venerdì 4 ottobre 2013

Verbi: Morire e Pensare

Io questa cosa la devo dire. Non crediate non abbia pagine di quaderni privati, letti mai da nessuno, che sarei poi io, ma anche da nessuno scritti, sempre io, per poter sfogare i miei pensieri, le mie frustrazioni e paure (pensate che c'è gente che le proprie frustrazioni e paure le sfoga sui figli o sulle mogli o ecc. ecc. . Io solamente sulle pagine di quaderni sempre belli o del mio blog.
Questo è il mio blog e scrivo quello che mi pare, per ora, come tutto quello che nel mondo avviene o esiste o possiamo vedere.

Io questa cosa la devo dire, anche se non so come si fa, anche se inizio a sentire delle piccole punture sulle spalle e sulle orecchie al solo pensare di poterla, platealmente raccontare.
Eppure, eppure come si fa a non dirla?
Riecco le punture, riecco lapaura, il mistero, la paura, lo sgomento di fronte a gesti compiuti da altri e incomprensibili o almeno duri o almeno inafferrabili...inafferrabili è la parola giusta, avresti impedito se lo avessi potuto, avresti trattenuto, avresti regalato un sorriso in più, e io sono già molto generosa di sorrisi... non sempre visti, non sempre apprezzati.

Ho assistito alle immediate conseguenze di un suicidio.

Suicidio.

Quante volte molti di noi ci hanno pensato.
Quante volte abbiamo pensato che potesse essere una delle soluzioni, forse qualcuno lo pensa ancora, forse io stessa.
Eppure ...

Quello che volevo dire è che mi sarà difficile dimenticare l'immagine di una giovane donna rannicchiata in una posizione che ricorda quella dei bambini nel ventre delle madri, poco prima di lasciare la luce del mondo acquatico dal quale tutti proveniamo, con i capelli a coprire i lineamenti del volto, forse stanca avrà avuto necessità di dormire, all'improvviso, lì, sul pavimento sterrato di un cortile, o forse di ritorno da una notte troppo movimentata è inciampata non riuscendo a raggiungere la porta laterale del suo condominio. Strano, però, attorno alla testa ha un'aureola scura, che continua ad allargarsi scorrendo in piccole bolle, il colore è scuro e chiaro allo stesso tempo, risalta nel movimento di un elemento vivo, può essere rosso, se non si ha paura di riconoscerlo. Il rosso. Chissà perché, mi chiedo in questi giorni, il sangue umano è rosso e non verde, per dire, o bianco, o giallognolo - perché? -, mi vergogno a chiederlo, eppure qui lo faccio, perché è il mio blog questo e io faccio quello che voglio sul blog della mia vita, che significa uno dei tanti compagni delle giornate. Il sangue è rosso e ad un certo punto può scorrere, neanche fosse acqua piovana, sul pavimento di strade o cortili o campi, o marmi preziosi o ceramiche scadenti o cemento o tappeti preziosi o dozzinali, colorati o tinta unita, vasche da bagno antiche o moderne, vaschette di plastica, lavandini, lenzuola e materassi, cuscini di piume o di gomma-piuma... sabbia, terra, foglie secche, fiori, legno e tavole, mani umane, vive, a volte anche già morte. Insomma, scorre il sangue rosso. Il più delle volte silenziosamente e al riparo da occhi indiscreti, a volte tanto palese da vedere, come questa volta, che fa male, un male non so se di cuore o di cervello, non so. Forse di tutti e due, che qualcuno dice, tutti e due ci appartengono, a tutti e due apparteniamo.
Così una donna che ha vissuto a pochi metri da me per almeno quattordici anni ad un certo punto, in una domenica pomeriggio di fine settembre, può decidere di lasciare quella casa nota, credo molto simile alla mia, anche se non l'ho mai vista, per sempre, immergendo una parte del suo volto nel sangue che scorre da una qualche apertura nelle ossa del suo stesso cranio. Mondo capovolto. Mondo sconvolto, mondo ingiusto e misterioso, mondo pauroso. Mondo che ad amarlo, a volte, ti delude così a fondo, che lo devi scardinare, rompere, spargere qualcosa di impensabile là dove spargerlo dovrebbe essere impensabile.



Non so se ho finito, forse per ora sì. Non ho riletto, dopo leggerò. Forse qualcuno prima di me, forse no. 
Devo dire anche che nel buio di queste notti mi è mancato molto qualcuno accanto.

3 commenti:

  1. Io non so... io non so le risposte... io son capace soltanto di rendere mie, le domande.
    Di assorbirle e di viverle in profondità quelle domande...

    E poi, so fare poco altro...So soltanto ascoltare ciò che mi arriva: le sensazioni intendo.

    E fra queste, una.
    La sensazione di una "voce bambina"

    Questa mi arriva...
    la voce bambina di chi sa stupirsi e osservare e smarrirsi e ritrovarsi in quello smarrirsi come se fosse la cosa più sua in assoluto.

    Ecco forse è questo ciò che sta nascosto in fondo. Più in fondo delle parole scritte e delle parole pensate. Che la cosa più tua in assoluto, sia il ritrovarti nel saperti smarrire.
    Nel saperti svuotare completamente da te stessa e farti invadere dalle domande che vedi. Che sai vedere attorno a te.

    E c'è un senso di appartenenza in tutto questo.
    Tu appartieni alle domande che sai porti.
    Hai radici laggiù. Tu hai milioni di radici laggiù.
    Nel territorio del tuo sguardo perchè tu appartieni al tuo sguardo

    .
    Non so cosa ho scritto. Non ho capito molto mentre lasciavo affiorare le parole
    Forse la sola cosa che mi appare chiara è che parlavo di me, parlando di te.

    E che so parlare di te, soltanto nella misura in cui so guardare, il mio modo di guardare .


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  2. Perchè il sangue è rosso?...perchè "rosso" e non un altro colore?

    E io rovescio perfino la domanda... " Perchè il Rosso è sangue?"

    Perchè per noi umani è così... il Rosso è sangue, è vita, è passione, è sentirsi pieni di quella strana sostanza che è il vivere.

    E quando la vita ci ha rotto la testa, ci ha ferito, ci ha amato a tal punto, che non riusciamo più a sopportarlo quell'amore, ecco che noi decidiamo di farlo scorrere quel rosso. Di lasciarlo andare.
    Lo doniamo alla terra, restituendolo, dopo aver passato anni a distillarlo al nostro interno, ricavandolo proprio dai frutti migliori che la Terra produce e di cui ci nutriamo.
    Ci spargiamo di nuovo sulla terra. Ci riconsegniamo a lei onorando quasi un patto non detto, chiudendo un cerchio aperto tanto tempo prima.

    Chi non ha mai pensato al suicidio? Un momento capita sempre per arrivare a pensare al suicidio
    Inutile raccontarci favole. E' umano. E' naturale perfino.

    Sarebbe l'estremo esercizio del proprio dominio su di sè oppure il rifiuto di quel che si è. O il rifiuto di quel che ci resta. Il suicidio come fuga da qualcosa o come atto di disposizione della propria persona.
    A volte il pensiero arriva a sfiorarci. L'importante è che non diventi ossessivo, che non diventi una malattia, che non divenga l'ombra lunga di un malefico volatile che arriva ad oscurare i nostri passi e il nostro cammino fino a renderci ciechi.

    Ma tu che hai visto quel rosso scorrere accanto a te e alla tua casa ...tu sai che è il tuo stesso

    Che tutti quanti siamo accomunati da questo silenzioso fiume rosso che dalla notte dei tempi attraversa la terra fino a riversarsi nel mare.

    Che quel mare di persone entro cui fluisce, durante il corso della Storia siamo arrivati a chiamarlo "Umanità".

    Che ogni volta che vedremo quel rosso, non potremo impedirci di pensare alla goccia di mare che portiamo dentro e di pensare all' Intero, e all'Infinito, e al senso ultimo, del coltivare la nostra goccia di quel Mare.

    Ma il Rosso è anche una sfida. Sia quando resta nascosto a trascorrere nelle vene che quando lo vediamo scorrere nel gesto di una persona. Quel rosso chiama il nostro. E' un richiamo, un grido, un interrogativo al nostro sangue che ci viene a chiedere di riconfermare il nostro sì alla Vita. Quel colore sparso, ci chiede: "e tu a che punto sei?.. che ne stai facendo del tuo rosso? quella goccia che allevi dentro di te, la farai scorrere in direzione del mare o la farai rapprendere fino a diventare una semplice macchia scura sulla superficie della terra ?"

    Quel Rosso, ci viene a dire che c'è un modo di lasciarlo scorrere e ricongiungerlo al mare
    in tutti i giorni che attraversiamo. Che non è necessario un gesto finale. Che ogni giorno è un gesto, in realtà. E che il mare ci appartiene, come noi apparteniamo a lui, e questo legame lo possiamo riconfermare ad ogni risveglio.

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    1. Amico mio caro, grazie! Grazie perché sei riuscito a scrivere tutte le parole che a me non son venute, quelle che io non ho trovato. Facciamo parte, sì, di un'unica storia, forse un unico dolore, un'unica sfida, sfida in senso positivo, sfida come tentativo di superare i nostri limiti, intesi come paure e prigioni che, per tante vie, ci si costruiscono addosso nel tempo. Noi siamo l'altro, ogni altro. Come tu dici, credo che quel colore, quella macchia calda e scintillante mi abbia davvero insegnato qualcosa, quella giovane donna, mi è apparsa bellissima e dolce.

      Un abbraccio grandissimo per la grande comprensione che sempre mi dimostri.

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