lunedì 30 giugno 2014

Desideri

Vorrei l'universo
in un abbraccio,
la saggezza
dell'imperfezione. 




La lieve coperta dei sogni





La forza delle mani 


La forma, la grazia


Tutte le foto sono mie

sabato 28 giugno 2014

Le tante morti

Sarei potuta morire
dopo giorni e giorni di coma
nei quali i risvegli seguivano
le morti momentanee
destinate al definitivo.
Privilegio anch'esso,
raro,
solo impossibile da raccontare.

Sarei potuta morire
per un'ultima percossa
dopo anni di maltrattamenti
violenze subite in silenzio
e provando vergogna
per il bello che avevo osato immaginare
nella giovinezza lontana.

Sarei potuta morire,
peggio,
convinta ancora che l'uomo al quale
mi donavo,
mi amasse,
o, almeno, non provasse tanto odio
da uccidermi.

Avrebbe potuto essere istantanea,
grazie a Dio,
quella morte,
di coltello,
più raro,
di arma da fuoco.

Avrebbe potuto essere
lenta e orribile,
quella morte inflittami,
che per viltà,
stupidità
o paura,
la si era data solamente a metà
o per un terzo
o, purtroppo, ancora meno.

Ero e non ero
in quegli attimi
sentivo e non sentivo
respiravo
un'aria sconosciuta
che troppo tardi diventava
terra.

Niente di tutto questo,
invece.

Solo la capacità di vedere

A volte


mercoledì 18 giugno 2014

Perturbazioni ...atlantiche? o africane? o catodiche?

Quante cose tremende in questi giorni, o sono io?

O forse il tempo atmosferico perturbato o forse una perturbazione interna al tempo e, quindi, a noi stessi, che ci rende così fragili e  malati, così crudeli e spietati, così assurdamente indifferenti e atroci?

Penso, tra le tante altre cose, ai fatti di cronaca freschi di sangue versato, di uomini che uccidono moglie e figli e nella cui premeditazione rientra anche il fare l'amore per provare, dopo, l'amore verso l'uccisa e potere dunque, più agevolmente, incolpare un qualche altro non legato da alcun sentimento a quella donna e ai bambini di quella donna uccisi. Non è tanto pensarla e pensare i suoi figli come proprietà, non credo proprio, è pensare quelle persone come ostacolo alla propria pochezza (?) esistenza (?), felicità (?), adeguatezza (?), libertà (?)...


Giovedì tempo ancora 'tormentato' su alcune regioni.

dice il meteo

io sono un poco abbattuta in queste giornate di tormenta



Alighiero Boetti
1993

Jacaranda mon amour



 Questo è l'albero delle estati nella mia città.
Non perché ce ne siano tanti, no, no, forse proprio perché, pochi, ma con quegli splendidi colori che risaltano tra il verde e il celeste del cielo e il grigio delle strade e persino delle piazze, da qualche anno a questa parte hanno salutato l'inizio della stagione. I primi ad essere entrati nella mia vita, si trovano nello spiazzo/parcheggio di una periferia orribile, i più profumati si trovano in Piazza Tola e lungo Viale Trieste, il più maestoso nel cortile del Palazzo della Provincia, lungo Viale Umberto.

La fioritura è di questi giorni, il profumo meraviglioso che sono in grado di offrire è, a mio parere, più intenso durante l'inverno, quando sono privi di fiori.
E' allora che, quando capita di passarci sotto si viene avvolti da un aroma che, all'inizio, non si capisce bene da dove provenga ma poi quando lo si scopre non si può fare a meno di sorridere a ognuno di loro, per ricambiare il dono.

lunedì 16 giugno 2014

Stabilità e paste della domenica

No, guardate, non mi piace troppo associare il bello al decisamente brutto. Le paste della domenica, per me, hanno una valenza poetica, dalla quale si sprigionano ricordi di profumi di crema, zucchero a velo, panna e frutta, aromi di alchermes e pan di Spagna. Il profumo più bello di tutti, quello di mio padre che rientrava dalle sue uscite domenicali del mattino, ad incontrare i suoi amici, al bar della piazza, la sua aria contenta e curiosa di trovare il mio sorriso nello scartare quel magico vassoio colorato di dolcezze, le sue guance accaldate, il suo, di sorriso.

Gli è che, per dirla in dialetto non mio, stamane, mentre andavo a far visita a mia madre, e, prima, a comprare un vassoio di paste, appunto, nella più rinomata pasticceria della mia città, per potergliene far dono, mi è venuta in mente questa idea della "STABILITÀ".

Ma vi rendete conto?

Dicono dell'Italia come un paese instabile!!!!
Instabile l'Italia?

Sarò completamente cretina ma a me l'Italia appare come un paese eccessivamente STABILE.

Il "sistema" Italia regge... almeno da dopoguerra ad oggi. Regge egregiamente come sistema, si deteriora come società... ma il sistema va alla grande.

Insomma, perché ho avuto un pensiero così complicato?

O per quale motivo si è riaffacciato alla mente?

Facile, facile... mia madre, 87 anni di età, ama leggere i giornali berlusconiani... eh va beh... mica siamo fanatici, a 87 anni si vuol leggere il gossip, che fai lo neghi?

La stabilità mi è venuta in mente nel guardare la copertina di quel giornale di gossip... indovinate un poco?

Lei, chiamata dal redattore del servizio, Lady Renzi.

Oh... Jesus!!!!!!!!!!

Bikini bianco, un bel fondoschiena, non eccessivo, per carità, non troppo magro o deforme... no, giusto! Giusto per il nostro giovane premier, quello, l'unico del 41 %. Quello, l'unico, sotto i quarant'anni. La moglie/mamma, bella, giovane e attenta a prole e marito, allegra, ma non troppo, bella, ma non troppo. L'Italia riacquista, con il nostro giovane premier, il suo posto nella rispettabilità borghese, quella senza urla, quella appena appena progressista, quella che non si fa scrupolo di usare parole grosse come "rivoluzione" o "lotta alla corruzione" o ancora "nulla sarà più come prima" (!). Quella "pulita" e vincente. Da portare in chiesa alla domenica mattina. Quella che i riti sono tutti sociali e che niente ha da ricordare con nostalgia e struggimento. Quella che ci si riconosce tutti nell'essere arrivati a posizioni invidiabili e ben remunerate. Quella che fermare il cambiamento del "tutto cambia perché nulla cambi" è sovversivo, da "gufi", da perdenti. Quella che si fa paladina dei diritti dei disabili, a parole, cogliendo l'occasione data da altre parole volate libere a sproposito o a proposito. È pronta questa nuova generazione del cambiamento assoluto sulla ribalta, molti corpi e volti giovani e freschi, e il vecchio e corrotto tenuto  nel retroscena, destinato a incarichi che sono completamente sconosciuti alla maggioranza delle persone, ma decisivi per il mantenimento del sistema, appunto.
La stabilità è affermata e confermata, tra i vari elementi, anche dalla voce sola con la quale parlano media e politica.
Letta Enrico era un blando tentativo, non poteva parlare di "rivoluzione", tra le qualità o i difetti gli mancava quello dell'affabulatore. Ce lo vedete Letta parlare come Renzi? Con quella sua aria rigida e controllata, con quel peso che sembrava portare costantemente sulle spalle, rappresentato dall'Istituzione che incarnava? Impossibile. Neppure con un lavaggio del cervello avrebbero potuto indurlo a saltellare tra toni autoritari e svaghi alla Maria De Filippi. I sorrisi e le battute di Renzi ricordano al popolo italiano altri sorrisi e altre battute... ci pensate? a questo punto neppure Se non ora quando? potrebbe e potrà più protestare per una mancata rappresentanza politica delle donne. E che donne... la ministra Boschi, la Madia, la Guidi allo sviluppo economico, quella delle delocalizzazioni, mica per il risparmio delle imprese, macché, per l'incontro con altri mercati... e la disoccupazione italiana... beh... fatti loro, dei disoccupati. Così, sempre la ministra Guidi, invita ogni disoccupato ad essere imprenditore di se stesso! Che donna! Che Ministro! Vera imprenditrice e non da ora! Manifesterà più il movimento? Forse l' "ora" è arrivato? Con tutte queste belle e capaci donne al governo? Minaccerà ancora la stabilità dell'Italia?

L'unico sovversivo della stabilità italiana, nel nostro panorama politico da cinquant'anni a questa parte, paradossalmente, appare proprio Silvio Berlusconi, no, non del sistema bensì nell'estremizzazione dell'ipocrisia italiana. Talmente estremizzata che risultava inguardabile persino da tutti i coinvolti.
Con Renzi siamo ritornati nel Soft, nello sfumato, nel cambio tutto, appunto, perché tutto rimanga come prima.


Paolo T. Fiume: Siamo qui in Piazza Montecitorio in attesa di una personalità che in questi giorni è al centro di vivaci polemiche e sconcertanti interrogativi. Oh ma, eccolo. Signor Ministro mi consenta alcune domande per conto di Tg3.
Ministro: Purché si sbrighi, per favore.
Paolo T. Fiume: Lei è al corrente delle gravi accuse che le sono state mosse riguardo ai fondi sottratti alle mense degli orfani? Si parla di duecento miliardi.
Ministro: Certo, certo che ne sono al corrente.
Paolo T. Fiume: Ecco, e non crede che sarebbe opportuno in attesa di conoscere la verità, di dare le immediate dimissioni dalla sua alta carica?
Ministro: Giovanotto, dimettermi mai. Questa sarebbe una mossa sbagliata.
Paolo T. Fiume: Lei vorrebbe dire che le sue dimissioni sarebbero un implicito riconoscimento delle accuse?
Ministro: Ma no, no, io non mi dimetto per combattere la mia battaglia da una posizione di privilegio! Dal mio posto posso agevolmente controllare l'inchiesta, inquinare le prove, corrompere i testimoni, posso insomma fuorviare il corso della giustizia.
Paolo T. Fiume: Onorevole ma non è irregolare? Dico, contro la legge?
Ministro: Ah, no giovanotto. Io le leggi le rispetto e soprattutto la legge del più forte! E siccome in questo momento io sono il più forte, intendo approfittarne, è mio dovere precipuo.
Paolo T. Fiume: Ma dovere verso chi, scusi?
Ministro: Ma verso l'elettorato che mi ha dato il voto per ottenere da me posti, licenze, permessi, appalti, perché li spalleggi in evasioni fiscali, in amministrazioni di fondi neri, crolli di dighe mal costruite, scandali, ricatti, contrabbando di valuta!
Paolo T. Fiume: Scusi ma... ma che cacchio sta dicendo?
Ministro: Io sto dicendo che l'elettorato vede in me un prevaricatore. Se invece voleva scegliere un uomo probo, onesto e per bene, ma che dava i voti a me? Addio ragazzo.

 dialogo tratto da
Signore e signori, buonanotte! 
Italia, 1976





venerdì 13 giugno 2014

Per la prima volta



non pensiate stia invecchiando, il mio cervello è puro come quello di un bambino,
non pensiate mi stia intristendo, la tristezza fa parte della nostra vita, come la rara felicità,
non  pensiate il mio cuore stia inaridendo, proprio oggi ho scoperto che lascio uno spazio enorme per ogni persona che amo, per quelle che ammiro, per quelle che vorrei più presenti nella mia vita...
È che lo sento, sento questo freddo, questo freddo di cui parla Vasco Pratolini nel suo romanzo Cronache di poveri amanti, lo sento persino nei cuori delle persone che amo, in quelli delle persone che ammiro, in quelli di coloro che vorrei dessero realtà e non che la togliessero.

Per il resto si sente nell'aria il profumo di tiglio e tomentosa, di pitosforo e araucaria che è dell'estate.






mercoledì 11 giugno 2014

Chi è cosciente è disperato

E' stato detto [...] che la decadenza è oggi la roccaforte entro cui si rifugiano "i migliori". Decadenza è un termine che racchiude i differenti aspetti di una crisi: vitalismo, gesto, ecc., e poi alienazione, angoscia e altre parole magiche che fanno il giro di tutte le bocche dal Sud Africa al Giappone, alla Germania, da dovunque a dovunque.
E' vero che i "migliori" sono chiusi in questa roccaforte. Ma non sono certo che "i migliori" come categoria, come livello, siano oggi ciò che conta di più. Credo, anzi, che i pittori (o i poeti, musicisti ecc.) che contano davvero, dai quali può uscire qualcosa di decisivo, non si trovano tra i migliori. Sono coloro che si ribellano al "livello dei migliori" e contro di essi sentono una sacrosanta ostilità, e voltano loro le spalle. Può darsi che questi siano dei pittori impuri, confusi, contraddittorii. Ma sono coloro che escono fuori dalla roccaforte e accettano il rischio di essere controcorrente rispetto alla "situazione culturale" : coloro che si buttano nella ricerca vera petto a petto con la realtà, con il mondo come è e non con "la cultura". Essi non appartengono al clan dei "migliori", ma sono certo i più veri, i più umani, i più intelligenti, i più solitari, i più disinteressati. Una tale ribellione esige forza d'animo, e non si esplica in parole, gesti, particolari modi di vestire, ma in un'azione cosciente lunga conseguente di esplorazione del proprio petto, per capire che cosa il mondo chiede. Si dice che il pittore "interroga il mondo". Non è esatto: il pittore è interrogato dal mondo e gli tocca rispondere. Solo chi è cosciente e disperato e si butta giù dalle mura della roccaforte, nelle braccia dell'uomo, può salvarsi.

(Renato Guttuso, testo in catalogo della personale allo Stedelijk Museum di Amsterdam, 1962)





Ritratto di Mimise con cappello rosso
1940
Renato Guttuso

martedì 10 giugno 2014

140 anni

prima di me, il 10 giugno del 1819, nasceva Gustave Courbet,



Gustave Courbet
Autoritratto con cane
1842

diceva di sé:

« Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà»

l'autore de


L'origine du monde
1866

Buon compleanno




lunedì 2 giugno 2014

Gita a Punta Giglio

Finalmente area protetta.
Bella camminata per il sentiero azzurro, con deviazione su quello giallo.
Ecco le foto





Questa di seguito è quando ho provato a confondermi con la scogliera che mi ospitava e con l'aria nonché con quell'erba antica cresciuta lì sopra a godersi l'infinito.


e quest'altra invece è la nuova frontiera del selfie



domenica 1 giugno 2014

Pensierini del 1 Giugno

Che poi ti accorgi
che gli anni
vanno a decine, sì, nel senso che guardandoti indietro, ad una "certa" età, non pensi più ad un anno, se guardi al passato, pensi ai dieci appena trascorsi come se fossero un anno, perché dei dieci insieme, non ne hai nessuna consapevolezza nell'età giovane, ma diventa l'unico metro di misura, in quella "adulta". Il dieci diventa uno. Strana metamorfosi matematica... e sì che io di matematica non me ne intendo neppure un poco. Il risultato è che ti senti vecchissima ma allo stesso tempo giovane, quasi bambina, e gli eventi, quella che sei abituata a chiamare vita, ti appare lì, appena dietro l'angolo, come si dice, o dietro la tua porta di casa, o sospesa sopra il tuo letto in compagnia delle stelle adesive appiccicate sul soffitto. Ti stupisci di come possa un materiale tanto diverso di immagini, di sensazioni, di persone, di amori, di pianti, di attese infinite, di tentativi, di frustrazioni, di gioie, di traguardi, di soddisfazioni, anche, di sorrisi, di profumi e di rose, di genitori e del loro amore e di tutto quel TEMPO, ti stupisci di come possa stare dentro quella tua testa, dietro quella tua fronte, dietro i tuoi occhi... belli, di sempre. È per questo che uno ricorre alla metafora, facile, dell'angolo o della porta di casa, perché sembra impossibile che tutta quella realtà viva solo perché, ancora, tu vivi. 




Portrait of Rose Sélavy
Man Ray
1921