martedì 8 luglio 2014

Ai confini della realtà






Leggo su Wikipedia che la serie televisiva americana inizia sulla CBS nell'ottobre del 1959.
In Italia i primi episodi furono trasmessi nel 1962, io avevo tre anni e forse era davvero troppo presto perché guardassi e capissi, però io questa serie la ricordo. Ricordo la sensazione di panico e attrazione, la fascinazione del mistero, la bellezza delle parole iniziali

« C'è una quinta dimensione oltre a quelle che l'uomo già conosce; è senza limiti come l'infinito e senza tempo come l'eternità; è la regione intermedia tra la luce e l'oscurità, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell'immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi "Ai confini della realtà". »

pronunciate dalla voce fuori campo che ci invita a riflettere su avvenimenti inspiegabili accaduti a persone come noi, a bambini o anziani, a giovani coppie o maturi coniugi, a "maestrine" o attempate professoresse, a bibliotecarie occhialute e tristi, a uomini forti, apparentemente, sino al momento nel quale si trovano in zona.

C'è il mistero e l'immaginazione, la pietà e il coraggio di guardare là dove non sempre è ritenuto lecito.
Bello!
Ritrovo la mia infanzia e la mia sensibilità agli albori.

Di quando la TV informava e formava, di quando le parole, forse perché ancora infantili, riuscivano a significare, a dare senso, a far immaginare, appunto, e i confini della realtà erano ben separati da quella che invece dovevamo e volevamo e ci conveniva considerare la realtà. Allora tutto appariva convergere verso una zona condivisa, nel quale era possibile ri-trovarsi non soli.

Mi piacciono queste rare idee, persino quando provengono dalla RAI, che in questi giorni estivi ritrasmette la serie TV; che poi abbiano sempre a che fare con il passato deve essere anche questo uno di quei fenomeni che accadono 




AI CONFINI DELLA REALTÀ








8 commenti:

  1. non li replicavano da un'eternità, che io sappia; me li sto guardando anch'io :-)
    non tutti sono belli, alle volte la sceneggiatura si perde in dettagli inutili, però vale sempre la pena di guardarli fino in fondo. Soprattutto perché dietro ci sono ottimi scrittori: il più grande è probabilmente Matheson (autore di I am the legend)
    e poi mi diverto anche a riconoscere attori e attrici...

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    1. Hai visto quello di ieri sera? L'idea era bella, molto, secondo me. Poi si è risolto tutto in modo un poco troppo semplicistico, però una lieve sensazione di terrore a me riescono sempre a lasciarla, non so se riferibile all'oggi o a quella vissuta tanti anni fa. Anche Ray Bradbury, tra gli sceneggiatori.

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  2. la bambina che è un ricordo cancellato? bello spunto, purtroppo mi fa pensare a tanti remake allungati che ci è toccato vedere begli anni seguenti... La sceneggiatura era comunque buona, probabilmente sono i venti minuti di tempo che hanno dato qualche problema nello sviluppo della storia. A me è piaciuto molto il primo, quello che si trova nella città dove non c'è più nessuno e poi si scopre che è un astronauta in allenamento; è uno dei più famosi. Bradbury penso che sia arrivato nella seconda serie, finora non hanno trasmesso niente di suo; di Matheson invece ne ho già trovati quattro.

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    1. Tutto vero quello che dici, Giuliano. L'ho visto il primo, quello di cui parli, dell'astronauta in allenamento.. caspita che angoscia, sembra che sia cosciente di dover andare in un posto dove gli capiterà esattamente la stessa cosa, la stessa sensazione di solitudine, l'impossibilità di parlare con qualcuno, il silenzio e gli esseri umani trasformati in manichini! Bellissimo, grazie di avermelo riportato in mente :-)

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  3. Ricordo quei telefilm... erano interessanti ed originali, soprattutto per l'epoca in cui furono ideati. Certi erano anche (in un certo senso) inquietanti.
    Più in generale, la Rai ha avuto il merito (non esisteva ancora la tv commerciale o comunque banale) di fare delle buone o anche ottime "cose": qui penso per esempio ai film o sceneggiati "Orfeo in Paradiso" e "Il cappotto di Astrakan", tratti rispettivamente dagli omonimi romanzi di Luigi Santucci e di Piero Chiara.
    Ahi Santucci, Autore oggi purtroppo dimenticato...
    Buon fine settimana... nuvolaglia permettendo!

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    1. Ciao, Riccardo. Già, la RAI e le belle idee che riusciva a trasmettere... ricordi l'Odissea? Del 1968, alla bella età di nove anni l'ho guardato! In quel televisore nero e grande che pareva una cassapanca, solo che a passarci accanto ti dava la scossa... che bellezza gli attori e le attrici, va beh che dovevano rappresentare entità divine o creature amate dagli dei, ma che felicità nel guardarli!

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  4. Sì, ricordo l'Odissea, anche se dovevo avere più o meno la tua età.
    Per fortuna da qualche tempo ci sono biblioteche che hanno anche del vecchio ma glorioso materiale audiovideo... il che permette un sano tuffo nel nostro passato
    E chissà, forse anche lo scioglimento di alcuni "nodi."
    Che cosa ne pensi?
    Salutone!

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    1. Che le biblioteche permettano lo scioglimento di nodi, del passato e del presente, ci puoi giurare!!! ;-) Sì, rivedere quelle cose che ci hanno accompagnato nella nostra bellezza (al posto di fatica) di diventare grandi, può anche aiutarci a capire molto di noi stessi... ovvio bisogna avere voglia di capire :-)

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