lunedì 1 dicembre 2014

Paradiso o inferno?

Sono stata a Torino.
Pochi giorni fa.

Sono stata lì per seguire un convegno sulle Biblioteche Scolastiche, visto che è in una Biblioteca Scolastica che lavoro. Lavoro in una Biblioteca Scolastica della Sardegna, che è diversa da una Biblioteca Scolastica del Piemonte, dico solamente che, visto che non voglio fare nessuna analisi che sfiori appena la politica o la società di questa Italia, dico solamente che, in una via di Torino ti capita di incontrare quattro librerie. Non in una particolare via, no, volevo dire che, nelle vie di Torino, esistono le librerie. Bello, eh!?  A Torino esiste la Torino Rete Libri che include e mette in rete anche il patrimonio delle Biblioteche Scolastiche. Da noi, nella mia città, ho lavorato diversi anni fa al fine di creare una rete tra le biblioteche scolastiche cittadine, avendo come risultato che sono stata fatta fuori per far posto ad una cooperativa che esaurito il finanziamento ha lasciato nuovamente le biblioteche prive di personale. Vergognoso, eh!? In Italy accade questo e altro.

Ma non è proprio e solo di Biblioteche che volevo parlare, magari in seguito, con più calma e attenzione, affronterò di nuovo il problema affrontato una miriade di volte.

Invece che, nel viaggio, potenza dei viaggi, grandezza dei percorsi, biglietti virgulti di nuovi inizi, alberghi ripari splendidi estranei, ho voluto visitare il Lingotto. Storico stabilimento di produzione della fabbrica automobilistica FIAT.
Io ero bambina, quando negli anni 60, mio zio Nando e la sua famiglia arrivavano a trascorrere l'estate insieme a noi. Sono i ricordi più vividi che ho di quell'età remota. Aveva una voce, una caratteristica del labbro superiore, che mio padre raccontava essere frutto di un incidente nel quale forse anche lui era stato coinvolto, un odore, un calore con la sua camicia bianca o la sua polo beige, la pelle arrossata sotto la camicia, i capelli ondulati come quelli di mio padre, più robusto di lui, eppure così somigliante, tutto me lo faceva amare; e poi veniva da Torino, da quella città con la grande fabbrica dove aveva deciso ed era riuscito a trovare lavoro da giovane. Lavorava come operaio alla FIAT. La somiglianza con mio padre era arricchita, diciamo così, da quell'aura di avventura rappresentata dalla grande città, dal viaggio, dal coraggio del cambiamento. Là, in quella città, che in TV appariva sempre cupa, forse solo per merito del bianco e nero delle TV di allora, ma che io all'epoca, tra i quattro e i dieci anni non ero mica in grado di percepire. Pensavo dovesse essere così, fredda, scura e fatta solamente per lavorare; a volte vi si svolgevano delle manifestazioni, quei lunghi cortei con lo striscione bianco in prima fila, sostenuto da delle figurine nere, con i puntini bianchi delle facce, quelle senza occhiali, perché quelle con gli occhiali non apparivano altrettanto bianche.
Così, ho iniziato a conoscere Torino nella mia vita. I miei genitori non erano avventurosi quanto lo zio. Mai vista Torino nell'infanzia, mai vista Torino prima di quest'anno!

Il movimento operaio, già! Ho deciso di non parlare di Biblioteche figuriamoci di Movimento Operaio! No, però, il Lingotto avevo proprio voglia di vederlo, per quella sua storia, per l'importanza che ha avuto nella vita di mio zio e della sua famiglia e della città ma anche della Sardegna, se è vero che in tanti ebbero il coraggio e la volontà di andare a lavorare lassù, tra le nebbie e ai piedi delle montagne, dopo essere cresciuti in riva al mare.

Eccolo il mio Lingotto, circa 90 anni dopo l'inizio della sua attività


Non so se fosse l'ingresso principale di sempre, appare esserlo di oggi


Scorcio del tetto della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, progettata da Renzo Piano


Passaggio sospeso che porta poi alla passerella olimpica, chiamata così sulla mappa a mia disposizione


La cosidetta Bolla di Renzo Piano, costruita sull'autodromo della fabbrica





La stazione del Lingotto, che mi è sembrata abbandonata


I grandi parcheggi vuoti


e le Alpi, lì, forse le uniche a cambiare molto più lentamente di tutto quello che le circonda, che possano durare così.

Un'ultima considerazione a proposito di questo viaggio è questa:
il primo piano della costruzione principale della struttura, quella sulla quale, appunto, si trova anche la pista automobilistica, è ad oggi stato trasformato in una galleria di negozi, un centro commerciale, insomma. Tristissimo, di più; come la gran parte dei centri commerciali occupato da negozi che commerciano oggetti di non alta qualità, di tutti i tipi e più o meno per tutte le tasche, verso il basso. Non troppa gente, in fondo, ma abbastanza simile alla gente che frequenta questi posti, senza nessun disprezzo, anzi, con un'infinita pietà e amarezza, ho pensato che, in fondo, il sito non ha cambiato ..."utenza", diciamo così, è l'utenza ad essere cambiata. Prima i lavoratori acquisivano dal lavoro svolto tra quelle mura, diritto di cittadinanza e dignità di persone con un ruolo faticoso ma definito e forte che rendeva orgoglio e appartenenza ad una comunità utile e ampia. Ora i nipoti di quei lavoratori vanno a perdere lì dentro la coscienza della loro povertà, un poco illusi di poter soddisfare alcuni di quei bisogni piccoli che lì dentro stesso sono stimolati.


questa la cosa più triste in assoluto dell'intero viaggio. Per fortuna era vuoto, forse, ho pensato, non ha funzionato, ma vedete il nome????? e vedete cosa c'è dentro? Che la classe operaia sia già, tutta, finita in paradiso?

6 commenti:

  1. uno dei libri che più mi hanno colpito, e che mi ha fatto cambiare a un certo punto il modo di guardare e percepire, penso che lo conoscerai, è "Aure" di Elemire Zolla. Vi si racconta la perdita dell'aura, l'aura che esisteva in alcuni posti e che si è persa per sempre - da quando esiste il cemento, mi viene da aggiungere oggi. Questo è un mondo senz'anima, "l'invasione degli ultracorpi" (forse ti ricorderai che ne avevo scritto...). Lo pensavo anche stamattina, non al Lingotto ma qui davanti a casa mia, i nuovi arrivati parcheggiano tranquillamente la macchina dove prima c'era un prato, lo fanno con assoluta naturalezza, che prima ci fosse un prato o un campo coltivato a loro non gliene frega proprio niente, se gliene parlassi mi guarderebbero come se stessero parlando con un demente. Le persone sono cambiate, sì. Anch'io ho un gran rimpianto - non per la nostra generazione, sia ben chiaro, ma per quelli che c'erano prima, i nostri genitori, zii, nonni. Quantomeno, avevano ben chiaro cosa fossero le cose davvero importanti nella vita. (a Milano le librerie chiudono una dopo l'altra, ma questo te l'ho già detto; e non è un caso, credo, che per entrare anche nella Feltrinelli in Galleria, mica una libreria a conduzione familiare, si debba scendere sottoterra, come nelle catacombe - lo spazio se l'è mangiato tutto Prada...)
    Un bel post, grazie, scritto molto bene :-)
    ci voleva...

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    1. Grazie grazie a te, Giuliano :-)
      Risponderò meglio, più diffusamente, ora ho mille commissioni da sbrigare... ma la mia visita al Lingotto, è stata un'esperienza quasi mistica, davvero, un ritorno indietro e un salto nel nulla, ci si sente protetti e minacciati in alcuni luoghi, nello stesso momento. Grazie ancora.

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  2. Un post molto amaro, Mat...
    Anche io non ho ancora mai visto Torino, ma non so perché , è una città che temo (che possa deludermi?)
    Bacioni!

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    1. No, Linda, Torino è una città davvero molto bella, e, sinceramente, non ho visto una città italiana brutta. Ognuna ha una sua storia, sempre ricca, sempre testimoniata dai suoi monumenti, dai suoi palazzi, dai suoi fiumi meravigliosi, dal suo territorio che continua ad essere bello nonostante gli scempi. Quello che mi intristito del Lingotto è l'incapacità, almeno a me appare così, di trovare un'altra storia rispetto a quella che stiamo vivendo, fatta per togliere di mano alla maggioranza degli esseri umani la loro dimensione... più umana, appunto, che non è quella di consumatore insaziabile di schifezze, che non è quella di ubbidiente esecutore di ordini, che non è quella di svendita della propria forza, abilità, e della propria intelligenza. A questi ritmi, secondo me, con questa economia sarà il pianeta a non reggere per molto. Senza paura, vai in visita a Torino, perché vedere le montagne coperte di neve perenne, alla fine di quasi tutte le strade è davvero bellissimo. Un abbraccio :-)*

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  3. Non so perché, ma l'ho solo sfiorata, ascoltata dai racconti... ora la guardo attraverso il tuo viaggio. Il parcheggio, le Alpi e il metallo. Il metallo come parabola, dalla scoperta del "ferro" alla scoperta della "moneta". E la moneta ci sta ripagando e lo racconti meravigliosamente...

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    1. Grazie, Santa. Ritengo incantevole la tua capacità di comprendere il mio pensiero.

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