venerdì 22 novembre 2013

Disastro

In Sardegna l'ultimo "temporale" o "ciclone" o "depressione mediterranea" che chiamar lo si voglia,  è stato un DISASTRO. Tremendo, pauroso, incredibile, spaventoso, triste.

Non si è parlato abbastanza di una tragedia tra le altre; che dire delle tragedie più intollerabili?

Provo a parlarne io:

Ad Arzachena, cittadina vicino Olbia, di turismo, solo turismo, poco distante dalla Costa Smeralda, poco distante da Villa Certosa, un'intera famiglia, padre, madre, due figli minorenni ha perso la vita. Annegati? sommersi dal fango, soffocati da una furia che non si aspettavano, forse conoscevano ancora e solamente la crudeltà e l'ingiustizia creata dagli uomini, forse, invece, avevano anche imparato ad amare quella loro vita vissuta in uno scantinato ma che permetteva loro di vivere e mandare i figli a scuola, magari, forse, conservare qualche soldo per, un domani migliorare le loro condizioni di vita. Nel frattempo qualcuno era stato così generoso da affittargli uno scantinato come casa nella quale vivere e loro lo avevano accettato. Nessuno gli aveva spiegato che, forse al piano di sopra, i padroni avevano costruito una villetta in zona mai monitorata da geologi, in zona che nel passato, neppure troppo lontano, era una distesa di paludi, in zona che allo sbocco di un piccolo fiume offriva l'ingresso al mare.
Loro abitavano lì, con un lavoro, con una vita che si realizzava ormai attraverso i figli, il futuro per ogni genitore, specie quel genitore che guarda al futuro.
Sono morti tutti. Quattro persone. Passato e futuro. Tutto. Perché qualcuno ha permesso che lì si costruisse, che lì non si facesse manutenzione, una volta che il primo danno era compiuto.
Muoiono sempre i più deboli. Però non sempre per cause naturali. Il più delle volte per l'ingiustizia che l'uomo stesso è capace di perseguire, per quella corruzione d'animo e di atteggiamento di cui ha parlato anche il Papa pochi giorni fa.

In Sardegna, pochi giorni fa, è avvenuto un disastro.

Che fa piangere.

Che fa rabbia ma che, a troppo pochi, ho paura, insegna.



la foto è stata scattata da me
l'11 novembre, 
prima del nubifragio del 17-18 novembre.
La zona della foto è lontana da quella più colpita.
Qui non credo ci siano stati danni,
è
 solo cemento estivo.

2 commenti:

  1. la voglia di non pensare alle disgrazie, e di non pensarci più, è umana e si può capire; ma se uno fa il giornalista, o magari se è sindaco o assessore o ministro... no, non si può voltare pagina. Per un giornalista è mancanza di professionalità, per uno che lavora nelle istituzioni è - no, per stavolta non lo dico, tanto sai cosa stavo per dire.

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    1. Lo so, sì, e ti ringrazio per questo tuo commento. Qui piove tanto anche oggi.

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