domenica 28 dicembre 2014

In questa domenica di catastrofi…

Io parto…
e porto con me i baci non dati
gli abbracci solamente sognati 
porto con me calore di mani
pochi sorrisi e una grandinata mattutina…

Brise marine (S. Mallarmé)

 La chair est triste, hélas! et j'ai lu tous les livres.
Fuir! là-bas fuir! Je sens que des oiseaux sont ivres
D'être parmi l'écume inconnue et les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflétés par les yeux
Ne retiendra ce coeur qui dans la mer se trempe,
O nuits! ni la clarté déserte de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur défend
Et ni la jeune femme allaitant son enfant.
Je partirai! Steamer balançant ta mâture,
Lève l'ancre pour une exotique nature!
Un Ennui, désolé par les cruels espoirs,
Croit encore à l'adieu suprême des mouchoirs!
Et, peut-être, les mâts, invitant les orages,
Sont-ils de ceux qu'un vent penche sur les naufrages
Perdus, sans mâts, sans mâts ni fertiles îlots.
Mais, ô mon coeur, entends le chant des matelots!
*******************
 La carne è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire ! Sento uccelli ebbri
D'essere tra la spuma sconosciuta e i cieli!
Niente, nè i vecchi giardini riflessi dagli occhi
Tratterranno questo cuore che nel mare si tuffa
O notti! né il desolato chiarore della mia lampada
Sulla pagina vuota che il candore difende,
E neppure la giovane donna che allatta il suo bambino.
Partirò! Vascello che dondoli l'alberatura,
Leva l'ancora verso un' alberatura esotica!
Una Noia, afflitta da crudeli speranze,
Crede ancora all'ultimo addio dei fazzoletti!
E, forse, gli alberi, che attirano le tempeste
Son di quelli che il vento inclina sui naufraghi
Persi, senz'alberi, senz'alberi, né fecondi isolotti...

Ma, o mio cuore, ascolta il canto dei marinai!



venerdì 26 dicembre 2014

Che fare? Avrei da farlo sapere a un bel numero di persone, anche importanti (per me)

ma sapere è sufficiente? E poi leggere non è sapere.



L’esplosione del con­sumo nel mondo di oggi fa più rumore della guerra e più bac­cano del car­ne­vale. Come dice un antico pro­ver­bio turco, chi beve a cre­dito si ubriaca due volte. La bisboc­cia ottunde e obnu­bila lo sguardo; e quest’enorme sbronza uni­ver­sale sem­bra non cono­scere limiti di spa­zio e di tempo. Ma la cul­tura del con­sumo risuona molto, come il tam­buro, per­ché è vuota; all’ora della verità, quando gli stre­piti si cal­mano e la festa fini­sce, l’ubriaco di sve­glia solo, con l’unica com­pa­gnia della sua ombra e dei piatti rotti che dovrà pagare. L’espandersi della domanda cozza con i limiti impo­sti dallo stesso sistema che la genera. Il sistema ha biso­gno di mer­cati sem­pre più aperti e ampi, come i pol­moni hanno biso­gno dell’aria, e al tempo stesso ha biso­gno che si ridu­cano sem­pre più, come in effetti accade, i prezzi delle mate­rie prime e il costo della forza lavoro umana. Il sistema parla in nome di tutti, a tutti dà l’imperioso ordine di con­su­mare, fra tutti dif­fonde la feb­bre degli acqui­sti; ma niente da fare: per quasi tutti quest’avventura ini­zia e fini­sce davanti allo schermo del tele­vi­sore. La mag­gio­ranza, che fa debiti per otte­nere delle cose, fini­sce per avere solo più debiti, con­tratti per pagare debiti che ne pro­du­cono altri, e si limita a con­su­mare fan­ta­sie che tal­volta poi diven­tano realtà con il ricorso ad atti­vità delittuose.

da qui




lunedì 15 dicembre 2014

A

Il Futuro

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menu,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo”
[delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazar



bibliomatilda's pic

sabato 13 dicembre 2014

L'ho già detto

... che l'età ... giovane, sia caratterizzata dalla coerenza tra parola e azione?
 Desiderio che questa coerenza esista, si realizzi?
Insomma, che sia un bene, che sia un  male, alcuni si trovano in quella situazione che dicono e provano a fare quello che hanno detto, dicono e credono, perché ci sono arrivati dopo un ragionamento ma quasi sempre dopo un'intuizione, quello che dicono, così se poi non riescono a realizzarlo in pieno non è per mala fede, non è per stupidità, forse solo per ... perché non lo so, so perché non è; non sono la prima.

Insomma, quello che vorrei dire qui, a tutti quelli che passano di qui, è che ho realizzato una pagina Facebook, il Sorcial network, come lo chiama Nicola Pezzoli il mio amico scrittore, e invito tutti coloro che passano di qui e hanno un profilo sul Sorcial, ad andare a vederlo e magari cliccare anche "Mi piace, nell'apposita casella.

L'idea della pagina l'ho copiata, devo dire, l'ho copiata innanzitutto, forse, perché non ricordo più la cronologia degli eventi, dalla bravissima blogger Noce Moscata, nuorese, mi è sembrato di capire, che ha aperto anche lei, prima di me, una pagina Facebook dello stesso tipo.
Però, a onor del vero, il primo in assoluto è stato un newyorkese, ex-broker, mi è sembrato di capire, che nel 2010 ha aperto una pagina bellissima sugli abitanti, visitatori, passeggiatori, camminanti, viventi in New York City (il mio eterno sogno di futuro viaggio).
Insomma, io stessa, alla fine, sfidando umiltà e capacità di fotografa e capacità di relazione con gli esseri umani miei simili, ho fatto la stessa cosa. Pagina su Facebook, Sorcial, infido, pagina chiamata Humans of Sassari.

Invito tutti i viandanti a cliccare un mi piace e magari a dirmi qui o lì cosa ne pensano di questa idea che...., sembra così, ma è impegnativa e ansiogena... ma anche divertente.

Un caro saluto a todos (?)

This is my town:






and one nice she-human in it



bibliomatilda's pics

giovedì 11 dicembre 2014

Segnalibri più che artigianali



"Non c'è nessun vascello che, come un libro 

possa portarci in paesi lontani, né cavallo che

superi al galoppo le pagine di una poesia. È 

questo un viaggio anche per il più povero, che 

non paga nulla, tanto semplice è la carrozza 

che trasporta l'anima umana".

Emily Dickinson










e questi, scusate i colori, sono i segnalibri realizzati da me.
Il rosso, il giallo e il nero sono i colori scelti per il logo della scuola, così ho pensato di ripeterli.

lunedì 8 dicembre 2014

Alle soglie dell'inverno

E il tempo è scuro, oggi.
Normale siamo alle soglie dell'inverno.
Comunque è scuro, piove e sembra essere arrivato monsieur Freddo.

Ognuno va per conto proprio, a volte è giusto, altre non si capisce dove.
Anche io, del resto, non sono molto diversa in questo.
Vado. Come ognuno.
Il tempo pensa a segnare i punti
e pensare che a volte basta una mano da stringere
un respiro profondo da vivere.

Io sono fortunata.
Qualche settimana fa, non è molto,
Matilda, la Matilda di anni sette,
mi ha detto:
- Tu sei quella della famiglia con la quale mi diverto di più! -
In queste giornate cupe, aiuta.
Cosicché ringrazio, facendolo sapere al mondo.



Amedeo Modigliani


giovedì 4 dicembre 2014

Che gran B., molto glorificato.

Studio. Alle giovani generazioni che soffocano per mancanza di occupazione si offre lo spettro di un lavoro contrabbandato per studio. E si torna all'Italia che Pasolini definiva «con il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante»

da qui


Tutto condivisibile quanto scritto nell'articolo segnalato dal link.
La solitudine creata dalla competizione laddove dovrebbe esserci cooperazione, il mito del successo e quello del denaro, l'idea che questa globalizzazione sia un fatto irreversibile, immutabile, alla quale si debba, per forza di cose, adeguarsi, seguendone regole e idee, confezionate da altri, senza capirle, senza necessità di capirle. Il mercato chiama? rispondi, renditi disponibile a qualsiasi età, in qualsiasi momento della tua vita, per qualsiasi remunerazione, diritti non se ne hanno più, non è per tuo diritto che ti usano quando vogliono e come vogliono, con il demansionamento, ad esempio, si rende diritto del datore di lavoro fare a meno di utilizzarti in base ai titoli conseguiti, in base all'esperienza acquisita, in base alle tue capacità e conoscenze. Quanti laureati conosciamo che fanno un lavoro dove la laurea non sarebbe affatto necessaria? Ecco, ora diventerà diritto di chi il lavoro lo può dare, impiegare un laureato come gli pare a lui, che della sua "sapienza", "abilità" o "tecnica" non sa che farsene. Dicono di volere l'Italia della "stabilità", diventerà tutto più instabile, più relativo, più aleatorio.

Intanto, seguendo questa teoria... della "relatività", diciamo, eccolo lui, il supergiovaneprimoministrosegretariodelpd, che cita anche Marx, dopo Don Milani, ci sta, o no? Manca Che Guevara, o mi sono persa qualcosa?

"I filosofi hanno interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo", così ha detto. L'artefice del cambiamento è lui. Tutti gli altri son nessuno. Persino Marx scolorisce a lui accanto.
E pensare che molti erano convinti che peggio di Berlusca non potesse arrivare nulla!!!!






lunedì 1 dicembre 2014

Paradiso o inferno?

Sono stata a Torino.
Pochi giorni fa.

Sono stata lì per seguire un convegno sulle Biblioteche Scolastiche, visto che è in una Biblioteca Scolastica che lavoro. Lavoro in una Biblioteca Scolastica della Sardegna, che è diversa da una Biblioteca Scolastica del Piemonte, dico solamente che, visto che non voglio fare nessuna analisi che sfiori appena la politica o la società di questa Italia, dico solamente che, in una via di Torino ti capita di incontrare quattro librerie. Non in una particolare via, no, volevo dire che, nelle vie di Torino, esistono le librerie. Bello, eh!?  A Torino esiste la Torino Rete Libri che include e mette in rete anche il patrimonio delle Biblioteche Scolastiche. Da noi, nella mia città, ho lavorato diversi anni fa al fine di creare una rete tra le biblioteche scolastiche cittadine, avendo come risultato che sono stata fatta fuori per far posto ad una cooperativa che esaurito il finanziamento ha lasciato nuovamente le biblioteche prive di personale. Vergognoso, eh!? In Italy accade questo e altro.

Ma non è proprio e solo di Biblioteche che volevo parlare, magari in seguito, con più calma e attenzione, affronterò di nuovo il problema affrontato una miriade di volte.

Invece che, nel viaggio, potenza dei viaggi, grandezza dei percorsi, biglietti virgulti di nuovi inizi, alberghi ripari splendidi estranei, ho voluto visitare il Lingotto. Storico stabilimento di produzione della fabbrica automobilistica FIAT.
Io ero bambina, quando negli anni 60, mio zio Nando e la sua famiglia arrivavano a trascorrere l'estate insieme a noi. Sono i ricordi più vividi che ho di quell'età remota. Aveva una voce, una caratteristica del labbro superiore, che mio padre raccontava essere frutto di un incidente nel quale forse anche lui era stato coinvolto, un odore, un calore con la sua camicia bianca o la sua polo beige, la pelle arrossata sotto la camicia, i capelli ondulati come quelli di mio padre, più robusto di lui, eppure così somigliante, tutto me lo faceva amare; e poi veniva da Torino, da quella città con la grande fabbrica dove aveva deciso ed era riuscito a trovare lavoro da giovane. Lavorava come operaio alla FIAT. La somiglianza con mio padre era arricchita, diciamo così, da quell'aura di avventura rappresentata dalla grande città, dal viaggio, dal coraggio del cambiamento. Là, in quella città, che in TV appariva sempre cupa, forse solo per merito del bianco e nero delle TV di allora, ma che io all'epoca, tra i quattro e i dieci anni non ero mica in grado di percepire. Pensavo dovesse essere così, fredda, scura e fatta solamente per lavorare; a volte vi si svolgevano delle manifestazioni, quei lunghi cortei con lo striscione bianco in prima fila, sostenuto da delle figurine nere, con i puntini bianchi delle facce, quelle senza occhiali, perché quelle con gli occhiali non apparivano altrettanto bianche.
Così, ho iniziato a conoscere Torino nella mia vita. I miei genitori non erano avventurosi quanto lo zio. Mai vista Torino nell'infanzia, mai vista Torino prima di quest'anno!

Il movimento operaio, già! Ho deciso di non parlare di Biblioteche figuriamoci di Movimento Operaio! No, però, il Lingotto avevo proprio voglia di vederlo, per quella sua storia, per l'importanza che ha avuto nella vita di mio zio e della sua famiglia e della città ma anche della Sardegna, se è vero che in tanti ebbero il coraggio e la volontà di andare a lavorare lassù, tra le nebbie e ai piedi delle montagne, dopo essere cresciuti in riva al mare.

Eccolo il mio Lingotto, circa 90 anni dopo l'inizio della sua attività


Non so se fosse l'ingresso principale di sempre, appare esserlo di oggi


Scorcio del tetto della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, progettata da Renzo Piano


Passaggio sospeso che porta poi alla passerella olimpica, chiamata così sulla mappa a mia disposizione


La cosidetta Bolla di Renzo Piano, costruita sull'autodromo della fabbrica





La stazione del Lingotto, che mi è sembrata abbandonata


I grandi parcheggi vuoti


e le Alpi, lì, forse le uniche a cambiare molto più lentamente di tutto quello che le circonda, che possano durare così.

Un'ultima considerazione a proposito di questo viaggio è questa:
il primo piano della costruzione principale della struttura, quella sulla quale, appunto, si trova anche la pista automobilistica, è ad oggi stato trasformato in una galleria di negozi, un centro commerciale, insomma. Tristissimo, di più; come la gran parte dei centri commerciali occupato da negozi che commerciano oggetti di non alta qualità, di tutti i tipi e più o meno per tutte le tasche, verso il basso. Non troppa gente, in fondo, ma abbastanza simile alla gente che frequenta questi posti, senza nessun disprezzo, anzi, con un'infinita pietà e amarezza, ho pensato che, in fondo, il sito non ha cambiato ..."utenza", diciamo così, è l'utenza ad essere cambiata. Prima i lavoratori acquisivano dal lavoro svolto tra quelle mura, diritto di cittadinanza e dignità di persone con un ruolo faticoso ma definito e forte che rendeva orgoglio e appartenenza ad una comunità utile e ampia. Ora i nipoti di quei lavoratori vanno a perdere lì dentro la coscienza della loro povertà, un poco illusi di poter soddisfare alcuni di quei bisogni piccoli che lì dentro stesso sono stimolati.


questa la cosa più triste in assoluto dell'intero viaggio. Per fortuna era vuoto, forse, ho pensato, non ha funzionato, ma vedete il nome????? e vedete cosa c'è dentro? Che la classe operaia sia già, tutta, finita in paradiso?