domenica 28 settembre 2014

Io amo





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"L’amore non è qualcosa che si ha o che si fa, 

è qualcosa che si è.

È una forma dell’anima. La forma di chi sa che c’è 

qualcosa di più importante di sé, e lo ricerca con passione 

assoluta. Questo amore si identifica con un’esigenza insopprimibile di relazioni vere e giuste 

che fa porre il centro di sé fuori di sé".


Ho sempre pensato che quanto detto da Vito Mancuso fosse assolutamente vero.

L'ho pensato in questa forma:

L'amore che ci unisce alle persone, alle cose del mondo, alla natura, scaturisce da noi 

stessi  non tanto dall'oggetto d'amore. Come se la forza che emana dagli "oggetti" sia 

passiva, attiva, la forza di colui o colei che ama. Noi amiamo per una forza dell'anima.


sabato 27 settembre 2014

Dalla pagina Facebook di Vito Mancuso

UNA PAGINA IMPORTANTE SULL'AMORE (di Hans Küng).
Eros e agape
Molti teologi nel corso delle loro riflessioni sull’amore hanno fatto di tutto, senza riuscirci, per elaborare una differenza, dalla prospettiva di Gesù, tra l’eros concupiscente dei greci e l’agape disinteressato, l’amore che si dona.
Io non sono disposto a tracciare un confine così netto tra questi due sentimenti; danneggia tanto l’eros (in latino amor) quanto l’agape (la caritas latina). Sono contrario alla svalutazione e alla demonizzazione dell’eros. In questo modo l’amore passionale, il sentimento che desidera l’altro, viene limitato al sesso e così, nello stesso tempo, erotismo e sesso vengono degradati. Ambedue sono forze vitali importanti.
L’avversione alla corporeità e la repressione della sessualità hanno una lunga storia, che la teologia dei manuali, ignorando i risultati dell’esegesi critica e della storia dei dogmi, evita. Ha i suoi riflessi già in alcune correnti antiche, soprattutto nel manicheismo e nello gnosticismo. Ma fu enormemente facilitata nell’Occidente latino attraverso l’invenzione - a cui abbiamo già accennato - di un peccato originale trasmesso con l’atto sessuale, un concetto che non si trova né nei racconti del paradiso terrestre della Genesi né negli scritti di Paolo né nella teologia greca. Fu il geniale Padre della Chiesa Agostino a trasferirlo - un errore anch’esso geniale - all’intera teologia occidentale, a quella medioevale e, attraverso Lutero, anche a quella riformata. Agostino, che all’inizio era un uomo molto mondano, generò un figlio ad appena diciassette anni, quando era un giovane maestro di retorica, e visse tredici anni in concubinato con la madre del piccolo. Per un certo tempo fu membro «uditore» della setta del manicheismo, che spiega il Male e la sessualità ricorrendo a un principio malvagio. Sulla base della sua esperienza personale dell’enorme potenza della sessualità e del suo passato manicheo, Agostino collega il peccato originale - alla luce di una traduzione e interpretazione errata di un passaggio della lettera di san Paolo ai Romani (5,12) - all’atto sessuale e al desiderio «carnale», egoistico, la concupiscenza.
Nella visione di Agostino, quindi, ogni bambino che viene al mondo non è innocente, bensì - a causa appunto dell’istinto sessuale dei suoi genitori - «infettato» fin dall’inizio dal peccato ereditario e destinato alla dannazione, se non viene battezzato in tempo. Di conseguenza, dal suo punto di vista, anche ogni attività sessuale è permessa solo ai fini della procreazione (generatio) e non per il piacere sessuale (delectatio). Ancora papa Giovanni Paolo II era del parere che perfino nell’ambito del matrimonio un uomo possa guardare la moglie in modo «non casto».
Non ci si deve meravigliare che una tale ostilità nei confronti dell’eros e del sesso abbia causato un male incommensurabile proprio nella Chiesa e nell’educazione cattolica, e abbia influito al punto da portare alla proibizione della pillola. L’eros viene sospettato perfino laddove non è semplicemente inteso come passione sensuale inquietante, sconvolgente e cieca, ma anche quando rappresenta, come per esempio nel Simposio di Platone, quel desiderio del bello e della conoscenza filosofica che ha radici nell’amicizia, quella forza creativa che permette di elevarsi dal mondo dei sensi a quello delle idee e al bene divino supremo. Ma giustamente molti cattolici si aspettano che la loro Chiesa guardi in modo nuovo alla sessualità, in modo non angosciato, più favorevole all’uomo, e la interpreti come la forza dell’uomo, creato e accettato da Dio, che dona la vita.
Anche Maria, la madre di Gesù, venerata fin dall’inizio nell’Occidente latino, fu considerata macchiata dal peccato ereditario ancora fino al XIII secolo, persino da san Tommaso. Tuttavia in quest’epoca venne attribuita sempre maggiore importanza al culto della Madonna (de Virgine numquam satis - della Vergine non si dirà mai abbastanza) e indubbiamente la venerazione di Maria ha arricchito molto la poesia, l’arte e la musica, che avevano un orientamento maschile, e anche gli usi e i costumi, la cultura delle feste e la religiosità popolare nel suo insieme.
Infine, il teologo francescano Duns Scoto (morto nel 1308) sostenne, contro quanto aveva affermato fino a quel momento l’intera tradizione, una «preredenzione» (praeredemptio) preservante, tale per cui Maria sarebbe stata salvaguardata dal peccato ereditario. Era stata così inventata l’idea della immacolata conceptio, che venne diffusa con tutti i mezzi, non da ultimo attraverso la liturgia. Infine, nel 1854, venne definita come dogma da quel Pio IX che, dopo aver perduto lo Stato della Chiesa, fece proclamare anche i dogmi del primato papale e dell’infallibilità dal concilio Vaticano I (1870). Dopo la definizione del 1854, la teologia morale cattolica ha via via abbandonato la tesi tradizionale secondo la quale la discesa dell’anima nel feto umano era successiva al concepimento. Era questo il pensiero di Aristotele, Tommaso d’Aquino e della scolastica barocca spagnola: una persona non esiste né nella fase vegetativa né in quella sensitiva del feto umano, ma solo in una terza fase, quella guidata dall’anima spirituale. Oggi, al contrario, si sostiene - appunto più in base ad argomenti teologico-dogmatici che non medico-biologici - che anche la cellula-uovo fecondata è già persona, concezione che ha avuto come conseguenza un inasprimento circa la questione dell’aborto.
Così, la Vergine immacolata, in quanto simbolo della castità asessuata, venne distinta da tutte le altre donne, che sono macchiate dal peccato ereditario e gravate dal desiderio sessuale. Allo stesso tempo, la Vergine Maria venne raccomandata ai religiosi, che a partire dall’XI secolo furono tenuti al celibato, come ideale femminile innocuo per sublimare o spiritualizzare gli impulsi sessuali. In tal modo, culto mariano, papismo e ideologia del celibato si sono sostenuti a vicenda, in particolare a partire dal XIX secolo. Tuttavia, non sono stati accolti in nessuna professione di fede, anzi, il concilio Vaticano II ha cercato di procedere contro gli eccessi del marianismo e del papismo, pur ottenendo soltanto un mezzo successo.
La svalutazione e la demonizzazione dell’eros e del sesso, d’altra parte, hanno come conseguenza un eccessivo innalzamento e sublimazione dell’agape. Quest’ultima (chiamata in modo errato «amore platonico») viene spiritualizzata: l’ideale di un amore o di una passione! L’aspetto vitale, emotivo, affettivo viene escluso.
Ma dove l’amore è solo una decisione della volontà, senza rischi del cuore, manca della profondità, del calore, dell’intimità, della tenerezza e della cordialità umane autentiche. Questa «caritas cristiana» può distribuire opere di bene, ma difficilmente diffonde amore.
L’amore ha molte forme: l’amicizia, l’amore dei genitori, dei figli, di fratelli e sorelle, quello per il proprio Paese, il popolo e la patria, fino all’amore per la verità e la libertà, e infine verso il prossimo, il proprio nemico e Dio.
Invece della distinzione tra eros e agape per me è fondamentale un’altra differenza: quella tra l’amore egoistico, che cerca solo la propria soddisfazione, e quello che si dona, che cerca anche il bene dell’altro. Chi desidera l’altro può anche, contemporaneamente, donarsi a lui. In amore, desiderio, servizio, gioco e fedeltà non si escludono a vicenda.
La potenza dell’amore
Gesù stesso per quanto si deduce dai Vangeli sinottici - usa molto di rado i termini «amore» e «amare», nel senso dell’amore verso il proprio simile. Eppure quest’intenzione è sempre presente nel suo annuncio. Ciò significa che per lui l’amore è soprattutto agire.
Non si tratta dell’amore inteso in primo luogo come attrazione sentimentale-emotiva, che è impossibile rivolgere a ogni persona, ma dell’amore visto molto più come benevolenza e disponibilità, come «essere per gli altri»; un amore che Gesù incarna in tutti i suoi insegnamenti e con il suo comportamento: quando rinfranca e quando guarisce, nelle sue battaglie e nella sua sofferenza. Dal Nazareno si può imparare ciò che manca all’odierna società dello sgomitare con i suoi molti egoisti. Ci fa sempre molto piacere quando abbiamo la possibilità di provare in prima persona che cosa significa usare riguardo per gli altri e condividere, poter perdonare e pentirsi, praticare indulgenza e rinuncia, prestare soccorso. Nello stesso tempo, Gesù lega l’amore per Dio e l’amore per gli uomini in un’unità indissolubile. L’amore per gli uomini diventa addirittura il criterio di devozione e di comportamento gradito a Dio. Gesù concentra tutti i comandamenti in questo doppio precetto dell’amore verso Dio e verso gli uomini, che aveva una posizione centrale già nella Bibbia ebraica.
Con ciò non intende l’«Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero» del grande Inno alla gioia di Schiller e Beethoven, ma piuttosto l’amore per il «prossimo». Come indice di misurazione di questo amore pone quello riservato a se stessi: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Un essere vigile, aperto, pronto per il mio simile che ha bisogno di me in questo momento. Questo è il prossimo per Gesù. Non solo chi mi è vicino fin da principio, in famiglia, nella tribù o nella nazione, ma chi è di volta in volta in difficoltà, come l’uomo vittima dei briganti che il «buon samaritano» ha aiutato per puro spirito d’altruismo.
Così inteso, l’amore sembra non conoscere confini. In realtà, secondo Gesù, non dovrebbe assolutamente conoscerne di rigidi e assoluti. Dovrebbe perfino includere i nemici, cosa che Gesù considera la sua massima espressione. Vanno superati i confini rigidi e l’estraniamento tra persone diverse. Ogni uomo può diventare il nostro prossimo, anche un avversario politico o religioso, un rivale, un concorrente, un oppositore o perfino un nemico. Malgrado le differenze e i dissidi: lealtà e simpatia non solo verso i membri di un gruppo sociale o di una stirpe, del proprio popolo, della propria razza o classe, del proprio partito, della propria religione o nazione, escludendo così gli «altri». Gesù predica un’apertura senza confini e il superamento delle delimitazioni deleterie, ovunque s’instaurino.
Questo è il significato della storia dell’odiato samaritano, nemico del popolo, meticcio ed eretico, che Gesù addita provocatoriamente come esempio per i suoi compatrioti: non solo quindi alcune prestazioni straordinarie, opere d’amore, «atti da samaritano», ma l’effettivo superamento dei confini esistenti tra gli uomini - tra ebrei e non ebrei, tra le persone a noi prossime e quelle più lontane, buoni e cattivi farisei e pubblicani.
L’amore come attuazione dell’etica mondiale
In questo amore si manifesta una grande libertà: tale amore non si orienta più a un comandamento o a un divieto da seguire in modo meccanico, bensì a ciò che la realtà stessa esige e rende possibile. In questo senso aveva ragione Agostino con la sua frase audace che rappresenta una negazione radicale della teologia morale casuistica: «Ama, e fa’ ciò che vuoi». L’amore risponde in modo del tutto naturale ai princìpi dell’etica mondiale, vincolanti per tutti gli uomini, e nel contempo li supera, come ha illustrato l’apostolo Paolo nella sua lettera alla comunità di Roma: «... chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo; pieno compimento della legge è l’amore» (Romani 13,8-10). Questo è lo specifico contributo cristiano all’etica mondiale.
Ciò che può in concreto la potenza dell’amore, san Paolo l’ha espresso nella prima lettera alla comunità di Corinto, in un modo che conserva ancor oggi tutto il suo valore:
La carità è paziente,
è benigna la carità;
non è invidiosa la carità,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.
(1 Corinti 13,4-8)
La potenza dell’amore può davvero cambiare la vita? Alcune semplici antitesi di un autore a me ignoto possono spiegare quanto l’amore, inteso come atteggiamento di fondo, possa essere in grado di cambiare la vita:
Il dovere senza amore rende uggiosi;
il dovere compiuto nell’amore rende equilibrati.
La responsabilità senza amore rende spietati;
la responsabilità esercitata nell’amore rende premurosi.
La giustizia senza amore rende duri;
la giustizia praticata nell’amore rende coscienziosi.
L’educazione senza amore rende contraddittori;
l’educazione praticata nell’amore rende pazienti.
La saggezza senza amore rende scaltri;
la saggezza esercitata nell’amore rende comprensivi.
La gentilezza senza amore rende ipocriti;
la gentilezza esercitata nell’amore rende buoni.
L’ordine senza amore rende meschini;
l’ordine esercitato nell’amore rende magnanimi.
La competenza senza amore rende prepotenti;
la competenza esercitata nell’amore rende degni di fiducia.
Il potere senza amore rende violenti;
il potere esercitato nell’amore rende disponibili all’aiuto.
L’onore senza amore rende superbi;
l’onore praticato nell’amore rende moderati.
Il possesso senza amore rende avari;
il possesso praticato nell’amore rende generosi.
La fede senza amore rende fanatici;
la fede praticata nell’amore rende tolleranti.
Le indicazioni di un’etica comune dell’umanità, di un’etica mondiale, vengono dunque affermate e abbracciate dall’etica specificatamente cristiana, ma nello stesso tempo radicalizzate e rese universali dal fatto che valgono concretamente per tutti gli uomini, perfino per i nemici. Forse però è più importante tutto ciò che fa sentire il suo influsso nella vita di tutti i giorni. Dal modello fondamentale cristiano, che risplende dai Vangeli attraverso Gesù, si ricavarono e si ricavano, infatti, innumerevoli spunti di riflessione e di azione per tradurre il programma cristiano nella pratica quotidiana. Ci sarebbero innumerevoli esempi di opere e di sofferenza da raccontare, che sono altrettante manifestazioni di amore cristiano. Io, però, sono stato colpito da quattro possibilità concrete che l’etica cristiana invita a scoprire: creare la pace per mezzo della rinuncia ai propri diritti; usare il potere a vantaggio degli altri; consumare con misura; saper educare nel rispetto reciproco. (H. Kung, Ciò che credo, pp. 286-295).


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martedì 23 settembre 2014

#siamotuttimarta

Bellissimo BLOB di questa sera:


- siamo preoccupati di Marta -, dice lui, super R.;
aggiungiamo noi, ricostruendo il senso del discorsetto che ne è seguito:
quella che non ha le tutele durante la sua maternità, quelle tutele che i privilegiati dipendenti pubblici hanno a iosa, in più, da buttare, potrebbero pure venderseli quei privilegi e farsi ricchi, i malnati!!! Restituissero il maltolto una volta per tutte! Ma chi ha concesso loro un tale paese di cuccagna? I sindacati, eh? E la vecchia "nomenclatura" dei partiti conservatori (!).
Povera Marta!
Ti aiuterà super R.
Non sarà come quelli che rimasero indietro ai tempi di Berlusca, macché, tutta un altra musica!
Tutto rifulgerà al pari di questi Citrus × paradisi

lunedì 22 settembre 2014

Una cosa veloce...

sì, volevo dire a proposito dei servizi dei TG su PIL e debito pubblico e regole europee per stabilire quanto e come siano ricchi o non morti di fame gli italiani...
io rientro dal MIO lavoro attorno alle 14.15, così nel prepararmi qualcosa che mi faccia da pranzo, in genere sono affamata a quell'ora, accendo la TV e ascolto il TG3, quello delle 14.00, appunto. Sarà per queste condizioni, non proprio ideali, che a volte non capisco nulla di quello che sento ovvero capisco aglio per cipolla (mentre magari ne faccio un trito)... così ho sentito che il nostro R. si trova negli Stati Uniti e che parteciperà al vertice ONU dei Capi di Stato e di Governo sul CLIMA! Mi piacerebbe ascoltare in diretta cosa si dicono e quante molte cose invece si nascondono o ignorano o omettono. E, infine a cosa servono questi incontri al vertice e perché ce lo devono dire visto che non servono a nulla, però poi penso e se invece questi incontri fossero fatti solamente perché possano venire annunciati?
E questo è uno,
poi, la visita della sede di Auburn Hills di Fiat Chrysler Automobiles!!!! Ma questo, dico io, è il culmine dell'intero viaggio! In un giro turistico degli USA, magari io non ci andrei alla Fiat Chrysler, e sarebbe pure difficile che mi facessero entrare, ma il nostro R. cos'altro potrebbe visitare? E poi c'è lui, il molto lodato, il molto amato dal nostro R., Marchionne. L'uomo, l'imprenditore, il cervello della nuova politica economica italiana, no, non perché la scriva lui, ma perché è lui, il suo modo di essere, il suo essere imprenditore, che viene preso a modello dalla la nostra politica economica!!!!!! In conclusione è giusto, è bello e sacrosanto che il nostro premier ci vada di persona a vedere gli operai americani dietro la catena di montaggio moderna ed efficiente di laggiù! Chissà che emozione!
Va beh...

Terzo: il PIL... ecco, sì, insomma, di questo, davvero, ci capisco poco, mi è sembrato di capire che è l'indice attraverso il quale si misura la ricchezza di un paese; si stabilisce un " valore monetario totale dei beni e servizi prodotti in un Paese da parte di operatori economici residenti e non residenti nel corso di un anno, e destinati al consumo dell'acquirente finale, agli investimenti privati e pubblici, alle esportazioni nette (esportazioni totali meno importazioni totali)." (fonte Wikipedia). Ecco, in Italia è scarsino sempre, ancora di più in questi tempi di crisi,  però, c'è un però, all'ultimo rilievo si è constatata una ripresa, massiccia, pare... il motivo? Rientrano in questo calcolo beni e servizi quali consumo di droghe e prostituzione (e si sa che gli utilizzatori finali italiani, non vanno molto per il sottile in questo campo), non ne ricordo altri, ma i due mi sembrano sufficienti e mi hanno fatto riflettere su quanto sia lontano dalle considerazioni dell'attuale pensiero economico il benessere delle persone, della gente o delle popolazioni di un Paese. Conseguente a questa riflessione è la considerazione, e sarebbe bello potesse essere un invito ad ogni lettore a non credere alle favolette delle necessità della finanza europea, dei suoi diktat, delle sue analisi. Il PIL è roba loro, non della gente, il debito pubblico, pure è roba loro, la crisi, la gente comune, la sente quando vengono tagliati i servizi sociali (sono esclusi da essi droga e prostituzione), quando vengono negati i diritti civili (scuola e lavoro).
...

Sì, insomma, a volte mi sembra che non è proprio fondamentale capire tutti i processi o i cavilli nei discorsi del potere, quanto acquisire la capacità di cogliere l'insieme delle condizioni date e vederne il risultato e scoprire gli inganni in coloro che vogliono farci vivere per necessità loro!!!!!



Bellissimo Biani per il manifesto




Considero valore

«Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il vino finchè dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto».

di Erri de Luca

da qui



domenica 21 settembre 2014

La butto lì



Mauro Biani per il manifesto

secondo me non regge più di tanto.
Troppa carne sul fuoco in una volta sola, la Thatcher era la Thatcher e, fra l'altro, non si era messa in mente di cambiare l'assetto istituzionale intero, non so, non credo avesse tentato di cambiare il sistema giuridico per salvare qualche politico corrotto con il quale faceva gli accordi,
questo è troppo pieno di sé e risuona un poco troppo il vuoto.


mercoledì 17 settembre 2014

«apartheid fra lavoratori di serie A e B»

"È ora di finirla con la distanza inaccettabile tra lavoratori garantiti e non".

Il titolo del post è quanto riportato da il manifesto qui, parole del premier santo Matteo, sempre sia lodato, Renzi.

La distanza, l'apartheid, è quella che divide i lavoratori che ancora mantengono un minimo di diritti, anche attraverso l'articolo 18, e anche attraverso l'esistenza dei sindacati (che contano sempre meno) e l'esistenza di contrattazione nazionale, e  l'esistenza della Costituzione della Repubblica italiana, e della speranza di trovare un minimo di giustizia nelle corti penali e civili anche per il cittadino comune. Insomma l'apartheid di cui parla sempre santissimo Renzi è lo spettro di una società democratica, molto simile, più simile di quella sognata da Berlusca, al Grande Fratello di Orwell.

 a"sinistra" nessuno ha letto Orwell?
1984 non vi dice nulla?
Renzi è l'evoluzione del Berlusca, Renzi è quello che va ad incontrare "chi si spacca la schiena" e snobba i "salotti buoni" (nelle sue parole: Cernobbio e gli altissimi industriali italiani). È l'evoluzione di una teoria. Quella della nuova società ritornata ad essere inferno per l'uomo comune. La comunanza è quella che si crea tra lavoratori senza diritti.
 Dovremmo provare a controllare quante volte appare nei discorsi di Santissimo Renzi, sempre più santo, la parola "DIRITTI" e chiedergli, facile facile, se ha intenzione di estenderli o di ridurli a chi li ha.



martedì 16 settembre 2014

Capo Frasca, Sardegna




Il video è opera di Maura Manconi. Mostra una serie di interviste fatte durante la manifestazione del 13 settembre scorso a Capo Frasca. Entusiasmo e voglia di cambiare... almeno rispetto alle tematiche riguardanti le servitù militari dell'isola. Speriamo davvero, anche, verso il rispetto del territorio, della terra e del suo utilizzo. Per farsi un idea di quale sia la situazione, provata, attorno ai poligoni militari questo è uno dei link ai quali fare riferimento, e questo è invece come viene trattato il problema sul sito della Regione Sardegna.

La manifestazione del 13 è stata davvero bella e partecipata, persino il TG3 regionale ha parlato di "grande manifestazione".
Il video qui postato si apre con una cantata su testi di Alberto Masala.

Di seguito il testo in sardo e la sua traduzione:


A la torramus a iscrier sa limba sarda?
La torramus a iscrier sa limba sarda chin maigàntas peraulas noàles? Barriadu nos amus chentu males chi sìccana sa zente che piralda.
Su chi fit muntonalzu o’est nucleare e-i s’alga cheret battijada iscòria, cun sas bases nos an’ fattu s’istoria de custa terra e finas de su mare.
S'innanti su perigulu fit runza
como est tumore, com’est leucemía, falat s’irrustragliada a chie si sìat... Bessida nos el vona cust’incunza!

Non chilchedas a chie ch’ettare gulpa: cust’est su jogu, chi siat feu o bellu. Semus da-e sempre che pett’e masellu ma non b’at pius ite nd‘ogare pulpa.
E crétas sa Sardigna iscalmentada?
Macché! “Sos males nos los mandat Deus...” Mancari chi l’iscudan’ mal’e peus
parat sa barra pro s’istuturrada.

Sardigna pesa, ischída Sardigna, move como, e pònebi s’afficcu lassa sa cotilèsa a su burriccu
e mústra chi ses zente balu digna.

Pesa... Sardigna... Ischída... Sardigna...


Vogliamo riscriverla la lingua sarda/ con tante parole nuove?/ Ci siamo messi in spalla cento mali/ che disseccano la gente come si seccano i pomodori o la frutta.
Ciò che era immondezzaio oggi è nucleare/ e la spazzatura bisogna ribattezzarla scoria, / con le basi hanno scritto la storia/ di questa terra e perfino del mare.

Se prima il pericolo era rogna/ oggi è tumore, oggi è leucemia,/ la falce può scendere su chiunque .../ Abbiamo fatto proprio un bel raccolto!
Non cercate su chi gettare colpe:/ è questo il gioco, sia brutto o bello./ Siamo da sempre carne da macello/ ma non c’è più polpa da cavare.

E crederesti che la Sardegna sia scottata?/ Macché! “I mali ce li manda Dio...”/ Anche se la bastoni malamente/ offre la guancia per il ceffone.
Sardegna sollevati, svegliati Sardegna,/ muoviti subito, e usa il cervello/ lascia l’ottusità all’asinello/ e mostra che sei un popolo che ha ancora dignità.

Sollevati... Sardegna... Svegliati... Sardegna...


Alberto Masala, 6/7/09 

e questa è un'altra mia foto della giornata:









sabato 13 settembre 2014

Stop bombing Sardinia

Oggi sono andata alla manifestazione contro le servitù militari in Sardegna.
Il luogo prescelto era Capo Frasca. Estremo lembo sud del golfo di Oristano.
Sequestrato ai sardi dalle forze militari italiane per farne un poligono di addestramento per soldati e un terreno di prova di nuove  e vecchie armi. 
Il mare e dall'altra parte gli stagni. 
Questo è quello di Marceddì.



Tra questi signori si riconosce Renato Soru, deputato del parlamento europeo e già governatore della Sardegna. Non ci siamo salutati.


Neppure con le meduse che infestavano le acque miste degli stagni,


Gli stagni e la malinconia vanno molto d'accordo, ma oggi non era giornata, c'era da camminare.


Qui in molti pescano.


Gli attrezzi da lavoro


Le strade ricavate nel bel mezzo delle acque, con la Golf d'ordinanza


e l'arrivo nella zona ingresso all'area militare


Alcuni striscioni e parole d'ordine della manifestazione






L'ingresso, le forze dell'ORDINE e lo stato d'allerta (!)


Le donne e la musica, momenti magici


soprattutto quando arrivano loro con i loro meravigliosi tamburi e la fisarmonica (?)


Le bandiere erano eterogenee e lui pareva un Santo, sotto quella palestinese


che forza, che bellezza! Suoni antichi e sacri






martedì 9 settembre 2014

A B C

"Alla ricerca di linee di demarcazione credibili, tra serie A, serie B e serie C"

Questo qui sopra è il titolo di un articolo apparso su una rivista dedicata alla Dirigenza Scolastica, ai vecchi presidi, insomma.

Si difende , e si auspica, la necessità di affidare ai dirigenti scolastici la possibilità di dividere gli insegnanti, che lavorano presso la scuola che dirigono, in docenti di serie, ed esattamente di serie A, B e C.
Chi si ostinasse a rimanere nella serie C "dovrebbe subire delle conseguenze professionalmente rilevanti".
E continua:
"La classificazione qui proposta può forse apparire sommaria, ma si è convinti che essa esprima il comune sentire della popolazione e soprattutto che ricalchi quelli che dovrebbero essere i canoni essenziali di qualità e di merito del sistema dell'istruzione pubblica. 
Va rilevato che attualmente il costo per lo Stato degli insegnanti di serie A, di serie B o di serie C è assolutamente identico, quando invece la qualità espressa dalle istituzioni scolastiche in cui prevalgono le prime categorie non è nemmeno paragonabile a quella, gravemente insufficiente, che possono assicurare alla cittadinanza le scuole con docenti di categoria inferiore. Si dimostra ancora una volta che il fattore umano è assolutamente decisivo nel determinare la qualità del servizio scolastico*, senza alcuna incidenza sul fattore economico."

Sembra offrire uno spiraglio ad una attenta valutazione del problema, eppure la conclusione del discorso era già enunciata all'inizio:

"Naturalmente simili considerazioni possono essere accettate in termini di fotografia della realtà, ma un'analisi critica non è tale se non prova a ricercare anche i meccanismi di correzione delle attuali distorsioni:  bisogna cioè affrontare la vera sfida posta da tali questioni, immaginando possibili soluzioni all'irrisolto problema della valutazione del merito professionale dei docenti e indagando sulla possibile articolazione del ruolo sino all'eventualità della rimozione dalla titolarità del posto di lavoro."**

* mi piacerebbe sapere come mai il fattore umano, preso qui in considerazione, sia rappresentato esclusivamente dai docenti, quasi come se i dirigenti e la loro competenza non possa essere messa in discussione, non appartengono essi al "fattore umano"? e se il fattore umano è ritenuto così determinante, e supponendo che i dirigenti vi possano rientrare, come non accorgersi che dalla loro capacità e professionalità e , infine, umanità, dipenderebbe non solamente la qualità della scuola ma anche la vita stessa e la dignità lavorativa dei docenti? Quale dirigente potrebbe in piena coscienza e responsabilità arrogarsi il diritto di decidere quale insegnante di A, quale di B, quale di C?
un'istituzione come la scuola pubblica, ancora non macchiata dalla profonda corruzione che noi cittadini conosciamo in quasi tutte le altre, non aprirebbe le porte in questo modo, al clientelismo, ai ricatti, alla mancanza totale di  libertà di pensiero, ché tutti dovrebbero pensare come il capo che ti assume e che ti mantiene in quel ruolo, o meglio, in quella serie? (Renzi insegna, quale segretario del suo partito: a parole quasi libertario e rivoluzionario, nei fatti autoritario e insofferente a qualsiasi opposizione)

**alleluia, siamo arrivati al sodo! al nocciolo della questione! fuori dai piedi tutti coloro che costituiscono un problema, qualsiasi esso sia! FUORI! Marchionne insegna! FUORI!
e se mi permettete: e che cazzo!!!!
Non si parla di formazione, non si parla di responsabilità, non si parla di mancanza di strumentazione di base, di aule accoglienti, di biblioteche o laboratori a norma, si riempiono pagine e pagine per dire che se i capi decidono chi sono i non adatti, quelli devono andare FUORI!
Capita la lezione? È tutto chiaro?

«Alla fine il tempo ci ha dato ragione: dopo anni di bat­ta­glie per risol­le­vare un sistema edu­ca­tivo intor­bi­dito dalla coda del ’68, ora anche la sini­stra final­mente ha dovuto dare atto ai governi Ber­lu­sconi di aver agito nella dire­zione giu­sta per ripor­tare la scuola ita­liana ai fasti che merita — ha detto Gel­mini — Parole quali merito, car­riera dei docenti, valu­ta­zione, pre­mia­lità, rac­cordo scuole-impresa, modi­fica degli organi col­le­giali della scuola, sono state por­tate alla ribalta dal cen­tro­de­stra, sep­pur subendo le cen­sure e le aspre cri­ti­che da parte di sini­stra e sindacati».

da qui



 Resta da capire cosa acca­drà a coloro che non saranno «meri­te­voli» per legge. Le linee guida Renzi-Giannini sug­ge­ri­scono di spo­starsi nelle scuole meno com­pe­ti­tive dove il ren­di­mento è medio-basso. Que­sta mobi­lità riguar­derà i docenti «meri­te­voli» che invece ver­ranno indi­riz­zati verso gli isti­tuti «eccellenti».L’obiettivo sem­bra essere quello di raf­for­zare le dispa­rità ter­ri­to­riali, di censo e di classe tra le scuole e i docenti in tutto il paese.

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domenica 7 settembre 2014

Sergio Atzeni

Un uomo davanti al mare in tempesta.
Un uomo solo insieme alle sue parole: oggi canto per te con voce adolescente, nascendo ho perduto, vivendo non ho vinto, ora non ho niente, ho preso e dato morsi e sputi inutilmente.
Si tuffa nonostante il vento e il mare indiavolato. Ha voglia di nuotare e avere un attimo di requie dalle parole, dal risuonare burrascoso delle parole nel cervello.




Cartoline dalla Sardegna (strana la vita!)








bianche scogliere della Corsica


tutte le foto sono state scattate da me a Punta Falcone.
Punta estrema del nord Sardegna.