martedì 9 settembre 2014

A B C

"Alla ricerca di linee di demarcazione credibili, tra serie A, serie B e serie C"

Questo qui sopra è il titolo di un articolo apparso su una rivista dedicata alla Dirigenza Scolastica, ai vecchi presidi, insomma.

Si difende , e si auspica, la necessità di affidare ai dirigenti scolastici la possibilità di dividere gli insegnanti, che lavorano presso la scuola che dirigono, in docenti di serie, ed esattamente di serie A, B e C.
Chi si ostinasse a rimanere nella serie C "dovrebbe subire delle conseguenze professionalmente rilevanti".
E continua:
"La classificazione qui proposta può forse apparire sommaria, ma si è convinti che essa esprima il comune sentire della popolazione e soprattutto che ricalchi quelli che dovrebbero essere i canoni essenziali di qualità e di merito del sistema dell'istruzione pubblica. 
Va rilevato che attualmente il costo per lo Stato degli insegnanti di serie A, di serie B o di serie C è assolutamente identico, quando invece la qualità espressa dalle istituzioni scolastiche in cui prevalgono le prime categorie non è nemmeno paragonabile a quella, gravemente insufficiente, che possono assicurare alla cittadinanza le scuole con docenti di categoria inferiore. Si dimostra ancora una volta che il fattore umano è assolutamente decisivo nel determinare la qualità del servizio scolastico*, senza alcuna incidenza sul fattore economico."

Sembra offrire uno spiraglio ad una attenta valutazione del problema, eppure la conclusione del discorso era già enunciata all'inizio:

"Naturalmente simili considerazioni possono essere accettate in termini di fotografia della realtà, ma un'analisi critica non è tale se non prova a ricercare anche i meccanismi di correzione delle attuali distorsioni:  bisogna cioè affrontare la vera sfida posta da tali questioni, immaginando possibili soluzioni all'irrisolto problema della valutazione del merito professionale dei docenti e indagando sulla possibile articolazione del ruolo sino all'eventualità della rimozione dalla titolarità del posto di lavoro."**

* mi piacerebbe sapere come mai il fattore umano, preso qui in considerazione, sia rappresentato esclusivamente dai docenti, quasi come se i dirigenti e la loro competenza non possa essere messa in discussione, non appartengono essi al "fattore umano"? e se il fattore umano è ritenuto così determinante, e supponendo che i dirigenti vi possano rientrare, come non accorgersi che dalla loro capacità e professionalità e , infine, umanità, dipenderebbe non solamente la qualità della scuola ma anche la vita stessa e la dignità lavorativa dei docenti? Quale dirigente potrebbe in piena coscienza e responsabilità arrogarsi il diritto di decidere quale insegnante di A, quale di B, quale di C?
un'istituzione come la scuola pubblica, ancora non macchiata dalla profonda corruzione che noi cittadini conosciamo in quasi tutte le altre, non aprirebbe le porte in questo modo, al clientelismo, ai ricatti, alla mancanza totale di  libertà di pensiero, ché tutti dovrebbero pensare come il capo che ti assume e che ti mantiene in quel ruolo, o meglio, in quella serie? (Renzi insegna, quale segretario del suo partito: a parole quasi libertario e rivoluzionario, nei fatti autoritario e insofferente a qualsiasi opposizione)

**alleluia, siamo arrivati al sodo! al nocciolo della questione! fuori dai piedi tutti coloro che costituiscono un problema, qualsiasi esso sia! FUORI! Marchionne insegna! FUORI!
e se mi permettete: e che cazzo!!!!
Non si parla di formazione, non si parla di responsabilità, non si parla di mancanza di strumentazione di base, di aule accoglienti, di biblioteche o laboratori a norma, si riempiono pagine e pagine per dire che se i capi decidono chi sono i non adatti, quelli devono andare FUORI!
Capita la lezione? È tutto chiaro?

«Alla fine il tempo ci ha dato ragione: dopo anni di bat­ta­glie per risol­le­vare un sistema edu­ca­tivo intor­bi­dito dalla coda del ’68, ora anche la sini­stra final­mente ha dovuto dare atto ai governi Ber­lu­sconi di aver agito nella dire­zione giu­sta per ripor­tare la scuola ita­liana ai fasti che merita — ha detto Gel­mini — Parole quali merito, car­riera dei docenti, valu­ta­zione, pre­mia­lità, rac­cordo scuole-impresa, modi­fica degli organi col­le­giali della scuola, sono state por­tate alla ribalta dal cen­tro­de­stra, sep­pur subendo le cen­sure e le aspre cri­ti­che da parte di sini­stra e sindacati».

da qui



 Resta da capire cosa acca­drà a coloro che non saranno «meri­te­voli» per legge. Le linee guida Renzi-Giannini sug­ge­ri­scono di spo­starsi nelle scuole meno com­pe­ti­tive dove il ren­di­mento è medio-basso. Que­sta mobi­lità riguar­derà i docenti «meri­te­voli» che invece ver­ranno indi­riz­zati verso gli isti­tuti «eccellenti».L’obiettivo sem­bra essere quello di raf­for­zare le dispa­rità ter­ri­to­riali, di censo e di classe tra le scuole e i docenti in tutto il paese.

da qui







6 commenti:

  1. Non è il mio settore. Ma tempo fa ho apprezzato un servizio sulla scuola anglosassone, dove gli insegnanti (pare) vengono valutati ed esaminati periodicamente sulla "qualità" del loro "sapere". Questo lo trovo sano, francamente ho conosciuto insegnanti, soprattutto in materie umanistiche, che non credo proprio siano in grado di trasmettere cultura ai loro allievi. Gli insegnanti sono una specie eletta, per me, dovrebbero formare pensatori, stimolare la curiosità, la ricerca. Essere fondanti per la crescita. Cosa diversa sono le scartoffie, che oramai seppelliscono tutto ed i giochini di potere e di ruolo che ci accompagnano dappertutto. Oggi occorrono i controllori dei controllori e leggi e leggine per disciplinare anche il "passacarte". Non esiste più il buon senso!

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    1. Triste conclusione e vera! "Gli insegnanti ... dovrebbero formare pensatori, stimolare la curiosità, la ricerca", verissimo, accade sempre più di rado. Lavoro nella scuola, anch'io insegnante sino a qualche anno fa, ma in fondo insegnante sempre, come quelli che tu immagini. Difficile nella nostra scuola esserlo, io non ci sono riuscita e allora ho scelto qualcosa che pur lasciandomi insegnante mi protegge da quelle delusioni che gli insegnanti in cattedra vivono e che forse, a lungo andare segnano il loro modo di essere, forse. La delusione, spesso, porta alla rassegnazione, allo sconforto, la paura di non essere all'altezza può portare alla chiusura e all'aggressività, tutti sentimenti che dietro la cattedra pare non debbano esistere più. Ecco perché dico che ci vorrebbe formazione continua, confronto e scuole aperte non alla competizione sul tipo "azienda" ma alla conoscenza della molteplicità. Magari trovassimo qualcuno capace di "valutarci" in base al nostro... esistere... perché non applicare un poco di poesia alla realtà?

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  2. Sai quel proverbio che si legge spesso in giro: "Abbiamo la terra non in eredità dai genitori, ma in affitto dai figli.", ecco credo abbiamo perso il concetto di futuro e di "eterno", ossia duraturo, così come non abbiamo il fuoco per le grandi imprese. Omini che guardiamo estasiati slogan e anche la poesia, un foglietto da bacio perugina.

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    1. Credo che la poesia la si debba cercare nella propria vita, nei sentimenti verso se stessi e verso gli altri, verso la terra, verso i doni che giornalmente ci vengono fatti, dal cielo che cambia e dal vento che soffia sempre diverso. Sono sempre più convinta che il modo di guardare il mondo lo possa cambiare. In generale, poi, nella comunità, è vero, il fuoco lo abbiamo perduto e sembra non si riesca più a riscoprirlo.

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  3. E' il pensare in piccolo. Il pensare da omini da niente che sconcerta!Si teorizza che la scuola debba semplicemente allevare gli uomini pecora di domani. Niente spirito critico, niente ricerca personale, niente passione. E per tutti la panacea:trasformiamo la scuola in azienda!! Sai che rivoluzione! Da strapparsi i capelli ...

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    1. Appunto! Ma il Renzi, non risparmia neppure il nome di Don Milani per il suo nulla e per irretire i grandi pensatori del PD!!!!!

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