sabato 9 novembre 2013

Iceland


l'immagine è tratta da qui


Finalmente sto riuscendo ad andare avanti con la lettura del mio ultimo libro... mio nel senso di lettrice (...). È davvero bello, suggestivo, evocativo, misterioso quanto lo può essere la vita e quanto lo deve essere quell'isola piantata nel bel mezzo dell'oceano Atlantico settentrionale, immediatamente a sud del Circolo Polare Artico, con i suoi vulcani, i suoi geyser, le sue aurore boreali, i suoi villaggi di pochi abitanti, le sue leggende, la solitudine delle sue terre, il ghiaccio, la neve, il mare strano, nel senso di diverso da quello mio, dal Mediterraneo, piccolo e caldo, relativamente... lo si dovrebbe chiedere a quelli che vengono da terre ancora più a sud, ai migranti dall'Africa sui barconi o sui gommoni orrendi e inadatti a solcare qualsiasi mare.
Per me, cittadina di una piccola isola dell'occidente, più o meno "fortunato", che il  mare  ha solamente una valenza poetica, già, poetica, e rigeneratrice, anche, per me il mare Mediterraneo è piccolo, quasi un lago, è un luogo liquido nel quale ritrovo la mia dimensione perduta.

Quel mare, strano, è invece presente nel libro di cui sto parlando, che ancora non ho finito di leggere, ma che ormai è tra quelli che leggerò sino alla fine, si intitola Luce d'estate ed è subito notte, l'autore si chiama Jón Kalman Stefánsson.

È molto bello. Forse qualcuno lo definirebbe sentimentale... forse anch'io, ma cosa sarebbe la vita nostra senza il sentimento? Senza la malinconia, il desiderio inappagabile, l'anelito a quello che non si possiede e non si riuscirà a possedere mai? La necessità di bellezza, di affetto, di relazione, di calore e di umanità? Questo è uno dei libri dove c'è tutto questo in termini chiari e semplici, sensuali e schietti accanto ad una dimensione dell'ambiente naturale fantastico, dove ogni raffica di vento potrebbe avere un nome, ogni movimento della materia produce sgomento e curiosità, poiché arriva da un universo di mistero. Gli elfi e i troll, il pallore della pelle, la leggerezza del corpo abbinata ad una spiritualità più alta, il terreno che si manifesta nella esuberanza dei corpi, esuberanza di carne, il sesso e le domande sulla vita e sulla morte:

Per quale motivo ho vissuto, ci ha domandato nostra zia in punto di morte, abbiamo aperto la bocca per rispondere senza conoscere la risposta, ma era già morta, perché la morte comunque ci precede di un buon passo.
Abbiamo visto la notte calare oltre  i monti e siamo rimasti fuori mentre un lieve tremore percorreva l'aria, gli uccelli hanno alzato lo sguardo e una palla di fuoco è sorta ad est. Per quale motivo viviamo; si può rispondere a domande del genere? Forse no, abbiamo un compito, a parte baciare labbra e così via? Ma a volte, e solo un attimo prima che il sonno ci prenda la sera, quando la giornata è trascorsa con tutta la sua inquietudine, quando siamo distesi a letto ad ascoltare il sangue che scorre e il buio entra dalle finestre, a volte ci sorge il  profondo e fastidios o dubbio che il giorno appena passato non sia stato sfruttato a dovere, che sia qualcosa che avremmo dovuto fare, solo non sappiamo che cosa. Hai mai riflettuto che nel corso della storia non ce la siamo mai passata tanto bene come oggi, che non abbiamo mai avuto tante possibilità di lasciare un segno nell'ambiente, che non è mai stato tanto facile impegnarsi per cambiare qualcosa, eppure raramente abbiamo dimostrato una così scarsa volontà - com'è possibile? Forse la risposta è implicita in un'altra domanda? Chi guadagna di più da questa situazione?

Per quale motivo ho vissuto? Nostra zia si chiamava Björg, si era sposata due volte e aveva avuto tre figli. Il suo primo marito era precipitato da una scogliera durante la raccolta delle uova degli uccelli marini, un volo di trenta metri, aveva poco più di vent'anni e sei mesi dopo era nato loro figlio. Il secondo marito si ribaltò con il suo fuoristrada russo,  fece quattro ruzzoloni giù dall'argine e finì nel fiume, era incastrato sotto il volante, la testa immersa nel corso d'acqua che lentamente sciacquò via la sua vita. Björg era seduta accanto, le gambe spezzate, e non poteva far altro che guardarlo e pronunciare il suo nome così tante volte che le si intorpidirono le labbra, aveva circa cinquant'anni. È morta centenaria e a volte diciamo che era un sempreverde perché nonostante la perdita dei due uomini che aveva amato, la sua gioia di vivere e la sua fede nella vita sembravano inattaccabili, tutto era migliore se c'era lei.  Perciò siamo rimasti di stucco a quella domanda in punto di morte, ma forse non tradiva nessuna disperazione, forse Björg l'ha detto così, tanto per dire, e voleva darsi lei stessa la risposta, ma poi è sopraggiunta la morte. Così vivremo sempre nell'incertezza che Björg avesse dentro una lunga ombra, ma quando conosciamo qualcuno spesso non ne vediamo che la superficie o poco.  altro, sotto possono celarsi mondi che non immaginiamo nemmeno. All'epoca non sospettavamo che Hannes fosse così disperato, non ci passava nemmeno per la testa che il direttore potesse trasformarsi nell'Astronomo, né sapevamo che Kjartan avesse così tante difficoltà a tenere a bada i suoi appetiti sessuali, che una persona composta come Asdís fosse capace di decapitare il gallo e sparare ai cuccioli, non dimenticheremo mai la loro gioia di vivere. Come non dimenticheremo mai la domanda di Björg: per quale motivo ho vissuto? Che questi racconti di vita e di morte nel nostro paese e nelle campagne intorno siano  una sorta di risposta a quella domanda e al senso d'incertezza che ne deriva?

Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l'essenza che però si allontana sempre più come l'arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l'uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo - la ricerca stessa è lo scopo, il risultato ce ne priverebbe. E ovviamente è la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce dell'estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra; sai per caso come si dice «ti desidero» in latino? E come si dice in islandese?





3 commenti:

  1. Molto poetico ... io poi, che vivo vicino ad un lago (un mare con il recinto, come disse Capossela passatodi qua), capisco meglio, forse...

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    1. Vero che è poetico? e...ti dirò... appaiono anche molto focosi questi irlandesi, oltre che sognatori e sempre lì lì a perdersi tra i ghiacci e la lava dei loro vulcani :-)))

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