sabato 26 ottobre 2013

10 libri? solo due (per ora)

Non so se già l'ho detto... provo a capire qui che tipo di lettrice io sia,
ovvero che tipo di libri io ami,
nonché, ho amato.

Stamane, poco prima di andare via dal lavoro, tarda mattinata, dunque, con un sole caldo e piacevolissimo sulla pelle e agli occhi, rimanevano davvero pochi minuti a disposizione di chiunque, ho trovato lei, la mia giovane collega capace di ascoltare, dono raro. Spesso segue i miei consigli su libri e letture, credo le piaccia il mio gusto in fatto di letteratura, credo le piaccia, in genere, il mio modo di affrontare le cose del mondo... niente di più, già molto.
È riflessiva, la mia giovane amica-collega, manca di quell'impulsività tipica mia, di quella che a volte alcuni definiscono irruenza persino nell'espressione degli entusiasmi. È pacata, lei. Io, proprio pacata, ecco, non direi. In uno di quei giochi stupidi che a volte ci si trova a fare persino da adulti, lei mi ha definito frizzante, può essere. Così, lei pacata e io frizzante, ci piacciamo, per fortuna. Condividiamo l'amore e l'esercizio del dubbio, l'amore per un mondo meno finto, per la natura e il rispetto ad essa dovuto, per il mare. Lei ha molto più di me un compagno surfista... no, niente invidia, solo un'ammirazione infinita, di quelle che mi fanno spalancare gli occhi ed emettere un sospiro quasi ... marino. Il diaframma fa gonfiare lo sterno come le onde del mare senza tempesta.

Però, guardate non è di lei che volevo parlare, volevo parlare dei libri, soliti, che racconto e consiglio.
Ho pensato così di fare il post su "I dieci libri più belli"... ma saranno dieci? e saranno poi, davvero i più belli?
Così devo accennare al tipo di lettrice che sono:

pacata!!!!

sì, nel senso di non ossessiva. Leggo con calma, come la mia giovane amica-collega pensa e vive. Leggo con calma ed attenzione, forse riesco a raggiungere la serena disposizione alla comprensione della vita proprio nella lettura. Quando vivo, sono troppo immersa nel momento e perdo in freddezza. Quando leggo mi immergo sì, nella vicenda e nei sentimenti, ma il distacco oggettivo del lettore da ciò che legge, mi rende quella distaccata e prudente saggezza che a volte mi abbandona nel calore degli eventi che sperimento in prima persona.

Non inseguo mai i best seller, anzi, in genere me ne tengo intenzionalmente alla larga.
Non cerco di raggiungere un numero di libri letti al mese, neppure inseguo con spasimo i libri tutti di uno stesso autore, anche se mi è capitato di leggerne più d'uno degli autori più... affini a me nelle cose raccontate, nel modo di raccontarle.
Insomma, è necessario che i libri mi parlino, ma tanto però, sappiano chi io sono, cosa mi possono rivelare e quello che mi devono tacere. Non devono prendermi in giro pensando di stupirmi con "effetti speciali", con finzioni fasulle, con consigli non richiesti, con frasi fatte. Non devono mai mettere in dubbio la mia capacità di comprendere il loro inganno, non devono sottovalutare la mia capacità di intuire l'ipocrisia e la falsità. Devono parlarmi con parole dirette e poetiche, magari, ironiche e mai fissate una volta per tutte. Non devono essere presuntuosi e credere di essere gli unici portatori di pagine incantevoli, devono essere coscienti che l'umanità è talmente vasta e complessa che la verità è di là da venire. Devono essere indulgenti con i puri che sbagliano e non odiare nessuno, allontanarsi, semplicemente da coloro che perseverano o che rifiutano. Devono sfidare l'ignoto, con coraggio e umiltà. Devono saper opporsi alle decisioni prese da altri per loro. Devono essere capaci di vivere, con amore, la propria vita.

No, davvero, i libri che racconto, che regalo, non sono tanti ma sono belli, eccone alcuni, il primo è quello raccontato prima di pranzo alla mia ascoltatrice preferita (regalato e consigliato e, persino, prestato ad altre persone nel passato):

Viaggio alla fine del millennio di Abraham B. Yehoshua, Einaudi, 2000. Letto nel novembre del 2000.
poche righe sottolineate:

...prima sono salpati nello splendore di un intenso azzurro e ora si accingono a proseguire il loro viaggio verso est, verso la valle del Reno, in mezzo alla foschia, alla pioggia e al fango.
...l'intenso profumo di un altro continente, nero e lontano.

Grande Sertão di João Guimarães Rosa, Feltrinelli, 1996. Letto anch'esso all'inizio degli anni 2000.
pochissime righe (di uno splendore massimo, rappresentato dal libro intero) a caso,  tra le tantissime sottolineate:

...Non confesso colpa né ritrattazione, perché la mia regola è: tutto quello che feci, valse per ben fatto. È il mio costume. Ma, oggi lo so: non dovevo farlo. Cioè: dipende dalla sentenza che riceverò, in questo nobile processo. Processo, dico, che con l'arma ancora in mano chiesi; e che mi meritai da questo grande Joca Ramiro, dalla sua alta cortesia... Processo - è questo che la gente deve sempre chiedere! Perché? Per non aver paura! Per me è così. Avevo bisogno di questo processo, solo perché vedessero che non ho paura... Se la condanna sarà aspra, con il mio coraggio mi proteggo. Adesso, se riceverò sentenza di salvezza, con il mio coraggio vi ringrazio. Chiedere perdono, non lo chiedo: perché io penso che chi chiede, per salvare la vita, merita mezza vita e il doppio di morte. Ma ringrazio, fortemente.
....
Il burití vuole tutto azzurro, e non si stacca dalla sua acqua - ha bisogno di specchio. Maestro non è chi sempre insegna, ma chi d'improvviso apprende. Perché tutti  non si riuniscono, per soffrire e vincere insieme, una buona volta?
...
Il mio cuore è che intende, aiuta la mia mente a richiedere e a tracciare.
...
Lo scorrere della vita confonde tutto, la vita è così: accende e raffredda, stringe e poi allenta, calma e poi inquieta. Quello che essa vuole dalla gente è coraggio. Quello che Dio vuole è vedere la gente imparare a essere capace di rimanere allegra molto, in mezzo all'allegria, e ancora più allegra in mezzo alla tristezza! Solo così all'improvviso, nel momento in cui si vuole, di proposito - per coraggio. Non è così? Era quello che a volte pensavo. Allo schiarire del giorno.




Questa è l'immagine di un libretto ispirato dal secondo libro. Le parole sono mie, non il disegno e neppure l'impaginazione.





4 commenti:

  1. Sui primi due punti mi ci ritrovo: lettura calma, fatta di lentezza, attenzione, concentrazione. E se poi c'è un territorio dove riconosco di essere razzista è proprio quello dei Best sellers. Li rifuggo come la peste.
    Sarà che già in quel termine "best seller" c'è un riferimento fin troppo esplicito...Eh sì...perchè il "vendere" confina troppo spesso (l'ho dovuto imparare) con il "vendersi".
    Facciamo un esempio? Fabio Volo? Cos'è mai la sua piacioneria se non un vendersi dissimulato in anticonformismo finto che più finto non si può? Ne ho letto qualcuno dei suoi libri ma poi? Che cosa resta?...bleaaaaah.. lasciamo stare...
    Quanto al Grande Sertao me l'hai fatto conoscere tu tanto tempo fa e ti devo ancora ringraziare...

    A proposito di lettura sai che in questi giorni ho voluto provare l'ebbrezza di una esperienza nuova?
    Non che abbia abbandonato il libro in formato cartaceo ma ho voluto mettermi alla prova prendendomi un eReader. Appena mi arriva, poi ti dirò le mie impressioni... Ti confesso che sono arrivato a questo punto, non perchè non ami i libri cartacei, ma al contrario, proprio perchè li amo troppo e infatti sono arrivato ad esaurire tutto lo spazio che avevo in casa (intere pareti di libri e scaffali). Ora vediamo che effetto mi farà leggere gli E-books.
    Bello il ritratto che hai fatto della tua nuova collega. Pare in gamba!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Carlo, sono rientrata stasera, ero dalle tue parti :-)
      ma era considerata padania anche l'emilia romagna?...dai scherzo, lo so bene...più o meno... viaggio lampo... ti ho pensato, ciao!
      PS: grazie per il riconoscimento del Grande Sertão, unico!!!!
      Gli ebook? verrà il oro tempo, spero, anche per me! .-)

      Elimina
    2. allora allora... proviamo a puntualizzare:
      L' Emilia può essere considerata Padania in quanto terra del Dio Po, (questo almeno nella delirante Cosmo-agonia di Umberto Bossi)
      ma la mia Romagna (le provincie Ravenna-Rimini e Forlì-Cesena) no
      La Romagna è terra di liberi pensatori, di atei e di anarchici. Da sempre "contro" ogni tipo di potere costituito. Già sotto lo Stato Pontificio eravamo considerati un popolo di banditi (e certamente poi qualche bandito c'era davvero tipo il "Passatore", alias Stefano Pelloni che rubava ai ricchi (famoso il suo assalto al teatro di Forlimpopoli per dare ai poveri e alla sua stessa banda di poveracci). Finì fucilato e poi esposto ( per pubblico ammonimento), su un carro che percorse tutte le città poste sulla via Emilia, sorvegliato anche da morto dai soldati papali...
      Ecco un breve assaggio di storia romagnola.
      Mi hai incuriosito.... da che parte sei stata?
      ... dai dai scrivimi le tue impressioni...
      [la mia mail dovresti averla]. Buona giornata intanto!

      Elimina
    3. Bene... nel frattempo... forse pubblico una delle canzoni che mi viene in mente sempre quando passo per Bologna (anche un brivido profondo) arrivando in stazione, dove, credo, il dolore non smetterà mai di farsi sentire

      Elimina