lunedì 27 gennaio 2014

Aprile 2011/Oggi/27 Gennaio 1945

Non abbiamo niente di meglio della memoria

per significare che qualche cosa ha avuto luogo.



P. Ricoeur





bibliomatilda's pics
aprile 2011

Risiera di San Sabba
Trieste

"Soccombere è la cosa più semplice: basta eseguire tutti gli ordini che si ricevono, non mangiare che la razione, attenersi alla disciplina del lavoro e del campo. L'esperienza ha dimostrato che solo eccezionalmente si può in questo modo durare più di tre mesi. Tutti i mussulmani che vanno in gas hanno la stessa storia, o, per meglio dire, non hanno storia; hanno seguito il pendio sino in fondo, naturalmente, come i ruscelli che vanno al mare. Entrati in campo, per loro essenziale incapacità, o per sventura, o per un qualsiasi banale incidente, sono stati sopraffatti prima di aver potuto adeguarsi; sono battuti sul tempo, non cominciano ad imparare il tedesco e a discernere qualcosa nell'infernale groviglio di leggi e di divieti, che quando il loro corpo è già in sfacelo, e nulla li potrebbe più salvare dalla selezione o dalla morte per deperimento. La loro vita è breve, ma il loro numero è sterminato; sono loro i Muselmänner, i sommersi, il nerbo del campo; loro, la massa anonima, continuamente rinnovata e sempre identica, dei non uomini che marciano e faticano in silenzio, spenta in loro la scintilla divina, già troppo vuoti per soffrire veramente. Si esita a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla.
Essi popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero."


Primo Levi
Se questo è un  uomo
Einaudi, 1976


Il titolo del mio post non è sbagliato e neppure poco adatto.
La memoria la si esercita in ogni momento della nostra vita, è quella che dà senso al nostro procedere.
Io sono stata alla Risiera di San Sabba nell'aprile del 2011.
In silenzio, in solitudine, ero meno brava come fotografa, ero allora, come oggi capace di leggere e "sentire" il dolore passato e presente. Perché quella che si dovrebbe sempre cercare di superare è proprio la distanza tra il detto, o il commemorato, e l'azione. La prima azione sta nel riconoscere che quel dolore e quelle ingiustizie non sono scomparse, anzi, persino il brano di Primo Levi da me scelto ha una qualche risonanza nella realtà di oggi. Un potere inspiegabile e spietato che si esercita su persone alle quali viene sottratta giorno per giorno la possibilità di chiedere, non ci è totalmente estraneo.
I collegamenti esistono. I collegamenti, nel bene e nel male, di bene e di male, siamo sempre noi a trovarli.


4 commenti:

  1. NON voglio dimenticare e NON voglio far dimenticare.
    Credo che la Memoria di ciò che di malvagio hanno compiuto gli uomini a danno degli uomini sia un’occasione unica per migliorare questa Umanità così restia al Bene.

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  2. E' giusto Linda, ricordare sempre, ogni giorno della nostra vita il male del quale gli uomini sono capaci. Ancora oggi, purtroppo. Forse quella parte della nostra storia avrebbe dovuto e potuto avvertirci di quanto potessimo, come esseri umani, soffrire e fare soffrire... è tremendo quando ci accorgiamo che possiamo commemorare ma che non abbiamo imparato abbastanza.

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  3. ho visto da poco "Il cielo cade" un film molto bello del 2002 che riprende la storia di Robert Einstein, cugino del fisico premio Nobel, che abitava vicino a Firenze. La strage di Rignano, così si chiama: vi furono uccise a fucilate la moglie di Einstein (che non era ebrea) e due figlie poco più che bambine. Dato che non si tratta di episodi isolati, mi viene da chiedere che cosa passi per la testa ai nostalgici del fascismo e del nazismo - forse niente, ma niente sarebbe già buona, all'ignoranza si può anche porre rimedio. Nel film (tratto dalle memorie di una nipote bambina lì presente, Lorenza Mazzetti) Robert Einstein dice delle parole che sento ripetere spesso: "se io non ho fatto niente, non capisco perché dovrei temere che mi facciano del male"...

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    1. I troppo puri. Sempre esenti da colpa? C'è chi si rifugia nella religione, chi nella filosofia. Nessuno si sente pronto a mettersi davanti ad uno specchio e interrogarsi su se stesso. Non basta negare il male perché esso cessi di esistere. A volte si stenta a riconoscerlo anche quando se ne viene travolti. Le reazioni di ognuno ad esso sono casuali se considerate nell'insieme sono sensatissime relativamente alla storia individuale.

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