giovedì 30 ottobre 2014

Alla mattina lei apriva la finestra


quel giorno che a Torino fotografai il monte coperto di neve


Perché oggi questa canzone?
Perché è da un po' di giorni che mi fa compagnia.
I pensieri, si sa, sono indisciplinati, disordinati spesso, inopportuni molte volte.
Più si è abituati a pensare e più quelli vanno per conto loro.
Più si legge, più si conosce, più si è consapevoli di non sapere quasi niente e più quelli arrivano e vanno senza che si possa far nulla per fermarli.

Oggi avrei, a dire il vero, voluto scrivere qualcosa sullo scempio della democrazia di questi giorni, tra Leopolda e cariche della polizia e manganellate a LAVORATORI privati di tutto, persino del diritto, sacrosanto nelle democrazie, di protestare senza prendersi una manganellata sulla testa ed essere feriti, non solamente nello spirito.

Invece, forse per reazione mi viene in mente questo sogno di Lucio Dalla.
Complice la mia vicinanza al mare.
Complice il mio desiderio di bellezza.
A volte, credo, i nostri desideri ci tengono a distanza dalla bruttezza e dalla negatività.
Coloro che non capiscono la bellezza e la grandezza d'animo e la sensibilità dei propri simili fanno un poco paura, eppure, nonostante tutto si sente dentro una forza che non combatte, quando non è necessario, respinge.


domenica 26 ottobre 2014

In questi primi giorni di autunno

tra noi e l'aria fresca
tra noi e i colori che cambiano
tra noi e il tempo che modifica
tra noi e i nostri altri
tra noi e gli assoluti altri
nei nostri passi,
nelle nostre azioni
negli occhi
e nelle narici
si insinuano
mondi
ed entità intangibili
come un'immagine
nota e nuova


e io le amo tutte queste immagini


amo della mia vita eventi che si ripetono,
non per abitudine ma perché sono parte di essa,
come il respiro e l'acqua da bere


amo che mi vengano in mente poesie dimenticate
e a volte mi spiace non trovare il tempo per conoscerne di nuove


il caos delle nuvole e la calma del mare dopo la tempesta


Quando ero ragazza leggevo spesso questa:

Louise Smith

Herbert  ruppe il nostro fidanzamento di otto anni
quando Annabella ritornò al villaggio
dal collegio, ahimè!
Se avessi rispettato il mio amore, forse sarebbe diventato un bel dolore -
chi sa? - riempiendomi la vita di profumo.
Ma io lo torturai, lo avvelenai,
lo accecai, ed esso si mutò in odio -
edera mortale invece che clematide.
E l'anima cadde dal suo sostegno,
i suoi viticci s'intricarono in rovina.
Non lasciate la volontà farvi da giardiniere nell'anima,
a meno che siate sicuri
ch'essa è più saggia dell'anima vostra.





e questa, anche se è un tutt'uno:

Herbert Marshall

Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
poiché ero la gioia della tua anima,
formato e temprato
per risolverti la vita, e non volli.
Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
Questo è il dolore della vita:
che si può essere felici solo in due;
e i nostri cuori rispondono a stelle
che non voglion saperne di noi.



bibliomatilda's pics
poems by Edgar Lee Masters
Antologia di Spoon River
a cura di Fernanda Pivano
Einaudi, Torino, 1971

venerdì 24 ottobre 2014

Mamma mia!!!!!

Ieri ho guardicchiato Servizio Pubblico di Santoro.
Borghezio e Landini e una delle giovani caporali di Renzi.
Triste e inquietante mi appare il fatto che ognuna di loro, delle quali non ricordo mai i nomi... toh... che memoria, ora si è palesato il nome, ma poteva essere anche un'altra; quella di ieri sera era la Bonafé. Insomma, dicevo, ognuna di loro pare svuotata di energia, quasi di senso. Quando ancora resisteva al governo del nostro paese Berlusca, lei, Bonafé, la Debora Serracchiani (ho fatto veloce ricerca su internet per trovarne il nome) conservavano una parvenza di autonomia, di pensiero strutturato, di ideali, quasi. Pareva avessero, almeno, senso critico ed erano capaci di esprimere progettualità. Oggi? Bloccate nella ripetizione di parole vuote che paiono aver attinto al solo vocabolario renziano. Il magnifico paese che cresce, secondo loro e grazie a loro.
Landini che parla di lavoro, di delocalizzazioni, di piano industriale, di precariato creato negli anni e che la loro riforma chiamata Job Act non migliora per nulla, di produttività nelle piccole medie e grandi aziende, di come nelle ultime due, dove l'articolo 18 era uno dei riferimenti per i contratti, la produttività fosse addirittura maggiore che nello stesso tipo di aziende tedesche. Di come quindi la loro battaglia per la sua abolizione non possa portare a nulla sul piano della ripresa economica. Ecco Landini parlava, diceva, spiegava, argomentava, chiedeva e criticava. Nel deserto.

Stamane ho trovato questo interessante articolo a proposito del nostro giovane e rottamatore e impallinatore dei poteri forti.






immagine tratta da Internet sull'ultima alluvione di Genova




martedì 21 ottobre 2014

Se un pomeriggio di ottobre

Parte,
una delle persone che ...................................... .
Parte nel pomeriggio di questo ottobre caldo.
A volte non si riesce a dir nulla
la pagina bianca che segue l'ultima parola è come il tempo che segue i nove mesi di ogni mamma.
Un nuovo inizio.
Lontano.
Ma forse lontano già lo era,
forse già lo ero...
o forse non è vero nulla,
questa storia della lontananza,
chi l'ha detto?
Forse la distanza aiuta a capire meglio,
a vivere soli sapendo e attingendo quel calore lontano,
che è stato, senza dubbio è stato.
A volte abbiamo fortune che non riconosciamo subito,
può essere addirittura che non si riconoscano mai,
eppure sono dentro di noi, come la luce e l'aria e l'acqua di cui è fatto il nostro corpo.
A volte si sente che è sufficiente,
che basta.
Auguro.

La città.

Lo accompagno.

L'auto e la strada. Li vorrei raccontare, di quella volta, e poi quell'altra, a volte mi teneva la mano, mi restituiva al mondo e alla necessità dell'esistenza, mia, per lui. Senza ricercatezza nelle parole, solo con un suono che al pari di filo tesseva il mio futuro nel suo mondo. La strada e lui vicino, la strada e il calore di quei momenti sul finire delle domeniche.


L'aeroporto 


Un aereo ci passa sopra la testa. Lui si stupisce meno, io sempre allo stesso modo.


Le luci tra gli scheletri della carota selvatica


e  lassù si dipinge di scie rosse e bianche il cielo blu.

bibliomatilda's pics

lunedì 20 ottobre 2014

Poesie (belle) da antologia scolastica

Amai
trite parole che non uno 
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai
la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

U. Saba, Canzoniere, in Tutte le poesie,
Mondadori, Milano 2004



Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico amico fiume lento.

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

La luna si nasconde e poi riappare
- lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.

S. Penna, Poesie,
Garzanti, Milano 1970




bibliomatilda's pic

domenica 19 ottobre 2014

Una proposta più che modesta

Abolire gli idioti.
Fuori gli idioti dal pianeta Terra.


Come riconoscerli?
Facile.

Quelli che obbediscono sempre al capo, al più forte, a chi paga, al potere e ai poterucoli.
Quelli che non hanno idee, non dico opinioni, perché opinioni chiunque afferma di averne e le esprimono anche nelle battute che fanno. Provate a chiedere ad un idiota se esiste qualcosa al mondo che non conosce, ti risponderà negativamente, risponderà che tutto quello che è importante è da lui/lei conosciuto, quello che non conoscono, se li si dovesse mettere di fronte all'evidenza, è disprezzabile, inutile, un in più. Quelli che attribuiscono la loro mancanza di idee a come va il mondo, all'impossibilità per loro di realizzarle perché c'è sempre qualcuno che mette loro i bastoni tra le ruote. Intanto però l'idea mica la esprimono! No, perché gli idioti sono anche quelli che temono che quando dovessero esprimere un'idea ci sarebbero milioni di esseri pronti a rubargliela (e forse ci sono ma sono esseri esattamente idioti quanto loro).
Gli invidiosi.
Gli invidiosi, quelli che odiano (invidiano) la libertà di alcuni, l'indipendenza, il senso di responsabilità, la creatività che si esprime a volte in serena bellezza, in amore per quello che si fa, per le persone che lo meritano.


Sapete quanta gente in meno ci sarebbe sul pianeta?
Non penuria di alloggi,
non fame, 
neppure sovrapproduzione,
non morti per inondazioni,
alluvioni, 
bombe d'acqua,
temporali,
tsunami,
esondazioni,
frane,
incidenti stradali,
morti sul lavoro,
esalazioni,
contaminazioni,
inquinamento di suoli e acque,
guerre, non ci sarebbero neppure le guerre,
come potrebbero i non idioti combattere tra loro,
per cosa potrebbero combattere?
Per affermare la giustezza della propria religione su quella di altri?
Lo fanno solo gli idioti.
Per la necessità di avere libero accesso alle riserve energetiche?
Non ce ne sarebbe bisogno perché saremmo molti ma molti meno e le riserve basterebbero per tutti.
Per affermare il proprio potere e la necessità di mantenere una parvenza di democrazia che nasconde culture autoritarie e gerarchiche e sessiste?
Nessun non idiota potrebbe avere mire di questo tipo.

Non dico di ricorrere nuovamente alla ghigliottina, no.
Abolirli per decreto, così come si legifera in questi anni.

Magari istituire, sempre per decreto, un altro pianeta, dove mandarli ad abitare.

Ve li immaginate a dover vivere solamente tra di loro?
Eheheheh, no, non li vorrei vedere, ognuno si faccia un'idea... appunto.

Quelli rimasti sul pianeta Terra, vivrebbero da veri Dei, sentendosi, finalmente assolutamente normali.


Tempio di Antas
tra i territori di Carbonia e Iglesias
Sardegna
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mercoledì 15 ottobre 2014

... dare spazio


« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

15 ottobre 1923 nasce Italo Calvino



Emergenza

Ho parlato dell'italiano concetto di emergenza nel commento al post precedente, del mio ... disagio nel sentire le parole usate dal nostro Presidente della Repubblica nel definire il disastro Genova di questi giorni,

"Credo di dover condividere - ha aggiunto il presidente della Repubblica - all'indomani dei fatti così sbalorditivi e sconvolgenti di Genova, l'accento messo sull'importanza che ha la tutela del patrimonio forestale, anche per prevenire rischi derivanti dal dissesto idrogeologico di cui purtroppo il nostro Paese soffre endemicamente"

poi ho trovato sulla pagina di Mauro Biani questa immagine che si collega al mio discorso:





martedì 14 ottobre 2014

Senza immagini

Poesia donatami da La Santa Furiosa, alla quale sono molto grata e che pubblico qui perché la trovo adattissima a tutti gli oggi come questi oggi. Tristi. Tempi di delusioni, inganni, feroci nella loro stupidità, nella superficialtà e nel vuoto del loro verificarsi. Senza immagini.


NOTIZIE DALLA PROVINCIA
Le devastazioni più gravi
arrivano sotto la superficie e restano
dapprima invisibili.
Sprofondati i luoghi di tanti incontri.
Cave a gradoni in mezzo alle pianure
non scandagliate. A tumuli cresce l'erba
ma sotto stanno giusto tombe.
Facciate ancora ma dietro
le tendine già niente. E al legno assente
speculativa aderisce
l'impiallacciatura.
Vero non è più niente:
apri la porta
e non ti trovi in nessun posto. Apri
un libro e non contiene che parole.
Un velo ormai tuo fratello
e si muove intorno leggero
come certa carta. Quando
s'aprono i frutti
cadono mondi che mai fioriranno:
le fatiche della devastazione
hanno raggiunto il nocciolo che appare
quasi un cervello
minuscolo tra pollice e indice
facile da sbriciolare.

Günter Kunert


le fatiche della devastazione

hanno raggiunto il nocciolo che appare


quasi un cervello


minuscolo tra pollice e indice


facile da sbriciolare.

venerdì 10 ottobre 2014

Una bambina




Un bambino,
un'insegnante,
una penna e
un libro,
possono cambiare il mondo.

Malala Yousafzay

Premio Nobel per la pace 2014



libreria di Madrid
inizio anno 2014
bibliomatilda's pic

giovedì 9 ottobre 2014

Tropico del Cancro

Geografico, quello di questo emisfero, ma sì, insomma, quello dove vivo io.

Oggi è il 9 ottobre (48 anni dall'assassinio di Che Guevara), qui, ai climi temperati, dovrebbe essere autunno, invece fa un caldo... tropicale, appunto. Oggi la temperatura ha raggiunto i 30°. Sembra estate, un'estate un poco pesante, un poco vischiosa.

Stato d'animo molto simile al tempo atmosferico. Consapevolezza dell'inafferrabilità di tutto quello che più si ama. Non mi riesce di fermarmi... solo, a volte, di fronte a questo schermo. La notte mi sveglio puntualmente un quarto d'ora prima delle tre. Una delle ultime notti era popolata da una piccola schiera di fantasmi. Ho avuto paura. Ne ho sentito uno vivo dentro di me. Ho cercato di calmarlo, mi ha accontentata, almeno per quella notte.

Tra il Tropico del Cancro e Il Tropico del Capricorno, di Henry Miller, ho amato molto di più il secondo.

E per ricordare un'estate più leggera dell'attuale, ecco T. che pedala al parco delle Saline di Caglié.


martedì 7 ottobre 2014

Buon giorno

Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina.
E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.
Ma tu - adesso ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.
Dino Buzzati

sabato 4 ottobre 2014

Avrei così tante cose da dire

che potrei anche tacere, lo so.

Il tempo atmosferico, ad esempio, SPLENDIDO, bellissimo, con sole e nuvole, tra il grigio e l'azzurro, i CREPUSCOLI, lunghi come in questo periodo non ne vediamo mai. Iniziano piano, un'ombra, la luce che si sposta, piano, ma piano che uno pensa - e allora? come mai tutta questa luce ancora qui? - in estate basta un attimo, prima c'è un fulgore accecante, un'attimo dopo il buio. Ora invece l'ombra ti chiama ma è troppo mischiata alla luce e la confondi con essa... però non è questo, o meglio, anche, ma non tutto, non solo.

La giornata, 4 ottobre, San Francesco, sarebbe stato l'onomastico di mio padre che quest'anno avrebbe compiuto 100 anni!!!!!!!!!!!! La vita, strana, la morte se riusciamo a pensarli, a parlarne, ad amarli rendiamo eterni quelli che ci hanno dato questa vita e che la morte, questa stranissima sorella, si è portata via.

Il lavoro: il 4 ottobre di .... anni fa ho iniziato a lavorare nella scuola. Auguri, Tizi, un abbraccio e una vigorosa stretta di mano! Ero giovane, come adesso, no, di più! Ero bella, come adesso, no, molto di più. Insegnante. Caspita!

Ora lavoro in una biblioteca scolastica, in Italia, quella di cui, secondo Renzi, si ha una gran fame nel mondo, detesto abbinare il bello e il brutto (la mia vita e Renzi)... ma tant'è:


questa che potete ammirare qui sopra è una biblioteca scolastica della cittadina di Selfoss, Islanda;

questo è uno degli angoli migliori di una biblioteca scolastica italiana ai giorni nostri:


per dire... la luce del paese del sole (Italy) e quella delle aurore boreali.
Non so perché, ma mi viene da piangere.

mercoledì 1 ottobre 2014

Islanda


... no, non sono là.
Là c'è qualcuno che conosco bene e ci sono le cascate... la verità, forse cascate vere non ne ho viste mai... che mancanza eh? Lo so! Ma so tutto,  l'umidità che arriva sotto forma di nuvola e si posa sopra la pelle la conosco, quella che viene dal mare, acqua dolce di cascata l'ho immaginata nei miei esercizi di rilassamento, la conosco, conosco l'acqua e il turbamento, conosco la terra e il suo colore scuro, mi piace respirare e vedere la luce che si confonde col buio.

Buon ottobre.