martedì 22 aprile 2014

Ceneri


Henri Matisse

... Fu in quei giorni che per una sbadataggine di Fernanda comparve sotto il porticato il piccolo Aureliano, e suo nonno conobbe il segreto della sua identità. Gli tagliò i capelli, lo vestì,  gli insegnò a perdere la paura della gente, e ben presto si vide che era un legittimo Aureliano Buendia, coi suoi zigomi alti, il suo sguardo di stupore e la sua aria di solitudine.
...
Fernanda credeva davvero che suo marito aspettasse la fine della pioggia per tornare con la concubina. Durante i primi mesi temette che prima o poi tentasse di introdursile nella stanza, costringendola alla vergogna di dovergli confessare la sua incapacità alla riconciliazione fin dall'epoca della nascita di Amaranta Ursula.
...
... a Fernanda non sarebbe importata la pioggia, perché in fin dei conti tutta la vita era stata per lei come se stesse piovendo.
...
Petra Cotes lo vide arrivare senza sorpresa, senza né  gioia né risentimento, e si permise appena un sorriso ironico.
"Alla buon'ora!" disse.
...
... e allora capirono che José Arcadio Buendía non era così pazzo come raccontava la famiglia, ma che era invece l'unico provvisto di sufficiente saggezza da intravedere la verità che anche il tempo subiva inciampi e incidenti, e poteva pertanto scheggiarsi e lasciare in una stanza una frazione eternizzata.



                                                                                    Paul Klee

Pesciolini, farfalle gialle, ghiaccio, plotoni d'esecuzione, pergamene, fiori, alberi, militari, sogni di fuga, avventure amorose, carnalissime e mistiche, il ronzio del meriggio estivo, i patii ampi e polverosi, le finestre sbarrate, il dialogo incessante tra vivi e morti, i ricordi di guerre e ribellioni, i tradimenti subiti, le ingiustizie, amori eterni e formiche, il tempo su tutto.
Lo stupore della nostra esistenza e la testimonianza del tempo infinito che ci precede e di quello sconosciuto (ma esiste?) che non è ancora.


Henri Matisse


venerdì 18 aprile 2014

La vita è così.

La vita è così.

- Mia figlia!! - ha esclamato ieri, mia  madre, scorgendomi ferma sulla soglia a guardarla.
Ero lì da qualche secondo, che la osservavo mentre si sistemava la giacchina di lana e, contemporaneamente, scambiava qualche parola con la sua amica di sempre, quella che, nonostante il suo carattere spinoso, non l'ha mai abbandonata.
- Mia figlia!! - che bellezza, vero? due parole, il suo sguardo stupito e felice, la fiducia nella mia presenza, il suo sorriso e, se fossi Lars Von Trier, realizzerei un'inquadratura con il prato di margherite che ho visto poche settimane fa, o di un frutteto di ciliegi, o di campane che suonano a festa contro il cielo azzurro di metà primavera, le rondini, un volo di fenicotteri o le foglie alte sui rami dei platani che ondeggiano nell'aria, cime di montagne, sorgenti... musica.

- Mia figlia!! - c'è tutto un mondo, una vita intera in quelle due parole, la sua poesia.



Vincent Van Gogh
Oliveto in fiore
1889

Museum of Modern Art
New York


e, ho saputo ora, Gabriel Garcia Marquez è morto. Aveva 87 anni.
Sua opera immensa, tanto amata, anche da me, è Cent'anni di solitudine, che, per moltissimi motivi, fa parte della vita mia e anche di mia madre, della mia famiglia. 

La vita è così. 

A volte fa sorridere, altre fa piangere. Dicono, i saggi, si debba accettare la morte, gli abbandoni, le ingiustizie. Saperle gestire, saperle elaborare, saperle collocare nella nostra vita senza che la distruggano prima del tempo. La felicità che Gabriel Garcia Marquez dimostrava di conoscere era pari alla tristezza e alla sofferenza che ugualmente trattava con molta maestria. La morte e la comunicazione possibile anche aldilà di essa. Mi aspettavo scrivesse ancora.


" Il venerdi spuntò tiepido e secco. Il giudice Arcadio, che si vanagloriava di aver fatto l'amore tre volte per notte da quando aveva provato la prima volta, quel mattino fece saltare le corde della zanzariera e piombò a terra con sua moglie nel momento supremo, avvolto con lei nell'involucro di tulle." 

La mala ora
Gabriel Garcia Marquez
Opere
I  Meridiani, Mondadori, 1987
 



martedì 15 aprile 2014

Resilienza

ho appena visto, su Ballarò, l'intervento di
1. Severini (ha introdotto il termine in titolo per definire la capacità degli italiani di sostenere gli urti)
2. Renato Soru, eroe della sinistra radical chic sarda, candidato alle europee per il PD (ha sostenuto che la resilienza di cui parla Severini è ben rappresentata da RENZi)


OOOOOhhhhhhh .... c*+x="##""[* è il nostro candidato migliore!?
L'orgoglio della Sardegna, di sinistra?????????????????????

OOOOOHHHHHHHooooooHHHHH




sabato 12 aprile 2014

Touch the Sound

Lei si muove a piedi nudi sul palco. E' sola in mezzo a diversi strumenti a percussione. Sicuramente riconosco il vibrafono, la marimba, la batteria. Al centro della scena si trovano oggetti che diventano strumenti musicali in seguito al modo nel quale lei li utilizza. Sulla destra del palco si staglia, imponente, un Gong sospeso, bellissimo; risulta più alto di lei, che già deve essere abbastanza alta, quando inizia a suonarlo, dall'alto con entrambe le braccia sollevate a tenere le due mazze con i battenti rossi, li ricordo, che immagino morbidi ma corposi allo stesso tempo, io ascolto solo il silenzio e quella che vedo è una performance di una donna alta, dai lunghi capelli, che tocca, con quei suoi oggetti magici il maestoso strumento che le sta di fronte. E' una performance lenta, attenta, misteriosa, il silenzio iniziale si riempie di leggere vibrazioni, mentre le sue braccia, ormai aperte, percorrono verso il basso, la circonferenza del Gong. Non so se al culmine del suono il suo cammino l'avesse portata al centro di quella meraviglia sospesa, so che guardavo in alto ad oltrepassare con lo sguardo il soffitto del teatro e sentivo il suono raggiungere quello spazio infinito esistente in me, come in ogni altro essere umano capace di sentirlo.

E' stata un'esperienza davvero importante, bella, dolcissima e "ampliante" per me.

Lei, la musicista, è Evelyn Glennie. Lei è una musicista non udente. Lei dice di riuscire a sentire il suono con il corpo, se non con le orecchie. L'impressione che dà, dal suo movimento sul palco, attorno e con gli strumenti musicali che utilizza, è che lei suoni e senta con il corpo, non danza eppure il suo corpo sembra vibrare in unisono al suono che crea.
Touch the sound, è il titolo di un film documentario, diretto da Thomas Riedelsheimer, nel 2004, su di lei, Evelyn Glennie.
Il concerto si è tenuto giovedi 10 aprile 2014 al Teatro Comunale della mia città.


immagine tratta da internet


mercoledì 9 aprile 2014

Doni d'Aprile

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive.
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

Martha Rivera Garrido




quella che avete appena letto è la poesia che mi ha spedito mia nipote, dedicata a me, ha detto... io sorrido, ringrazio... e aggiungo questa:





la barca dei miei antenati 
bibliomatilda's pic

Cittadella dei Musei
Cagliari
 

venerdì 4 aprile 2014

Mind the differences?

"... Quanto più vado avanti con questa dannata lettera, tanto più perdo il coraggio delle mie convinzioni. Ma ti giuro che ho avuto una piccola visione della verità (reparto cotolette d'agnello) perfettamente comunicabile, questo pomeriggio, nell'istante esatto in cui quella bambina mi ha detto che i suoi ragazzi si chiamavano Bobby e Dorothy. Una volta Seymour mi disse - e figurati dove, in un autobus affollato - che ogni autentico studio religioso deve condurre a disimparare le differenze, le differenze illusorie, esistenti tra ragazzi e ragazze, tra animali e pietre, tra giorno e notte, tra caldo e freddo. E' questo che mi ha colpito improvvisamente al banco della carne, e mi è parsa una questione di vita o di morte correre a casa a cento all'ora per scriverti una lettera. Dio mio, come vorrei aver preso una matita proprio là al supermercato, senza fidarmi della strada di casa. Ma forse è lo stesso."

J. D. Salinger,
Franny e Zooey,
Einaudi, 2010
pag. 52

A me è sembrata una delle frasi più significative lette su questo bel libro dell'autore de Il giovane Holden.
"Più" significative, nel senso di profondamente evocativa ed influente sulle immaginazioni fervide. L'esperienza infantile dei rapporti umani, la percezione del nucleo fondamentale dell'umano al di là del genere, a me ha sempre affascinato. Scoprire un territorio nel quale i limiti si fondono, i diversi "regni" dell'universo naturale si compenetrano a formare attraverso l'armonia un universo che è più razionale di quello che tende a stabilire confini e generi. Una epifania letteraria, in questo caso. Vissuta quella della quale ho parlato nel mio post di pochi giorni fa.


giovedì 3 aprile 2014

Giganti


Queste sculture, figure, statue, da me fotografate al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, il 28 marzo 2014, furono scoperte per caso proprio nel marzo di quaranta anni fa,  il 1974.
Li hanno chiamati i Giganti di Mont'e Prama.
In qualche modo rappresentano miei antenati.
Guerrieri, arcieri, nobile "gente" che immagino libera, non al servizio di un qualche padrone… anche se…
Bella è la ricostruzione che ne hanno fatto, certamente la delicatezza dell'artista originario nello scolpire sulla pietra i ricami e i dettagli degli ornamenti delle vesti.
L'ho già detto, la ricerca della bellezza, la sua ricostruzione, la sua scoperta e il suo apprezzamento sono eterni. Eccoli i miei antenati.





bibliomatilda's pics

a tale proposito potreste leggere  qui

mercoledì 2 aprile 2014

Negli angoli delle giornate


si trovano momenti che sono come coppe colme di bellezza, luce, profumo, malinconia.
Come fiori e foglie lasciati invecchiare tra le pagine dei libri.

Credo che ognuno di noi, avendo avuto la fortuna di amare, potrebbe ripetere, senza rimpianto e senza risentimento, solo con dolcezza, le stesse parole di questa canzone

… eri bellissima quando mi amavi…



dorso di drago

bibliomatilda's pic