domenica 28 dicembre 2014

In questa domenica di catastrofi…

Io parto…
e porto con me i baci non dati
gli abbracci solamente sognati 
porto con me calore di mani
pochi sorrisi e una grandinata mattutina…

Brise marine (S. Mallarmé)

 La chair est triste, hélas! et j'ai lu tous les livres.
Fuir! là-bas fuir! Je sens que des oiseaux sont ivres
D'être parmi l'écume inconnue et les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflétés par les yeux
Ne retiendra ce coeur qui dans la mer se trempe,
O nuits! ni la clarté déserte de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur défend
Et ni la jeune femme allaitant son enfant.
Je partirai! Steamer balançant ta mâture,
Lève l'ancre pour une exotique nature!
Un Ennui, désolé par les cruels espoirs,
Croit encore à l'adieu suprême des mouchoirs!
Et, peut-être, les mâts, invitant les orages,
Sont-ils de ceux qu'un vent penche sur les naufrages
Perdus, sans mâts, sans mâts ni fertiles îlots.
Mais, ô mon coeur, entends le chant des matelots!
*******************
 La carne è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire ! Sento uccelli ebbri
D'essere tra la spuma sconosciuta e i cieli!
Niente, nè i vecchi giardini riflessi dagli occhi
Tratterranno questo cuore che nel mare si tuffa
O notti! né il desolato chiarore della mia lampada
Sulla pagina vuota che il candore difende,
E neppure la giovane donna che allatta il suo bambino.
Partirò! Vascello che dondoli l'alberatura,
Leva l'ancora verso un' alberatura esotica!
Una Noia, afflitta da crudeli speranze,
Crede ancora all'ultimo addio dei fazzoletti!
E, forse, gli alberi, che attirano le tempeste
Son di quelli che il vento inclina sui naufraghi
Persi, senz'alberi, senz'alberi, né fecondi isolotti...

Ma, o mio cuore, ascolta il canto dei marinai!



venerdì 26 dicembre 2014

Che fare? Avrei da farlo sapere a un bel numero di persone, anche importanti (per me)

ma sapere è sufficiente? E poi leggere non è sapere.



L’esplosione del con­sumo nel mondo di oggi fa più rumore della guerra e più bac­cano del car­ne­vale. Come dice un antico pro­ver­bio turco, chi beve a cre­dito si ubriaca due volte. La bisboc­cia ottunde e obnu­bila lo sguardo; e quest’enorme sbronza uni­ver­sale sem­bra non cono­scere limiti di spa­zio e di tempo. Ma la cul­tura del con­sumo risuona molto, come il tam­buro, per­ché è vuota; all’ora della verità, quando gli stre­piti si cal­mano e la festa fini­sce, l’ubriaco di sve­glia solo, con l’unica com­pa­gnia della sua ombra e dei piatti rotti che dovrà pagare. L’espandersi della domanda cozza con i limiti impo­sti dallo stesso sistema che la genera. Il sistema ha biso­gno di mer­cati sem­pre più aperti e ampi, come i pol­moni hanno biso­gno dell’aria, e al tempo stesso ha biso­gno che si ridu­cano sem­pre più, come in effetti accade, i prezzi delle mate­rie prime e il costo della forza lavoro umana. Il sistema parla in nome di tutti, a tutti dà l’imperioso ordine di con­su­mare, fra tutti dif­fonde la feb­bre degli acqui­sti; ma niente da fare: per quasi tutti quest’avventura ini­zia e fini­sce davanti allo schermo del tele­vi­sore. La mag­gio­ranza, che fa debiti per otte­nere delle cose, fini­sce per avere solo più debiti, con­tratti per pagare debiti che ne pro­du­cono altri, e si limita a con­su­mare fan­ta­sie che tal­volta poi diven­tano realtà con il ricorso ad atti­vità delittuose.

da qui




lunedì 15 dicembre 2014

A

Il Futuro

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menu,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo”
[delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazar



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sabato 13 dicembre 2014

L'ho già detto

... che l'età ... giovane, sia caratterizzata dalla coerenza tra parola e azione?
 Desiderio che questa coerenza esista, si realizzi?
Insomma, che sia un bene, che sia un  male, alcuni si trovano in quella situazione che dicono e provano a fare quello che hanno detto, dicono e credono, perché ci sono arrivati dopo un ragionamento ma quasi sempre dopo un'intuizione, quello che dicono, così se poi non riescono a realizzarlo in pieno non è per mala fede, non è per stupidità, forse solo per ... perché non lo so, so perché non è; non sono la prima.

Insomma, quello che vorrei dire qui, a tutti quelli che passano di qui, è che ho realizzato una pagina Facebook, il Sorcial network, come lo chiama Nicola Pezzoli il mio amico scrittore, e invito tutti coloro che passano di qui e hanno un profilo sul Sorcial, ad andare a vederlo e magari cliccare anche "Mi piace, nell'apposita casella.

L'idea della pagina l'ho copiata, devo dire, l'ho copiata innanzitutto, forse, perché non ricordo più la cronologia degli eventi, dalla bravissima blogger Noce Moscata, nuorese, mi è sembrato di capire, che ha aperto anche lei, prima di me, una pagina Facebook dello stesso tipo.
Però, a onor del vero, il primo in assoluto è stato un newyorkese, ex-broker, mi è sembrato di capire, che nel 2010 ha aperto una pagina bellissima sugli abitanti, visitatori, passeggiatori, camminanti, viventi in New York City (il mio eterno sogno di futuro viaggio).
Insomma, io stessa, alla fine, sfidando umiltà e capacità di fotografa e capacità di relazione con gli esseri umani miei simili, ho fatto la stessa cosa. Pagina su Facebook, Sorcial, infido, pagina chiamata Humans of Sassari.

Invito tutti i viandanti a cliccare un mi piace e magari a dirmi qui o lì cosa ne pensano di questa idea che...., sembra così, ma è impegnativa e ansiogena... ma anche divertente.

Un caro saluto a todos (?)

This is my town:






and one nice she-human in it



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giovedì 11 dicembre 2014

Segnalibri più che artigianali



"Non c'è nessun vascello che, come un libro 

possa portarci in paesi lontani, né cavallo che

superi al galoppo le pagine di una poesia. È 

questo un viaggio anche per il più povero, che 

non paga nulla, tanto semplice è la carrozza 

che trasporta l'anima umana".

Emily Dickinson










e questi, scusate i colori, sono i segnalibri realizzati da me.
Il rosso, il giallo e il nero sono i colori scelti per il logo della scuola, così ho pensato di ripeterli.

lunedì 8 dicembre 2014

Alle soglie dell'inverno

E il tempo è scuro, oggi.
Normale siamo alle soglie dell'inverno.
Comunque è scuro, piove e sembra essere arrivato monsieur Freddo.

Ognuno va per conto proprio, a volte è giusto, altre non si capisce dove.
Anche io, del resto, non sono molto diversa in questo.
Vado. Come ognuno.
Il tempo pensa a segnare i punti
e pensare che a volte basta una mano da stringere
un respiro profondo da vivere.

Io sono fortunata.
Qualche settimana fa, non è molto,
Matilda, la Matilda di anni sette,
mi ha detto:
- Tu sei quella della famiglia con la quale mi diverto di più! -
In queste giornate cupe, aiuta.
Cosicché ringrazio, facendolo sapere al mondo.



Amedeo Modigliani


giovedì 4 dicembre 2014

Che gran B., molto glorificato.

Studio. Alle giovani generazioni che soffocano per mancanza di occupazione si offre lo spettro di un lavoro contrabbandato per studio. E si torna all'Italia che Pasolini definiva «con il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante»

da qui


Tutto condivisibile quanto scritto nell'articolo segnalato dal link.
La solitudine creata dalla competizione laddove dovrebbe esserci cooperazione, il mito del successo e quello del denaro, l'idea che questa globalizzazione sia un fatto irreversibile, immutabile, alla quale si debba, per forza di cose, adeguarsi, seguendone regole e idee, confezionate da altri, senza capirle, senza necessità di capirle. Il mercato chiama? rispondi, renditi disponibile a qualsiasi età, in qualsiasi momento della tua vita, per qualsiasi remunerazione, diritti non se ne hanno più, non è per tuo diritto che ti usano quando vogliono e come vogliono, con il demansionamento, ad esempio, si rende diritto del datore di lavoro fare a meno di utilizzarti in base ai titoli conseguiti, in base all'esperienza acquisita, in base alle tue capacità e conoscenze. Quanti laureati conosciamo che fanno un lavoro dove la laurea non sarebbe affatto necessaria? Ecco, ora diventerà diritto di chi il lavoro lo può dare, impiegare un laureato come gli pare a lui, che della sua "sapienza", "abilità" o "tecnica" non sa che farsene. Dicono di volere l'Italia della "stabilità", diventerà tutto più instabile, più relativo, più aleatorio.

Intanto, seguendo questa teoria... della "relatività", diciamo, eccolo lui, il supergiovaneprimoministrosegretariodelpd, che cita anche Marx, dopo Don Milani, ci sta, o no? Manca Che Guevara, o mi sono persa qualcosa?

"I filosofi hanno interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo", così ha detto. L'artefice del cambiamento è lui. Tutti gli altri son nessuno. Persino Marx scolorisce a lui accanto.
E pensare che molti erano convinti che peggio di Berlusca non potesse arrivare nulla!!!!






lunedì 1 dicembre 2014

Paradiso o inferno?

Sono stata a Torino.
Pochi giorni fa.

Sono stata lì per seguire un convegno sulle Biblioteche Scolastiche, visto che è in una Biblioteca Scolastica che lavoro. Lavoro in una Biblioteca Scolastica della Sardegna, che è diversa da una Biblioteca Scolastica del Piemonte, dico solamente che, visto che non voglio fare nessuna analisi che sfiori appena la politica o la società di questa Italia, dico solamente che, in una via di Torino ti capita di incontrare quattro librerie. Non in una particolare via, no, volevo dire che, nelle vie di Torino, esistono le librerie. Bello, eh!?  A Torino esiste la Torino Rete Libri che include e mette in rete anche il patrimonio delle Biblioteche Scolastiche. Da noi, nella mia città, ho lavorato diversi anni fa al fine di creare una rete tra le biblioteche scolastiche cittadine, avendo come risultato che sono stata fatta fuori per far posto ad una cooperativa che esaurito il finanziamento ha lasciato nuovamente le biblioteche prive di personale. Vergognoso, eh!? In Italy accade questo e altro.

Ma non è proprio e solo di Biblioteche che volevo parlare, magari in seguito, con più calma e attenzione, affronterò di nuovo il problema affrontato una miriade di volte.

Invece che, nel viaggio, potenza dei viaggi, grandezza dei percorsi, biglietti virgulti di nuovi inizi, alberghi ripari splendidi estranei, ho voluto visitare il Lingotto. Storico stabilimento di produzione della fabbrica automobilistica FIAT.
Io ero bambina, quando negli anni 60, mio zio Nando e la sua famiglia arrivavano a trascorrere l'estate insieme a noi. Sono i ricordi più vividi che ho di quell'età remota. Aveva una voce, una caratteristica del labbro superiore, che mio padre raccontava essere frutto di un incidente nel quale forse anche lui era stato coinvolto, un odore, un calore con la sua camicia bianca o la sua polo beige, la pelle arrossata sotto la camicia, i capelli ondulati come quelli di mio padre, più robusto di lui, eppure così somigliante, tutto me lo faceva amare; e poi veniva da Torino, da quella città con la grande fabbrica dove aveva deciso ed era riuscito a trovare lavoro da giovane. Lavorava come operaio alla FIAT. La somiglianza con mio padre era arricchita, diciamo così, da quell'aura di avventura rappresentata dalla grande città, dal viaggio, dal coraggio del cambiamento. Là, in quella città, che in TV appariva sempre cupa, forse solo per merito del bianco e nero delle TV di allora, ma che io all'epoca, tra i quattro e i dieci anni non ero mica in grado di percepire. Pensavo dovesse essere così, fredda, scura e fatta solamente per lavorare; a volte vi si svolgevano delle manifestazioni, quei lunghi cortei con lo striscione bianco in prima fila, sostenuto da delle figurine nere, con i puntini bianchi delle facce, quelle senza occhiali, perché quelle con gli occhiali non apparivano altrettanto bianche.
Così, ho iniziato a conoscere Torino nella mia vita. I miei genitori non erano avventurosi quanto lo zio. Mai vista Torino nell'infanzia, mai vista Torino prima di quest'anno!

Il movimento operaio, già! Ho deciso di non parlare di Biblioteche figuriamoci di Movimento Operaio! No, però, il Lingotto avevo proprio voglia di vederlo, per quella sua storia, per l'importanza che ha avuto nella vita di mio zio e della sua famiglia e della città ma anche della Sardegna, se è vero che in tanti ebbero il coraggio e la volontà di andare a lavorare lassù, tra le nebbie e ai piedi delle montagne, dopo essere cresciuti in riva al mare.

Eccolo il mio Lingotto, circa 90 anni dopo l'inizio della sua attività


Non so se fosse l'ingresso principale di sempre, appare esserlo di oggi


Scorcio del tetto della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, progettata da Renzo Piano


Passaggio sospeso che porta poi alla passerella olimpica, chiamata così sulla mappa a mia disposizione


La cosidetta Bolla di Renzo Piano, costruita sull'autodromo della fabbrica





La stazione del Lingotto, che mi è sembrata abbandonata


I grandi parcheggi vuoti


e le Alpi, lì, forse le uniche a cambiare molto più lentamente di tutto quello che le circonda, che possano durare così.

Un'ultima considerazione a proposito di questo viaggio è questa:
il primo piano della costruzione principale della struttura, quella sulla quale, appunto, si trova anche la pista automobilistica, è ad oggi stato trasformato in una galleria di negozi, un centro commerciale, insomma. Tristissimo, di più; come la gran parte dei centri commerciali occupato da negozi che commerciano oggetti di non alta qualità, di tutti i tipi e più o meno per tutte le tasche, verso il basso. Non troppa gente, in fondo, ma abbastanza simile alla gente che frequenta questi posti, senza nessun disprezzo, anzi, con un'infinita pietà e amarezza, ho pensato che, in fondo, il sito non ha cambiato ..."utenza", diciamo così, è l'utenza ad essere cambiata. Prima i lavoratori acquisivano dal lavoro svolto tra quelle mura, diritto di cittadinanza e dignità di persone con un ruolo faticoso ma definito e forte che rendeva orgoglio e appartenenza ad una comunità utile e ampia. Ora i nipoti di quei lavoratori vanno a perdere lì dentro la coscienza della loro povertà, un poco illusi di poter soddisfare alcuni di quei bisogni piccoli che lì dentro stesso sono stimolati.


questa la cosa più triste in assoluto dell'intero viaggio. Per fortuna era vuoto, forse, ho pensato, non ha funzionato, ma vedete il nome????? e vedete cosa c'è dentro? Che la classe operaia sia già, tutta, finita in paradiso?

mercoledì 26 novembre 2014

OTTO

Alto nel cielo il passo mio incerto
si scompone nell’ansia dei luminosi giorni.
Amo tutto di te,
persino l’acciaio
il desiderio di spazio
e il calore dei corpi che mi passano accanto.
Sono qui, pietra in forma umana che guarda
sono qui che urlo insieme al mio cuore
la forma, la bellezza, il dolore
la storia degli uomini e il mistero del tempo.
Non riesco, non posso, non oso abbastanza

non appartengo a quel mondo abituato a parlare.





Everything's mine





martedì 25 novembre 2014

"Massimo rispetto" (per Berlusca il leitmotiv era "I Comunisti")

"Vittoria netta, bravissimi @sbonaccini e @Oliverio_MarioG
Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare.
Noi nel frattempo cambiamo l'Italia"

 (tweet di Renzi, Matteo, non so, non credo ultimo, visto che per cambiare l'Italia ne sforna a getto continuo)

tra un pò, quando qualcuno si suiciderà e, per sbaglio, i media dovessero parlarne, lui dirà:

"Massimo rispetto per chi si suicida.
Noi nel frattempo cambiamo l'Italia"

per chi si incatenerà a 100 metri d'altezza
"Massimo rispetto per chi si incatena.
Noi nel frattempo cambiamo l'Italia"

Quando qualcuno, povero,  ucciderà un altro povero, per rubargli il pane
"Massimo rispetto per chi uccide.
Noi nel frattempo cambiamo l'Italia"

E quando un marito ammazzerà la moglie perché quest'ultima avrebbe voluto partire, andare via alla ricerca di qualcosa di più bello e più vivibile, lui dirà
"Massimo rispetto per chi uccide la moglie.
Noi nel frattempo cambiamo l'Italia"

e quando le imprese continueranno a delocalizzare lasciando una marea sempre più alta di disoccupazione, lui dirà
"Massimo rispetto per chi delocalizza.
Noi nel frattempo cambiamo l'Italia"

ecc. ecc.
Lui deve apparire buono, deve apparire ragionevole e innovatore.
A me sembra matto da legare!


chiedo scusa al grande Jack, per averlo utilizzato a scopi tanto meschini

lunedì 24 novembre 2014

Il sole

«Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria Anima.
Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore.
Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.»



(Carl Gustav Jung)


Mah... mi sembra talmente scontato da apparire banale, eppure quanto è grande la distanza tra le parole e la realtà di ognuno.

E poi... sono un po' stanca di dire, altrimenti avrei raccontato, per una volta, non di un tramonto, ma di un'alba



e di come è proprio vero che domina il rosa durante quell'evento


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martedì 18 novembre 2014

Landini, Maurizio... che io ci ho sempre creduto

Cioè: da una parte abbiamo politici inavvicinabili, chiusi ermeticamente nelle loro auto blindate o nel cerchio delle bodyguard; dall’altra, un leader che guida, che non ha paura di lanciarsi nella mischia – non per fare a botte, ma per proteggere i suoi. Davvero come in un romanzo di Steinbeck. Il tutto prontamente ripreso da parecchie telecamere. Io credo che davvero siamo in presenza di qualcosa di nuovo: una figura “politica” che riesce a infrangere il circuito smaterializzante della rappresentazione, della finzione, della riproduzione, della comunicazione fondendo (pasolinianamente, quasi, è il caso di dirlo) il corpo con la mente, con il pensiero; ricongiungendo la materialità e il progetto, riconnettendo la visione alla realtà della vita individuale e comune. E si becca infatti una bella manganellata – con tanto di sonoro schiocco – sulla mano destra mentre urla “Basta! Basta! Basta!”. E subito dopo: “Ma cosa state facendo???”. Ecco: che cosa stiamo facendo?

da alfabeta


nella manifestazione di ottobre del 2013
a Piazza del Popolo, Roma
la foto è mia

e ci ho creduto proprio per una questione di realtà o di onestà, si può anche dire, in questo caso i due concetti mi pare coincidano alla perfezione. Obiettivi chiari, azioni coerenti, forza nell'esprimersi, nessuna ricercatezza o ansia di apparire, neppure arroganza, ma determinazione e passione nel perseguire i propri ragionamenti e la fondatezza dei propri valori. Si spendono parole a capire se potrebbe o dovrebbe o vorrebbe diventare leader politico, che stupidaggine! Come lui stesso ha detto e solo gli stupidi non capiscono, lui non vuole essere "leader", e per fortuna, che di quelli ne abbiamo troppi, ma non si può non sapere che il sindacato FA politica! Cos'altro se no? Può essere invece che chi pone la domanda non abbia presente il significato della parola che usa, 'politica'; può essere che quel significato, come tanti altri, lo si sia completamente dimenticato, assuefatti ai processi degenerativi della vita pubblica e privata di questo tempo e si chiami politica la corruzione, e la violenza verbale ma diventata ora "politically correct", quella che tende ad ingannare, ad eludere, a stravolgere concetti, idee, valori.

lunedì 17 novembre 2014

Amore


E a metà novembre arriva la pioggia.
In questo anno straordinario e uguale
dove il lasciarsi condurre è impossibile
dove le visioni sono uniche e si perdono
quando non ho paura ad affermare la nostalgia per la bellezza delle cose passate,
nonostante tutto questo buio che avvolge ogni cosa.

Questa canzone di Fabrizio De André, straordinaria.





mercoledì 12 novembre 2014

Raffaella Carrà for President

Volentieri partecipo alla campagna http://luciopicci.blogspot.it/2014/11/raffaella-carra-presidente-della.html

perché l'Italia possa finalmente assecondare il cambiamento, iniziato ma ostacolato dai poteri forti di renziana denuncia, e diventi quel paese che non è mai stato.

E poi vi ricordate quanto era carina da giovane?


 

lunedì 10 novembre 2014

Un minuto

Se un minuto durasse una giornata
come nel mio antico orologio sbandato
avremmo la pelle più chiara
e maggiori le opere realizzate.
Potremmo restare a contemplare
l'attimo che diventa ora
e la contemplazione equivarrebbe
a un intero poema ascoltato in un'ombra
ancora a noi lontana.
Lo so, in quell'attimo potrei stancarmi
di te, perché un'ora è un'ora e
alla fine, passa anch'essa.
E invece sono qui a chiedermi
dove sono andate le stagioni infinite
le domande senza risposta
e i nostri abbracci che temevo di non meritare.



sabato 8 novembre 2014

A

e dicevi parole simili alle mie
e mi sei stato accanto
e il corpo non era differente dall'anima
e respiravo i colori che dipingevi
respirando il tuo odore
e le linee erano quelle morbide
tracciate dalle tue mani su di me.
Estati solitarie, assolate e ventose
quelle di sempre
gli inverni resi miti dai tuoi arrivi,
i rossi tramonti di novembre
e i riflessi della luce sul lago
raccontavi di come ti riportassero a me.




Nudo seduto su un divano
Amedeo Modigliani
1917



venerdì 7 novembre 2014

Orientamenti e coincidenze

Parlando di Eterno Femminile, Goethe è stato uno dei pochi in Occidente a intuire il primato della dimensione materiale e relazionale dell’essere, senza per questo cadere in alcun modo nel materialismo, visto che parla di Liebe von oben, di «Amore dall’alto», traducibile anche, come fa Fortini, con «Grazia di lassù» (versi 11938-11939). Goethe stesso spiegò così a Eckermann il suo pensiero: «In questi versi è contenuta la chiave della salvezza di Faust. In lui l’attività si fa sempre più elevata e sempre più pura sino alla fine, mentre dall’alto scende in suo aiuto l’Amore eterno. Tutto ciò è in piena armonia con la nostra concezione religiosa, secondo la quale, per salvarci, le nostre forze non bastano, ma occorre anche l’intervento della grazia divina».
Qui abbiamo a che fare con una spiritualità incarnata, terrestre, corporea, a servizio della vita concreta, e tuttavia veramente spirituale, cioè orientata verso l’alto e capace di salvaguardare la gerarchia dell’essere, una spiritualità dove il secolare conflitto tra natura e grazia (segno di una visione dualista del mondo e del divino) viene superato e composto in una sintesi dinamica, segno di una visione processuale dell’essere. Si tratta di una spiritualità che nella nostra epoca germoglia in diverse parti del mondo diffondendosi sempre più, e che costituisce l’unico futuro dell’esperienza religiosa, chiamata a deporre l’intolleranza dogmatica che pretende il primato e l’esclusività (spirito maschile) e a porsi al servizio della pace e del bene del mondo (spirito femminile).
Questa prospettiva porta a considerare la forza cosmica da cui dipendiamo non come una tirannia da cui riscattarci (mediante la noluntas di Schopenhauer) o come una volontà di potenza da esercitare (mediante la Wille zur Macht di Nietzsche), ma come una dinamica cui appartenere con consapevolezza e libertà. L’amore attesta il primato della relazionalità, già la stessa sessualità ci fa capire che «non è bene che l’uomo sia solo», non lo è perché ogni essere umano è costitutivamente, nella sua stessa struttura fisica, orientato alla relazione. Tutti i viventi, tutta la vita, è essere-con e, al contempo, essere-per.
Di questa socialità originaria il pensiero maschile tende a sottolineare il conflitto (homo homini lupus), quello femminile la cooperazione e la relazionalità (homo homini deus). Così per esempio scriveva Jean-Paul Sartre a Parigi occupata dai nazisti: «Il conflitto è il senso originario dell’essere-per-altri». E così scriveva Etty Hillesum ad Amsterdam occupata dai nazisti: «Ormai si tratta semplicemente di essere buoni l’uno verso l’altro, con tutta la bontà di cui siamo capaci». (Mancuso, "Io amo")


Caravaggio
Adorazione dei pastori, 1609

domenica 2 novembre 2014

giovedì 30 ottobre 2014

Alla mattina lei apriva la finestra


quel giorno che a Torino fotografai il monte coperto di neve


Perché oggi questa canzone?
Perché è da un po' di giorni che mi fa compagnia.
I pensieri, si sa, sono indisciplinati, disordinati spesso, inopportuni molte volte.
Più si è abituati a pensare e più quelli vanno per conto loro.
Più si legge, più si conosce, più si è consapevoli di non sapere quasi niente e più quelli arrivano e vanno senza che si possa far nulla per fermarli.

Oggi avrei, a dire il vero, voluto scrivere qualcosa sullo scempio della democrazia di questi giorni, tra Leopolda e cariche della polizia e manganellate a LAVORATORI privati di tutto, persino del diritto, sacrosanto nelle democrazie, di protestare senza prendersi una manganellata sulla testa ed essere feriti, non solamente nello spirito.

Invece, forse per reazione mi viene in mente questo sogno di Lucio Dalla.
Complice la mia vicinanza al mare.
Complice il mio desiderio di bellezza.
A volte, credo, i nostri desideri ci tengono a distanza dalla bruttezza e dalla negatività.
Coloro che non capiscono la bellezza e la grandezza d'animo e la sensibilità dei propri simili fanno un poco paura, eppure, nonostante tutto si sente dentro una forza che non combatte, quando non è necessario, respinge.


domenica 26 ottobre 2014

In questi primi giorni di autunno

tra noi e l'aria fresca
tra noi e i colori che cambiano
tra noi e il tempo che modifica
tra noi e i nostri altri
tra noi e gli assoluti altri
nei nostri passi,
nelle nostre azioni
negli occhi
e nelle narici
si insinuano
mondi
ed entità intangibili
come un'immagine
nota e nuova


e io le amo tutte queste immagini


amo della mia vita eventi che si ripetono,
non per abitudine ma perché sono parte di essa,
come il respiro e l'acqua da bere


amo che mi vengano in mente poesie dimenticate
e a volte mi spiace non trovare il tempo per conoscerne di nuove


il caos delle nuvole e la calma del mare dopo la tempesta


Quando ero ragazza leggevo spesso questa:

Louise Smith

Herbert  ruppe il nostro fidanzamento di otto anni
quando Annabella ritornò al villaggio
dal collegio, ahimè!
Se avessi rispettato il mio amore, forse sarebbe diventato un bel dolore -
chi sa? - riempiendomi la vita di profumo.
Ma io lo torturai, lo avvelenai,
lo accecai, ed esso si mutò in odio -
edera mortale invece che clematide.
E l'anima cadde dal suo sostegno,
i suoi viticci s'intricarono in rovina.
Non lasciate la volontà farvi da giardiniere nell'anima,
a meno che siate sicuri
ch'essa è più saggia dell'anima vostra.





e questa, anche se è un tutt'uno:

Herbert Marshall

Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
poiché ero la gioia della tua anima,
formato e temprato
per risolverti la vita, e non volli.
Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
Questo è il dolore della vita:
che si può essere felici solo in due;
e i nostri cuori rispondono a stelle
che non voglion saperne di noi.



bibliomatilda's pics
poems by Edgar Lee Masters
Antologia di Spoon River
a cura di Fernanda Pivano
Einaudi, Torino, 1971

venerdì 24 ottobre 2014

Mamma mia!!!!!

Ieri ho guardicchiato Servizio Pubblico di Santoro.
Borghezio e Landini e una delle giovani caporali di Renzi.
Triste e inquietante mi appare il fatto che ognuna di loro, delle quali non ricordo mai i nomi... toh... che memoria, ora si è palesato il nome, ma poteva essere anche un'altra; quella di ieri sera era la Bonafé. Insomma, dicevo, ognuna di loro pare svuotata di energia, quasi di senso. Quando ancora resisteva al governo del nostro paese Berlusca, lei, Bonafé, la Debora Serracchiani (ho fatto veloce ricerca su internet per trovarne il nome) conservavano una parvenza di autonomia, di pensiero strutturato, di ideali, quasi. Pareva avessero, almeno, senso critico ed erano capaci di esprimere progettualità. Oggi? Bloccate nella ripetizione di parole vuote che paiono aver attinto al solo vocabolario renziano. Il magnifico paese che cresce, secondo loro e grazie a loro.
Landini che parla di lavoro, di delocalizzazioni, di piano industriale, di precariato creato negli anni e che la loro riforma chiamata Job Act non migliora per nulla, di produttività nelle piccole medie e grandi aziende, di come nelle ultime due, dove l'articolo 18 era uno dei riferimenti per i contratti, la produttività fosse addirittura maggiore che nello stesso tipo di aziende tedesche. Di come quindi la loro battaglia per la sua abolizione non possa portare a nulla sul piano della ripresa economica. Ecco Landini parlava, diceva, spiegava, argomentava, chiedeva e criticava. Nel deserto.

Stamane ho trovato questo interessante articolo a proposito del nostro giovane e rottamatore e impallinatore dei poteri forti.






immagine tratta da Internet sull'ultima alluvione di Genova




martedì 21 ottobre 2014

Se un pomeriggio di ottobre

Parte,
una delle persone che ...................................... .
Parte nel pomeriggio di questo ottobre caldo.
A volte non si riesce a dir nulla
la pagina bianca che segue l'ultima parola è come il tempo che segue i nove mesi di ogni mamma.
Un nuovo inizio.
Lontano.
Ma forse lontano già lo era,
forse già lo ero...
o forse non è vero nulla,
questa storia della lontananza,
chi l'ha detto?
Forse la distanza aiuta a capire meglio,
a vivere soli sapendo e attingendo quel calore lontano,
che è stato, senza dubbio è stato.
A volte abbiamo fortune che non riconosciamo subito,
può essere addirittura che non si riconoscano mai,
eppure sono dentro di noi, come la luce e l'aria e l'acqua di cui è fatto il nostro corpo.
A volte si sente che è sufficiente,
che basta.
Auguro.

La città.

Lo accompagno.

L'auto e la strada. Li vorrei raccontare, di quella volta, e poi quell'altra, a volte mi teneva la mano, mi restituiva al mondo e alla necessità dell'esistenza, mia, per lui. Senza ricercatezza nelle parole, solo con un suono che al pari di filo tesseva il mio futuro nel suo mondo. La strada e lui vicino, la strada e il calore di quei momenti sul finire delle domeniche.


L'aeroporto 


Un aereo ci passa sopra la testa. Lui si stupisce meno, io sempre allo stesso modo.


Le luci tra gli scheletri della carota selvatica


e  lassù si dipinge di scie rosse e bianche il cielo blu.

bibliomatilda's pics