mercoledì 29 gennaio 2014

Grafemi

A volte ti perdo
e so quelle volte
che insegui i tuoi
innumeri sogni.
Sulla pagina scritta
lo sguardo si fonde
coi segni di significati
nascosti.

Ti assottigli
ti torci,
vai a capo
e ti fermi,
ti offri all'astruso
silenzio del mondo.

)(questa, che io chiamo poesia,
è mia)(



lunedì 27 gennaio 2014

Aprile 2011/Oggi/27 Gennaio 1945

Non abbiamo niente di meglio della memoria

per significare che qualche cosa ha avuto luogo.



P. Ricoeur





bibliomatilda's pics
aprile 2011

Risiera di San Sabba
Trieste

"Soccombere è la cosa più semplice: basta eseguire tutti gli ordini che si ricevono, non mangiare che la razione, attenersi alla disciplina del lavoro e del campo. L'esperienza ha dimostrato che solo eccezionalmente si può in questo modo durare più di tre mesi. Tutti i mussulmani che vanno in gas hanno la stessa storia, o, per meglio dire, non hanno storia; hanno seguito il pendio sino in fondo, naturalmente, come i ruscelli che vanno al mare. Entrati in campo, per loro essenziale incapacità, o per sventura, o per un qualsiasi banale incidente, sono stati sopraffatti prima di aver potuto adeguarsi; sono battuti sul tempo, non cominciano ad imparare il tedesco e a discernere qualcosa nell'infernale groviglio di leggi e di divieti, che quando il loro corpo è già in sfacelo, e nulla li potrebbe più salvare dalla selezione o dalla morte per deperimento. La loro vita è breve, ma il loro numero è sterminato; sono loro i Muselmänner, i sommersi, il nerbo del campo; loro, la massa anonima, continuamente rinnovata e sempre identica, dei non uomini che marciano e faticano in silenzio, spenta in loro la scintilla divina, già troppo vuoti per soffrire veramente. Si esita a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla.
Essi popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero."


Primo Levi
Se questo è un  uomo
Einaudi, 1976


Il titolo del mio post non è sbagliato e neppure poco adatto.
La memoria la si esercita in ogni momento della nostra vita, è quella che dà senso al nostro procedere.
Io sono stata alla Risiera di San Sabba nell'aprile del 2011.
In silenzio, in solitudine, ero meno brava come fotografa, ero allora, come oggi capace di leggere e "sentire" il dolore passato e presente. Perché quella che si dovrebbe sempre cercare di superare è proprio la distanza tra il detto, o il commemorato, e l'azione. La prima azione sta nel riconoscere che quel dolore e quelle ingiustizie non sono scomparse, anzi, persino il brano di Primo Levi da me scelto ha una qualche risonanza nella realtà di oggi. Un potere inspiegabile e spietato che si esercita su persone alle quali viene sottratta giorno per giorno la possibilità di chiedere, non ci è totalmente estraneo.
I collegamenti esistono. I collegamenti, nel bene e nel male, di bene e di male, siamo sempre noi a trovarli.


sabato 25 gennaio 2014

Eventualmente


Lascio l'energia del mare,
il vuoto sotto la cresta
fatto di aria di luce di respiro sonoro.
La lascio alle persone che sanno
dai movimenti dell'acqua 
trarre sogni.
Mai mi stancherò di stare al suo cospetto
vedere la sua corsa
che a volte pare un gioco
altre distrugge.
La lascio a chi sa che ogni onda è diversa.


Lascio l'azzurro,
e il bianco del cielo
il marrone e il verde
della terra che è forte.
Il bruno ocra della sabbia 
che d'inverno si lascia
purificare dal sale.
Lascio il desiderio 
e il sentire di essere
acqua e terra.


Lascio la capacità di vedere
di ascoltare
di dare
di sorridere
di riconoscersi nell'altro
che non fugge
non finge
non teme
non mente.
La solitudine, dunque.


Il cremisi delle rocce
e il passato 


 scogliere che abbracciano il mare


I passi, tanti.
A coloro che amo
che possano riuscire a trovare sempre
il modo di cambiare 
e di riconoscere sempre
il cambiamento inevitabile
e giusto
di tutte le cose.


La purezza


each photo's mine

venerdì 24 gennaio 2014

What are you, greedy?


immagine diffusa da FrontiereNews. Io l'ho tratta da facebook.
A questo proposito segnalo anche l'articolo di Alessandro Robecchi

Cinque Stelle

alle prossime elezioni,
se voterò,
voterò per i 


5 Stelle

nel frattempo 
vi regalo 
le belle mie immagini di Madrid



Salute e vita

lunedì 20 gennaio 2014

La poesia, ancora

“La poesia è il salvagente cui mi aggrappo quando tutto sembra svanire. Quando il mio cuore gronda per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio. Quando sono diventato così impenetrabile che neanche l'aria riesce a passare.”


KAHLIL GIBRAN

domenica 19 gennaio 2014

La vita


bibliomatilda's pic


E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l'altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.
Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un'onda dietro l'altra si frange sulla riva,
e sull'onda la stella, e l'uomo, e l'uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un'onda dietro 
l'altra.
Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie,
e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso.

Arsenij Tarkovskij

venerdì 17 gennaio 2014

Cercavo delle pecore



come quelle che ho trovato questo pomeriggio ad un convegno sull'e-book, mi è venuto in mente  L'angelo sterminatore di Luis Buñuel. No, non fraintendente, non era il tema quello che mi ha fatto incontrare gli ovini, forse dipende dalla città, forse dall'essere isola e quindi in trappola, un poco come gli ospiti  del film, forse dalla stupidità che è più diffusa dell'intelligenza, forse dall'essere italiani e dunque, più che di idee, tra italiani, si parla di ruoli e posizioni sociali e riconoscimenti di chi conta qualcosa e di sostenere solo le proposte vincenti, ecc. ecc. Non è neppure ai relatori che mi riferisco, anzi, soprattutto uno fra di loro, della casa editrice Marcos y Marcos, ha fatto un bell'intervento, diciamo sull'ansia del nuovo, del libro a poco prezzo, della disponibilità immediata di qualsiasi cosa ci venga alla mente, anche in editoria, e di come questa non porti sempre a sagge decisioni.

No, io parlo del pubblico, che, per fortuna non troppo numeroso, sedeva ad ascoltare(?), insomma sedeva e stava in silenzio..

Ecco, le figure dell'immagine assomigliano abbastanza alle pecore del convegno.
Impauriti e aggressivi allo stesso tempo, ipocriti e bloccati nell'ansia di piacere, illusi di avere sempre capito un poco più del vicino di "rinfresco", attenti a rivelare nulla di sé se non la sordida tendenza all'attacco con il sorriso, alla negazione di qualunque verità se non quella che non gli smuove nulla dentro, quella verità del tutto personale, la loro. Terrorizzati da qualunque accenno al conflitto, soprattutto quello degli altri, qualche piccola lamentela possono farla anche loro, innocua e sempre a fin di bene, non come i conflitti altrui, tutti distruttivi (della loro pace). Che parlano in coro, che accusano o difendono sempre coperti dal gruppo, che cercano il potere per potervisi sottomettere e che dalla sottomissione sentono di acquisire potere su quelli diversi da loro.
Tutti sani.  Tutto sano il gregge. I pazzi sono quelli, come me, che si sentono a disagio in un mondo simile e che lo fanno notare.





giovedì 16 gennaio 2014

Tirare i remi in barca

già…
l'unico modo è la solitudine
e la magia.

Ho qualche esempio visivo delle due condizioni indispensabili,
quanto inevitabili
a giustificazione
della asserzione mia…
che mio è tutto quello che dico
e che vivo…
tentavo di spiegare qualche sera fa
della bellezza di relazioni che a una delle due parti, due per dire, possono essere tre o quattro o cinque, quante volete voi, lettori, della bellezza delle relazioni che ad una, o più delle parti in questione, dopo, solamente dopo, appaiono vuote o stupide o volgari, o ingiuste o inutili o corrotte o strumentali o interessate o basse di moralità o di valori o di passione o di entusiasmo o di innocenza e ingenuità… tentavo di spiegare a quel mio interlocutore "distratto" che la bellezza sta in chi la vive, così come l'amore sta in chi lo da, prima ancora che in chi lo riceve, che il mistero esiste e vivifica solo se lo si sa comprendere, che la generosità è uno sguardo aperto e fiducioso, che la bellezza di un'opera d'arte, infine, ritorna nella bellezza dello sguardo che la individua. Che tutto nel mondo è talmente complicato!
Che attendersi amore è umano e che l'amore è il mistero più grande, che a volte uno crede di aspettare proprio quello, amore, e invece è molto diverso quello che vorrebbe.

Questo mondo è parecchio difficile da decifrare, chi crede di averlo capito è molto lontano.
Così ho pensato a queste immagini un poco cupe colte nel turbinare dei colori madrileni di una mattina solitaria in un posto altrettanto solitario con personaggi più solitari che mai.

Guardatele, forse non sono grandi fotografie però io le trovo belle, e poi sono mie:


tirare i remi in barca


solitudine e magia


personaggio solitario 1


personaggio solitario 2
(lo specchio era lurido,
a volte capita di non accorgersene subito)


personaggio solitario 3


personaggio complesso 4


guerrieri




mercoledì 15 gennaio 2014

La poesia

ha detto Zanzotto,

scriverla, leggerla, "conoscerla"
è come restaurare 
il vuoto che c'è nel mondo



bibliomatilda's pic
Orto Botanico di Madrid

martedì 14 gennaio 2014

Rêves


*(foto di segnalibro con parte dell'opera di Joan Miró
esposta nella mostra temporanea 
El Surrealismo y el sueño(*
a Madrid




 la famosa opera-testimonianza di Joan Miró e della sua lotta per la Spagna repubblicana
opera esposta al Reina Sofia


lunedì 13 gennaio 2014

Io

non so perché … ma, questo anno nuovo mi trova poco concentrata… sarà l'età? saranno gli stravizi dei giorni di festa (come dice la pubblicità)? saranno gli spostamenti dell'anno appena passato (per me particolarmente movimentato)? saranno le responsabilità sentite nei confronti del mondo che ci circonda, molto più da vicino, e che da "giovani" non esistono? sarà la bellezza della vita che si "scopre" solamente quando si diventa adulti? (veri adulti, dico). Sarà il sole che a seconda di come illumina la mia casa, nelle diverse stagioni, mi fa sentire ricca di poesia? Saranno i colori che amo? Sarà la mia vita, che pur …, io amo? Io
non so cos'è.
So che, a volte, di Renzi e della sinistra e della destra, buffa, italiana, e dei capi e dei cattolici praticanti ma cattivi e degli informi e dei lamentosi e dei pettegoli e dei tristi e dei sordi e dei cechi e di quelli che non capiscono la bellezza e il mistero di, per esempio, essere gemelli, e di avere quattordici anni e di starne per compiere 15 e dei mal di gola di chi ne ha solamente 6 di anni e dello zenzero da masticare e della mia vita da continuare… insomma ecco la bellezza di una foglia caduta dai miei abiti dopo la visita al giardino botanico di Madrid, niente di eccezionale, solo moltissimi profumi che mi hanno fatto sentire a casa… e la foglia, la foglia che cade dai miei abiti al rientro in albergo… ecco, mi ha detto che non è troppa la distanza che mi separa da loro, dagli alberi…


l'ho conservata, tra le pagine del libro che sto leggendo





sabato 11 gennaio 2014

domenica 5 gennaio

il colore rosso arancio di questo che è stato il tronco di un albero,
sarà dovuto a quale fenomeno?


a me, questi detriti, incantano e mi fanno anche un poco rabbrividire, li trovo come testimonianze di un qualche caos… che forse persino gli esseri umani si portano dietro


quasi parlano

ah, un panno celeste con sopra dipinta una foglia verde, intrecciato a quelle radici rosse… ma perché rosse????????






personaggi estranei, le mie scarpe, no, le orme attorno al legno non sono mie, spero nessuno le abbia credute tali!!!!!

martedì 7 gennaio 2014

… e il ritorno a casa

perché se Madrid è a 667 m sul livello del mare, io sono abituata a vivere a questa altitudine


bibliomatilda's pic


lunedì 6 gennaio 2014

Madrid, l'Arte e Me



Sono stata a Madrid, ho così tante foto che non so quali pubblicare né se farlo, ho così tanti pensieri relativi a questo ultimo viaggio che non riesco a riordinarli e decidere da dove partire. Una settimana è un tempo ragguardevole, una settimana ha segnato un passaggio. In una settimana ho visto così tante opere d'arte, soprattutto dipinti, fotografie e qualche installazione, che sento, quasi, me stessa come opera d'arte, un'opera che le raccoglie tutte. No, non come museo, se non come uno in continua evoluzione.
In una settimana ho percepito cosa possa significare gestire un museo di arte moderna, in una settimana ho ripassato qualche brandello di storia recente, ma soprattutto ho riscoperto il cinema di Luis Buñuel, la sua potenza quasi palpabile, qualcosa che senti non a livello razionale ma che sembra tocchi qualunque parte del tuo corpo. Grandioso.
Devo dire che quando da ragazza mi capitò di imbattermi nei suoi film, mi affascinavano ma non li capivo completamente. Ora ho presente nella mente tutte le immagini più forti, tutte quelle più angoscianti, che non ho visto da poco ma che mi scorrono davanti agli occhi dopo aver visto, per la prima volta, al Thyssen-Bornemsiza, brani di

Di Buñuel, si riconosce lo spirito dalle prime inquadrature, anche se esse non sono quelle che segnano l'inizio del film, anche se quel film non lo si è mai visto, sembra che ci parli, non tanto nei personaggi, quanto con una voce non emessa per le orecchie, che arriva solamente attraverso gli occhi, parla e sparge pennellate di colore, di significati, di sogni, di desideri e di paure, come una mano che ti tocca e che, spesso, fa male.
C'era un bambino seduto accanto a me (genitori lungimiranti) che ad una scena per la quale io ho trasalito, forse anche più rumorosamente di come avrei dovuto, ha lanciato un vero urlo, così che ha nascosto anche il mio di spavento, devo riconoscere.
Insomma, Luis Buñuel, quelle incredibili immagini in bianco e nero, gli altri incubi dei surrealisti che si provarono anch'essi in quest'arte, mi pare abbiano riempito il mio senso estetico quasi più di quanto non lo abbiano fatto gli infiniti colori della pittura più tradizionale.

Tra i film considerati  capolavori del cinema surrealista si trovavano, inoltre, L'age d'or, sempre di Buñuel, in collaborazione ancora con Salvador Dalí, nel cui cast era presente Max Ernst,  L'etoile de Mer, di Man Ray, Spellbound di Alfred Hitchcock, con le sequenze sui sogni disegnate da Salvador Dalí,  e Dreams that money can buy, la realizzazione del quale coinvolse Max Ernst e Man Ray.
Tutti i film facevano a loro volta parte della temporary exhibition intitolata El surrealismo y el sueño.



Ho trovato non scontata l'idea di allestire una mostra temporanea con una così ampia offerta di diverse espressioni artistiche, e, devo dire, se avessi visto solamente questa non avrei maturato una sensazione così forte, senonché anche nelle altre mostre temporanee allestite nel Museo Nacional Centro  de Arte Reina Sofia, il cinema, quale espressione artistica moderna e contemporanea era presente e molto forte il suo impatto sul visitatore.

Ampie, ben fornite e accoglienti le zone dove si potevano consultare libri e cataloghi sui periodi artistici rappresentati. Sempre presenti buone bibliografie.

Momenti magici che mi portano a condividere il verso di William Shakespeare

The Fault... is Not in Our Stars,                           La colpa… non sta nel nostro destino,
But in Ourselves…                                             la colpa dimora in noi stessi...
—William Shakespeare
che apre proprio il film di Hitchcock Spellbound (Io ti salverò).

Non voglio fare un articolo sul cinema, non ne ho i mezzi, voglio solamente annotare quanto dalla visita di due giorni (uno a museo) ho raccolto nel più profondo della mia mente a proposito di quel periodo sobillante l'arte occidentale che viene catalogato sotto i nomi di Surrealismo e Dadaismo, quanto fossero collegati tra loro gli artisti, quanto attingessero anche ad un passato che pensavano potesse essergli utile, quanto potente fosse la loro volontà di distruggere una realtà che la "normalità" si ostinava a vedere logica e naturale, attraverso la loro inesauribile capacità di vedere attraverso essa, di rappresentare i pilastri di falsità e ipocrisia sui quali si basava, e di palesare la mostruosità dietro l'apparente e innocua "beltà", la falsa innocenza della borghesia di quegli anni (solo di quegli anni?).

Le uniche foto dei musei citati sono queste


bibliomatilda's pic
Museo Thyssen-Bornemisza
Madrid

All'interno non ho neppure provato, mi sono accorta che le foto dentro i musei, quando si ha una sola giornata, non hanno molto senso, ci vorrebbe una giornata per vedere il museo e una seconda, terza, ecc. ecc. per scattare le foto, capire come e chiedere i permessi che il più delle volte non ti verranno accordati.





bibliomatilda's pics
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia
Madrid

sabato 4 gennaio 2014

Se...

un ombra scorgete, non è
un ombra - ma quella io sono.
Potessi spiccarla da me,
offrirvela in dono.

Eugenio Montale



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