martedì 14 ottobre 2014

Senza immagini

Poesia donatami da La Santa Furiosa, alla quale sono molto grata e che pubblico qui perché la trovo adattissima a tutti gli oggi come questi oggi. Tristi. Tempi di delusioni, inganni, feroci nella loro stupidità, nella superficialtà e nel vuoto del loro verificarsi. Senza immagini.


NOTIZIE DALLA PROVINCIA
Le devastazioni più gravi
arrivano sotto la superficie e restano
dapprima invisibili.
Sprofondati i luoghi di tanti incontri.
Cave a gradoni in mezzo alle pianure
non scandagliate. A tumuli cresce l'erba
ma sotto stanno giusto tombe.
Facciate ancora ma dietro
le tendine già niente. E al legno assente
speculativa aderisce
l'impiallacciatura.
Vero non è più niente:
apri la porta
e non ti trovi in nessun posto. Apri
un libro e non contiene che parole.
Un velo ormai tuo fratello
e si muove intorno leggero
come certa carta. Quando
s'aprono i frutti
cadono mondi che mai fioriranno:
le fatiche della devastazione
hanno raggiunto il nocciolo che appare
quasi un cervello
minuscolo tra pollice e indice
facile da sbriciolare.

Günter Kunert


le fatiche della devastazione

hanno raggiunto il nocciolo che appare


quasi un cervello


minuscolo tra pollice e indice


facile da sbriciolare.

4 commenti:

  1. Mi hai risposto. Leggo che hai trovato anche tu illuminanti le sue parole. È bella questa sintonia. Speriamo dilaghi come un virus buono. Una tra le tante cose che mi amareggiano di più in questo istante è l'ennesimo disastro ambientale a cui assistiamo. Appunto "Le devastazioni... dapprima invisibili..." Genova, Alessandria, Parma. Ogni anno la stessa identica storia. Il boom edilizio scriteriato, le speculazioni, paesaggi mortificati e vilipesi. Poi parliamo di eccellenze, bombe d'acqua, tiriamo fuori parole dal vocabolario per riempirci la bocca. Se qualcuno dicesse ogni tanto che piove, ma le "cose" sono state fatte coi piedi e ognuno ha fatto eccellentemente finta di non vedere per la famosa convenienza di cui parlavo. Piove e pioverà sempre. I fiumi saranno in secca e in piena. Ma noi terremo conto di ciò, lo abbiamo fatto, lo faremo? Che ognuno si guardi allo specchio e dica "mea culpa". Siamo un popolo di guardoni. E non solo per i temporali, che temporali si chiamano e non bombe, che le bombe sono tutte nostre e in questo momento anche lì si finge di non vedere. si dovrebbe davvero stendere un velo pietroso su tutto, come il "Cretto di Burri" a Gibellina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ho risposto, sì. Come avrei non potuto? Così raro trovare corrispondenze! A volte, questi nostri strumenti digitali creano contatti, stabiliscono presenze, non solo guardoni bensì anche ascoltatori (ascoltanti, sarebbe meglio). Per quanto mi riguarda vedo e sento troppo nella realtà, persino laddove non c'è nessuna intenzione di dire, per quanto mi riguarda trovo raramente esseri a me somiglianti nella realtà, condizione di ricchezza e di povertà allo stesso tempo. Riconosco sempre l'aperto canale, a volte il desiderio di incontrarlo e la fiducia nell'umano mi fa prendere grosse cantonate. Forse c'entra l'ingenuità, non so. A proposito delle alluvioni e dei disastri di questi e di altri giorni, in Sardegna di morti ce ne furono 16 nel novembre del 2013, vedi un po' le "parole" di Napolitano, applauditissimo dai nostri orrendi media: "Credo di dover condividere - ha aggiunto il presidente della Repubblica - all'indomani dei fatti così sbalorditivi e sconvolgenti di Genova, l'accento messo sull'importanza che ha la tutela del patrimonio forestale, anche per prevenire rischi derivanti dal dissesto idrogeologico di cui purtroppo il nostro Paese soffre endemicamente". "FATTI SBALORDITIVI" può un evento che si ripete di anno in anno essere definito sbalorditivo? E' come le varie situazioni di emergenza, è come la corruzione, non vogliono ammettere che sia sistema, non vogliono ammettere di essere i primi responsabili.

      Elimina
  2. Senza immagini? In realtà ci sono, tramite le forti parole di Günter Kunert che non conoscevo....

    RispondiElimina