilità verso la storia". Mentre il premier Matteo Renzi parla a Palazzo Chigi al fianco del primo ministro maltese Muscat, nel Mediterraneo, all'altezza della Libia, vengono avvistati altri tre barconi, con a bordo centinaia di disperati. E si rischia l'ennesima strage. Per questo il premier ripete che il problema non è il soccorso in mare - che c'era anche sabato scorso ma non ha impedito al Mediterraneo di inghiottire 900 disperati - ma è quello di bloccare gli "schiavisti del XXI secolo" in partenza. Di dichiarargli guerra, appunto. "Prenderli deve essere una priorità per la comunità internazionale", assicura e annuncia "interventi mirati" per bloccarli da presentare al vertice straordinario di giovedì prossimo."

Per il nostro gpmr il problema si risolve facendo guerra agli scafisti. Evita di considerare il fatto che  guerra è quella dalla quale i migranti imbarcati dagli scafisti fuggono e che quei migranti avrebbero il diritto di essere accolti dai paesi non in guerra e che quei paesi non in guerra  dovrebbero essere in grado di fare vivere agli immigrati condizioni rispettose dei diritti umani. Evita di considerare l'incapacità vergognosa dell'Italia di istituire un sistema di accoglienza che non generi pratiche mafiose.

venerdì 17 aprile 2015

Lealtà/Italy is back

La lealtà di Bersani nei confronti del segretario del suo Partito, come dice sempre lui, è davvero più importante della lealtà nei confronti della Costituzione e delle idee di base di quello che fu il più grande Partito della sinistra europea? della lealtà nei confronti di una parte della società che quel Partito ha, sino a qualche anno fa, rappresentato? Dice, Bersani, che il PD è la sua casa e riferisce di rispondere in questo modo a chi gli chiede conto di quanto succede nel PD renziano. Ma come può dichiarare quel PD come la propria casa se ai più quella casa appare irriconoscibile?

Me lo chiedo come una che ha da sempre osservato il mondo partendo da valori, idee e principi e senza avere mai giurato fede ad organismi burocratici che dichiarano di volerli rappresentare. Per questo motivo forse, davvero,  non capisco questa scelta. Eppure credo che nella confusione che impera in questo tempo tra Partiti, Politica e Società, partire o ritornare alle idee, ritornare a discutere di organizzazione della società, di Economia a prescindere dalle scadenze o dalle richieste dei mercati e dell'Europa, sarebbe davvero l'unica strada... dimenticata. Idee, non uomini o organismi burocratici a cui credere, siano essi i Partiti o le Chiese.

Ieri Renzi parlando di fronte agli studenti americani ha detto, tra le altre ... cose, che l'Italia (grazie a lui) è ritornata!!!!!!!!!!!! Italy is back! Che stupidaggine, eh!? E sapete chi sono i responsabili del declino sfiorato nel tempo prima di lui? Parole sue: i politici italiani! 
Chiunque altro lo avesse detto lo avrebbero crocefisso accusandolo di pensiero antipolitico, di populismo o qualunquismo, addirittura. Non so ancora se qualcuno ha preso in considerazione questa piccola frase ma mi sembra anch'essa la conferma che è sempre più presente in Italia la tendenza ad affezionarsi agli uomini e agli enti da essi creati piuttosto che alla circolazione e alla potenza che l'universo immateriale del pensiero rappresenta; in quest'ultimo, l'uomo italiano medio (cioè il prototipo dell'italiano, che esiste) si sente perduto e rinuncia ad entrarvi prima ancora di verificarne la consistenza o l'utilità.


 Other World
M.C. Escher
1947

mercoledì 15 aprile 2015

...non le interessava ciò che non era bello.

«Antigone un personaggio tragico? Non proprio. Anzi, è felice perché sa quello che deve fare. Lo ha deciso. Anche a costo di morire».

da qui 

Judith Malina era una donna, un'attrice, prevalentemente di teatro,


nata per esso e in esso, visto che la madre era anch'essa un'attrice che rinunciò alla propria vocazione dopo il matrimonio.

Fu fondatrice, nel 1947, insieme al suo compagno Julian Beck,


della compagnia teatrale sperimentale chiamata Living Theatre, a New York. 

Lui aveva un volto del quale mi sarei innamorata anch'io, ed inoltre era pittore e poeta.

Non sono un'esperta di Teatro ma mi piace scrivere e quindi riflettere su tutto quello che accade in questo nostro mondo, se si tratta di "cose" belle e rivoluzionarie mi piace molto di più, e più belle e rivoluzionarie sono le "cose" più esse mi attraggono e mi intimoriscono allo stesso modo.
La vita di Judith Malina e quella del suo compagno Julian Beck mi appare come una vita decisamente "bella". Ovvio, parlo di quello, niente, che conosco di loro, di quello che ho letto in questi giorni che seguono alla morte di lei, dell'attrice che amava interpretare e riconoscersi nella figura, nella donna, di nome Antigone. Come potrebbero non affascinare due simili figure? 

Judith Malina immaginava una  rivoluzione che fosse "bella, anarchica e non violenta" e diceva di non essere interessata a ciò che non era bello! 
Il suo Living Theatre fu un teatro rivoluzionario, soprattutto per l'epoca, un teatro che si inseriva tra le avanguardie artistiche del dopoguerra che avevano come idea generatrice quella dell'equazione Arte=Vita "cioè l'idea di cercare l'arte nella vita quotidiana delle persone comuni" (da Wikipedia).

L'idea è affascinante persino più dei due corpi che la perseguono.

Quel teatro che ha fatto paura almeno una volta ad ognuno di noi, della mia generazione o di quella di pochi anni più anziana, è stata lei ad iniziarlo, insieme al suo Julian Beck, dove lo spettatore era coinvolto, dove ognuno era chiamato a fare la sua parte. Che paura! Vi ricordate? Ma che coinvolgimento, che responsabilità! I cinici stupidi rideranno, ricordando quei tempi come la loro quasi-infanzia, tanto diversa dall'età matura, a loro parere. Quanto erano più belli e più forti e più… decenti quei tempi, più maturi, addirittura, dove ad ognuno veniva chiesto di essere quello che in quel momento si sentiva, forte o debole, impaurito o attore anch'esso, fingitore della finzione o della verità. Temi nobili, rappresentazioni nobili. Si mettevano in gioco, mettevano in gioco se stessi e la loro vita, il loro corpo, la loro "bellezza" o "bruttezza", il loro modo di essere. Questa era l'arte, per quello che ne posso capire.

Il tempo che passa ci porta alla morte, così come alla morte è arrivata questa donna non bella, secondo i canoni classici ma grande e rivoluzionaria.

L'articolo a lei dedicato su alfabeta è molto ben fatto, è da lì che ho preso il titolo del post e la bella foto dei due amici amanti attori coniugi che sono stati in questa vita, l'ho presa da qui.




Meravigliosa questa poesia che spero gli autori, i redattori, chiunque loro siano di YouTube, mi lascino sul blog, altrimenti sarà una presenza simile a quella di chi non c'è più, simile al mondo che ci aspetta, tutti, nell'aldilà :-)

lunedì 13 aprile 2015

Outing (est.)

"Dicono che il giovane pilota Andreas Lubitz avesse sofferto di crisi depressive e avesse tenuto nascoste le sue condizioni psichiche all’azienda per cui lavorava, la Lufthansa. I medici consigliavano un periodo di assenza dal lavoro. La cosa non è affatto sorprendente: il turbo-capitalismo contemporaneo detesta coloro che chiedono di usufruire dei permessi di malattia, e detesta all’ennesima potenza ogni riferimento alla depressione."

da qui

La depressione, già! La malattia, il non poter essere considerati efficienti al cento per cento, l'handicap, come lo si chiamava poco tempo fa, la disabilità come la si chiama oggi. L'inidoneità a svolgere il lavoro per il quale ci si è preparati, per il quale si è studiato, per il quale si sono affrontate spese e impiegato tempo.

Condivido ogni singola parola scritta da Franco Berardi Bifo nell'articolo segnalato su alfabeta.
La depressione esite nella nostra società, esiste in ogni singola categoria di lavoratori, esiste e la stragrande maggioranza di volte è sconosciuta e negata da chi ne soffre. A volte, spesso, si diventa aggressivi per reazione ad essa che è tristezza, che è frustrazione, che è solitudine, che è sentirsi incompresi, che è cercare con insistenza e prepotenza dagli altri, una comprensione impossibile poiché si è tra i primi ad avere perduto se stessi. Quando non si conoscono i confini del proprio essere pare che esso si espanda a essere parte di ogni cosa che ci circonda e di ogni cosa si accolgono prevalentemente gli aspetti cattivi, quelli angoscianti, quelli distruttivi. Gli altri diventano porte che si aprono solamente per mostrarci il male di cui sono capaci. L'isolamento non può che crescere alimentato dalla paura e dall'incomprensione.
Nella mia esperienza quotidiana incontro persone la cui vita è pervasa dall'angoscia, certo non tutti sono a rischio di suicidio, non tutti compirebbero un'azione folle come quella del pilota della Lufthansa e, infatti, è qui che entra in gioco parecchio l'ambiente che circonda le persone. Più è chiuso ed esigente, più è rigido e più incide negativamente sulla persona che soffre.

Una recente ricerca condotta da un medico specialista in disagio mentale professionale degli insegnanti italiani, mostra che l'80% dei docenti della nostra scuola è affetto da stress grave. Il burn out, del quale si è parlato anche a proposito del pilota della Lufthansa, sta diventando una condizione sempre più diffusa in ogni tipo di attività. E' impossibile, oltre che da stupidi, pensare che il nostro sistema economico sociale, proprio quello attuale, quello di qualche decennio ad oggi, non sia responsabile di molta della disperazione diffusa tra le persone. Se si parla di precariato come di una cosa reale, non si può poi negare che esso non abbia effetti sulla psiche dell'uomo o della donna che lo vive, se si parla di super-lavoro e di sfruttamento spacciato per super efficienza in attività con un così alto tasso di responsabilità come quello di pilota civile non si può credere che con i controlli rafforzati si possano scongiurare al cento per cento eventi mostruosi come quest'ultimo, può essere che, invece, li si possa scongiurare con una divisione più razionale del carico lavorativo, con un minor numero di ore di lavoro individuale, con aumenti e non sempre dimezzamenti nel numero del personale coinvolto. Questioni tecniche, in fondo, non esistenziali, queste. Questioni che riguardano l'organizzazione del lavoro in questa nostra epoca, non del dolore o, peggio ancora, del male in assoluto o ancora dell'onnipotenza del controllo. A mio parere nessun controllo regge alla prova di percorsi umani dell'esistenza, di ogni esistenza umana che, in quanto tale, ha in sé la capacità di apprendere qualsiasi tecnica, di sottoporsi a qualsivoglia controllo, ma anche di mascherare e, apparentemente, reprimere qualsiasi sofferenza. E la sofferenza, ad un certo momento, viene fuori, in un modo o nell'altro, a volte nel fare male agli altri, a volte nel far male a se stessi. Negare tutto questo, far finta che colui che non regge il dolore, colui che ha più difficoltà a gestirlo sia qualcuno da isolare, tagliare fuori dalla comunità, privare di ogni diritto e ogni gratificazione o semplicemente di un aiuto, produce, a volte, o spesso, se si pensa alle donne uccise dai propri uomini (qualcuno dirà che è un'altra cosa, per me non è tanto diverso), un atto di morte.

L'evento e le riflessioni che ho potuto agire su di esso mi hanno portato a considerare, con un' ammirazione che prima non riconoscevo in me stessa, la pratica dell'outing. Il significato con il quale mi riferisco a questo termine è quello che ad esso è stato dato in Italia. Per Outing si intende, qui da noi, la rivelazione da parte di una persona omosessuale del proprio modo di amare, anche sessualmente, un'altra persona, il vocabolario Treccani lo definisce così: outingàuti› s. ingl. (propr. «gita, escursione» o anche «uscita»; pl. outingsàuti›), usato in ital. al masch. – Dichiarazione con la quale qualcuno riconosce pubblicamente di essere omosessuale (più propriam. detta coming out): fare o., dichiarare la propria omosessualità. 

Ecco, credo che  prendersi la responsabilità di fronte a se stessi, innanzi tutto, e poi di fronte al mondo che ci circonda e ci contiene, di quanto ci rende particolari e diversi da ogni altro e magari più fragili o "meno uguali" alla maggioranza delle persone, sia il primo atto utile a scongiurare una buona dose di male che il sentirsi colpevoli per come o quello che si è porta inevitabilmente con sé. Ci vuole coraggio, un coraggio enorme. Il coraggio, forse, non può essere insegnato. Il coraggio lo impariamo dagli esempi che ci circondano, primi fra tutti le nostre figure di riferimento originarie, i genitori, il padre o la madre.
Un mondo di persone non malate di paura, un mondo di persone consapevoli che è nulla il tempo che viviamo ma che potremmo essere creatori di esso.

Altro che licenziamenti, demansionamenti, "pogrom" contro Rom, "nomadi" o "clandestini", violenze contro omosessuali o donne. La società, lo Stato, la scuola deve insegnare e garantire che la diversità venga rispettata, protetta, valorizzata. Perché solo così rispetteremmo, proteggeremmo, valorizzeremmo noi stessi.




Il sole? Chiudi gli occhi e il sole non esiste più. Gli uccelli? Turati le orecchie e non vi sono più uccelli. Il dolore? Inghiottisci una bacca selvatica e il dolore scompare. Che cosa rimane allora? Proprio nulla. Il passato non esiste al di là del momento fuggevole. Bene, se è così, davvero non abbiamo motivo di preoccuparci.  

Isaac B. Singer,
Gimpel, l'idiota


Marc Chagall
Le violoniste vert
1918

domenica 12 aprile 2015

Red flowers…on the road to the ancient mine

First came the seed… then everything else


 among everything, my eyes, my brain, my camera
my love for colours and for poetry


for movement



 for sea                                                           and for sky




Questo è un posto talmente triste e talmente disordinato che coloro che in qualche modo lo amano non possono che stupirsene ogni volta! Di cosa esattamente? Dell'infinito lavorio del tempo, di quello meno infinito ma certo abbastanza lungo dell'uomo che vi impiantò agli inizi del Novecento l'attività di estrazione di minerali piombiferi dei quali era particolarmente ricca la Nurra. La storia racconta però che il primo ad iniziare in questo territorio l'avventura mineraria fu niente di meno che Honoré de Balzac (Wikipedia)!
Certo, inizialmente il disordine non doveva esistere; ogni volta che, nel corso degli ultimi trent'anni, ho visitato il sito mi è apparso chiaro come, dal momento in cui l'attività estrattiva ebbe termine, si siano succeduti interventi per ripristinare qualcosa (viene da pensare a scopo di sfruttamento turistico senza nessuno studio e programma, per non parlare di autorizzazioni, all'italiana, diciamo così) che poi abbandonato si è distrutto e allora si è ripreso dall'edificio accanto dimenticandosi del precedente e a sua volta abbandonato si sia degradato e resiste accanto all'altro il cui restauro sta per iniziare ora ma probabilmente non sarà terminato mai. Un puzzle i cui pezzi vengono sostituiti in corso d'opera.



 Finestre con tende rosse


Il mare che, temibile quando è agitato, sembra appianare tutte le difficoltà quando è calmo e sereno come stasera. Ma è il colore della roccia che insinua la malinconia.



Per fortuna la barchetta celeste aiuta a navigare col pensiero




giovedì 9 aprile 2015

Fiori di primavera








bibliomatilda's pics


"La poesia è fatta da parole molto amorevoli rivolte da una persona ad un altra persona che ascolta, per  indurla a sentirsi più umana".

Giuseppe Ungaretti


mercoledì 8 aprile 2015

Genova 2001

All'amato me stesso

Quattro. Pesanti come un colpo.

"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S'io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea,
accarezzando la luna.

Dove trovare un'amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s'io fossi povero come un miliardario.. Che cos'è il denaro per l'anima?
Un ladro insaziabile s'annida in essa:
all'orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l'oro di tutte le Californie!

S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi...
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s'io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo
con un brivido l'intrepido eremo della terra...
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s'io fossi appannato come il sole...

Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?


Vladimir Majakovskij

da qui 




Vassily Kandinski
Il cavaliere azzurro
1903

sabato 4 aprile 2015

I crepuscoli d'aprile

I crepuscoli d'aprile che vivo, ogni anno, alla luce di ogni casa che abito e che hanno, certamente, una parte di me. Un inizio, un'attesa, un ascolto, uno stupore, una malinconia, una dolcezza e una tenerezza grandi.







Mi piace spettinato camminare
col capo sulle spalle come un lume,
così mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.

Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria.
Mi agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi.

Ma mi vogliono bene come ai campi
alla pelle, ed alla pioggia di stagione.
Raro sarà che chi mi offende scampi
dalle punte del forcone.

Poveri genitori contadini
certo siete invecchiati e ancor temete
il signore del cielo e gli acquitrini,
genitori che mai non capirete
che oggi il vostro figliolo è diventato
il primo tra i poeti del paese,
ed ora in scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna,
e ad ogni insegna di macelleria
alla vacca s’inchina, sua compagna.

E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale.
E vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla Patria,
benché afflitta di tronchi rugginosi;
m’è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi.

Son malato d’infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’aprile,
sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell’albero le uova
per rubare salivo fino in cima,
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima;
e tu mio caro amico vecchio cane
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia,
e giri a coda bassa nel cortile,
ignaro delle porte dei granai.

Mi son cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane,
e si mangiava come due fratelli,
una briciola l’uomo ed una il cane.

Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi.

Buona notte! La falce della luna,
sì cheta mentre l’aria si fa bruna
Dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.

La notte è così tersa,
qui forse anche morire non fa male.
Che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O Pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo.
Giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.
Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome…
Voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.  


               





Sergej Esenin

Memorie di un teppista


Non a tutti è dato cantare,

E non tutti possono cadere come una mela

Sui piedi degli altri.

Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell'ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull'insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l'odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d'ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d'aprile la nebbia e l'umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S'è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,

Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d'un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d'oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba la falce dell'aurora...
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m'importa, se ho l'aria d'un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M'occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.

Sergej Aleksandrovic Esenin, 1920





mercoledì 1 aprile 2015

... una visione del mondo reazionaria

... parola di Costantino Cherubini, chi è? Un cantante più conosciuto come Jovanotti, amato dai media italiani molto più di quanto probabilmente meriti. Sconosciuto a me nelle sue canzoni. I vincenti mi irritano, i vincenti senza lotta, i vincenti che assumono la veste di ribelli mi disgustano, quelli che strumentalizzano sentimenti e parole per esprimerli. Quelli spigliati davanti alle telecamere delle nostre TV, quelli sempre e solo adulati e che a loro volta adulano il pubblico. Questo Jovanotti mi è sempre apparso così. Questo Jovanotti, l'ho visto e sentito in Blob di questa sera, ha detto di Landini - persegue una visione del mondo reazionaria - 




Berlusconi, vi ricordate? si serviva di Iva Zanicchi e la buon anima di Raimondo Vianello e di Sandra Mondaini e di Mike Buongiorno (pensate solo all'ascolto che avevano negli anni Novanta le TV di Berlusca dove i personaggi dello spettacolo citati facevano propaganda) per far conoscere la "bontà" e la giustezza e la grandezza d'animo del proprietario di quelle TV che permettevano loro di lavorare.

Ora, sull'avversario, così lo ha chiamato Renzi riferendosi a Landini, viene gettato discredito da più parti, sempre in TV, ovvio, che gli italiani mica si sono schiodati da quello schermo e su di esso costruiscono la loro opinione politica, gli italiani di massa, diciamo così, ché gli altri, i potenti, un obiettivo nel dare credito a Renzi ce lo hanno, eccome!

Per un periodo è stato il movimento dei 5 stelle ad essere combattuto e deriso o, al meglio, ignorato.
Ora è Landini che avrebbe una visione reazionaria, perché stare dalla parte del lavoro e dei diritti è evidentemente per il Jovanotti una posizione superata!!!!!!!!!

Poi esiste un'altra TV, la conoscete? si chiama laF.

Su quest'ultima, un servizio, sì, ma nel senso più abbietto del termine di servizio reso da un servo.
Un servizio reso, a schiena curva, a Renzi, sulle presunte contraddizioni di Landini e sul suo cambio continuo di idea rispetto alla politica attuata dal primo ministro.
Non hanno citato una che una frase di Renzi, uno che uno dei provvedimenti sui quali Landini ha espresso la sua opinione nel corso del mandato del Governo. Hanno prima citato le frasi di apprezzamento iniziale espresse da  Landini, quando ancora credeva di potere davvero collaborare con il nuovo corso che Renzi dichiarava di voler perseguire e dopo, man mano che i colpi di mano renziani si svelavano, le critiche. Ecco, nel servizio presentavano le critiche senza indicare l'oggetto di esse. Mostruoso! e stupido nella sua chiara volontà mistificatrice, di ribaltamento della realtà. Ne veniva fuori un'immagine di Landini incoerente e assurda, neppure volta a combattere le politiche renziane ma semplicemente non credibile.

L'Italia.


Hieronymus Bosch
Salita al Calvario
1510-1516