sabato 16 agosto 2014

L'attimo fuggente

L'insegnante che io, da insegnante, avrei voluto essere,
che forse un poco son stata,
amata, odiata, temuta, non capita, osteggiata, abbandonata anche, un poco, forse, solo apparentemente, perdente, o, comunque, non del tutto efficace, nel tentativo di cambiare il mondo.
Amatissimo è stato, da me, questo personaggio interpretato magistralmente da Robin Williams.
Andato via.




Robin Williams,

nella famosissima scena del film del 1989



e il saluto.
Maestri, gli americani, nel trattare i sentimenti sulla scena.



Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo iWalt Whitman (1819-1892)Walt Whitman (1819-1892)cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,

Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.


Two roads diverged in a wood and I

I took the one less travelled by

and that has made all the difference.

R. Frost

9 commenti:

  1. quello che mi ha colpito quando uscì il film, e che continua a colpirmi oggi perché questo film non è di quelli che passano inosservati, è che nessuno si accorge o fa notare che quello che sbaglia di più è il padre del ragazzo che si uccide. Tutti i commenti sono per l'insegnante, e qui ovviamente la bravura di Robin Williams conta molto, ma è un particolare sul quale mi piacerebbe discutere (con il mio blog non c'ero riuscito...tutti i commenti erano per il professore che fa strappare le pagine). Se il padre fosse stato più attento, bastava dire al ragazzo "va bene, ma solo se i voti rimangono alti", e si sarebbe evitata la tragedia. Invece, chissà perché, tutti parlano solo dell'insegnante, come se la colpa fosse sua - e qui sta la finezza di Peter Weir, che in realtà si limita a raccontare la storia da diversi punti di vista.
    Quanto a Robin Williams, il suo sguardo nel finale quando è costretto a uscire dall'aula è di quelli che ti rimangono dentro. La sua grandezza di attore si vede da queste cose.
    Un'altra cosa che mi ha colpito: ne hanno parlato tutti con grande affetto, compresa l'ex moglie da cui era divorziato. Non capita a tutti.

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    1. Certo che è il padre del ragazzo il vero perdente, nel senso di avere perduto una vita intera, anzi due, la sua e quella del figlio!!! Però, credo che il tentativo dell'insegnante anche, è in qualche modo "perdente", I N E V I T A B I L M E N T E perdente! L'insegnante, purtroppo, e, spesso, molto fortunatamente, non può controllare tutti gli aspetti della vita di un allievo. Questo è un film che , a mio parere, parla di U T O P I A. Forse è questo che me lo ha fatto amare così tanto e che ogni volta mi fa piangere. Sì, il maestro, l'insegnante, siamo abituati a identificarlo con Robin Williams, e, i più fortunati, con se stessi, dopo questo film. Però, come dici tu, non capita a tutti! ;-)

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    2. quando ne avevo scritto, avevo ritenuto superfluo cercare la poesia di Whitman e metterla per intero. Invece tu l'hai fatto, grazie per avermela fatta finalmente leggere per intero, aggiunge molto al significato del film e spiega tante cose.

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  2. Sì, anche io ho amato molto questo film perché lui è(ra) la persona che avrei voluto essere, impavida e contro ogni schema, a costo di lasciare tutto.

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  3. Perchè cara T. siamo così irrimediabilmente orfani di signora Utopia? Perchè ci manca terribilmente dentro questi nostri anni da nani? Perchè i giganti nella Storia hanno sempre parlato nella lingua di Utopia e noi siamo capaci solo di balbettare monosillabi in quella Lingua meravigliosa e rara?

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    1. Domande alle quali non so rispondere , purtroppo, mio caro Carlo! So, però, di credere ancora nell'utopia, forse di non avere più abbastanza energia per combattere in modo più forte e convincente questa realtà, però so, come te, scegliermi i grandi che hanno qualcosa da insegnarmi. I nani li evito!! ;-)

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    2. ... o meglio... diciamo che col tempo, ho imparato ad evitarli ;-)

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